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Difesa Civica

Difesa Civica | 28.04.2020 | 10:30

Online la Relazione 2019 della Difensora civica

6.111 cittadine e cittadini ne hanno richiesto l’intervento, nei 12 mesi dello scorso anno. “Affrontare le difficoltà con la pubblica amministrazione facendo chiarezza e mediando”, così la Difensora civica Gabriele Morandell descrive il suo lavoro.

La copertina della Relazione 2019 della Difesa civica.ZoomansichtLa copertina della Relazione 2019 della Difesa civica.

Sono 6.111 le persone che nel 2019 si sono rivolte alla Difesa civica: “Un numero che dimostra l’importanza di questo istituto e come in tanti lo associno ai concetti di obiettività, neutralità e assertività”, commenta la Difensora civica Gabriele Morandell.

Il numero dei reclami e delle consulenze, nel 2019, è rimasto quasi uguale a quello del precedente anno 2018: “Il fatto che la richiesta di consulenze rimanga costantemente elevata è da mettere in relazione, presumibilmente, con l’alto grado di conoscenza della Difesa civica in Alto Adige”, spiega Morandell: “Credo che i frequenti interventi e conferenze e le trasmissioni radio mensili abbiano contribuito in maniera importante alla corretta consapevolezza di cittadine e cittadini riguardo agli ambiti in cui la Difesa civica può aiutarli”. “Il mio lavoro”, prosegue la Difensora civica, “non consiste nel fomentare l’insoddisfazione dei cittadini, ma nell’affrontare le difficoltà esistenti nel rapporto con la pubblica amministrazione facendo chiarezza e mediando”.

Quale esempio, ecco alcuni temi chiave dell’attività della Difensora civica nel 2019. La Relazione completa si può scaricare alla pagina web www.difesacivica.bz.it.

L’apertura di una cava non dovrebbe essere più possibile senza l’autorizzazione del Consiglio comunale

Secondo l’art. 130 della legge urbanistica provinciale, le cave possono essere autorizzate e aperte dalla Giunta provinciale indipendentemente dalla destinazione urbanistica indicata nel piano urbanistico comunale. Un’autorizzazione preventiva del Consiglio comunale del comune interessato non è richiesta, in base alle attuali disposizioni di legge, così come non è prevista dalla legge una pianificazione di lungo respiro delle aree da destinare a cava, il che fa sì che oggi l’apertura di una cava sia possibile, sostanzialmente, senza il coinvolgimento preventivo degli enti locali e della popolazione che abita l’area.
Il coinvolgimento dell’amministrazione comunale e della cittadinanza dovrebbe diventare, in futuro, vincolante fin dall’inizio: a parere della Difensora civica, è necessario ripensare urgentemente la normativa quadro del settore.

I ricorsi gerarchici alla Giunta provinciale, nella maggior parte dei casi, non vengono presi in considerazione in quanto inammissibili

In virtù dell’art. 9 della legge provinciale n.17/1993, il cittadino che vi abbia interesse può presentare ricorso gerarchico contro atti amministrativi adottati dal Presidente della Provincia, dagli assessori provinciali e dai direttori delle strutture organizzative provinciali, o loro organi delegati, salvo che si tratti di atti dichiarati definitivi dalla legge. Secondo la normativa citata, il ricorso è ammesso in unica istanza alla Giunta provinciale, per motivi di legittimità e di merito.
Tuttavia, nel concreto, ai sensi dell’art. 2, comma 6, della legge provinciale n. 10/1992, gli atti amministrativi adottati su delega della Giunta provinciale da organi subordinati – quali i direttori di ripartizione – sono definitivi e pertanto viene a escludersi a priori il ricorso gerarchico.
Il diritto di ricorso, ampiamente descritto nella legge sulla trasparenza, nella pratica non è applicabile, e i ricorsi presentati, seppur importanti e ben circostanziati, non vengono presi in considerazione. Per garantire in futuro un’amministrazione più vicina ai cittadini e alle cittadine, la possibilità di ricorso all’organo sovraordinato dovrebbe essere possibile per ogni misura amministrativa.

Perché ci sono così pochi fondi pubblici a sostegno delle misure di protezione dall’inquinamento acustico? 

Sempre più cittadini si rivolgono alla Difensora civica lamentando le forme più varie di inquinamento acustico, e i casi appaiono nella stragrande maggioranza piuttosto complessi.
Le barriere antirumore, così come altre importanti misure di contenimento dell’inquinamento acustico, vengono finanziate e messe in atto a stento dalla mano pubblica; per molte misure, semplicemente, mancano i mezzi finanziari, e così cittadine e cittadini devono attendere molti anni, mentre la continua esposizione all’inquinamento acustico crea forti danni alla salute. 

L’Azienda sanitaria rifiuta di rilasciare una presa di posizione scritta riguardo a vari quesiti sollevati da una paziente, a meno che quest’ultima non sottoscriva preventivamente una dichiarazione di rinuncia al risarcimento danni

Sulla base di una nuova procedura di elaborazione delle richieste di risarcimento danni dell’Azienda sanitaria, appare non più possibile ricevere risposte scritte a quesiti posti da pazienti relativi al trattamento. La risposta viene infatti data solo se i pazienti o le pazienti firmano preventivamente una generica dichiarazione di rinuncia a qualsiasi richiesta di risarcimento. Questo nuovo tipo di procedura non è certamente la strada giusta per confrontarsi a pari livello, in maniera trasparente e corretta, con un paziente dubbioso.


(MC)