Contenuto principale

Consiglio

Consiglio | 10.11.2022 | 11:23

Lavori Consiglio: Valorizzazione del personale scolastico - 3, No alla guerra in Ucraina

Mozioni di Gruppo verde e Team K, voto di Movimento 5 Stelle/Gruppo verde/Team K/Partito Democratico - Liste civiche.

In apertura della seduta mattutina del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano, Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha chiesto all'assessore competente cosa proponeva in merito alle due mozioni sul personale scolastico presentate ieri. L’ass.  Philipp Achammer egli ha parlato di una formulazione esatta dei requisiti di accesso ai ruoli citati, ai quali si sta già lavorando e a un ripensamento della procedura di selezione attualmente molto complessa. Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha ribattuto che in quanto annunciato non era contenuto nulla di quanto proposto nelle mozioni, proponendo quindi di proseguirne la discussione.

È quindi ripreso l’esame delle mozioni 629/22: Il personale scolastico è prezioso, presentata da Brigitte Foppa (Gruppo verde) e 631/22: Rivalutare il profilo professionale dei bidelli/delle bidelle e quello degli addetti/delle addette alle pulizie (EMENDATA), avanzata da Maria Elisabeth Rieder (Team K), arrivata ieri fino alla replica dlel’assessore. In controreplica, Foppa ha rilevato l’apprezzamento per il personale non docente espresso durante la discussione in aula, criticando che la relativa attività venisse nei fatti sminuita. Anche Achammer aveva espresso apprezzamento, ma la proposta fatta ora in aula era molto vaga, non aveva per esempio parlato della grande superficie da pulire - oltre mille mq, né delle sostituzioni degli assenti o di persone non più in grado di svolgere un lavoro così pesante. Rieder ha ricordato che l’assessore aveva ammesso che il taglio dei posti del personale non docente era stato un errore, anche a fronte dell’aumento del numero di scuole da gestire e della superficie da pulire. Ai posti vacanti si aggiungevano le assenze per burn out o malattie, non coperte. Achammer non aveva parlato di come rendere più attrattiva la professione dei collaboratori scolastici o di aumenti degli stipendi. Rieder si è inoltre stupita che nessuno degli Arbeitnehmer SVP fosse intervenuto ieri, e ha aggiunto che le persone interessate e i sindacati avevano cercato un confronto con il presidente della Provincia senza ottenerlo, e per questo si erano rivolti alle consigliere. Rieder si è chiesta infine cosa succederebbe se per una settimana bidelli, bidelle e segreterie scolastiche non lavorassero: "Allora vedremmo chiaramente quanto sono importanti”. Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha chiarito che i suoi collaboratori sono molto coscienziosi, e andava effettivamente verificato se la richiesta era stata invasa, cosa che non credeva possibile.
Messe in votazione, la mozione 629/22: Il personale scolastico è prezioso (Foppa) è stata respinta con 15 sì e 24 no, la 631/22: Rivalutare il profilo professionale dei bidelli/delle bidelle e quello degli addetti/delle addette alle pulizie (Rieder) è stata respinta con 15 sì e 17 no.

