Contenuto principale

Consiglio

Consiglio | 12.01.2021 | 16:24

Lavori Consiglio: informativa Covid

La panoramica del pres. Kompatscher e dell’ass. Widmann sulla situazione locale, le domande di consiglieri e consigliere.

LINK FOTO LIBERAMENTE UTILIZZABILI (Crediti Martin Werth-Landtag)
https://www.flickr.com/photos/190091852@N05/

LINK DOWNLOAD
Imm. seduta consiglio provinciale del 12.01.2021 (GNews)
https://we.tl/t-3p1Lf7Qyqu

In apertura della seduta di oggi del Consiglio provinciale, è intervenuto il presidente della Provincia Arno Kompatscher per informare sulla situazione relativa alla gestione della pandemia da Covid 19.Egli ha riferito che in Europa, come tutti sanno, la situazione è tesa e sta peggiorando, pertanto molti Stati hanno mantenuto il lockdown e le restrizioni in atto, prolungando le misure restrittive o introducendo nuove restrizioni. In Gran Bretagna e Irlanda la situazione è molto grave, ma anche in Austria, Francia e Germania vengono prorogate le restrizioni. La Conferenza Stato Regioni ha incontrato i ministri Speranza e Boccia, ottenendo spiegazioni sulle intenzioni del Governo, che saranno spiegate domani in Parlamento. Ci sarà, poi, un nuovo incontro con le regioni giovedì, con una prima bozza di nuovo DPCM che entrerà in vigore sabato. Il Governo dovrà prolungare lo stato d’emergenza che sarebbe dovuto terminare a fine gennaio. I ministri hanno spiegato che verrà mantenuto il sistema di classificazione in essere, in base al numero dei contagiati, suddividendo le zone in gialle, arancioni e rosse; il passaggio dal giallo all’arancione o dall’arancione al rosso avverrà prima di quanto avviene ora, per un RT superiore a 1 si passerà all’arancione, per un RT superiore all’1,25 si passerà in zona rossa. Saranno inasprite le regole in vigore, il criterio dell’incidenza a 7 giorni è stato discusso, ma si teme che le regioni possano fare meno test per ridurre il numero di contagiati, quindi questo valore non verrà utilizzato per la classificazione. Le regioni che finora erano zone gialle ma sono ad alto rischio potrebbero essere classificate come arancioni, con minore libertà di circolazione. Si controlla il carico delle terapie intensive e l’esistenza di eventuali focolai e sulla base di questi dati la maggior parte delle regioni gialle potrebbero essere classificate come arancioni.
La Giunta provinciale si è occupata oggi della questione, e segue la stessa logica. Non si tratta di decisioni politiche, ma di seguire una logica già adottata negli altri Paesi, intervenendo sulle situazioni a rischio e valutando il grado di rischio delle diverse attività aziendali. La provincia si trova in una situazione molto critica ma stabile; ha avuto una regolamentazione più severa durante i giorni festivi, e con il 7 gennaio ha attivato le regole della zona gialla, con l’unica eccezione della possibilità di cenare al ristorante, su prenotazione. Ci sono numeri lieve trend in crescita nelle terapie intensive, ma non un’impennata grave, il tasso d’incidenza è elevato anche perché si fanno tantissimi test. Per questo si intende restare nell’ambito delle regole esistenti, stabilendo però i criteri in base ai quali si dovrà essere più restrittivi. Ci si orienta esattamente al catalogo per le zone rosse. Ci si augura che questa situazione non si avveri, Natale è stato già assorbito e si attende di vedere le conseguenze di Capodanno: non ovunque sono state rispettate le regole, soprattutto nelle case private. Le regole esistenti non significano libertà per tutti, vanno limitati i contatti e seguite le regole igieniche, non sono permesse manifestazioni. Se saranno necessarie misure più restrittive, saranno in vigore per tre settimane. la situazione drammatica della primavera ha fatto sì che la gente volontariamente si attenesse alle regole, ma l’autunno è stato difficile e l’inverno ancora più duro, e molte imprese sono al limite della sopravvivenza. C’è bisogno dei ristori a livello nazionale, e su questo si insiste nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni, ma nello stesso tempo si sa che in alto Adige essi non saranno sufficienti e che ci vorranno misure provinciali. A questo scopo si cerca di attuare spazi giuridici per, per esempio, assumere nuovi debiti, altrimenti il danno per l’economia e il bilancio provinciale sarebbe molto maggiore.

