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Consiglio | 12.05.2022 | 13:05

Lavori Consiglio: abusi sessuali in istituzioni religiose e pubbliche, Giornata della Memoria degli Alpini, alloggi per studenti

Mozioni di Team K/SVP/Forza Italia, Süd-Tiroler Freiheit, Enzian.

È proseguita questa mattina in Consiglio provinciale la trattazione della mozione n. 541/22: Troviamo il coraggio di affrontare il problema degli abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili commessi all’interno di istituzioni religiose e pubbliche in Alto Adige. Nomina di una commissione esterna, già avviata il 9 marzo scorso e proseguita ieri . La nuova parte dispositiva della mozione, co-firmata da Team K, SVP (Amhof) ) e Forza Italia Alto Adige Südtirol disponeva di incarcare la Giunta (1) di istituire presso gli organismi di garanzia del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano un/una referente stabile che si occupasse dei casi di violenza sessuale su minori e persone vulnerabili e al/alla quale si potessero rivolgere le vittime; tale referente avrebbe dovuto fungere da punto di contatto per tutte le vittime e fornire loro, tra l'altro, informazioni sulle offerte di supporto terapeutico e sugli aiuti attualmente disponibili; (2) i commissionare degli studi al fine di elaborare ed eseguire l’incarico di rilevare sistematicamente e di fare chiarezza sui casi di violenza sessuale e abusi sessuali su minori e persone vulnerabili in Alto Adige e di analizzare in maniera approfondita i dati acquisiti; (3) di istituire una commissione indipendente che, anche sulla scorta dei risultati degli studi svolti, formulasse raccomandazioni operative e misure concrete al fine di fare chiarezza sui casi di violenza sessuale e abusi sessuali su minori e persone vulnerabili avvenuti all’interno di istituzioni ecclesiastiche e di strutture pubbliche nonché in contesti familiari e di altro tipo in Alto Adige; tale commissione indipendente sarebbe stata dotata di sufficienti mezzi finanziari per svolgere la sua attività e avrebbe presentato al Consiglio provinciale una relazione finale; (4) a prevedere, in seguito alla presentazione della relazione finale da parte della commissione indipendente, un pacchetto di misure a livello provinciale, volto a fornire alle vittime di violenza sessuale e abusi sessuali un supporto adeguato per il danno subito; (5)  a promuovere, come compito della società, iniziative volte all’elaborazione, alla sensibilizzazione e alla prevenzione rispetto alla problematica della violenza sessuale e degli abusi sessuali nelle strutture pubbliche o nelle istituzioni della Chiesa, così come nelle famiglie, e a sostenere tali iniziative tramite corsi di formazione e aggiornamento, convegni, gruppi di ascolto, cultura, arte, media ecc.
In replica, l’ass. Waltraud Deeg ha apprezzato la soluzione comune trovata, che rappresentava un plusvalore per la società nel suo complesso. tutti erano concordi sul fatto che non si potesse evitare la problematica, e che fosse necessario dare alle vittime una risposta adeguata. ha poi fatto riferimento a un film in elaborazione su questo tema, il cui regista aveva detto che la cosa più difficile era trovare persone che volessero raccontare la loro esperienza. Ha quindi rivolto un appello a tutti i gruppi consiliari affinché partecipassero all’attuazione della mozione in esame, fornendo feedback e contributi alla commissione: bisognava dimostrare che si aveva il tema davvero a cuore. Il primo firmatario Franz Ploner ha accolto l’appello promettendo collaborazione, al fine di rompere il soffitto di cemento armato del silenzio. Ha precisato che la mozione riguarda anche strutture private, nonché che lo sportello aperto dalla Chiesa è importante, ma molti preferiscono rivolgersi ad altre sedi indipendenti: ha ringraziato quindi i colleghi della maggioranza per la collaborazione. Ha infine ribadito la responsabilità della società e della politica nel dare aiuto a tutte le persone che avevano subito abusi sessuali, augurandosi ampio sostegno alla mozione. Messa in votazione, essa è stata approvata con 29 sì e 1 astensione.

