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Consiglio | 01.07.2022 | 17:07

Lavori Consiglio: approvato il dlp edilizia residenziale pubblica e sociale - CON FOTO

La seconda parte della discussione articolata, le dichiarazioni di voto. Approvazione della norma con 19 sì, 10 no e 2 astensioni.

Link foto (Consiglio/Werh):  https://www.flickr.com/photos/landtagconsigliocunsei/

 

È ripresa nel pomeriggio di oggi, in Consiglio provinciale, la discussione articolata del disegno di legge provinciale n. 104/21: “Edilizia residenziale pubblica e sociale” e modifiche della legge provinciale del 17 dicembre 1998, n. 13, “Ordinamento dell'edilizia abitativa agevolata” (ass. Waltraud Deeg).

L’articolo 13 riguarda requisiti e criteri di preferenza. A esso erano stati presentati da Brigitte Foppa (Gruppo verde) 2 emendamenti, poi ritirati. Rita Mattei (Lega Salvini Alto Adige Südtirol) ha presentato a sua volta 3 emendamenti. Ha spiegato che con il primo chiedeva l'inserimento di un comma 1-bis in base al quale non potevano ottenere in locazione un alloggio richiedenti non in regola con il pagamento dell’affitto dell’alloggio occupato in quel momento: si trattava, ha detto Mattei, di una sorta di salvagente per i piccoli proprietari, che avevano difficoltà nel recupero di crediti per affitti non pagati, il che non aiutava a incentivare il mercato degli affitti. Inoltre, accadeva spesso che una volta avuta la certezza di accedere a una casa IPES, gli inquilini non pagassero più l’affitto dell’alloggio privato: in questo modo, i proprietari sarebbero stati garantiti dai “furbetti”. Con il secondo, Mattei chiedeva che non fosse possibile l’assegnazione nel caso il richiedente avesse commesso reati di violenza domestica: “Non si può assegnare una casa sociale a chi quasi certamente - come dimostra la statistica - rischia di ricommettere lo stesso gesto violento e inconcepibile”, ha detto Mattei, aggiungendo che non si penalizzava il nucleo familiare, ma lo si tutelava garantendo la possibilità di subentrare nel contratto. Augurandosi che le case IPES non si riempissero di violenti, Mattei ha ricordato la posizione dell’avv. Bongiorno in merito, che evidenziava il pericolo che le donne fossero lasciate da sole: se si richiede loro il coraggio di denunciare, bisogna che l’amministrazione si attivi con ogni strumento utile per prevenire e reagire. Il terzo emendamento chiedeva di inserire un comma in base al quale non potessero ottenere un alloggio IPES coloro che erano stati condannati nei 10 anni precedenti per delitti non colposi con reclusione non inferiore a 5 anni,”lasciando però aperta la porta a chi, pur avendo commesso un reato in passato, dimostrava di voler condurre una vita nella legalità”. In quanto ad escludere persone che avevano scontato la pena, questo era già permesso dalla normativa nazionale, per esempio nei casi di esclusione dal voto passivo.  Poiché non c’erano sufficienti alloggi per soddisfare tutte le richieste, era giusto partire dai cittadini più meritevoli. Anche in questo caso erano esclusi i famigliari. C’erano spesso esempi di disagi causati nei caseggiati IPEs da certe persone, che comportavano problemi per tutto il condominio e il quartiere, ed è vero che il regolamento prevedeva casi di revoca, ma questo era di difficile applicazione. Bisognava togliere dall’IPES il marchio che lo relegava a ricettacoli di casi sociali e delinquenza comune, considerando che la maggior parte delle persone che vi abita è onesta. Una regola simile esiste già in altre regioni. Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha detto che aspettava da 4 anni che “la Lega facesse la Lega”, e che in questi casi essa poteva contare su di lui: condivideva impostazione, tono ragionato, approccio e obiettivo. Si trattava di un “segnale di vita” da raccogliere. Non era mai successo che un presidente intervenisse come consigliere, ma c’era sempre una prima volta: tuttavia sarebbero dovuti intervenire gli assessori della Lega, ma forse non volevano dare una caratterizzazione di maggioranza agli emendamenti. Il principio che l’onestà avesse un valore, doveva essere chiaro a tutti ed era giusto ribadirlo; il poco denaro disponibile doveva essere messo a disposizione di chi onestamente ne aveva bisogno. In base al citato articolo del Codice Penale, ha aggiunto Urzì, si andrebbe a dire di no a chi ha compiuto delitti contro la personalitá sello stato, devastazione e saccheggio, riduzione in schiavitù, delitti contro l’incolumità pubblica, con finalitá di terorismo, furto con aggravante, rapina, detenzione di armi da guerra ecc, delitti di tipo mafioso: ha quindi ricordato gli jihadisti di Merano ospitati in alloggi sociali, che sarebbero rientati in questi casi. Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha annunciato che non avrebbe votato gli emendamenti, chiedendo in base a che cosa i funzionari IPES avrebbero dovuto decidere sui casi di mancato pagamento del canone, e, nel caso di errore, chi avrebbe pagato i danni. Il relativo emendamento era inapplicabile, e quindi pura demagogia. In occasione del referendum, ha ricordato Repetto, la Lega voleva ripristinare la candidabilità di persone condannate per fatti non colposi: quindi, si contraddiceva. Se si voleva intervenire con una modifica dei parametri IPES, si sarebbe dovuti intervenire facendo passare l’assistenza attraverso un inserimento nella società, ma questo ragionamento non era stato fatto. Franz Ploner (Team K) ha condiviso la posizione di repetto, chiedendo se si voleva creare un disastro sociale con un emendamento che si stupiva fosse sostenuto dalla maggioranza. Ha ipotizzato che casi di morosità incolpevole erano per esempio la mancata percezione dello stipendio o la perdita del lavoro, e chiesto chi avrebbe applicato questa disposizione. Ha quindi criticato il riferimento a condanne “anche in via non definitiva”, in quanto non si trattava di sentenze, e poteva trattarsi di persone non colpevoli. Anche Ploner ha rilevato la contraddizione tra quanto qui proposto da Mattei e il referendum che voleva riabilitare amministratori condannati promosso dalla Lega. Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha chiarito che la Lega aveva presentato emendamenti il cui effetto sarebbe stato che la nonnina che non riusciva a pagare l’affitto non avrebbe avuto l’alloggio sociale, così come una mamma sola che faticava ad arrivare a fine mese: “Se qualcuno di noi lo avesse richiesto, saremmo stati giustamente messi al muro”; le proposte erano poco riflettute, anche se era giusto era che si mettessero delle condizioni per ricevere assistenza dallo Stato sociale; c’era poi bisogno di controlli, soprattutto sul rispetto dei requisiti d’accesso agli alloggi sociali. Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha sostenuto che era incomprensibile che, dovendo scegliere tra persone per bene e farabutti, la sinistra scegliesse sempre i farabutti, come era successo nel caso del signore che, assistito dai servizi sociali, era stato per anni senza pagare in un alloggio privato. Se il problema erano le leggi che non lo permettevano, la sinistra che era al Governo avrebbe potuto cambiarle, invece pensava a ius scholae e cannabis libera. Accogliere i buoni e i cattivi sarebbe “forse” possibile solo se ci fossero alloggi per tutti. Giuliano Vettorato (Lega Salvini Alto Adige Südtirol) , intervenendo dai banchi dei consiglieri, ha sostenuto che aveva parlato Mattei in quanto prima firmataria degli emendamenti e dei subemendamenti,  e anche perché si trattava anche il tema della violenza domestica, non perché ci fosse paura di parlare. le proposte fatte erano ben pensate, al contrario di quanto sosteneva Leiter Reber: tante erano persone che accedevano a un alloggio sociale lasciando buchi economici al vecchio proprietario. nell’emendamento ci si riferiva solo alla morosità incolpevole,”quindi la nonnina che non riusciva a pagare l’affitto non era coinvolta”. In quanto all’esclusione di autori di delitti, oggi l’IPES ne ospitava molti, mentre andavano tutelate le persone brave e oneste. Egli non criticava gli interventi sociali, anzi: operava in questo senso anche tramite la cultura. In quanto agli emendamenti, si salvaguardavano sempre le brave persone. La disposizione sugli autori dei reati riguardava quelli con condanne per più di 5 anni, quindi non si trattava di piccolezze. Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha replicato che non era per i farabutti, ma per giustizia ed equità, e capire come un ente strumentale poteva gestire a livello pratico situazioni di questo genere: chi avrebbe verificato motivi e modalità delle morosità? A volte lo sfratto esecutivo era concordato per avere maggiore punteggio, oppure c’erano pagamenti in nero. A volte certe fattispecie non erano come sembravano, e i funzionari se ne sarebbero dovuti assumere la responsabilità. Hanspeter Staffler (Gruppo verde) ha sostenuto che probabilmente per la presidente la legge aveva un approccio inclusivo, volendo sostenere le persone con difficoltà: tuttavia, in questo contesto si era voluto introdurre una “bomba escludente": gli emendamenti avrebbero tolto un elemento fondante della legge. Casomai, per i casi citati si sarebbero dovuti trovare nuovi modelli inclusivi, perché non si era la longa manus del giudice penale. Anche chi lasciava il carcere doveva sere sistemato da qualche parte: andava reinserito e portato sulla strada giusta. si sarebbe dovuto. Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha ricordato che si era condotto un dibattito di un certo livello, ma ora si era scesi a un altro livello, “e questo è il partner di coalizione”. La legge era stata trattata in 4a commissione, che parlava delle politiche sociali: la destra invece voleva rendere il diritto alla casa una questione educativa; questo non era da “stato sociale”, che dà i diritti a tutte le persone, anche coloro che hanno sbagliato. Se qualcuno aveva sbagliato nella vita, non andava certo considerato di per sé un “farabutto”. L’ass. Waltraud Deeg ha detto che non si inseriva nulla che non fosse applicabile, e che la definizione “morositá incolpevole” era una definizione tecnica e giuridica, introdotta anche a livello nazionale in connessione con l’introduzione dell’apposito fondo. In caso di inquilini che ottenevano il contributo al canone per la locazione, il proprietario si poteva rivolgere al distretto. Compito del’IPES era costruire e locare gli alloggi, nulla di più; molti erano, tuttavia, gli aiuti a livello sociale, e c’erano alloggi messi a disposizione di Caritas e altre misure sociali. Foppa ha chiesto la votazione nominale degli emendamenti di Mattei: approvati quello che escludeva richiedenti non in regola con il pagamento dell’affitto dell’alloggio (20 sí, 10 no e 1 astensione) e quello che escludeva i condannati per violenza domestica (19 sì e 11 no); respinto con 6 sì e 20 no quello che escludeva i condannati definitivamente per delitti non colposi con pene fino a 5 anni. Nella discussione dell'articolo, Riccardo Dello Sbarba ha chiarito che la Lega aveva dimostrato le sua priorità, a fronte dei tanti problemi dell’edilizia sociale, occupandosi di casi che riguardavano 4-6-10 farabutti. Ha ricordato che in caso di mancato pagamento dell’affitto il proprietario poteva ricevere direttamente il contributo, oppure si poteva pensare a un modo di retribuirlo. Ha quindi detto di non capire come mai si accettava l’esclusione di chi era condannato in via non definitiva e si era invece respinta la proposta che avrebbe escluso chi era condannato definitivamente. La SVP aveva dato un piccolo contentino alla Lega, su 4 stupidaggini populiste. Alessandro Urzì (Fratelli d'Italia), ricordando che il suo partito si era espresso contro l’abrogazione della legge Severino, ha espresso rispetto per le sensibiitá personali di Foppa, rilevando però che il quadro da lei illustrato era socialist, non sociale, in base al quale chi delinque sarebbe da trattare allo stesso modo di chi è onesto. Invece, lui riteneva che la misura dovesse avere proprio carattere educativo, in termini preventivi. Massimo Bessone (Lega Salvini Alto Adige Südtirol) si è rivolto a dello Sbarba contestando la sua definizione di “4 stupidaggini populiste”, ricordando che erano analoghe a quanto previsto da legge della regione Toscana, bando del comune di Firenze, legge della Regione Abruzzo: “Siamo in tanti allora a dire stupidaggini”. Quello che stava alla base di queste proposte era il desiderio di onestà e di premiare chi si comporta bene. Franz Ploner (Team K) ha ritenuto che non si potesse escludere chi ancora non era oggetto di condanna definitiva, valendo la presunzione di innocenza. L’ass. Waltraud Deeg ha ribadito che la normativa nazionale già prevede interventi anche in caso di “condanna non definitiva”. Ha ribadito che nel caso di esclusione di autori di atti di violenza domestica, il nucleo familiare manteneva il diritto all’alloggio. L’articolo è stato approvato con 18 sì, 9 no, 1 astensione.