L’ass. Thomas Widmann ha segnalato che oltre ai dati offerti dai media ce ne sono altri che sono essenziali. Se si reagisce con ritardo, e se ci sono troppi contagiati nelle terapie intensive, il sistema crolla, perché non riesce più a occuparsi di altri pazienti: finora per fortuna si è riusciti a dare un'assistenza sanitaria a tutti. Chi si contagia oggi appare nei dati tra due settimane, e lo stesso vale per l’esito delle misure adottate. Bisogna inoltre trovare una via di mezzo tra le restrizioni e il mantenimento di attività essenziali per la società, al fine di evitare imponenti danni economici. Il 12 dicembre c’erano 16 pazienti in terapia intensiva, poi lentamente i numeri sono aumentati, anche a causa degli affollamenti e incontri natalizi: non tutti hanno seguito le regole. Si tratta di una piccolissima parte della popolazione, ma è sufficiente perché ci siano ripercussioni 14 giorni dopo. Egli però si aspettava un numero maggiore di contagiati rispetto ai 27 pazienti in terapia intensiva ai primi di gennaio. Questo però non toglie la pressione sugli altri reparti ospedalieri, e nelle prossime settimane si vedranno le conseguenze dei festeggiamenti di Capodanno, pare infatti che ci siano state diverse feste private. I numeri in terapia intensiva fanno presto a crescere, con una curva esponenziale, e impongono eventualmente chiusure immediate. Questo ha il vantaggio di permettere in 3-4 settimane di tornare a una situazione normale. Il 9 gennaio sono stati fatti circa 11.000 test, tra PCR e antigenici., e questo partendo dai 30 test giornalieri della primavera. L’incidenza è alta, pari a 230, ma vengono effettuati 8-9 volte più test che nel resto d’Italia, dove l’incidenza è di 250; solo ieri sono stati fatti 1.500 test PCR. Al momento ci sono 37 comuni rossi, e si cerca di capire se si tratta di focolai, come per esempio Dobbiaco.
In quanto ai vaccini, effettivamente non si è partiti benissimo, alcuni vaccini sono arrivati in ritardo, altri ordinati non sono arrivati, e soprattutto da parte delle infermiere c’è un po’ di paura, anche a causa di informazioni diffuse sui social media. Questo si è visto soprattutto nelle RSA. In Alto Adige il tasso vaccinale è basso, tra i più bassi in Europa, questo risulta anche dal numero delle vaccinazioni antinfluenzale. Escludendo l’obbligo, bisogna convincere le persone a vaccinarsi. Finora è stato usato circa il 44% delle dosi, partendo dal personale RSA, over 80 e 70, categorie a rischio e ora si è ottenuto da Roma che si possa passare anche a altre categorie di rischio. Dopo una prima fornitura di circa 145.000, arrivano circa 8.000 dosi a settimana, le persone da vaccinare per togliere pressione agli ospedali sono 200.000, quindi ci vorrà tempo: si farà pressione per ricevere più dosi vaccinali. Oggi è morto un ragazzo giovane, ma il 70-80% dei deceduti è over 70.

Di seguito, sono intervenuti consiglieri e consigliere.