È stato quindi presentato il voto n. 40/22: La Giornata della memoria degli Alpini del 26 gennaio non riflette un approccio responsabile nei confronti della storia, con cui Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), chiedendo di immaginare cosa succederebbe se tra qualche anno la Russia introducesse una giornata per ricordare il massacro di Bucha, ha paragonato questo con il fatto che il Parlamento italiano avesse recentemente deciso di istituire una Giornata annuale della memoria degli Alpini il 26 gennaio, nell'anniversario della battaglia di Nikolajewka  del 1943, in cui gli Alpini combatterono insieme alle truppe di Hitler contro l’Unione sovietica. Ha aggiunto che, a posteriori, una certa storiografia ha mitizzato la battaglia di Nikolajewka come una gloriosa vittoria “per la pacifica ritirata delle brave truppe italiane”; ma ciò non aveva niente a che fare con la realtà storica e copriva del tutto le corresponsabilità in atroci crimini di guerra. Il 26 gennaio 1943 non poteva essere considerato come una data isolata, ma doveva essere valutato nel quadro degli eventi storici: dietro insistenza di Mussolini l’Italia partecipò all’operazione Barbarossa – già nel giugno 1941, con la Germania e gli altri alleati – per annientare l’Unione sovietica; l’intervento del corpo di spedizione italiano finì in un disastro militare e fu caratterizzato da una serie di crimini di guerra come uccisioni di civili, stupri, saccheggi e la distruzione deliberata di infrastrutture civili. Nell’estate 1942 un quarto del corpo di spedizione era già perito, così Mussolini decise d’impiegare l’8a armata (Armata italiana in Russia, Armir), che comprendeva anche le tre divisioni alpine Cuneense, Julia e Tridentina. I metodi di occupazione degli italiani non erano molto diversi da quelli delle truppe naziste: ogni resistenza attiva o passiva della popolazione civile si doveva reprimere con metodi durissimi, e ci furono rappresaglie contro i civili. Dopo la guerra era apparsa in Italia un’abbondante letteratura giustificazionista, che aveva fondato il mito degli Alpini come vittime piuttosto che colpevoli della campagna di Russia; fu tra l’altro coltivata la leggenda di Nikolajewka, secondo la quale il 26 gennaio 1943 la divisione alpina Tridentina avrebbe sfondato in dura battaglia un accerchiamento sovietico, aprendo così la strada verso ovest a molti soldati italiani e tedeschi, ma in realtà l’accerchiamento fu rotto solo con l’aiuto del 24o corpo corazzato tedesco. Ora questa incultura della falsificazione storica raggiunge un nuovo culmine con la scelta del 26 gennaio come Giornata della Memoria degli Alpini, celebrando una presunta vittoria in una criminale guerra di aggressione. Anche storici italiani ne sono indignati, e considerano l’istituzione di questa Giornata “uno dei punti più bassi della storia della memoria pubblica italiana”. La prevista Giornata della Memoria degli Alpini è assolutamente inopportuna anche riguardo agli attuali avvenimenti in Ucraina, perché parte degli eventi bellici di allora avvenne dove si combatte oggi, e soprattutto perché glorifica una guerra di aggressione e battaglie combattute nell’invadere territori stranieri – fatti per cui non c’era e non c’è alcuna giustificazione, né nel 1943 né oggi! Reinterpretare o relativizzare la Giornata della Memoria degli Alpini del 26 gennaio sarebbe cinico e anche poco credibile, poiché il fine del disegno di legge approvato dal Parlamento italiano è inequivocabile. Vi si legge infatti che questa Giornata viene istituita “al fine di conservare la memoria dell’eroismo dimostrato dal Corpo d’armata alpino nella battaglia di Nikolajewka durante la seconda guerra mondiale”. Il consigliere invitava quindi il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano a (1) associarsi all’opinione degli storici e dell’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti e si dichiaravano contrari a una Giornata della Memoria degli Alpini il 26 gennaio, che glorificava la battaglia di Nikolajewka. Il Parlamento era quindi invitato a riconsiderare la sua decisione e rinunciare a una Giornata della memoria degli Alpini il 26 gennaio; (2) incaricare la Giunta provinciale di provvedere affinché la Provincia non partecipasse ad alcuna celebrazione il 26 gennaio per rispetto nei confronti delle vittime dell’Olocausto, del fascismo, del nazionalsocialismo e della guerra, comunicando a Parlamento e Governo che la Provincia autonoma di Bolzano non avrebbe partecipato alle celebrazioni del 26 gennaio, per senso di responsabilità verso la storia e rispetto per le vittime.
