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Consiglio | 08.11.2022 | 17:28

Lavori Consiglio - Interrogazioni su temi d’attualità - 2

Poste dai consiglieri e consigliere alla Giunta provinciale, esse riguardavano la taskforce Migration, toponimi in sola lingua italiana sul portale SUAP, Case di comunità, accesso agli atti amministrativi, bidelli e personale amministrativo delle scuole, energia gratuita, concessioni delle centrali elettriche, sistema dei voucher, alunni mandati fuori dalla classe, tutela delle acque, Guest pass. Il tempo riservato alle interrogazioni su temi d’attualità è terminato.

Dalla risposta all'interrogazione d'attualità 43-10-22 si affermava, tra l'altro che "secondo le informazioni delle forze di polizia locali, attualmente non c'è alcuno scambio di informazioni con la "Taskforce Migration" menzionata": lo ha riferito Ulli Mair (Die Freiheitlichen) evidenziando che dalla delibera del GECT Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino" n. 12 del 18.11.2015 si leggeva, tra l'altro, che "il GECT Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino istituisce una task force per la migrazione transfrontaliera sotto il coordinamento del dipartimento o delle istituzioni dei tre Paesi che si occupano delle questioni relative ai rifugiati", e che tale task force intrattiene uno scambio regolare con le istituzioni responsabili della sicurezza pubblica e delle questioni di asilo nell'area della Regione europea Tirolo-Alto Adige-Trentino". La consigliera chiedeva quindi se tale task force era stata istituita in conformità alla decisione del consiglio del GECT e, se sì, con quali risultati e se essa era ancora attiva, se no, per quali ragioni, e infine per quali motivi non c'era scambio di informazioni, tanto più che  le delibere del consiglio del GECT prevedevano uno "scambio regolare". Il presidente Arno Kompatscher ha spiegato che la task force era stata istituita ai sensi della delibera del 14 dicembre 2015; erano seguite 10 seduti anche con rappresentanti delle forze dell'ordine di Tirolo, Alto Adige e Baviera, e rappresentanti politici avevano fatto un sopralluogo al Brennero. L’ultima seduta si era svolta nel febbraio 2020 a Innsbruck, affrontando l’emergenza profughi di allora. poi non era stata più convocata perché L’emergenza profughi si era ridotta di molto ed erano intervenute altre priorità. I gruppi di lavoro Euregio erano in parte permanenti e in parte ad hoc, la task force sarebbe stata riattivata per analizzare la situazione attuale e verificare la necessità di incontri regolari.

Un cittadino ha raccontato che sul portale SUAP (www.impresainungiorno.it) sono selezionabili solo toponimi italiani, e questo anche nei documenti che si ricevono: lo ha riferito Sven Koll (Süd-Tiroler Freiheit), chiedendone motivazione alla Giunta e se questa intendesse intervenire per far sì che fossero selezionabili, e riportati nel documenti, anche toponimi tedeschi. Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha chiarito che la Camera di commercio, il 3 novembre, aveva comunicato di essere consapevole di dover fornire le informazioni nelle due lingue e quindi di dover correggere gli errori: la Provincia aveva quindi invitato a procedere.

