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Prerogative e doveri

Prerogative dei consiglieri/delle consigliere provinciali

Anche nei confronti dei componenti del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano opera la regola, tipica della democrazia rappresentativa, desumibile dall'articolo 67 della Costituzione e tecnicamente definita "divieto di mandato imperativo". Questo divieto sta a indicare che il consigliere provinciale/la consigliera provinciale, in quanto rappresentante dell'intera popolazione della provincia di Bolzano e non solo dei propri elettori/delle proprie elettrici o comunque di gruppi di interesse o di pressione variamente configurabili, non può ricevere né dagli uni né dagli altri indicazioni circa il modo in cui deve svolgere il suo mandato, ma è libero/a e indipendente, anche se comprensibilmente sarà portato/a a farsi carico in particolare delle esigenze e dei bisogni del suo elettorato.
Dal divieto di mandato imperativo discende la non responsabilità politica dei consiglieri/delle consigliere provinciali nel corso della loro permanenza in carica. Nell'ordinamento giuridico mancano infatti gli strumenti per far valere la loro responsabilità politica (mediante, ad esempio, la revoca del mandato).
I consiglieri/Le consigliere provinciali, così come i parlamentari, godono inoltre della cosiddetta insindacabilità in base alla quale non sono chiamati/e a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni. La ragione di tale garanzia personale prevista per ogni consigliere/a quando esercita la sua funzione (non solo nelle aule del Consiglio, ma anche nella società) è ovvia: si vuole garantire al consigliere/alla consigliera la più ampia libertà di valutazione e decisione nell'esercizio del mandato, senza il timore che un'opinione espressa o un voto dato possa comportare delle responsabilità (civili, penali, amministrative, disciplinari, patrimoniali). Tale insindacabilità permane, per ovvi motivi, anche alla scadenza del mandato.
I consiglieri/ le consigliere provinciali percepiscono un’indennità ai sensi della legge regionale 21 settembre 2012, n. 6. Il fine dell’indennità e degli altri emolumenti previsti è da un lato quello di salvaguardare l’indipendenza economica del consigliere/ della consigliera mettendolo/a al riparo da suggestioni o pressioni che potrebbero pervenirgli/pervenirle dall’esterno; per altro verso è volta a consentire agli eletti/ alle elette di esercitare il loro mandato in modo professionale e continuativo, dedicando al lavoro in Consiglio provinciale (e in Consiglio regionale, visto che i consiglieri/ le consigliere provinciali rivestono anche la carica di consiglieri/e regionali) la maggior parte del loro tempo.

Doveri dei consiglieri/delle consigliere provinciali

I consiglieri/Le consigliere provinciali non godono soltanto di prerogative o di diritti, ma hanno anche obblighi e doveri che derivano da specifiche statuizioni contenute nello Statuto speciale e in particolare nel regolamento interno del Consiglio che è il complesso di norme e regole che disciplinano l'attività del Consiglio provinciale e dei suoi organi.
Il primo dovere del consigliere provinciale neoeletto/della consigliera provinciale neoeletta, almeno in ordine temporale, è quello di prestare il giuramento prescritto. Il giuramento (il consigliere/la consigliera giura di essere fedele alla Costituzione) è infatti condizione indispensabile per l'esercizio delle funzioni. Il giuramento (il consigliere/ la consigliera giura di essere fedele alla Costituzione) è condizione indispensabile per l’esercizio delle sue funzioni. Il giuramento va prestato normalmente nella prima seduta del Consiglio dopo le elezioni. Se per giustificato impedimento un consigliere o una consigliera non ha reso il giuramento nella prima seduta, questo verrà prestato in occasione della sua prima partecipazione ai lavori del Consiglio.
Il consigliere/La consigliera provinciale ha poi l'importante dovere di partecipare a tutte le sedute del Consiglio e degli altri organi di cui sia stato chiamato/stata chiamata a fare parte. Nel caso sia impedito/a ad intervenire a qualche riunione per motivi personali o per adempiere ad altri compiti istituzionali, ha l’obbligo di giustificare la sua assenza, informandone preventivamente il/la presidente del Consiglio o dell’organo interessato.
Diversi altri doveri possono essere riassunti nell’espressione “doveri di comportamento”. Questi sono volti ad assicurare l’ordine durante le sedute del Consiglio provinciale e dei suoi organi ed a garantire ai consiglieri/ alle consigliere di poter esercitare liberamente i propri diritti. Per questo motivo il Regolamento interno del Consiglio sancisce il dovere di tenere sempre un comportamento decoroso e adeguato al prestigio dell’istituzione ed il divieto di turbare l’ordine delle sedute, provocare tumulti o disordini, trascendere ad oltraggi o addirittura a vie di fatto, nonché di usare, verbalmente o per iscritto, parole sconvenienti o ingiuriose.
Quali sanzioni sono previste a carico dei consiglieri/delle consigliere che trasgrediscono questi obblighi e doveri?

  • • Un primo tipo di sanzione è correlato con il dovere di avvisare il/la presidente di una commissione ogni qualvolta un consigliere/ una consigliere non possa partecipare a una riunione. La sanzione prevista è la decadenza dalla carica di componente della commissione dopo tre assenze consecutive ingiustificate. Questa sanzione non è prevista, però, nei casi di assenza ingiustificata, anche ripetuta, dalle sedute del Consiglio provinciale, in quanto l’investitura è avvenuta per volontà degli elettori e delle elettrici e pertanto solo a questi/ queste il consigliere/ la consigliera risponde del proprio operato.
  • Altre sanzioni possono essere applicate direttamente dal/dalla presidente del Consiglio ai consiglieri/alle consigliere che violano una delle norme del regolamento interno poste a garanzia del mantenimento dell'ordine durante le sedute. Tali sanzioni sono: il richiamo del consigliere o della consigliera all’osservanza dei tempi di intervento o dell’argomento in discussione (dopo due richiami infruttuosi il/la presidente può togliere la parola all’oratore/ all'oratrice) e il richiamo del consigliere/ della consigliera nel caso in cui l’interessato/a disturbi il regolare svolgimento della seduta interrompendo l’oratore/ l’oratrice, conversando con altri consiglieri/ altre consigliere o comunque assumendo comportamenti che disturbano il buon andamento dei lavori. Qualora un consigliere/ una consigliera, nonostante due richiami, persista nel turbare l’ordine della seduta, il/la presidente del Consiglio deve disporne l’esclusione dall’aula per tutto il resto della seduta e, in casi particolarmente gravi, infliggergli/le la censura. Tali provvedimenti possono essere adottati anche indipendentemente da precedenti richiami, qualora il consigliere/ la consigliera provochi tumulti o disordini ovvero scenda a vie di fatto. La censura comporta il divieto di accesso all’aula consiliare per la seduta successiva e per un altro numero di sedute consecutive stabilito dal Consiglio, complessivamente comunque non superiore a quattro.

aggionato a ottobre 2021