“Nikolajewka è il momento e il luogo in cui gli alpini hanno dimostrato con un atto eroico ed estremo di anelare alla libertà, ripiegando verso l’occidente e segnando in maniera indelebile la fine di quella sventurata impresa", ha detto Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia), criticando la volontà di voler far passare tutto ciò che si ricollegava alla storia nazionale per “fascismo”: “Oggi è Nikolajewka, ieri il monumento all’Alpino di Brunico, colpito col tritolo”. Si trattava quindi di un atto volgare e sconsiderato di chi non aveva rispetto di nulla e di nessuno: la storia non si cancellava con atti ideologici, la si doveva comprendere e rispettare. Parlando di "provocazione", Urzì ha ribadito il valore delle penne nere, e invitato a ignorare quello che riteneva un atto di "meschinità ideologica”.
Sandro Repetto (Partito democratico - Liste civiche) ha parlato di una mozione contro il corpo degli Alpini, dei cui valori l’Ortigara e Nikolajewka erano capisaldi. I valori degli Alpini erano memoria, solidarietà, fratellanza e, ora, volontariato, come dimostrato durante la pandemia. La battaglia era servita a uscire da una sacca in una situazione drammatica: ricordando che suo padre faceva parte della Julia, ha criticato che quelli come lui venissero offesi come fascisti. La decisione del Parlamento  di onorare gli Alpini era legata a tutte le attività di protezione civile da essi svolta in aiuto alla popolazione. Ha ricordato poi l’adunata del 2012 a Bolzano, durante la quale lui era stato organizzatore accanto al promotore principale Hanspeter Staffler, che ha ringraziato, il valore degli Alpini era stato riconosciuto dalla popolazione.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) si è rammaricato che nel 2022 il consiglio desse questa immagine, dimostrando che persisteva il problema di vedere la storia in maniera diversa. Un rappresentante del PD non era in grado di riconoscere che anche nella storia degli Alpini non tutto era stato corretto. Nella loro storia gloriosa si poteva trovare quindi una seconda giornata, alternativa alla data proposta. Emergeva un atteggiamento anacronistico, rivolto al passato. Nel gennaio 1943 l’Italia fascista combatteva insieme ai nazisti. Se davvero c’era bisogno di una giornata di commemorazione, essa non doveva essere legata a un’invasione nazifascista.
Carlo Vettori (Forza Italia Alto Adige Südtirol) ha criticato che ci si ritrovasse di nuovo alla contrapposizione tra gruppi linguistici, con infantili litigi da asilo, ricordando che il Capo dello stato aveva già scritto al Consiglio dei ministri invitando a trovare un’altra data, “quindi ci ha già tolto dagli impicci”. Bisogna superare la storia e imparare dagli errori, cercando di costruire ponti: per questo, invece che agire come fatto dalla STF, provocando la reazione di Urzì, si poteva proporre di ricordare anche i Kaiserjäger, a cui i sudtirolesi erano legati. Egli ha invitato a crescere, lavorando su temi più importanti.
Giuliano Vettorato (Lega Salvini Alto Adige Südtirol) ha ritenuto anacronistico e ideologico il voto, ed evidenziato che nei paesi i diversi Corpi, come  carabinieri e Schützen, si rispettano a vicenda e convivono senza problemi. Sentire etichettare gli Alpini come fascisti era inaccettabile: tutti sapevano che i cosiddetti “veci” erano apolitici.  Gli alpini sono un corpo apolitico che fa attività sociale, per esempio postano i pasti agli anziani, hanno fatto assistenza negli hub vaccinali. Non bisognava strumentalizzare una data per infangare un corpo che aveva reso grande la penisola.

Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) ha ritenuto inaccettabile la mozione, una dichiarazione di guerra verso gli Alpini”, essi furono portati in Russia dal fascismo, che insieme al nazismo aveva la responsabilità della guerra. Il problema sulla data però c’era, come scritto da 39 ufficiali degli Alpini, primo firmatario Aldo De Pellegrin che si era sempre battuto per la ricostruzione del Monumento all’Alpino di Brunico: avevano detto che tale data non li rappresentava. Il Parlamento non sempre ciò che fa, tanto che anche all’on. Fiano che aveva parlato di un errore, ma probabilmente avrebbe messo presto mano a quella data. L’iniziativa alla fine era stata un dispetto per gli Alpini, ma il problema sarebbe stato presto risolto dal parlamento stesso.
Anche Gerhard Lanz (SVP) ha detto che si trattava di un errore che sarebbe stato risolto. Bisognava però chiedersi perché era mancata la responsabilità necessaria: era stata davvero una svista o c’era la volontà di fomentare? Bisognava riflettere su come evitare errori del genere, nella consapevolezza che "la prima cosa che muore in una guerra è la verità”. Ha quindi apprezzato la sensibilità del Capo dello Stato, rammaricandosi però che fosse stato l’unico a manifestarla.
Paula Bacher (SVP) si è stupita che in Consiglio ci fosse così poco rispetto reciproco: con un po’ di sensibilità e tolleranza si sarebbero potute evitare provocazioni. da 40 anni faceva parte degli Schützen di Bressanone, ritenendo importante portarne avanti i valori; il suo bisnonno era Kaiserjäger; con il Tracht, il 4 novembre aveva partecipato alla commemorazione degli Alpini, e c’era stato rispetto reciproco, come avviene al di fuori del Consiglio.
Magdalena Amhof (SVP) ha detto che era fuori discussione che gli Alpini avessero una giornata commemorativa, il problema era la data del 26 gennaio, che si era rivelata un errore, come ammesso da molti, compresi i 39 ufficiali citati da Dello Sbarba, ma anche storici e storiche e l’Associazione degli internati nei lager, anche considerando che il 26 gennaio viene un giorno prima della Giornata di commemorazione delle vittime dell’olocausto. Ora si sta cercando una nuova data, il voto è quindi superato e andrebbe ritirato.
Myriam Atz- Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit), cofirmataria, ha rilevato le forti reazioni sul tema, sostenendo che esse non aiutavano nessuno. ogni giorno ci si confrontava con simboli del fascismo in Alto Adige, simbolo della volontà di cancellazione di un gruppo etnico. Per la popolazione tirolese certe azioni, come anche l’esposizione di bandiere in certe giornate, sono offensive, così come il mantenimento del Monumento alla Vittoria o del fregio fascista sulla facciata del tribunale. Ora la proposta di queste Giornata, assolutamente dolorosa, ma se vi si reagisce c’è una controreazione molto emotiva. Se si vuole rielaborare la storia, bisogna sentire entrambe le parti; una smile giornata non deve essere accolta in provincia di Bolzano.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha auspicato che la discussione di tematiche sensibili restasse oggettiva. Non si diceva che non ci fosse una tale commemorazione, ma si esprimeva una critica sulla data, e la decisione in merito del Capo dello Stato era stata saggia: non aveva potuto respingere la proposta, ma aveva chiesto di individuare un’altra data. Oltre all’on. Fiano, avevano reagito con emendamenti sostitutivi anche altri parlamentari, ed era alto un ampio dibattito con il coinvolgimento di storici e veterani. In Alto Adige si sarebbe dovuti essere in grado di guardare con apertura gli uni ali altri, ma senza cercare la pagliuzza nell’occhio altrui ed evitando le provocazioni. Dire di volere un’altra data non era una provocazione. Poiché il Parlamento aveva già annunciato come avrebbe agito, ed erano stati annunciati emendamenti, non era opportuno votare la proposta, perché quanto in essa richiesto era già avvenuto. Gli Alpini meritavano riconoscimento per le loro prestazioni in ambito di Protezione civile e impegno di pace per l’ONU. Sven Knoll ha invitato a votare la mozione, rilevando che la scelta della data non era stata una svista, e che un semplice spostamento di data in seguito alle critiche non era sufficiente. Problematico era inoltre che si fosse esposto solo il Capo dello Stato: la legge aveva avuto anche il sostegno dei rappresentanti sudtirolesi. Si è dispiaciuto che il gruppo italiano non fosse capace di affrontare le cose oggettivamente: anche gli Alpini erano stati dei criminali. In tutta Europa la sinistra e i verdi avrebbero gridato allo scandalo, se la Germania avesse introdotto una simile Giornata. Egli ha chiesto quindi votazione separata e nominale della mozione, che è stata respinta: le premesse con 3 sì, 19 no e 4 astensioni, il punto (1) con 6 sì, 18 no, 4 astensioni, il (2) con 6 sì, 19 no, 4 astensioni.

