Contenuto principale

Consiglio

Consiglio | 12.05.2022 | 16:37

Lavori Consiglio: alloggi per studenti, valuta locale Monni-coin, accorpamento dei Comuni

Mozioni di Enzian, Team K/SVP, Perspektiven Für Südtirol.

È ripresa questo pomeriggio, in Consiglio provinciale, la trattazione della mozione n. 579/22: Carenza di alloggi per studenti, avviata questa  mattina, con cui Josef Unterholzner (Enzian) chiedeva di impegnare la Giunta provinciale (1) a creare un incentivo affinché i locatori concedano abitazioni o stanze in affitto agli studenti; (2) a concedere in affitto agli studenti, con requisiti di accesso diversi e a canoni accessibili, il complesso Cohousing Rosenbach di Aslago; (3) a mettere gli alloggi sociali vuoti o non del tutto utilizzati dell’IPES a disposizione degli studenti, a condizione che gli altoatesini che soddisfano i criteri di accesso ne abbiano già ricevuto uno. L’articolo 11/bis del decreto 15/9/1999, n. 51, autorizza al subaffitto gli inquilini di un’abitazione dell’IPES.
In replica, l’ass. Waltraud Deeg ha spiegato che essendo la popolazione dell'Alto Adige in aumento, bisogna aumentare gli spazi abitativi, il che costituisce una grande sfida. In quanto al co-housing Rosenbach, avviato dall’ex ass. Tommasini, le risultava incomprensibile che dopo 3 anni di fase pilota non ci fosse stata richiesta. Si trattava di alloggi molto graziosi a prezzo davvero economico, ma incredibilmente le persone non erano interessate. La sede sará allora destinata all’istituto di assistenza alla prima infanzia, la cui sede è attualmente in ristrutturazione. In quanto agli alloggi IPES, da anni ne è permesso il subaffitto, ma anche in questo caso nessuno ha chiesto di farlo. Basso l’interesse anche per gli alloggi per il ceto medio: si può ancora migliorare qualcosa, e lo si farà con la nuova legge sull’edilizia abitativa. I programmi di edilizia vengono finanziati con piani pluriennali, ci sono poi le regole urbanistiche e i Comuni che devono mettere a disposizione i terreni. Josef Unterholzner ha fato riferimento alla richiesta di “requisiti d'accesso diversi” nel punto (2), e segnalato che per avere accesso al Rosenbach ci vuole una residenza in Alto Adige da 5 anni, cosa che uno studente che viene da fuori non può avere. In quanto agli alloggi sottoutilizzati, affittarne una stanza a studenti sarebbe una situazione win-win, per questo sono necessari incentivi. Le sue erano proposte per migliorare la situazione, si aspettava che la Giunta le accogliesse, se davvero si voleva mettere in atto provvedimenti efficaci. Messa in votazione, la mozione è stata respinta con 14 sì, 16 no e 1 astensione.
Paul Köllensperger (Team K) ha quindi presentato la mozione n. 580/22: “Monni-coin”: un sistema di buoni digitali come valuta locale per la provincia di Bolzano (EMENDATA), con la quale, evidenziando che già in passato si è discusso in Consiglio provinciale dell’idea di introdurre una valuta locale sotto forma di un sistema di buoni spesa, al fine di rafforzare i circuiti economici locali, e che tale sistema sarebbe potuto essere concepito sulla base della “monni card”, che è già affermata e funzionante e ha un buon grado di accettazione in provincia di Bolzano, evidenziava che con l’iniziativa monni card si era constatato in breve tempo che un sistema di buoni spesa a livello provinciale presenta grandi vantaggi per il commercio locale, sempre più in competizione con il commercio online, che è molto efficiente in termini di costi. Considerava poi che una delle principali sfide nello sviluppo di una moneta locale era quella di costruire una rete capillare di aziende associate che partecipassero al progetto e accettassero i buoni spesa locali, e che un’ulteriore sfida consisteva nel realizzare un’opzione tecnica di pagamento che fosse accessibile al maggior numero possibile di cittadini. A tale scopo, l’Unione commercio turismo servizi Alto Adige (HDS) aveva emesso alcune carte (cioè monni card fisiche) con le quali si potevano effettuare pagamenti tramite dispositivi POS che venivano elaborati tramite il sistema di pagamento “monni-net. Inoltre, in provincia di Bolzano c’era ormai di una rete crescente di imprenditori nel settore del commercio e dei servizi che accettava pagamenti con la monni card dell’Unione commercio turismo servizi Alto Adige, ed esistevagià una carta ricaricabile in denaro disponibile per una gran parte della popolazione: l’AltoAdige Pass.egli chiedeva quindi (DISPOSITIVO EMENDATO e co-firrmato da Magdalena Amhof, SVP) di impegnare la Giunta (1) a commissionare uno studio al fine di verificare la possibilità di istituire ed ampliare un sistema di buoni spesa a livello provinciale, tenendo conto dei sistemi esistenti e già consolidati nonché di tutte le implicazioni di ordine tecnico, fiscale e giuridico, allo scopo di rafforzare i circuiti locali e il potere d’acquisto sul territorio e (2) di presentare tale studio al Consiglio provinciale.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha parlato di una proposta seria, che rafforzava i circuiti regionali e creava consapevolezza. Ha quindi accolto la proposta.