Con i mezzi del PNRR vengono messi a disposizione fondi per l’assistenza sanitaria di prossimità, compreso il cofinanziamento delle Case di Comunità: lo ha ricordato Franz Ploner (Team K) evidenziando che in totale, in Alto Adige, dovrebbero essere utilizzati 24 milioni per investimenti per infrastrutture sanitarie provenienti dal PNRR. Egli ha quindi chiesto alla Giunta quante di tali Case sono previste in Alto Adige e in quali comunità comprensoriali, se resteranno gli attuali ambulatori di medici di medicina generale, chi è responsabile della pianificazione e organizzazione di tali Case e chi le gestisce, se ci sono nuovi contratti per i medici di medicina generale o se rimangono in vigore gli attuali, se essi sono obbligati a collaborare nelle Case di comunità e per quante ore, se permarranno i contratti per ambulatori di gruppo o se decadranno, quale rapporto ci sarà tra ospedali e Case di comunità. Il neoministro alla Salute Schillaci non era favorevole alle Case di comunità nelle aree rurali.  Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha chiarito che entro il 2026 è prevista la creazione di 10 Case di comunitàà con i fondi del PNRR, 4 a Bolzano, 2 ciascuna a Merano, Bressanone e Brunico. Gli ambulatori dei medici di base verranno mantenuti; la programmazione spetta al comprensorio sanitario e le Case saranno gestite da funzionari provinciali, al fine di integrare i servizi nel migliore die modi. Per i medici di base vale il contratto nazionale e quello aggiuntivo provinciale, ora in fase di contrattazione. si intende rinnovarlo all’inizio dell'anno prossimo. In quanto all’obbligo per i medici di medicina generale, se ne è molto discusso in Conferenza delle regioni, valutando che era un’ottima occasione per ripensare il servizio da essi attualmente svolto in Italia, considerando anche l’obbligo di prestare servizio in questo senso, che però era un tema delicato. Ci si muoveva nella direzione di appositi contratti, ma questa decisione doveva essere innanzitutto statale. Gli studi medici associati e i relativi contratti sarebbero stati mantenuti, gli ospedali avrebbero continuato a svolgere le loro funzioni, permettendo però di accedere altrove a servizi ambulatoriali. Anche i medici che lavorano ora negli ospedali potranno fornire i loro servizi nelle Case di comunità.

Il Decreto legislativo 33 del 2013, detto “Codice della trasparenza”, rende possibile l’accesso civico agli atti amministrativi e così recita: “La trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti l'organizzazione e l'attività delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche”; lo ha ricordato Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) evidenziando che a questo scopo nei Comuni è stato istituito anche l’albo digitale dal quale è possibile scaricare le delibere e gli altri atti amministrativi, e che tuttavia pare che in molti comuni questi atti vengano esposti per un certo numero di giorni e poi spariscano dall’albo, rendendo così impossibile l’accesso. Rilevando che, ai sensi dell’art. 54 dello Statuto di Autonomia, alla Giunta provinciale compete la vigilanza e tutela delle amministrazioni comunali. Il consigliere ha chiesto se è rispettosa dei diritti di accesso civico previsti dal D. lgs. 33 del 2013 la prassi di alcuni Comuni che pubblicano solo per un breve tempo delibere e altri atti amministrativi, se la pubblicazione non dovrebbe essere permanente per garantire il diritto di accesso civico in ogni momento, quali sono i presupposti giuridici della risposta e che cosa intende fare la Giunta provinciale per correggere eventuali prassi inadeguate. Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha spiegato innanzitutto che i Comuni sono enti autonomi, cui non si può imporre una determinata prassi. La scadenza della pubblicazione è legata anche ad eventuali ricorsi, e ogni cittadino ha anche la possibilità di richiedere gli atti. egli aveva suggerito al presidente del Consorzio dei Comuni di analizzare queste prassi: una volta cancellati i dati sensibili, l’atto sarebbe potuto restare online. a livello giuridico il comportamento dei Comuni era lecito.

Già da anni, per quanto riguarda bidelle e bidelli, personale addetto alle pulizie e personale amministrativo delle scuole si registra una carenza di personale: lo ha segnalato Maria Elisabeth Rieder (Team K), domandando alla giunta quanti/e bidelli/e (2. livello) e quanti addetti/e alle pulizie (1. livello) sono attualmente in servizio nelle scuole dell’Alto Adige, quanti posti da bidello/a e addetto/a alle pulizie a tempo indeterminato risultano vacanti e per quali scuole, quanti posti da collaboratore/trice amministrativo/a delle segreterie scolastiche a tempo indeterminato risultano vacanti e per quali scuole, e infine se esistono iniziative o provvedimenti per portare avanti il reclutamento di tale personale. Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha chiarito che al 6 novembre 2022, secondo il piano del personale che riguarda le scuole provinciali e statali, ci sono 1.413 bidelli del 2. livello in 170 strutture, di cui 871 a tempo indeterminato. Ha quindi indicato i numeri relativi al personale amministrativo, annunciando che sono previsti nuovi bandi per le segreterie scolastiche. A livello giuridico, non è possibile prescindere dal bilinguismo per i posti a tempo indeterminato; sono previste assunzioni ad hoc per gli addetti alle pulizie e un intervento sugli stipendi iniziali.

Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) ha quindi evidenziato che l’articolo 13 dello Statuto prevede che i produttori di elettricità consegnino alla Provincia energia gratuita nella misura di 220 KWh per ognuno dei 792.100 KW di potenza nominale media concessa, e che pertanto l’energia gratuita spettante ammonta a 174.262.000 KWh, ma da sempre la Provincia vi rinuncia in cambio d’un compenso che per il 2022, calcolato su prezzi 2021, è di € 24.823.273.  Ha aggiunto che la Provincia di Trento invece ritira l’energia: 140 milioni di KWh per il 2021 per un controvalore che Trento calcola in 35 milioni di €: con lo stesso calcolo, gli oltre 174 milioni di KWh spettanti a Bolzano avrebbero un controvalore di oltre 43,5 milioni di €, (+75% del previsto compenso in denaro); inoltre, ricevendo e poi redistribuendo energia, la Provincia potrebbe alleggerire le bollette di istituzioni, imprese e famiglie, a un controvalore attuale e non calcolato sull’anno prima. L’effetto sarebbe più efficace e duraturo (perché strutturale) rispetto ai contributi-energia elargiti una tantum. Egli ha quindi chiesto alla Giunta in base a quali motivazioni anche quest’anno la Provincia ha deciso di rinunciare alla fornitura diretta di energia gratuita preferendo il compenso in denaro, se è in corso una valutazione se optare in futuro per l’energia gratuita e, se sì, a che punto è, se la Giunta non crede che sia opportuno acquisire uno o più pareri autorevoli sulla scelta preferibile per le istituzioni, le imprese e le famiglie altoatesine, tra energia gratuita o compensi in denaro. L’assessore Giuliano Vettorato ha riferito di aver portato oggi un promemoria in merito in Giunta, la quale  si era proposta di valutare quanto delle grandi derivazioni sarebbe dovuto essere trasmesso gratuitamente all’amministrazione, in primis agli ospedali, ma anche alle ferrovie, e poi di valutare l’eventuale monetizzazione delle piccole e medie derivazioni, da destinare anche alle tasche dei cittadini. Si seguiva proprio l’esempio della Provincia autonoma di Trento. Sui 140 - non 170 - GigawH, si sarebbe cercato di riunire attorno a un tavolo tutti i concessionari per ottenere il massimo per la Provincia, probabilmente 100 gigawH.

Rilevando che l’aumento incontrollato dei prezzi pesa su famiglie e imprese altoatesine, e che nulla cambia il fatto che in provincia si produca il doppio del fabbisogno di energia, soprattutto da fonte idroelettrica pulita,  Josef Unterholzner (Enzian) ha evidenziato che le concessioni di numerose centrali elettriche e di grandi impianti di produzione di energia sono scadute già da anni, e che motivo di questa situazione era apparentemente l’assenza di una legge relativa alla gara per tali concessioni, Aggiungendo che in occasione della nuova assegnazione di queste concessioni era compito della Giunta fare in modo che l’energia o i relativi profitti andassero in primo luogo alle famiglie e alle imprese altoatesine, il consigliere ha chiesto per quali impianti e grandi impianti era scaduta la concessione, a chi spettano i profitti e a quanto ammontano, quanto è grande l’attuale e la possibile futura produzione aggiuntiva di queste centrali, grazie a ottimizzazioni aziendali, nuove macchine ecc., a che punto è l’elaborazione della necessaria legge e quando sarà presentata in Consiglio provinciale, da chi viene elaborata e come approfittano famiglie e imprese locali della nuova assegnazione delle concessioni. L’ass. Giuliano Vettorato ha elencato le concessioni in scadenza, tra cui quelle di Brunico e Ponte Gardena; in merito alla possibilità di aumento di energia prodotta, questa è legata a interventi quali sostituzione e revisione dei gruppi di produzione, della condotta forzata, del rivestimento di galleria di derivazione, di aumento del salto ecc., sulla base della concessione. Il potenziale range di aumento  va tra il 2 e il 10%. Il disegno di legge è attualmente in fase di elaborazione; le sentenze della Consulta relative alla legge della Provincia di Trento hanno suggerito di intervenire con modifiche per evitare il rischio di impugnazione; esso sarà presentato all’inizio del 2023. Il progetto è stato elaborato dall’Agenzia per l’ambiente in collaborazione con esperti, tra cui il prof. Caia. La competizione tra candidati porterá un aumento di innovazione: l’obiettivo è di ottenere il massimo risultato tramite le concessioni.

