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Consiglio | 08.10.2019 | 18:11

Lavori Consiglio: Ristorazione collettiva, Osservatorio culturale

Mozioni di Gruppo Verde e Partito Democratico - Liste civiche. La seduta di oggi è terminata.

La prima proposta dell’opposizione discussa oggi in Consiglio provinciale è stata la mozione n. 76/19: Trasparenza nella ristorazione collettiva, presentata da Brigitte Foppa (Gruppo Verde), la quale, facendo riferimento al convegno “Mens(a) sana in corpore sano” sulla ristorazione collettiva sostenibile organizzato il 1o marzo scorso dalla LUB, nel quale gli esperti avevano sottolineato quanto sia importante utilizzare maggiormente alimenti prodotti in modo sostenibile, al piano d'azione nazionale sul Green Public Procurement (GPP) che prevede il rispetto dei criteri ambientali minimi (CAM) e al fatto che l'Italia attualmente è l'unico Paese dell'Unione europea ad aver introdotto in modo vincolante il GPP, nonché al Regolamento di esecuzione UE n. 1337/2013 della Commissione che prevede l'indicazione obbligatoria del Paese di origine o di macellazione per la carne suina, ovina, caprina o di volatili destinata alla vendita, evidenziava che consumatori e consumatrici chiedono sempre più chiarezza in merito alla provenienza degli alimenti, in particolare per la carne, e che vorrebbero sapere cosa mangiano in mensa loro stessi, i loro figli o gli anziani, categorie più sensibili in quest’ottica. In questo senso, Il Comune di Bolzano dà il buon esempio: nei menù delle mense scolastiche vicino a ogni piatto è indicato quali ingredienti provengono da coltivazioni biologiche e quali dal commercio equosolidale: “Questa pratica andrebbe estesa. Sulla base dell'obbligo di etichettatura i gestori delle mense pubbliche dovrebbero essere tenuti a indicare nei menù la provenienza della carne e gli ingredienti derivanti da agricoltura biologica”. La consigliera ha chiesto quindi di incaricare la Giunta di prendere tutte le misure necessarie affinché i gestori delle mense pubbliche siano tenuti (1) a indicare sui menù gli ingredienti provenienti da agricoltura biologica, (2)  a indicare sui menù gli ingredienti provenienti dal commercio equosolidale, (3) a indicare sui menù la provenienza della carne utilizzata.
Myriam Atz-Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) si è detta d’accordo con un’iniziativa per più responsabilità e trasparenza, sottolineando che molti ristoranti e alberghi si impegnano a indicare l’origine dei prodotti utilizzati, considerandolo un plusvalore. Tuttavia, in quanto alla carne spesso si comprano quantità elevate, e non è possibile rintracciare l’origine di ogni singolo pezzo di carne. Per questo il gruppo avrebbe sostenuto i punti 1 e 2. Utilizzare cibo di qualità rintracciabile richiede anche costi maggiori, quindi bisognerebbe prevedere degli incentivi o agevolazioni fiscali.
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha fatto riferimento alla legge sull’edilizia pubblica del 1996, che ha portato l’Alto Adige in una nuova era in ambito architettonico: si tratta di un esempio di buona prassi innovativa da parte della mano pubblica, che ha fondato una nuova cultura, che ha avuto poi ripercussioni anche nel privato. Allo stesso modo, si può fare il primo passo anche in questo settore: il cliente è infatti l’amministrazione pubblica, e non è un piccolo cliente.
Helmut Tauber (SVP), pur condividendo l’intento di base, ha voluto approfondire il tema dal punto di vista degli alberghi, sottolineando i numerosi vincoli che devono rispettare dal punto di vista delle etichettature. Ha quindi invitato a non aggiungere un ulteriore onere burocratico, evidenziando che il pres. Kompatscher interviene a Bruxelles anche per garantire una maggiore diffusione dell’uso dei prodotti regionali, senza per questo aumentare la burocrazia.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha riferito che a Bolzano questa cosa si fa già: le famiglie ricevono un foglio col menù giornaliero, con indicazioni su quali sono i prodotti bio e quelli da commercio equo e solidale. Infatti la mozione non parla di alberghi, ha chiarito, ma appunto di mense pubbliche, di strutture che hanno già a disposizione questa documentazione, e che dovrebbero comunicarla anche agli utenti.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha condiviso lo spirito della mozione ai sensi della sensibilizzazione e informazione, tuttavia bisogna chiarire cosa è regionale e cosa no, e se all’etichetta bio su un prodotto corrisponde la provenienza bio di tutti gli ingredienti. MAncano quindi dettagli su come esattamente etichettare un prodotto. Piú utile sarebbe indicare gli ingredienti problematici.
Franz Locher (SVP) ha chiarito che gli alimenti sono una delle basi più importanti dell’esistenza, aggiungendo che se si sarà in grado di scegliere i prodotti locali per le mense locali si dará anche un sostegno all’economia locale, al di là del fattore bio.
Gerhard Lanz (SVP) ha sottolineato che da un lato si tratta di una misura molto importante, e che le strutture pubbliche hanno giá avviato una serie di iniziative per garantire prodotti di qualità, dall’altro è inutile oberare il consumatore di informazioni delle quali non se ne fa niente. Inoltre, se ognuno vuole dire la sua sul menú delle mense non si potrà più garantire il servizio. Ci sono misure già avviate per garantire qualità e prodotti regionali, ed è meglio puntare sulla cultura piuttosto che sugli obblighi. È vero poi che si parla solo di settore pubblico, ma si sa che dal pubblico al privato il passo è breve.
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha ribadito il ruolo di avanguardia del Comune di Bolzano, facendo poi riferimento all’attuale guerra sui dazi e alla diffusione di ormoni nella carne americana, fattori che rendono ancora più importante conoscere l’origine dei prodotti. Indicarne la provenienza è quindi opportuno.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore) ha chiarito che la mozione chiede altro, ovvero di indicare la provenienza da agricoltura biologica e commercio equo e solidale. In ogni caso, il tutto si risolve con un’etichetta di 700 voci attaccata sul muro della mensa, quindi con fruibillità - e interesse - del tutto relativi. Ci sono anche perplessità su alcune filiere del commercio equo e solidale. Si potrebbero condividere i punti 1 e 3, ma forse non rispecchiano l’intento dei proponenti e si svilisce l’obiettivo di fondo.
L’ass. Arnold Schuler ha sottolineato che gli alimenti non sono mai stati così qualitativi e così controllati come oggi; il biologico è un metodo di agricoltura molto interessante e importante, ma va evitato un atteggiamento orientato al “bianco o nero”, si può anche discutere se il biologico è orientato alla tutela del clima. Ha quindi esaminato i tre punti dispositivi, evidenziando che non si parla dell’origine dei prodotti, né, in riferimento al biologico, delle condizioni di produzione. Questo non è coerente. Inoltre, delle mense scolastiche sono responsabili i Comuni: ci si è confrontati con il Consiglio dei Comuni che è d’accordo sul richiamare i Municipi a rispettare i risultati del convegno citato, ma non agli obblighi previsti dalla mozione. Foppa ha risposto che gli stessi Comuni dicono che ci vuole un indirizzo della Provincia, e rilevato che curiosamente nessuno aveva sollevato il problema dei costi. Così come il collega Locher, che aveva presentato un’interrogazione sull’origine dei prodotti usati negli ospedali, anche i cittadini vogliono sapere cosa mangiano loro o i loro figli. Scrivere l’origine die prodotti nel menù non è un grande problema, non richiede maggiore personale, ed è irresponsabile dire che non si sa da dove viene la carne delle mense pubbliche. Votata per punti separati e nominalmente, la mozione è stata respinta : le premesse con 13 sì, 17 no e 3 astensioni, il punto (1) con 13 sí, 17 no e 2 astensioni, il (2) con 13 sì, 17 no e 3 astensioni, il (3) con 12 sì, 17 no e 4 astensioni.

Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha quindi presentato la mozione n. 123/19: Osservatorio culturale provinciale, con la quale, evidenziando la diffusa offerta culturale e gli ingenti investimenti volti ad allargare e diversificare tale offerta, cui è corrisposta una crescita esponenziale di consumi incoraggiata anche da strategie di avvicinamento del pubblico, nonché il fatto che l'offerta di spettacoli sempre crescente, sostenuti dalle istituzioni. avesse innescato una parallela crescita della domanda, ponendo la Provincia ai primi posti nelle statistiche mondiali di consumo culturale, con però  una diminuzione costante nell'investimento di risorse da parte delle istituzioni che rendeva necessario coinvolgere anche i capitali  privati, evidenziava l’importanza di avviare (come era già stato sperimentato nel 2005) un Oservatorio Culturale dell'intero Alto Adige, che fosse punto di partenza e momento di valutazione delle attività dello spettacolo dal vivo e dei progetti ad esso annessi, fungendo da spunto di riflessioni, considerazioni, decisioni da assumere in merito agli investimenti/contributi ai vari enti/associazioni presenti sul territorio. L’Osservatorio dovrebbe rappresentare un appuntamento annuale per valutare le attività proprie dello spettacolo dal vivo e dei progetti ad esso annessi; offrire uno spunto per prendere decisioni per investimenti, per avviare e consolidare le politiche culturali del territorio; diffondere la consapevolezza che uno studio annuale trasparente permette alla cultura di essere interpretata come motore di crescita economica, occupazionale e turistica; richiamare forme di investimento degli operatori economici locali a favore della cultura, produrre linee guida per avvicinare il non pubblico tramite la fruibilità, la formazione e la flessibilità.  Pertanto, egli chiedeva di impegnare la Giunta a costituire e attivare  l’Osservatorio culturale provinciale.
Alex Ploner (Team Köllensperger) ha riferito di condividere tanto di quanto detto da Repetto, evidenziando però che il collega giornalista Georg Mair sulla ff aveva detto che in campo culturale si fa poco ma si acquista molto e redatto una dura critica del mondo culturale locale, anche perché per la politica la cultura non ha nessuna priorità. Chiedere un Osservatorio vuol dire però risolvere il problema dalla parte sbagliata, sarebbe come promuovere l’agricoltura osservando le piante invece che seminando: bisogna allontanarsi dalla quantità, promuovendo la qualità, l’aumento delle conoscenze, il sostegno dei talenti. Ha quindi annunciato astensione.
Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha sottolineato che in provincia, purtroppo, la cultura non viene portata avanti ma piuttosto ostacolata. Ha quindi evidenziato il grande difetto di riportare sempre la cultura ai gruppi linguistici, e il fatto che in passato il dibattito avesse riguardato molto più la struttura che l’orientamento. Lo stimolo che veniva dal collega Repetto era utile a tenere in vita il dibattito e la produzione culturale; bisognava inoltre considerare che la mancanza di un coordinamento causava spesso una sovrapposizione: anche per questo la proposta era da sostenere.

La discussione della mozione riprenderà domani mattina. La seduta di oggi è terminata.

(MC)