Gerhard Lanz (SVP), evidenziando che la proposta di base era buona, ha espresso però qualche dubbio, in primis sulla massa critica, ovvero il numero di partecipanti necessari, e relativamente alla competizione con la valuta al di fuori della rete. Chi, inoltre, avrebbe deciso chi poteva partecipare e quale valore avrebbe avuto la valuta locale? Si cercava di risolvere i problemi causati dal sistema monetario internazionale solo con la tecnica, bisognava considerare anche le misure speculative quali l’accumulo di beni senza metterli nel circuito del mercato, per farne alzare il prezzo. non andava quindi considerata solo la tecnologia.
Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha ricordato i miniassegni, che negli anni ‘70 in Italia avevano sostituito la moneta.Si trattava di un sistema parallelo che presentava opportunitá ma anche problematiche; il ruolo proposto non apparteneva alla Provincia. Il tema ancava esplorato, ma poteva avere la sua valenza in un ambito molto più ampio; il tutto comportava però una sorta di educazione all’interazione con il sistema.
Josef Unterholzner (Enzian) ha ringraziato Köllensperger per la proposta, ritenendo però il dispositivo troppo annacquato. Tuttavia, tali progetti pilota erano da accogliere con favore, per promuovere in maniera massiccia ed effettiva i circuiti locali. L’Alto Adige era talmente piccolo che non necessitava nemmeno si confrontarsi con la grande industria, ci si poteva confrontare dentro il territorio, e questo avrebbe promosso l’economia locale. L’uso di una valuta regionale avrebbe permesso anche di retribuire meglio i produttori di latte.
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha evidenziato che le potenzialitá della proposta potevano essere effettive, ma si poneva il problema della permeabilitá del sistema a utilizzi illeciti e fraudolenti. interessante poteva essere potenziare lo strumento dell’Alto Adige pas al di fuori dei trasporti, trasformandolo in carta di pagamento sui circuiti locali. Ne andava verificata la fattibilitá.
Helmut Tauber (SVP) ha fatto riferimento all’audizione sulla tecnologia blockchain e rilevato il fermento esistente in merito in provincia di Bolzano. I circuiti regionali andavano sostenuti e potenziati anche con nuove tecnologie, e con il sostegno del NOI si stava andando sulla giusta strada. per un sistema di valuta e rendicontazione digitale forse non si era ancora pronti, ma uno studio in merito era opportuno.
Magdalena Amhof (SVP), co-firmataria, ha segnalato che la mozione era un compromesso, e che partire con uno studio che approfondisse la possibilità di un sistema di valuta locale a potenziamento dei circuiti locali era positivo.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha riferito che i soldi si basano su accordi, ma di per sé non hanno valore. Questo concetto può essere esteso anche a una valuta locale, attivando un’alternativa parallela. La tecnologia blockchain aveva permesso di rendere il tutto più democratico e di dare una garanzia. Non era sbagliato pensare a livello locale, inoltre già il voucher era un trasferimento di valore basato sulla fiducia, e la Giunta già ne faceva uso. Si poteva davvero pensare a un utilizzo in questo senso dell’Alto Adige Pass, ma era essenziale la quantità di beni e servizi disponibili. Egli ha quindi annunciato voto a favore. Köllensperger ha ribadito che era necessaria una certa massa critica di imprese partecipanti; bisognava dare potere d’acquisto alle persone, facendo però in modo che questo ritornasse nel circuito locale. Un possibile utilizzo si potrebbe verificare nell'ambito del pagamento dell’energia. posta in votazione, la mozione è stata accolta con 31 sì e 2 astensioni.

