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Consiglio | 01.07.2022 | 18:52

Lavori Consiglio: Approvato il disegno di legge sulla disciplina della dirigenza amministrativa

Via libera con 18 sì e 11 no al dlp 113/22: Disciplina della dirigenza del sistema pubblico provinciale e ordinamento dell'Amministrazione provinciale. La discussione generale e articolata. La sessione di lavori è terminata.

Presentando il disegno di legge provinciale n. 113/22: Disciplina della dirigenza del sistema pubblico provinciale e ordinamento dell'Amministrazione provinciale (presentato dalla Giunta provinciale su proposta del Presidente della Provincia Arno Kompatscher), il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha chiarito che essa riguardava gran parte della pubblica amministrazione, per una parte riguardando la struttura dirigenziale, per l’altra la struttura organizzativa. Le novità più consistenti erano nella prima parte, e questo perché finora mancavano dirigenti in senso stretto, essendo uso affidare incarichi dirigenziali a dipendenti con formazione più alta. Non c’era differenza tra carriera specialistica e carriera dirigenziale, che ora veniva invece introdotta, per tenere conto delle competenze. In futuro i dirigenti sarebbero stati assunti come tali, tramite iscrizione in un registro sulla base di un concorso specifico: ci saranno dirigenti di prima e seconda fascia, saranno richieste qualità dirigenziali, di programmazione, gestionali, ma non competenze specifiche in primis. Chi non vorrà dirigere un ufficio ma solo mettere a disposizione le sue buone capacità, avrá là possibilitá di una carriera specifica. Ci sarà un apposito registro  nonché una norma transitoria nella prima applicazione della norma, e in seguito l’assunzione tramite concorso; ci sarà anche la possibilitá di assunzione dall’esterno. Il registro dei dirigenti viene diviso in due sezioni: prima quelli a vertici e la direzione alla formazione, poi direttori d'ufficio, scolastiche, delle scuole di musica. Anche la rappresentanza viene riformata: con l’iscrizione nel registro, i dirigenti rappresentano la Provincia verso l’esterno, potendo anche sottoscrivere contratti che sono vincolanti. In quanto ai vice dirigenti, mancando il dirigente ne farà le veci uno dello stesso livello. Gli incarichi saranno di 2-3 anni, con possibilitádi proroga a successiva apertura al principio di rotazione, la remunerazione viene disciplinata con contratto collettivo, ma nella legge c’è uno stipendio base; lÄindnenitßá fissa sará differenziata sulla base dei criteri delle singole fasce, quella variabile dipenderá dalla complessitá dell’incarico affidato. Determinante sará anche il principio del risultato raggiunto: si punta molto al raggiungimento degli obiettivi. Importante è il compito di valutazione dei dirigenti, anche questo sarà riconosciuto nell’ambito della remunerazione: una buona valutazione aumenta la motivazione dei collaboratori. Potranno anche essere assegnati incarichi speciali a tempo determinato, in casi specifici: per esempio, nell'ambito della gestione dei fondi del PNRR. Il disegno di legge non porta una rivoluzione totale, ma intende ridefinire il profilo dirigenziale, riconoscendo apprezzamento ai relativi compiti. Esso aveva avuto un iter molto lungo: c’era stata, è vero, una sentenza della Consulta, ma si riteneva da tempo che fosse necessario intervenire, definendo in maniera trasparente, compiti e procedure d’assunzione, con grande trasparenza.
Aprendo la discussione generale, Hanspeter Staffler (Gruppo verde) ha fatto riferimento alla sentenza della Corte costituzionale del 17 maggio 2019, che avrebbe reso vincolante la presentazione della legge, come risultava la motivazione inserita nella delibera della Giunta provinciale: si trattava però di un pretesto. L'istituto dell’indennità dirigenziale quale elemento fisso non era mai stata contestata per 20 anni, solo di recente era entrato nell'occhio del ciclone della Corte dei Conti. Il consigliere ha ricordato il contributo dato dall’allora direttore della Ripartizione Personale Engelbert Schaller, scomparso troppo presto,  alla struttura dirigenziale della Provincia, unificando il meglio dei due mondi austriaco e italiano ed evitando che le forze dirigenziali si staccassero dal restante personale, anche in termini di retribuzione. Le contestazioni della corte dei Conti sulla regolamentazione