È cominciata poi la discussione del voto n. 48/22: Questione Ucraina: no alla guerra, di Movimento 5 Stelle, Gruppo verde, Team K, Partito Democratico - Liste civiche (presentato dai conss. Nicolini, Dello Sbarba, Köllensperger, Ploner A., Repetto, Foppa e Rieder il 19/10/2022). Illustrandolo, Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) si è scusato per non aver coinvolto la maggioranza, evidenziando che il voto non aveva connotazione politica: si trattava solo di contrastare l’escalation bellica esistente, così come le relative conseguenze economiche. Erano 7.000 i civili morti nel conflitto, tra cui 400 bambini, era quindi importante far tacere le armi, ha chiarito il consigliere, evidenziando che non si poteva essere equidistanti in quanto era chiaro che l’aggressore era la Russia,m e che si voleva essere se mai “equivicini” ai civili ucraini. Nel dettaglio, con il voto si sottolineava che le operazioni militari in Ucraina erano un tradimento a tutto ciò che i popoli europei, russi inclusi, avevano vissuto sulla loro pelle e quindi ripudiato, e che l’Ucraina come Paese sovrano e i suoi cittadini stavano subendo una aggressione politica e militare senza precedenti contemporanei da parte del governo Russo. A otto mesi dall’inizio delle operazioni militari per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia si assisteva con sconcerto e apprensione all’evoluzione della crisi con una preoccupante intensificazione dello scontro che avrebbe potuto portare all’utilizzo di armi nucleari tattiche e strategiche da parte della Russia. Il conflitto in corso, oltre alla distruzione e alla morte che sta portando in Ucraina, stava  causando pesanti ripercussioni nell’approvvigionamento di cibo, materie prime e soprattutto nel mercato dell’energia a livello globale.  In ossequio all’Articolo 11 della Costituzione Italiana, era fondamentale favorire tutti gli impulsi funzionali ad una risoluzione non violenta del conflitto, per scongiurare anche che la guerra in corso in Ucraina si trasformasse in una gara al potenziamento degli arsenali, con forte rischio di trascinamento dell’Europa e dell’Italia nel conflitto. Il consigliere sottolineava inoltre che proprio gli altoatesini dovevano essere particolarmente sensibili alla situazione in Ucraina, dove fino a ieri di parlavano le due lingue senza problemi mentre oggi si avanzavano forti pretese nazionaliste. L’Alto Adige – Südtirol, memore di una storia brutale, caratterizzata da ingiustizie e conflitti etnici, ma che attraverso il dialogo era riuscito a diventare modello di convivenza e di benessere diffuso, aveva il dovere e l’autorità morale di intervenire per esprimere la contrarietà a qualsiasi risoluzione violenta delle controversie etniche, linguistiche e territoriali. Il consigliere ha quindi proposto di impegnare il Parlamento e il Governo italiano affinché si adoperassero, attraverso i canali diplomatici, per la ripresa dei negoziati ed il superamento del conflitto armato, per il ripristino del diritto internazionale ed il ritiro delle truppe russe di invasione a tutela e protezione dei civili.
Franz Ploner (Team K) ha richiamato i dati salienti della guerra d’Ucraina, di cui ha richiamato la brutalità, nonché la speranza di ritorno alla normalità: Le informazioni sulla guerra arrivano per lo più per tramite dei media. Egli augurava a tutti gli ucraini profughi un veloce rientro in una terra liberata.
Era chiaro che l'aggressore era Putin e la vittima l’Ucraina, ha detto il cofirmatario Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde). Le vittime andavano messe in grado di difendersi e bisognava fermare la guerra, perché essa rafforza nazionalismo, dittature, militarismo, oppressione sui popoli. La solidarietà doveva andare alla società civile, sia dell’Ucraina che della Russia, dove i movimenti pacifisti e di obiezione di coscienza venivano oppressi. Punto centrale era il ruolo dell’Europa, che si rivelava troppo passiva, limitandosi a offrire armi e delegando il ruolo di mediazione a un dittatore come Erdogan, invece che assumerlo in proprio.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha condiviso l'oggetto del voto, ribadendo che la guerra non è mai una soluzione di conflitti politici. La questione dei confini era complessa, la Crimea nel 1954 era stata regalata da Kruscev senza chiedere alla popolazione, anche parte degli optanti altoatesini si sarebbero dovuti insediare lì. la guerra in Ucraina era un esempio di cosa succedeva se non si facevano decidere i popoli, ma si prendevano decisioni sulle loro teste. In ucraina c’erano persone che parlavano russo, minoranze come comunque in Europa, e l’idea che i confini di uno stato corrispondessero a una nazione creava sempre problemi. O si facevano decidere autonomamente i popoli o si permettevano conflitti bellici. Purtroppo il diritto internazionale suffragava il diritto del più forte; in caso di conflitti era opportuna una votazione democratica: questo andava messo nel voto.