Con la mozione n. 581/22: Accorpare i comuni (EMENDATA), Peter Faistnauer (Perspektiven Für Südtirol), rilevando che in Alto Adige ci sono 116 Comuni, nome che deriva dal latino communis e significa pubblico, sociale, e che essi sono infatti enti autonomi che rappresentano la comunità locale, strutture politico-amministrative che svolgono molteplici funzioni nell'interesse degli abitanti e che promuovono lo sviluppo del comune, aggiungeva che i doveri di ogni comune comprendono ad esempio le registrazioni anagrafiche e i documenti d’identità, la fornitura di acqua ed energia, lo smaltimento delle acque reflue, la pianificazione locale e i lavori stradali, le scuole e la protezione antincendio e che ogni Comune, nell’ambito della propria autonomia amministrativa, può attribuirsi dei compiti, ad esempio la costruzione, la manutenzione e la gestione di strutture comunali quali biblioteche, piscine, campi da calcio o piste di pattinaggio. La crescente complessità delle competenze, sommata al sempre più intricato e confuso groviglio di leggi e regolamenti, poteva però svantaggiare i Comuni piccoli e i microcomuni, per i quali orientarsi diventava sempre più difficile: con pochi dipendenti, o talvolta addirittura solo con un’unica persona, essi dovevano farsi carico di servizi e compiti sempre più differenziati e lavorare in modo sempre più professionale ed efficiente: in questo contesto, l’accorpamento dei Comuni più piccoli poteva comportare vantaggi e consentire risparmi in termini di finanze, di strutture e di risorse umane. Senza nascondere gli elementi critici, tra i quali il fatto che più piccolo era un Comune, più vicino esso era alla cittadinanza, si evidenziava però che l'identità di una località non veniva intaccata da un eventuale accorpamento, come osservabile dallo sviluppo storico del Comune di Appiano: fondato già nel 1810 con San Michele come località principale, era composto da frazioni, ognuna delle quali manteneva la sua vita sociale. Facendo riferimento all’esperienza della Stiria, dove nel 2015 si era proceduto dimezzare il numero dei Comuni, passati da 542 a 287, con effetti positivi in termini economici, politici e sociali, come dimostrato da un apposito rapporto, ed evidenziando che dei 116 Comuni altoatesini 51 avevano una popolazione compresa tra 1.201 e 3.000 abitanti, e 22 di questi una popolazione fino a 1.200 abitanti e 5 di questi sono microcomuni con meno di 500 abitanti, egli proponeva infine di impegnare la Giunta (1 - EMENDATO ) a organizzare, sotto la guida dell'organo di vigilanza dei comuni, un viaggio di studio in Stiria cui partecipino i componenti interessati del Consiglio provinciale, in particolare della commissione legislativa competente, e del Consorzio dei comuni, nonché gli amministratori comunali e i/le segretari/e comunali interessati, al fine di interloquire con i responsabili e i principali soggetti coinvolti nella riforma dei comuni attuata in Stiria; (2) a commissionare un'ampia analisi cui collaborino gli uffici provinciali competenti e l'Eurac, al fine di: a) procedere a un chiaro confronto delle differenze tra l’accorpamento di comuni e la collaborazione intercomunale sulla base di esempi pratici; b) illustrare con precisione gli argomenti a favore e quelli contro la collaborazione intercomunale ovvero l’accorpamento di comuni; c) elaborare i vantaggi e gli svantaggi a lungo termine dell’accorpamento tra comuni e della collaborazione intercomunale, almeno sulla base di un piano decennale; d) a coinvolgere attivamente i microcomuni interessati e ad analizzare insieme a questi ciò a cui un comune dovrebbe in pratica rinunciare e gli eventuali vantaggi in caso di accorpamento ovvero collaborazione; e) elaborare un vademecum per un approccio sensibile al nostro territorio e per la conservazione dell'identità delle singole località nonché un codice di condotta per la prossimità al cittadino e la necessaria neutralità sul piano professionale; (3). a fornire i mezzi finanziari e il supporto professionale per la fase di ricerca che precede la collaborazione intercomunale ovvero l’accorpamento di comuni; (4) ad aumentare la pressione sulle amministrazioni comunali per promuovere la collaborazione tra i microcomuni o il loro accorpamento; (5) a incrementare le sovvenzioni dirette alle istituzioni sovracomunali per lo sviluppo sostenibile; (6) a creare maggiori incentivi finanziari per i comuni sotto i 1.000 abitanti attraverso il finanziamento dei comuni, affinché si unissero a livello amministrativo e anche politico.