Ricordando l’approvazione di un proprio ordine del giorno, nel maggio 2020, al fine di promuovere a Roma la reintroduzione del sistema di voucher, e che nel settembre 2020 l’ass. Achammer aveva indirizzato una lettera a questo scopo alla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, ancora senza risposta a fine novembre dello stesso anno, Peter Faistnauer (Perspektiven Für Südtirol) ha chiesto, a due anni dalla lettera, quando l’assessore aveva ricevuto risposta e che risposta era, quali colloqui diretti c’erano stati in merito a Roma, in quale forma erano attualmente disponibili i voucher, quali modifiche erano state o sarebbero state introdotte e, in caso contrario, come aveva motivato il rifiuto Roma. L’ass. Philipp Achammer ha riferito che l’ultima proposta per la reintroduzione dei voucher risaliva al febbraio 2022, con il min. Orlando, il quale come la min. Catalfo aveva annunciato possibilità legislative: non si erano mai detti contrari, senza però proporre iniziative concrete. Non erano quindi arrivate risposte. Al momento, i voucher erano utilizzabili da chi impiega meno di 5 persone; la Provincia auspicava un utilizzo poco burocratico. Si sarebbero date informazioni sugli ulteriori sviluppi.

Capita ripetutamente che degli alunni che si sono comportati male in classe, per punizione vengano mandati “fuori dalla porta”: lo ha riferito Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit), domandando se è ammissibile mandare fuori dalla porta gli alunni senza alcun tipo di supervisione, soprattutto se hanno meno di 14 anni, cosa pensa la Giunta provinciale - da un punto di vista pedagogico e psicologico - di tali punizioni, chi è responsabile se agli alunni, durante il periodo fuori dalla classe senza alcun tipo di supervisione, dovesse succedere qualcosa. L’ass. Philipp Achammer ha chiarito che ci sono delle situazioni in cui gli alunni e le alunne possono essere mandati a eseguire delle commissioni in autonomia, e dipende all’insegnante valutare il grado di responsabilità dei ragazzi. La Giunta non è  favorevole alla procedura descritta da Atz Tammerle come approccio generico, puó però funzionare se non ripetuta e se spiegata in modo corretto: in alcuni casi è sensato togliere un po’ di pressione dalla classe. Gli insegnanti hanno l’obbligo di badare agli alunni; diverso è il caso di alunni che vanno in bagno.