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha rilevato il problema id parlare sempre di dati riferiti a due settimane prima, per esempio non si sa se la mutazione arriverà in Alto Adige. Bisogna dire esattamente quali sono le situazioni di rischio, anche per valutare quali attività economiche possono restare aperte, per esempio un negozio con due commesse con la mascherina. Inoltre, bisogna assolutamente prevedere dei ristori per la gastronomia, nonché dire chiaramente come si intende procedere, perché le aziende devono programmare. Ci vuole anche chiarezza sulla necessità o meno di un richiamo del vaccino.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha ricordato che la chiarezza sui numeri in terapia intensiva è proprio quello che egli aveva chiesto con una propria mozione, che l’assessore aveva respinto. Ha ricordato che nel lockdown di novembre erano state previste molte deroghe. La scelta vaccinale non poteva essere un obbligo, ma era fondamentale informare la popolazione, con una campagna, che si sarebbe dovuto lanciare già a dicembre. La strategia vaccinale andava comunicata e presentata al pubblico. Il consigliere ha chiesto informazioni sulle aziende che imponevano il vaccino ai propri dipendenti.
Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha chiesto perché la copertura vaccinale fosse così bassa e ritenuto che l'alto numero dei contagi non si dovesse solo all’alto numero dei test. Ha chiesto di garantire alle aziende pianificazione. Ha ribadito che era mancata una vera e propria campagna vaccinale. Lo screening di massa era stato presentato come una liberazione, e molti avevano pericolosamente pensato di essere al sicuro: bisognava migliorare la comunicazione a livello provinciale. 
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha chiesto quante persone contagiate arrivano in terapia intensiva e se le persone vaccinate potranno in futuro, in caso di lockdown, comportarsi diversamente da quelle non vaccinate. Ci saranno molti disoccupati, e lo stato vuole finanziare solo fino ma una certa data, pertanto ci vogliono idee concrete sul sussidio di disoccupazione.
Josef Unterholzner (Enzian) ha rilevato che la situazione è quasi invariata da tre mesi, e chiesto quindi se le misure applicate sono giuste: bisogna riflettere su come si può agire diversamente, individuare una via speciale, permettendo alla gente di lavorare, considerando che in provincia la gente è sempre stata disciplinata. 
Diego Nicolini (Movimento 5 stelle) ha ritenuto che ci si trovasse nel momento più difficile; tutti sono esasperati e la situazione sanitaria non migliora. Bisogna fare un ultimo sforzo, e il suo gruppo è vicino alla Giunta, apprezzando anche l’apertura delle scuole. preoccupa tuttavia l’ultimo posto, con larga distanza, per dosi iniettate rispetto a quelle disponibili: serve una campagna di sensibilizzazione, che faccia capire che il vaccino è l’unica soluzione, con sistemi premianti per chi si vaccina. le dosi non utilizzate vanno recuperate per altre categorie. Egli ha quindi chiesto dove sono finiti i ristori per le categorie bloccate solo in provincia, escluse dai ristori nazionali: la Provincia deve fare la sua parte.
Anche Paul Köllensperger (5 Stelle) ha chiesto informazioni sui ristori locali, e fatto riferimento ai problemi relativi alla stagione turistica. Creare le condizioni giuridiche per fare debiti richiede un periodo molto lungo, ma i ristori per le aziende servono immediatamente, a livello statale si è già al Ristori quinquies. 
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha ribadito quest’ultimo punto, e ricordato che il Consiglio ha respinto le sue proposte in merito. Ci vogliono però risposte chiare, non si può votare in un modo in Consiglio e promette in modo diverso fuori dall’aula. La campagna vaccinale ci vuole in primo luogo per gli operatori sanitari, perché la situazione è molto grave e la politica ha la sua responsabilità. Tuttavia, non si possono lasciare in magazzino i vaccini, essi vanno utilizzati. I riscontro delle indagini dei cani molecolari paiono inesistenti, ma ci vogliono i dati scientifici, avendo impegnato una cifra così importante in una sperimentazione forse non opportuna in questa situazione.
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha evidenziato che molte persone stufe della situazione vorrebbero un cambio di marcia rispetto ai vaccini, che ci sono ritardi anche per via degli operatori sanitari che rifiutano il vaccino, a livello di vaccinazioni si occupa l’ultimo posto con la Lombardia, e l’ass. Gallera è stato sostituito. Bisogna intervenire in maniera diversa, ritardi non sono tollerabili. Una sanità che ha 1,3 mld i budget deve saper gestire anche una situazione così drammatica.
Franz Ploner (Team K) ha fatto riferimento ai dati forniti dall’assessore, e al rifiuto dei vaccini da parte degli operatori sanitari, criticando che non si fosse partiti in anticipo con una campagna esplicativa, che avrebbe ridotto questi rifiuti. Ha criticato poi la mancanza di un piano vaccinale, con riferimento alle sedi vaccinali, i destinatari ecc. Molte persone non sanno come possono vaccinarsi, un piano vaccinale è anche per questo fondamentale, così come un registro vaccinale, che è fondamentale.