Gerhard Lanz (SVP) ha evidenziato che si faceva il tutto molto semplice, e che la necessità di pensare maggiormente alla collaborazione tra comuni era uno dei punti di forza della provincia. Ci potevano essere delle difficoltà legate al fatto che ogni Comune voleva avere le sue strutture, e la molteplicitá era positiva, ma bisognava chiedersi se ce la si sarebbe potuta permettere anche in futuro: unire certe strutture poteva essere opportuno.
Paula Bacher (SVP), evidenziando che nell’area di Bressanone si agiva da anni per unificare i servizi - per esempio, la polizia comunale di Bressanone era attiva anche a Naz-Sciaves, ha ritenuto che si dovesse procedere con piccoli passi: il tentativo di unire i Comuni avrebbe ottenuto forte resistenza:lo stesso Faistnauer, quando era sindaco, non sarebbe stato tanto contento di fonderlo con un altro.
Secondo Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), il desiderio di fusione doveva venire dagli stessi Comuni, altrimenti sarebbe stata una forzatura imposta, che non convinceva. C’erano ottimi esempi di micro-Comuni funzionanti. Analizzare il sistema della Stiria non era comunque sbagliato, ed era opportuno fare un sopralluogo per valutarne una possibile applicazione in Alto Adige.
Josef Unterholzner (Enzian) ha sottolineato la necessità di coinvolgere la popolazione e i Comuni, valutando bene vantaggi e svantaggi. Gli oneri burocratici e amministrativi sui Comuni continuavano ad aumentare, per via delle leggi promosse in Consiglio provinciale, quindi in primo luogo bisognava rallentare in questa sede, e poi procedere sostenendo le fusioni, come già accaduto per le cooperative.
Alex Ploner (Team K) ha evidenziato le difficoltà a rinunciare a ciò cui si è abituati, come i servizi nel proprio comune, aggiungendo però che bisogna chiedersi se ci si può permettere tutto anche in futuro. I comuni possono già ora scegliere tra fusione, accorpamento e collaborazione, ma giusto è valutare il sistema in stiria e commissionare uno studio all’Eurac, mentre gli altri punti dispositivi vanno troppo oltre,e rappresentano un tentativo di fare pressione, invece che convincere.
Carlo Vettori (Forza Italia Alto Adige Südtirol), si è detto scettico in merito alle fusioni di Comuni, e chiesto a Faistnauer se quando era sindaco avrebbe apprezzato la fusione del suo stesso Comune.  Il Comune è un'entità sociale, e non si può trattarlo come se fosse una questione aziendale.Giá ora c’erano ottime collaborazioni tra i Comuni. La competenza sui Comuni era però della Regione, quindi la mozione si sarebbe dovuta discutere in Consiglio regionale. Ha chiesto poi di fare attenzione ai viaggi studio, “ultimamente abbiamo visto che questo è pericoloso per l’incolumità dei consiglieri”.
Evidenziando che la competenza era regionale, Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha invitato a non togliere spazio ad altre mozioni.
Franz Locher (SVP) ha detto che sarebbe una buona proposta se la competenza della regione fosse trasferita alle Province, ma ora era regionale, e a questo scopo era previsto lo strumento del referendum. I singoli Comuni dovevano gestire tante competenze, alcune attribute anche dalla recente legge urbanistica, ma non era cosí facile per i relativi dipendenti restare adeguatamete informati: c’era bisogno di intervenire. I Comuni altoatesini avevano una propria storia, e la collaborazione poteva essere utile anche ai fini ella formazione, ma accorpamenti non erano opportuni.