pensionistica avevano avviato un procedimento che aveva preso il suo corso. Roma aveva impugnato molto, ma commercio, caccia e altro erano stati salvati da norme d’attuazione ad hoc: se ciò era stato possibile in questi casi, perché non doveva essere possibile per l’organizzazione del personale degli uffici provinciali? La caccia era più importante? L'articolo 8 dello Statuto d’Autonomia, in fondo, mette la regolamentazione degli uffici al primo posto delle competenze provinciali. Ma quando ci fu l'attacco dello stato in questo campo, non si reagì con forza, promuovendo subito una norma d’attuazione: qualcuno dovrebbe spiegare perché. Chi vota a favore di questa proposta di legge accetterá un indebolimento dello Statuto e avrà una pesante responsabilità. I padri fondatori avevano evidentemente pensato che l'autonomia era valida solo a fronte di una buona amministrazione, basata su un buon ordinamento: ora questo principio veniva abbandonato; la proposta recepiva anche parte delle norme statali, ma i sistemi amministrativi statali non erano migliori. Il depotenziamento dei direttori d'ufficio e l'abolizione dei vice non erano un progresso.
Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) ha criticato il fatto che, come nel caso della legge sull'edilizia abitativa, tutto fosse stato approvato in fretta e furia senza avere il tempo di approfondire. I dirigenti avevano riferito di non essere riusciti a ottenere la bozza, nemmeno attraverso i sindacati. In questo caso, dovrebbero suonare campanelli d'allarme . Con questa legge, tutto sarebbe stato adattato al sistema amministrativo italiano. Le persone interessate non erano state consultate, e la legge era sostanzialmente un assegno in bianco per la Giunta che, ad esempio, determinava i criteri di assunzione o assegnava i contratti come meglio credeva. È così che ci si rendeva malleabili i dipendenti. Atz tammerle ha quindi annunciato astensione, ricordando anche che la legge, conteneva criticità inaccettabili: la disciplina rendeva tutto meno trasparente, meno efficiente e più italiano. La consigliera ha quindi richiamato l’unico emendamento valutato in commissione non presentato da Kompatscher ma da Amhof: esso riguardava proprio il presidente della Provincia, che poteva istituire proprio fino a due dipartimenti per le ripartizioni di sua competenza e non facenti capo alla Segreteria generale o alla Direzione generale.
Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha criticato che si fosse fatto eccessivo riferimento alla regolamentazione statale. Ha quindi criticato la commistione troppo forte tra politica e amministrazione tramite i dirigenti di Dipartimento, l’abrogazione dei vicedirigenti, la disciplina di indennità e retribuzioni che sarebbe da affrontare tramite contrattazione collettiva. I dirigenti di Dipartimento venivano fortemente rinforzati, ed essendo questi nominati dal presidente della Provincia, questo si sarebbe trasformato in politicizzazione dell'amministrazione. La durata dell’incarico per una legislatura faceva sì che non ci fosse sontinuitá. In quanto ai vicedirettori, il fatto che le veci del dirigente assente fossero svolte da colleghi di pari grado o superiore era una novitá, ma per esempio per il settore foreste o strade, dove era necessario adottare velocemente misure operative, questo poteva essere problematico. vero era che c’era l’opzione del “primo collaboratore o prima collaboratrice”, che poteva anche approvare alcune mansioni, e questo poteva essere un aiuto, ma restavano preoccupazioni per certi aspetti operativi, ma era necessario spiegare bene ai dirigenti come tutto questo avrebbe funzionato, c’erano collaboratori che avevano forti perplessità. Rieder ha poi apprezzato che ci fossero già 4,5 milioni per il 2022 e 9 milioni per il 2023 a bilancio per la contrattazione collettiva: le sarebbe piaciuto che si fosse proceduto in questo modo non solo per i dirigenti, ma anche per gli altri dipendenti. In quanto alle carriere specialistiche, la legge era poco chiara sulla relativa applicazione, ma la cosa era positiva perché permetteva una carriera anche senza ruolo dirigenziale. Importante era la contrattazione fosse riservata alle parti sociali e che si venisse inseriti nell’Albo dei dirigenti facessero un concorso.