Josef Unterholzner (Enzian) ha quindi presentato la mozione n. 579/22: Carenza di alloggi per studenti, con la quale, evidenziando che tale carenza poteva anche essere vista come un successo dell’Università di Bolzano, che evidentemente attirava tanti studenti, evidenziava che però un’università senza sufficienti alloggi era come un ristorante senza sufficienti posate. Lo stesso direttore dell'Università, Günther Mathà, aveva detto che senza un numero sufficiente di abitazioni per gli studenti aveva poco senso pubblicizzare l’attrattività di Bolzano come città universitaria. Innsbruck e Monaco di Baviera avevano prezzi simili a Bolzano, ma lì l'offerta era molto diversa; questa carenza di alloggi a prezzi accessibili rendeva l'Alto Adige meno competitivo rispetto ad altre città universitari, anche perché pure gli alloggi negli studentati erano del tutto insufficienti. Egli ha quindi chiesto di impegnare la Giunta provinciale (1) a creare un incentivo affinché i locatori concedano abitazioni o stanze in affitto agli studenti; (2) a concedere in affitto agli studenti, con requisiti di accesso diversi e a canoni accessibili, il complesso Cohousing Rosenbach di Aslago; (3) a mettere gli alloggi sociali dell’IPES a disposizione degli studenti, a condizione che gli altoatesini che soddisfano i criteri di accesso ne abbiano già ricevuto uno. L’articolo 11/bis del decreto 15/9/1999, n. 51, autorizza al subaffitto gli inquilini di un’abitazione dell’IPES.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha riconosciuto l’esistenza del problema, chiarendo che Bozano ha un'università, ma non è una città universitaria, mancando apposite strutture. Una possibilità sarebbe creare un campus universitario e mettere a disposizione degli alloggi, ma questo non basta: ci vorrebbero incentivi affinché fossero messe a disposizione degli studenti delle stanze. Questo poteva essere interessante anche per gli anziani, come dimostrato dall’esperienza di Innsbruck. Un terzo aspetto riguardava gli alloggi sfitti, compresi quelli IPES.
Maria Hochgruber Kuenzer (SVP) ha ricordato che nell’ultima legge urbanistica era stata introdotta la possibilità del cambio di destinazione da servizi ad alloggi, proprio per poterli offrire agli studenti, e che si trattava di una sfida che veniva affrontata con varie misure.
Magdalena Amhof (SVP) ha evidenziato che le richieste per alloggi IPES erano già alte, il che rendeva la proposta non attuabile. la possibilità di un subaffitto, che la sua stessa famiglia d’origine praticava in passato, non era più ricercata dai giovani, e le famiglie non volevano più avere estranei in casa. In quanto al progetto di co-housing Rosenbach, si stava pensando a una diversa destinazione.
Philipp Achammer (SVP) ha chiarito che un esperimento del MUA, relativamente all’accoglienza di studenti in appartamenti privati, aveva avuto poco successo, così come era mancato l’interesse a mettere a disposizione alloggi a prezzo calmierato, con integrazioni da parte della Provincia. Si sarebbe intervenuto anche con il PNRR, utilizzando i relativi fondi per uno studentato nei pressi della Claudiana e uno in via Vintler. Ci sono quindi iniziative in corso.

La replica della Giunta avverrà nel pomeriggio, a partire dalle 14.30.

(MC)