Hanspeter Staffler (Gruppo verde) ha ammesso che i piccoli comuni sono sempre più in crisi, non tanto in termini di finanziamento, quanto in relazione all’efficienza, penalizzata da oneri burocratici in aumento.  Per ovviare al prblema., si può procedere con fusioni o collaborazioni intercomunali. Positivo era comunque creare le basi necessarie per i comuni che, su propria iniziativa, si volevano accorpare.
Giuliano Vettorato (Lega Salvini Alto Adige Südtirol) ha ribadito che la competenza era regionale, e ribadito che i Comuni avevano una propria storia, che rendeva difficile l’accorpamento. Positive erano invece le collaborazioni. TR laives, bronzolo e Vadena ci poteva essere per esempio una collaborazione relativa al cantiere comunale. Calare una proposta dall’alto al basso non era opportuno, la proposta doveva arrivare dai cittadini.
Arnold Schuler (SVP) ha ricordato gli accorpamenti massicci durante il fascismo, con il passaggio forzato da 200 a circa 90 Comuni. La Stiria era il land austriaco con i Comuni più piccoli, che dopo la riforma erano più o meno come quelli altoatesini: non si trattava quindi di enormi passi avanti, e ciononostante questa riforma aveva comportato la mancata rielezione del presidente del Land e un calo di voti alla ÖVP. Le strutture comunali sono cresciute, ma rimane forte l’identificazione dei cittadini con i propri Comuni; nei Comuni piccoli i cittadini svolgono compiti comunitari, il che è un’assunzione di responsabilità.
Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha parlato dei passi da gigante fatti in Trentino, ribadendo che il tema sarebbe stato da discutere in Consiglio regionale. Pur essendo lui un fautore dell'unificazione dei piccoli Comuni, riteneva giusto che il processo dovesse nascere dal basso, con la consapevolezza della comunità locale. Da evitare era un aumento della pressione sulle amministrazioni comunali, come prevedeva il documento, bisognava soltanto aumentarne la consapevolezza.
Maria Hochgruber Kuenzer (SVP) ha ricordato che la legge urbanistica aveva diviso la provincia in 34 aree funzionali, nelle quali erano accorpati i Comuni; la commissione per l'urbanistica e il territorio lavorava su questo livello. La collaborazione tra Comuni era inoltre favorita da specifiche assunzioni di costi da parte della provincia. Questa era la via più opportuna e sostenibile in futuro.
Il presidente della provincia Arno Kompatscher ha sottolineato che la proposta di Faistnauer riguardava molti ambiti; ha ricordato che la legge regionale metteva a disposizione ogni anno 7 milioni per promuovere la collaborazione tra Comuni, che in alcuni ambiti era obbligatoria. I Comuni più piccoli erano quelli che avevano i costi fissi relativamente più alti, per esempio per i segretari comunali, ma il rapporto costi benefici risultava ottimale con 25.000-30.000 abitanti. Ciò che rendeva forti i Comuni era però l’identificazione dei citati con essi, che andava persa nel caso di unioni artificiose: in germania, esse avevano dimostrato che queste fusioni portavano i cittadini a chiedere sempre di più, quasi una “ricompensa”. Gli incentivi alla collaborazione erano però molto più efficaci delle fusioni obbligatorie: inoltre, a piccole collaborazioni se ne aggiungevano sempre altre, spontaneamente. L’obiettivo della mozione veniva quindi già perseguito con gli strumenti già disponibili. Una legge provinciale che obbligasse alle fusioni sarebbe incostituzionale. Egli ha quindi respinto la proposta. Peter Faistnauer ha evidenziato che nella mozione non aveva mai parlato di obblighi. Ha chiesto di stralciare la parte del punto (2) dalla lettera (a), nonché il (4), confidando che gli altri punti sarebbero stati accolti. Dei fondi messi a disposizione con legge regionale bisognava vedere quanti erano già stati utilizzati; essi andavano comunque aumentati. Messa in votazione per parti separate, la mozione è stata respinta: premesse, punto (1) e punto (2) fino a “Eurac” con 15 sì, 17 no e 1 astensione, i punti (3) e (5) con 14 si, 17 no e 2 astensioni, il (6) con 10 sì, 18 no e 5 astensioni.

(Continua)

(MC)