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Consiglio | 13.05.2022 | 11:10

Lavori Consiglio: Provvidenze in materia di radiodiffusione - discussione generale e ordini del giorno

La seconda parte della discussione generale del dlp 107/22, “Norme sulle comunicazioni e provvidenze in materia di radiodiffusione”. Accolti due ordini del giorno su contenuti relativi all'Euregio e dati sul pluralismo dell'informazione. Avviata la discussione articolata.

È ripresa questa mattina in Consiglio provinciale la discussione generale del disegno di legge n. 107/22: Modifica della legge provinciale 18 marzo 2002, n. 6, “Norme sulle comunicazioni e provvidenze in materia di radiodiffusione” (presentato dai conss. Lanz e Amhof, SVP).

In merito, Ulli Mair (Die Freiheitlichen) ha chiarito che la norma contiene dei miglioramenti, ma non certo una rivoluzione. Ha quindi chiesto quindi di avere informazioni sugli incontri con titolari di portali online, di cui si era parlato ieri: lei come componente della commissione non ne era stata informata. ha poi criticato lo spazio lasciato ai regolamenti d’esecuzione fissati dalla giunta, senza che il Consiglio li potesse conoscere prima, e ha chiesto come si intendessero fissare parametri e requisiti. Giusto era che la Provincia sostenesse i media locali, soprattutto in una regione di confine, e che venisse tutelato il pluralismo. Mair ha chiesto poi informazioni sulla possibilitá data agli enti di commissionare servizi informativi: una sorta di cambiale in bianco, anche se era positivo che fosse prevista una relazione al consiglio; ha quindi espresso perplessoitá sulla disposizione all’articolo 6 che parlava di compositori o produttori che hanno “attualmente o da almeno 15 anni la residenza o la sede in Alto Adige”, trovandolo contraddittorio, apprezzando però l’intenzione di sostenere la musica e i musicisti locali e sollecitando una formulazione chiara; ha chiesto al proposito se alle emittenti radiofoniche sarebbe stata  imposta una certa percentuale di musica locale. ha quindi affrontato il tema della SIAE, chiedendo se se ne intendeva promuovere una autoctona: questo avrebbe portato vantaggi solo agli artisti più famosi.  In quanto ai portali online, ha criticato la presenza di hate speeches, invitando però a non mettere il bavaglio: ci voleva una regolamentazione equilibrata, ma era difficile stabilire un criterio per decidere cosa fosse offensivo e cosa meno.
Magdalena Amhof (SVP), cofirmataria del disegno di legge, ha riferito di un incontro con i gestori di portali online, al quale erano stati invitati tutti i gruppi consiliari: essi avevano fatto appello a prevedere un percorso di autenticazione, senza però chiedere nome e cognome, perché altrimenti gli utenti si sarebbero trasferiti sui social media. per questo si era cercato una soluzione accettabile. 
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha ringraziato i promotori e tutti coloro che avevano contribuito per il lavoro svolto, con l’obiettivo di creare maggiore chiarezza, portare migliorie e integrazioni. Ha sottolineato l’importanza per gli enti di fungere da committente, che permetteva di evitare procedure finora complicate; la garanzia di qualità tramite il lavoro svolto da giornalisti; il regolamento sui contributi. In quanto all’articolo 6, si trattava di un sostegno ai media che diffondevano la musica locale, non agli artisti o agli studi, e il tutto avveniva tramite la SIAE e i diritti d’autore: era quindi un sostegno indiretto. nella definizione “musicisti, compositori” erano compresi gli artisti, erano poi considerati i “produttori”, che hanno un ruolo molto importante: lo stesso Giorgio Moroder aveva in primis questo ruolo. Le emittenti avrebbero rilasciato una dichiarazione, e si sarebbero fatti controlli anche tramite le attestazioni SIAE: il sostegno sarebbe stato legato a un punteggio. La residenza considerata era attuale o storica, e in questo senso si consideravano i 15 anni. NOn era la provincia a pagare i 20 milioni per la RAI, ma lo stato tramite l’Accordo di Milano. La libertà dei media era la base di uno stato democratico, ed era pertanto da tutelare e promuovere. con questa legge si assicurava maggiore sicurezza finanziaria.
Il primo firmatario Gerhard Lanz (SVP) ha spiegato che nel corso dell’incontro coi gestori dei portali si era parlato delle conseguenze di pretendere la messa in chiaro del nome vero: questo poteva diventare un problema anche in caso di commenti non offensivi; si era quindi optato per garantire la traciabilitá pur senza il nome vero. La legge non era certo all’acqua di rose, come era stato detto: erano stati considerati tutti i punti critici sollevati negli anni, considerando anche i punti emersi nella discussione. Si trattava di una legge quadro in quanto sarebbero stati necessari interventi regolari, ma erano previste disposizioni anche per la definizione dei criteri da parte della Giunta. Il sostegno alla musica locale arrivava tramite le emittenti radiofoniche, cui venivano corrisposti i sostegni: i controlli sarebbero stati efficaci. In quanto ai portali, si intendeva garantire qualitá, anche per quanto riguardava gli articoli a pagamento.  Si era passati da pagamenti compensativi a contributi/aiuti perché il sostegno non era pensato per coprire le perdite. In quanto al codice etico e alla valutazione della qualità, questo spettava al Comitato comunicazioni, così come i controlli a campione: da esso il Dipartimento all’economia avrebbe ottenuto un parere prima del pagamento dei contributi. La norma era una buona soluzione, ed eventualmente con emendamenti si potevano portare misure migliorative, come per esempio sui contenuti relativi al’Euregio, che riteneva sensati. In quanto alla possibilità data agli enti, era sensato che essi potessero muoversi autonomamente per promuovere la comunicazione istituzionale, la cui importanza era emersa in modo particolare durante la pandemia: il tutto ovviamente rispettando la legge sugli appalti vigente. Era stata prevista anche una relazione al Consiglio in merito, una volta l’anno. Lanz si è quindi augurato un ampio sostegno alla norma, con la maggioranza dei due terzi per poterla applicare immediatamente.

