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Garante per l'infanzia e l'adolescenza

Garante per l'infanzia e l'adolescenza | 06.02.2020 | 09:52

7 febbraio, Giornata nazionale contro bullismo e cyberbullismo

Daniela Höller: “Fenomeni simili, ma con grandi differenze: il cyberbullo approfitta dell’apparente anonimato. La scuola ha strumenti per intervenire”.

Domani, 7 febbraio, si celebra la Giornata nazionale contro bullismo e cyberbullismo. Considerando anche la giornata internazionale “Internet Safer Day” (11 febbraio 2020), la Garante per l’infanzia e l’adolescenza Daniela Höller invita a riflettere con attenzione su questi fenomeni, che risultano costantemente in crescita nella nostra società: “Bullismo e cyberbullismo sono temi molto sentiti dalle giovani e dai giovani, per questo ne parliamo sempre durante le presentazioni che organizziamo nelle scuole della provincia. È fondamentale che bambine, bambini e adolescenti conoscano questi fenomeni e abbiano gli strumenti per potersi meglio tutelare”.

Il bullismo è definito come quell’insieme di comportamenti verbali, fisici e psicologici aggressivi o gravemente scorretti reiterati nel tempo, posti in essere da una persona o da un gruppo di persone ai danni di individui più deboli. Si può parlare di bullismo quando, ad esempio, la vittima viene costantemente denigrata, offesa, emarginata o addirittura picchiata. Il cyberbullismo indica una diversa modalità di espressione del bullismo: i comportamenti vengono infatti realizzati mediante canali telematici, ossia per mezzo di Internet, social media, smartphone, chat ecc.. Il cyberbullismo si manifesta, tra l’altro, in diffamazione, furto d’identità, ricatto, molestia e diffusione di contenuti online.

Nonostante le conseguenze di bullismo e di cyberbullismo mostrino notevoli affinità, è comunque molto importante distinguere i due fenomeni, in quanto le differenze sono particolarmente evidenti e non riguardano soltanto i mezzi che i bulli utilizzano per nuocere alle loro vittime. Il cyberbullo, ad esempio, opera in una condizione nella quale si sente anonimo e introvabile. In realtà si tratta di un anonimato solo apparente, poiché ogni comunicazione elettronica è sempre tracciabile, anche se la vittima potrebbe avere difficoltà a comprendere da sola l’identità del suo tormentatore. Proprio la possibilità di non essere visti e non essere immediatamente riconoscibili consente ai cyberbulli di operare in maniera più libera: la coscienza etica subisce un indebolimento e accade di porre in essere comportamenti online che nella realtà non verrebbero realizzati. Inoltre, mentre una vittima di bullismo viene di norma presa di mira in un determinato momento della giornata e luogo (come può essere la scuola), la vittima di cyberbullismo soffre dei comportamenti dei suoi aguzzini ogni volta che utilizza online un computer o uno smartphone.

Fondamentale in quest’ambito è l’emanazione della legge 29 maggio 2017, n. 71: “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, risultata basilare anche per il nuovo ruolo assegnato alla scuola per quanto riguarda prevenzione, educazione e ri-educazione. In ogni scuola è previsto infatti un docente di riferimento che si occupa di coordinare le iniziative legate alla prevenzione e al contrasto di questo fenomeno; il dirigente scolastico ha il compito invece di contattare i genitori dei minori coinvolti e di predisporre per i cyberbulli sia sanzioni sia misure educative. 

(KJA)