Josef Unterholzner (Enzian) ha chiarito che egli diceva no non solo alla Guerra in Ucraina, ma a tutte le guerre. Nicolini aveva ragione quando diceva che non si ha mai in mano la verità. Positiva era la richiesta di intervenire a livello diplomatico, pertanto il voto andava accolto. Bisognava chiedersi cosa era successo tra il 2014 e il 2022 in Ucraina: forse l’Europa sarebbe dovuta intervenire di più per evitare il conflitto. era difficile capire chi era il cattivi, l’unico fatto assodato era che un conflitto armato non è mai la soluzione.
Dai banchi dei consiglieri, Waltraud Deeg (SVP) ha sostenuto che tutti speravano di non vedere più nel continente europeo un conflitto del genere, e ha ricordato il padre, nato nel 23 a Stoccarda, inviato nel 1942 a Stalingrado e dichiarato morto a marzo ‘43, ma invece sopravvissuto e rientrato a casa: egli era morto quando lei era adolescente senza mai parlare della guerra, “ma ora tocca a noi farci sentire”. Una pace a tutti i costi però non era vera pace, senza democrazia e giustizia sociale. Deeg ha anche evidenziato che la mancanza di forniture  di grano dall’Ucraina fa morire di fame persone in altri Paesi, e anche su questo Putin fa pressione, cosí come sui prezzi dell’energia.
Marco Galateo (Fratelli d’Italia) ha evidenziato anche il rischio di una guerra nucleare, e aggiunto di conoscere quelle zone anche perché la moglie è lituana. La Provincia non poteva fermare una guerra, ma era importante dare un segnale, come intendeva fare il voto. L’invio di armi all’Ucraina era stato necessario, perché le permetteva di sedersi a un tavolo e aprire una trattativa; se l’Italia si fosse ritirata dal continuare a dare un sostegno, essa si sarebbe sottratta al nuovo ordine mondiale con il mondo libero dell’Occidente e il mondo sotto l’influenza economica cinese: egli, come il Governo Meloni, non aveva dubbio che l’Italia dovesse ancorarsi al mondo occidentale.
Triste era vedere cosa accadeva tra i popoli ucraino e russo, che si erano sempre definiti fratelli, ha detto Paul Köllensperger (Team K), cofirmatario, parlando del neoimperialismo di Putin, del ruolo della NATO e dell’assenza dell’Europa, che non interveniva. Era l'Europa che pagava conseguenze con il prezzo del gas alle stelle, gli USA, che non avevano alcun problema, per questo egli aveva firmato il voto: ci volevano trattative e negoziati per la pace, attività diplomatica. L’Europa si dimostrava molto debole.
Ulli Mair (Die Freihietlichen) ha chiarito che la UE aveva un ruolo: quello dell’idiota al servizio degli USA. La consigliera ha detto che i consiglieri verdi che avevano sottoscritto il voto forse avrebbero dovuto parlare con i Verdi in Germania e Austria, che respingevano ogni risposta diplomatica e si associavano alla corsa agli armamenti. Al voto, ha aggiunto, mancavano riferimenti alla popolazione russa in Ucraina: accanto alle trattative bisognava considerare le competenze autonomiste. Mair ha aggiunto che ogni politico o politica che negli ultimi mesi aveva cercato di avvicinarsi diplomaticamente a Putin era stato condannato dall’opinione pubblica. Le sanzioni colpivano la stessa Europa. Il voto andava accolto, ma servivano ulteriori precisazioni.
Magdalena Amhof (SVP) ha evidenziato che avrebbe voluto essere coinvolta nel voto, che in quel caso il suo gruppo avrebbe potuto accogliere. Ha quindi proposto una modifica della parte deliberante, indicando nella parte deliberante il “ripristino della piena sovranitá dell’Ucraina”.
Sven Knoll (STF) ha evidenziato che bisognava capire se si intendeva inclusa la Crimea o no.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha chiarito che pacifismo non significava “pace a tutti i costi”; non dare più sostegni all’Ucraina avrebbe fatto cessare la guerra ma anche la stessa Ucraina, bisognava salvaguardare principi fondamentali. Sì ai negoziati diplomatici, e fine della guerra non senza determinate condizioni. Andava ovviamente ripristinato lo stato di diritto anche per lo status di minoranza. Non si poteva però parlare di una pace “a tutti i costi”, dando ragione all’aggressore, e questo andava chiarito nel voto.  Mair però aveva ragione: non bisognava identificare come “amico di Putin” chiunque parlasse con lui. Diego Nicolini ha replicato che egli era stato neutrale nella formulazione, e che non si poteva parlare di ripristino della piena sovranità dell’Ucraina, ma piuttosto far riferimento a un negoziato. Mancava sensibilitá da parte della SVP, anche in relazione a questioni di autonomia. Il negoziato cui egli faceva riferimento non voleva dire dare ragione a Putin. Ha ricordato di aver partecipato alla manifestazione per la pace di Roma, con 117 associazioni e tantissime sensibilità: tutti chiedevano di sedersi finalmente attorno a un tavolo. vero era che c’era una guerra geopolitica in corso, e che l'Europa restava schiacciata, subendo anche la volontà della NATO. Arrivare  a un referendum per l’autodeterminazione almeno della Crimea d’accordo con Federazione russa e Ucraina potrebbe essere un’ipotesi possibile, e se inserisce la frase richiesta questo non potrebbe più accadere. Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) ha chiesto di confrontarsi sul tema intorno a un tavolo: la frase sulla sovranità poteva essere formulata in modo compatibile con un non allineamento alle parti in guerra. Nicolini si è detto disponibile a un negoziato e ha sospeso il voto.

(continua)

(MC)