Per evitare un’eccessiva immissione di nutrienti nelle acque locali, la Giunta provinciale ha introdotto, circa 15 anni fa, una serie di misure di tutela: lo ha ricordato Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) domandando alla Giunta se, per quanto in sua conoscenza, per la provincia di Bolzano c’è la concreta necessità di intervenire ai sensi della direttiva europea  91/676 per combattere l’inquinamento idrico prodotto da nitrati in seguito all’inquinamento delle acque tramite eutrofizzazione e, in caso affermativo, quali dati e quali istituzioni hanno indotto la Giunta a lanciare l’allarme e in che modo essa è intervenuta concretamente, se la Ripartizione 31 è a conoscenza del fatto che negli ultimi anni sono stati prelevati dei campioni di acque il cui tenore di nitrati è risultato di oltre 200 mg/L, ma che i relativi punti di prelievo non vengono registrati, perché non rientrano tra quelli ufficiali, e infine quali effetti hanno avuto le misure di tutela previste per la prima volta dal decreto del pres. della Prov. del 21 gennaio 2008, nr. 6, e successivamente modificate sui tenori di nitrati delle acque dell’Alto Adige. L’ass. Giuliano Vettorato ha chiarito che la citata direttiva prevede apposite iniziative di tutela, e la Provincia si era attivata con norme più rigorose relativamente alle dosi massime di azoto applicabile, rispetto al resto d’Italia: 213 kg per ettaro sopra una certa altitudine, a fronte dei 340 km/ha previsti nel resto d’Italia. Da oltre 40 anni l’Ufficio Acque eseguiva verifiche sui corpi idrici, sia sotterranei che di superficie: nell’analisi eseguita regolarmente preso il pozzo dell’azienda servizi di Brunico era stato rilevato che le concentrazioni di azoto erano salite oltre i 35 mg/L dal 2002, e pertanto erano state attivate una serie di iniziative, anche di sensibilizzazione, e confronti con le associazioni di categoria. Presso ulteriori punti di rilevazione nell’area di Brunico erano state rilevate concentrazioni superiori ai 50 mg/L di azoto, e anche in questo caso ci si era confrontati con Bauernbund e associazioni di categoria per limitare le concentrazioni, che per i nitrati non erano problematiche.

Affrontando il tema del “Guest pass”, Josef Unterholzner (Enzian), premettendo che già il fatto che non fosse stato possibile trovare un nome per questo progetto in una delle due lingue provinciali la diceva lunga, e chiedendosi chi avesse avuto la pessima idea di introdurre questo titolo di viaggio soltanto per i turisti, mentre anche gli alunni e le alunne altoatesine devono pagare, ha sostenuto che si trattava di una beffa per tutti gli altoatesini e le altoatesine che pagano le tasse. Ha quindi domandato perché i mezzi pubblici dell’Alto Adige non possono essere gratuiti per tutti, come ad esempio in Lussemburgo; evidenziando poi che in questo modo ci si liberebbe da una miriade di posti di lavoro e di macchine inutili e si riuscirebbe a piazzare uno scoop pubblicitario di portata internazionale, che riscuoterebbe sicuramente un successo maggiore a quello attualmente raggiunto dalla IDM, ha chiesto cosa ne pensava la Giunta, nonché qual è il guadagno annuo legato alla vendita dei biglietti e quanto costa ogni anno la gestione amministrativa legata ai biglietti. L.ass. Daniel Alfreider ha suggerito al proponente di non copiare 1:1 documenti ricevuti, aggiungendo che quanto sostenuto non era corretto. In Alto Adige era in vigore da anni l’Alto Adige Pass, modo semplice per usufruire di tutti i mezzi pubblici a prezzo scaglionato; gli studenti pagavano solo il costo dell’attivazione, per viaggiare poi gratis tutto l’anno, e c’era un pass valdo du tutto il territorio anche per gli anziani. Al fine di ridurre il traffico prodotto dai turisti era stato deciso di introdurre il Guest pass, con tariffa superiore a quella prevista da Alto Adige pass: tutti i turisti pagavano tot centesimi per ogni pernottamento, e pagavano più degli altoatesini. Il guest pass dava introiti per 8 mio. l’anno. Secondo direttiva UE, i mezzi di trasporto pubblici devono essere pagati almeno al 30% anche dagli utenti, e al momento in Alto Adige questi pagano tra il 25 e il 28%: non tutto deve essere gratis, qualcosa si può pagare. Positivo è che i rappresentanti del turismo si siano detti disponibili a una ulteriore collaborazione.

La trattazione delle interrogazioni su temi d’attualità è terminata. I lavori del plenum proseguono con l’esame della  proposta di deliberazione: Approvazione del bilancio consolidato del Gruppo Provincia autonoma di Bolzano per l'anno 2021.

(MC)