L'articolo 14 riguarda la gestione dei rapporti di locazione.

Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha proposto con emendamento che la durata dell’assegnazione e del rapporto di locazione fossero di norma a tempo indeterminato, e non determinato, come previsto nell’articolo, oppure che fossero in linea di massima concesse proroghe, nonché che il relativo regolamento d'esecuzione fosse emesso cpon obbligatorio della commissione competente e d’intesa con le parti sociali. Il riferimento al tempo determinato creava tensione, insicurezza e stress alle famiglie. Sandro Repetto (Partito democratico - Liste  civiche) ha annunciato voto a favore, spiegando che si potevano comunque introdurre dei paletti sul tempo indeterminato, senza prevedere contratti a tempo determinato: in merito ci si poteva confrontare con le parti sociali. Anche il parere della commissione competente era fondamentale. L’ass. Waltraud Deeg ha chiarito che già oggi ci sono dei casi di tempo determinato, per esempio per superamento del limite di reddito per 2-3 anni: sapere che il contratto è a tempo determinato fin dall’inizio, ma prorogabile, dà maggiore sicurezza. Ha aggiunto che avrebbe presentato alla commissione legislativa i regolamenti, e che il metodo di calcolo del canone provinciale flessibile era già stato presentato alle parti sociali - patronati, sindacati ecc.. Respinti gli emendamenti di Foppa, si è passati alla discussione dell’articolo. Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha ricordato di aver chiesto una discussione pubblica sul canone provinciale, di cui molto aveva saputo in un incontro informale: il tutto avrebbe dovuto invece essere discusso a livello pubblico. L’articolo è quindi stato approvato con 19 sì, 9 no e 2 astensioni.
Approvati senza discussione né emendamento l’articolo 15
su revoca dell’assegnazione e rilascio dell’immobile  (19 sì, 3 no, 8 astensioni), l’articolo 16 relativo a Controlli e sanzioni amministrative (19 sì, 11 astensioni), l’articolo 17 sul ricorso (26 sì, 2 ast.), l’articolo 18 su l'arrotondamento degli importi (29 sì 2 asst.), l’articolo 19 con la norma transitoria dell’articolo 16 (26 sì, 4 ast.), l’articolo 20 contenente la modifica degli articoli 2, 40-bis e 90 della legge provinciale 17 dicembre 1998, n. 13 (19 sì, 12 ast.), l’articolo 21 con le norme transitorie della legge provinciale 17 dicembre 1998, n. 13 (19 sì, 12 ast.).

L’articolo 21 bis contenente le norme transitorie alla legge provinciale 23 aprile 2014, n. 3, “Istituzione dell'imposta municipale immobiliare (IMI)” è stato approvato con emendamento sostitutivo dell’ass. Deeg (19 sì, 12 ast.).

Via libera, infine, all'articolo 22 su l'abrogazione di norme (19 sì, 6 no, 6 ast.), all’articolo 23 (19 sì, 12 ast.) con le disposizioni finanziarie, all’articolo 24 sull’entrata in vigore (17 sì, 12 astensioni).