Di seguito, sono stati esaminati gli ordini del giorno.

Il presidente Arno Kompatscher ha accolto quello con cui Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) chiedeva che il Consiglio tenesse conto tener conto, nell'ambito dei criteri e delle modalità di concessione dei contributi alle imprese locali nel settore dei media, anche dell'aspetto relativo al numero di servizi di informazione riguardanti gli altri territori della regione europea del Tirolo, affermando che era giá possibile in base alla normativa vigente. Ha quindi accolto il punto (2) dell’ordine del giorno con cui Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) chiedeva  di impegnare l’Ufficio di Presidenza del Consiglio provinciale di incaricare il Comitato provinciale per le comunicazioni di raccogliere e analizzare annualmente e a intervalli regolari i dati sul pluralismo dell'informazione e sull'equilibrio politico dell'informazione del servizio pubblico in Alto Adige. Il punto che chiedeva l’istituzione di un Comitato per i servizi radiotelevisivi indipendente e apartitico per le lingue delle minoranze, al fine di garantire i principi della completezza e dell’obiettività dell'informazione del servizio pubblico radiotelevisivo e di dar luogo a una rappresentazione equilibrata delle posizioni della maggioranza, dell'opposizione e delle diverse forze politiche nel servizio pubblico radiotelevisivo, rendeva invece necessarie verifiche a livello giuridico e un confronto con il Comitato comunicazioni, nonché una norma d’attuazione. Leiter Reber ha replicato che esso era stato  scritto proprio come stabiliva l’accordo tra Stato e RAI, e rilevato le competenze troppo limitate del Comitato comunicazioni in quest’ambito, ha però ritirato questo punto.

È stato quindi approvato il passaggio alla discussione articolata (30 sì, unanimità).

I lavori continuano con la discussione articolata del disegno di legge.

(MC)