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Consigliera di parità

Consigliera di parità | 27.02.2021 | 15:16

1 marzo: Equal Care Day - Rendere visibile il lavoro di cura e migliorare le condizioni quadro nella politica sociale

Anche in Alto Adige, il lavoro di cura e quello non retribuito nella sfera privata sono svolti principalmente dalle donne, con conseguenze su reddito e previdenza. Michela Morandini: “La pandemia ha aggravato anche questo squilibrio”.

L’ Equal Care Day è stato istituto nel 2016 da Almut Schnerring e Sascha Verlan, che hanno scelto il 29 febbraio per ricordare che gli uomini impiegano in media più di quattro anni per fare lo stesso lavoro di cura che le donne svolgono in un anno. Quest'anno, la giornata cade il 1° marzo.

L'obiettivo dell'iniziativa è l’equa distribuzione dei compiti di assistenza e di cura tra i due sessi, nonché valorizzare tali compiti e migliorare le relative condizioni quadro, tanto nell’ambito del diritto del lavoro quanto in quello della politica sociale. Il lavoro di cura – caregiving si riferisce a quelle attività che ruotano intorno alla cura e all'assistenza. Queste attività sono svolte a livello professionale, privato e di volontariato: in tutte e tre le aree sono soprattutto le donne a svolgere questo lavoro.

Anche in Alto Adige il lavoro di cura a livello professionale è svolto principalmente da donne. Nei servizi sociali, per esempio, l'87% del personale è costituito da donne; nel settore sanitario, le cifre sono ugualmente alte. Come altre professioni rilevanti per il sistema in cui la percentuale di donne è particolarmente alta, i settori della salute e dell'assistenza sono caratterizzati da una retribuzione inferiore alla media.

Tuttavia, oltre al lavoro di cura professionale, anche il lavoro non retribuito nella sfera privata gioca un ruolo importante. Secondo l'istituto nazionale di statistica ISTAT nel 2019, prima della pandemia, le donne svolgevano 5 ore e 39 minuti di lavoro non retribuito al giorno, mentre gli uomini solo 2 ore e 16 minuti. Il rapporto annuale 2020 dell'Istat mostra che il lavoro non retribuito nell’ambito domestico e di cura è aumentato durante la pandemia: tutto questo porta le donne a lavorare più spesso a tempo parziale, per esempio, o le giovani madri ad abbandonare il proprio lavoro entro i primi tre anni di vita del loro bambino per motivi di inconciliabilità tra famiglia e lavoro. Secondo l’Ispettorato del lavoro della Provincia autonoma di Bolzano, nel 2020 800 donne hanno lasciato il lavoro dopo la nascita di un figlio o una figlia, a fronte di 165 uomini. Assumere un lavoro di cura non retribuito ha conseguenze di vasta portata per le donne: la mancanza di reddito e di previdenza sono solo alcune di queste. 

La pandemia ha aggravato la situazione: anche se le professioni assistenziali sono state inizialmente portate all’attenzione collettiva e applaudite, infatti, a oggi non è cambiato molto in termini di condizioni di lavoro. Nella sfera privata, l’ineguale distribuzione del lavoro familiare e di cura tra i sessi è peggiorata durante la pandemia a svantaggio delle donne: ciò è dovuto, non da ultimo, alla chiusura delle strutture per l'infanzia e l'istruzione - un carico multiplo difficilmente gestibile, soprattutto per le madri lavoratrici.

"È dunque importante evidenziare ogni anno la disuguaglianza nella distribuzione del lavoro di cura non retribuito", sostiene la Consigliera di parità Michela Morandini: "La pandemia ha aggravato gli squilibri nella società, e l'ineguale distribuzione del lavoro di cura non retribuito è un importante fattore inibitorio per l'uguaglianza, a scapito delle donne. È quindi necessario adottare misure per eliminare questi svantaggi strutturali".

(CdP)