Dichiarazioni di voto:

Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha annunciato voto contrario, nonostante fosse stato accettato il coinvolgimento delle parti sociali, l'inserimento dei sindacati nel CdA, la pubblicazione di vendite e acquisti IPES. Questo non bastava, perché l'architettura complessiva della legge restava invariata, e nel passaggio in commissione e aula c’era stato un peggioramento, come l'inserimento del passaggio alla proporzionale etnica e l’accoglimento degli emendamenti del partner di coalizione della SVP, che collegava l’edilizia sociale a misure di educazione. Non si era inoltre garantito che la norma fosse portata di pari passo con la legge urbanistica, nonostante si dovesse garantire la disposibilitá dle terreni, di introducevano i contratti a tempo determinato, si amplificava la platea dei pochi alloggi esistenti.
Franz Ploner (Team K) ha annunciato che il suo gruppo non avrebbe appoggiato la norma, in primis perché non collegata alla norma territorio e paesaggio, e in secondo luogo per gli interventi dello junior partner della SVP, che escludeva tutti coloro che avevano problemi dal beneficio di un alloggio. Troppo era demandato ai regolamenti d’esecuzione; ci sarebbe poi stata una rincorsa alle abitazioni esistenti; c’era bisogno per le nuove categorie di una ridefinizione dei punteggi, il riferimento allo Statuto era inopportuno. Ci si chiedeva come sarebbe stato calcolato il canone di locazione e come sarebbe stato determinato il fabbisogno. Il problema della casa era cruciale: com’era possibile affrontare senza il coinvolgimento delle parti sociali? Si annunciava un disastro pari a quello della legge urbanistica, con tanti articoli nelle successive omnibus: si garantiva una "incertezza regolatoria".
Un tentativo di riordinare c’era stato, ha detto Sandro Repetto (Partito democratico - Liste civiche), ma era mancato un coordinamento tra la legge territorio paesaggio, la legge del 1998 e quella in discussione. Si evidenziava l’importanza della locazione, ma, esistendo nella legge aree di ambito sovracomunale, si sarebbe potuto avviare un percorso di individuazione delle aree necessarie. Il richiamo allo Statuto di autonomia era stato politicamente forte, così come l’intervento del partner di maggioranza: questi due elementi politici non corrispondevano al reale fabbisogno degli alloggi; inoltre c‘era ancora un forte problema relativo al finanziamento;problematica era anche la richiesta del DURP mentre in altri ambiti si richiedevano altri strumenti di carattere nazionale. Repetto ha quindi auspicato che i regolamenti d’esecuzione fossero presentati in commissione legislativa.
Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha chiarito che i regolamenti d’attuazione spesso determinano principi che spetterebbe alla legge definire. Si delegava alla Giunta il compito di deliberare, in forma arbitraria, autoreferenziale e senza alcun controllo, questo, anche in relazione agli alloggi per il ceto medio. La coperta era corta, e introducendo nuove tipologie, in mancanza di un piano straordinario di edificazione, sarebbe sempre rimasta esclusa una parte importante di richiedenti. Alla fine, quindi, non ci sará una politica sociale autentica. Lasciare poi a margine tutta la discussione sulle origini del costo della vita e del mattone non avrebbe permesso di uscire dall’imbuto in cui si era precipitati: ci voleva un’analisi politica seria, non dominata da logica protezionistica. Il consigliere ha annunciato astensione.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha parlato di “riformetta”, rilevando la difficoltà dell’assessora a creare un collegamento tra fabbisogno di alloggi sociali e offerta, che era inadeguata, soprattutto in periferia, dove era necessario contrastare l’esodo. Si era partiti dalla grande riforma dell’edilizia abitativa agevolata, ora, quattro anni dopo, ci si trovava davanti solo a una piccola püarte di essa. Importante era che fossero considerate le ragionevoli proposte arrivate dai partiti dell’opposizione, per completare la riforma: tutti avevano concordato sul fatto che la questione della politica della casa era importante, riguardando tutte le cittadine e i cittadini.
Magdalena Amhof (SVP) ha ricordato che quando era stato presentato il disegno di legge il clima non era cosí positivo, ma poi durante i lavori in commissione erano stati accettati molti emendamenti e compromessi: il dibattito era stato molto costruttivo, così come quello di oggi in aula. Giusto era stato estrapolare il settore dell’edilizia sociale. In questo modo, si era potuto considerare nuove categoria, e forme abitative, per esempio per i giovani, o di mix generazionale, mettendo a disposizione alloggi di elevata qualità. In quanto alle critiche ai troppi regolamenti d’esecuzione, questo garantiva una grande flessibilità.
La norma è stata approvata con 19 sì, 10 no e 2 astensioni.

La seduta continua con l'esame del sisgeno di legeg 113/22. 

(MC)