Helmuth Renzler (SVP) ha apprezzato che con questo disegno di legge si facesse un passo avanti per la modernizzazione e attualizzazione dell’amministrazione provinciale. Si trattava del primo passo per una riforma globale della pubblica amministrazione. Attualmente, quando ci si confrontava con la pubblica amministrazione, se si aveva la fortuna di trovare il funzionario responsabile si riceveva una risposta, altrimenti no: con questa legge, ciò sarebbe cambiato. È necessario che alcune strutture siano smantellate e che ci siano meno gerarchie. Renzler ha ricordato che negli anni ‘90 si attendeva 3 anni per la pensione,mentre oggi l’iter viene istruito in 17 secondi: tutto ciò ha a che fare col fatto che a inizio anni sindacati e amministrazione hanno contrattato gli obiettivi, che i dirigenti erano tenuti a raggiungere al 95%, pena la perdita di parte dei premi di produttività; questo coinvolgeva tutti fino all’usciere, e compito del dirigente era gestire i propri collaboratori affinché garantissero il massimo nel loro lavoro. Era necessario lavorare per diventare più moderni, efficienti e vicini al cittadino. La legge avrebbe probabilmente richiesto migliorie e integrazioni nei prossimi anni, ma questo si sarebbe visto in corso di implementazione; gli effetti positivi sarebbero stati percepiti dopo un periodo di rodaggio.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha replicato facendo riferimento alla sentenza della Consulta, sottolineando che essa non era stata determinante per procedere con questa proposta, il cui obiettivo era ammodernare l’amministrazione. Non era vero che si rinunciava a competenze autonome; si procedeva invece a una riforma dell’amministrazione sullo spirito di quanto promosso da Engelbert Schaller, scomparso troppo presto. La differenza tra le prassi amministrative di Germania, Austria e Italia non è più realtà. COn questa legge si difendeva l’Autonomia valutando cosa di buono si poteva prendere dallo Stato, ma adeguandolo alla realtá locale, e senza prendere ciò che non andava bene. Collaboratori e dirigenti, contrariamente a quanto era stato detto, erano stati coinvolti attraverso le loro rappresentanze, considerandone anche i feedback: dopo un primo confronto c’erano state tante critiche, dopo il secondo tanti complimenti. In quanto all'Ufficio stampa, esso pur dovendo comunicare in tre lingue aveva meno collaboratori di quelli di Trentino e Tirolo. Politica e amministrazione dovevano avere un punto di contatto, perché le decisioni politiche dovevano trovare attuazione; a livello statale i due settori erano collegati ancora più strettamente. in quanto al primo collaboratore, avrebbe potuto seguire tanti compiti, la differenza rispetto al vice stava nella rappresentanza verso l’esterno. Le incertezze della nuova legge sarebbero state superate informando le persone. 20 milioni erano previsti anche per la contrattazione collettiva. Era stato raccomandato di fare tutto tramite concorso, ma la possibilità di chiamata dall’esterno in caso di necessità era presente anche nella disciplina di altri paesi: in ogni caso, non si sarebbe mai raggiunto il previsto 8-10%. Si cercava di prendere anche dall’esempio statale ció che era giusto, a favore dell’Autonomia.
Il passaggio alla discussione articolata è stato approvato con 18 sì e 11 no.
Approvati senza discussione né emendamenti gli articoli da 1 a 5.
L’articolo 6 riguarda la durata degli incarichi dirigenziali di prima fascia. È stato approvato (18 sì, 3 no, 7 astensioni)con emendamento sostitutivo del presidente Arno Kompatscher che prevedeva che per motivate esigenze organizzative o funzionali tali incarichi potessero essere soggetti a rotazione o modifica anche prima della scadenza. 
Approvato senza discussione né emendamenti, l’articolo 7.
L'articolo 8 riguarda la durata degli incarichi dirigenziali di seconda fascia: anche questo è stato approvato (18 sì, 3 no, 7 astensioni) con emendamento sostitutivo del presidente Kompatscher relativo alla possibilità di rotazione o modifica degli incarichi prima della relativa scadenza.
Via libera poi, senza discussione né emendamenti, agli articoli da 9 a 56.

Dichiarazioni di voto.

Hanspeter Staffler (Gruppo verde) ha annunciato voto contrario del Gruppo verde.
Il dlp 113/22, Disciplina della dirigenza del sistema pubblico provinciale e ordinamento dell'amministrazione provinciale è stato quindi messo in votazione e approvato con 18 sì e 11 no.

La seduta di oggi, e con essa la seconda sessione di lavori di giugno, è terminata.

(MC)