Peter Faistnauer (Team K) ha chiesto quali saranno le prospettive per i giovani nei prossimi mesi, rilevando che il tema non era ancora mai stato affrontato, anche in riferimento alle attività sportive. 
Helmut Tauber (SVP), considerando l’apertura alle vaccinazioni ad altre fasce della popolazione, ha chiesto quando arriveranno altre dosi di vaccino. Ha poi aggiunto che il settore del turismo è distrutto, molti operatori sono stati chiusi per 5-7 mesi: quando arriveranno gli aiuti necessari?
Il pres. Arno Kompatscher ha riferito che è ormai chiaro, anche da un confronto con gli altri paesi, che il catalogo dei fattori di rischio è ormai uguale ovunque: riguarda assembramenti e manifestazioni, riunioni di persone che diversamente non si riunirebbero, come nella ristorazione o nei locali pubblici. Questo ormai è chiaro, non è necessaria l’introduzione di altri standard: sostanzialmente, vanno evitati i contatti sociali. Tutto il settore del turismo ha capito che non ci sarà una stagione come negli ultimi anni, sia per le limitazioni imposte a livello nazionale, con il divieto di trasferimenti tra regioni anche in zona gialla, sia perché anche altri Paesi, da cui solitamente arrivano gli ospiti, hanno imposto limitazioni di viaggio. Quindi è vero: c’è bisogno assolutamente dei ristori. La richiesta di accendere dei mutui da parte della provincia è stata fatta già in primavera, ma i limiti sono stati mantenuti, gli indebitamenti sono limitati a investimenti sul proprio patrimonio, e questo non ha senso per le regioni con un rating alto come la provincia di Bolzano. Cambiare una legge costituzionale impone tempi molto lunghi, pertanto si lavora per un accordo con il Governo: nel momento in cui esso verrebbe firmato, si potrebbe agire immediatamente, e gli assessori competenti hanno già stabilito i criteri di distribuzione. Le trattative sono in corso con un calendario molto stretto, si intende concludere entro gennaio: “La Provincia non chiede un ulteriore centesimo allo stato, e sarebbe irresponsabile se questo non creasse i necessari presupposti”. Ovviamente i ristori andrebbero solo a chi ha avuto dei danni, che vanno comprovati. Per quanto riguarda le aziende, come quelle nell’ambito della cura della persona, che avevano chiuso solo in Alto Adige, tutte le regioni hanno avuto situazioni diverse, e a livello nazionale si discute sul considerare il calo del fatturato a prescindere dal codice Ateco. Se ciò non avverrà, la Provincia dovrà intervenire. Gli aiuti per le famiglie sono stati rivisti, si può fare domanda in maniera semplice e non burocratica. La cassa integrazione sarà prorogata, con misure aggiuntive a riconoscimento del tenore di vita più elevato.
L’ass. Thomas Widmann ha ammesso che a volte bisognerebbe comunicare meglio e di più, aggiungendo che era stata preparata una campagna vaccinale per la popolazione. Tuttavia, non era certo possibile dare informazioni in merito 6 mesi fa: le informazioni sul vaccino sono recentissime. All’interno della sanitaria va seguita una strategia diversa rispetto a quella per tutta la popolazione. Bisogna assolutamente procedere con la campagna per la popolazione, anche se per gli over 80 questo non è così urgente sono i primi a volersi vaccinare. chi è già stato contagiato non dovrà vaccinarsi perché ha già gli anticorpi. Il piano vaccinale, come Franz Ploner ben sa, è preparato a livello nazionale, non provinciale, l’Alto Adige è l’unica regione che sta già vaccinando gli over 80. Sarebbe più sensato dare la competenza alle regioni. La Provincia deve continuamente confrontarsi con Roma per capire quando e se arrivano le dosi: questo è il dato che si ha bisogno di sapere. Ieri era stata data la possibilità di vaccinare anche altre fasce, se ci sono dosi a disposizione, ma tutto seguendo il piano nazionale. Foppa ha chiesto dove si era sbagliato, ma la Provincia avrebbe sbagliato solo se il sistema sanitario fosse crollato, ma questo non è successo. Se tutti si attenessero alle regole di distanziamento e igiene, i contagi non si trasmetterebbero così velocemente: tutti desiderano incontrarsi con parenti e amici, ma non è possibile senza correre un grave rischio. Senza lo screening di massa, il sistema sarebbe entrato in crisi in due settimane, quindi esso è stato positivo nonostante molti avessero aspettative ben più alte. Pertanto, eseguire lo screening è stato giusto, e vanno ringraziati tutti coloro che hanno partecipato e sostenuto l’iniziativa. Molti test vengono effettuati nelle scuole superiori, e in quanto ai test coi cani molecolari, non vanno ridicolizzati: si tratta di un metodo di indagine non invasivo. Attualmente non ci sono dati a disposizione, ma saranno dati appena disponibili. Al momento, non è ancora comprovato che una persona vaccinata non possa contagiare un’altra persona, appena questo sarà provato si potrà prevedere un trattamento diverso per chi si è sottoposto a vaccino. 

La seduta prosegue con l’esame delle interrogazioni su tema d’attualità.

(MC)