Contenuto principale

Consiglio

Consiglio | 09.06.2022 | 17:55

Lavori Consiglio: Terzo settore, reddito di cittadinanza

Approvate due proposte di SVP/Süd-Tiroler Freiheit e SVP. La sessione di lavori di giugno è terminata.

Nell'ambito dello spazio riservato alla maggioranza, Manfred Vallazza (SVP) ha presentato oggi in Consiglio provinciale il voto n. 37/22: Terzo settore (presentato dai conss. Vallazza, Noggler, Locher, Amhof, Tauber, Renzler, Bacher e Lanz), EMENDATO con inserimenti dalla mozione n. 550/22: SOS volontariato: riprendiamoci le competenze autonome della Süd-Tiroler Freiheit  (presentata dai conss. Knoll e Atz Tammerle), i cui consiglieri avevano co-firmato il primo documento. Sottolineando che la normativa statale sul terzo settore poneva in serie difficoltà le associazioni e federazioni provinciali, in particolare le piccole associazioni che caratterizzavano il mondo del volontariato altoatesino, anche perché costringevano chi occupa posizioni di responsabilità ad adempiere a numerosi obblighi, si evidenziava che la provincia era caratterizzata da un’ampia rete di associazioni di volontariato particolarmente attive, e che senza questo impegno, numerosi settori si sarebbero trovati in difficoltà . Si ricordava quindi l’audizione di maggio in Consiglio provinciale, nel corso della quale erano stati evidenziati i gravi problemi causati dalla nuova normativa statale, che per molte associazioni rischiavano di essere fatali, ed era stato lanciato un accorato appello ai responsabili politici affinché facessero in modo che i registri delle associazioni di volontariato fossero gestiti e amministrati autonomamente in provincia di Bolzano. Si chiedeva quindi di sollecitare Governo e Parlamento (1) a provvedere affinché la Provincia autonoma di Bolzano potesse gestire e disciplinare autonomamente i registri delle organizzazioni di volontariato; (2) a provvedere affinché gli obblighi previsti per la registrazione delle organizzazioni di volontariato venissero semplificati, in modo tale che si possano rispettare le finalità introdotte con la riforma del terzo settore e nel contempo vengano ridotti a un livello accettabile e adeguato gli oneri burocratici per le nostre organizzazioni. 
In Italia non esisteva un sistema di volontariato simile a quello altoatesino e così diffuso, ha detto Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), co-firmatario: un registro locale avrebbe permesso di tutelarlo dagli interventi dello Stato. Il volontariato era in pericolo, come avevano segnalato le associazioni e unioni locali illustrando la problematica di essere inserite in un registro nazionale e sottoposte alle linee guida statali: in tal modo, in futuro solo lo Stato avrebbe deciso chi vi poteva rientrare o meno. Oltre all'impegno burocratico, anche la nuova regolamentazione sui rendiconti era problematica.
Alex Ploner (Team K) ha rilevato che il registro nazionale era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso: anche prima le associazioni risentivano del grande impegno burocratico, mentre avevano invece bisogno di maggiore garanzia di finanziamenti e giuridica. Soprattutto quelle piccole si sentivano abbandonate.
A Bressanone ci sono 220 associazioni di volontariato che coprono molti servizi, ha detto Paula Bacher (SVP), co-firmataria, ringraziando i relativi operatori per quanto facevano in vari settori, dall’assistenza agli anziani a quella ai bambini a molto altro. Alcune soluzioni erano già disponibili.
Le associazioni avevano detto in audizione di venir trattate come aziende, ha spiegato Myriam Atz Tammerle, ma si trattava di persone che lavoravano a titolo di volontariato, e che a volte trascuravano il proprio lavoro per dedicarsi alla comprensione delle nuove disposizioni. I presidenti si erano dovuti trasformare in esperti tributari e giuristi, cosa che non erano. In audizione ci si era appellati a una semplificazione delle procedure, riferendo che la burocrazia era pesante già prima. La consigliera ha quindi proposto di verificare la legge sul volontariato, ai sensi della semplificazione, già varato dalla regione Toscana, e procedere allo stesso modo in provincia di Bolzano.
Hanspeter Staffler (Gruppo verde) ha sostenuto entrambe le proposte, rilevando che la situazione del volontariato in Alto Adige era ben diversa che sul restante territorio italiano: per esempio, l’Alto Adige aveva più vigili del fuoco volontari di tutte le altre regioni insieme. I nuovi sviluppi obbligavano i volontari a dedicarsi alla burocrazia, invece che alle loro attività. Si era intervenuti anche per risolvere la zona grigia di situazioni a scopo di lucro, ma in Alto Adige questo problema non c’era. Andava lanciato un segnale verso Roma.
Helmut Tauber (SVP) ha chiarito che le associazioni di volontariato facevano parte del DNA della provincia, e la Giunta le aveva sempre sostenute; le problematiche che dovevano affrontare erano una grande sfida, e si stavano cercando soluzioni, ma nessuno aveva dormito.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha riferito di incontri con i rappresentanti del volontariato, cui aveva chiesto di essere cauti con affermazioni che potevano avere un effetto demotivante: usciti dalla pandemia, era già difficile trovare persone che avevano voglia di partecipare. Non tutti dovevano fare una doppia contabilità, ma si trattava solo di 17 casi. In quanto allo SPID, l’identità digitale avrebbe permesso di velocizzare certe procedure. Tanti problemi derivavano da gestione locale, non da Roma: per esempio, andavano uniformate le procedure. Nel caso delle attività sportive, si era riusciti ad ottenere un registro gestito localmente. C’era pressione anche da altre regioni, ma per la specifica situazione altoatesina si mirava a una norma d’attuazione; la legge della Toscana non prevedeva chissà cosa: anche la Provincia di Bolzano poteva farla, ma solo se fosse stato veramente vantaggioso. Kompatscher ha quindi dato sostegno al voto. Manfred Vallazza, ringraziando la STF per aver co-firmato il documento voto, ha ribadito la necessità di fare il possibile per aiutare il volontariato, il quale dopo la pandemia si era riattivato con entusiasmo. Il voto è quindi stato approvato con 24 sì (unanimità).

Helmut Tauber (SVP) ha quindi presentato il  voto n. 42/22: Riforma del reddito di cittadinanza (presentato dai conss. Tauber, Amhof, Lanz, Renzler, Bacher e Widmann), con il quale, rilevando che con la ripresa economica e l'attenuarsi della pandemia da Covid-19 stava emergendo l’annoso problema della carenza di manodopera qualificata e di lavoratori specializzati – sia nel settore privato che in quello pubblico, e che questo problema toccava in modo particolare il comparto turistico stagionale, spiegava che gli esercizi turistici in Alto Adige, ma anche nel resto d’Italia, non riuscivano a trovare lavoratori stagionali, e che alberghi e ristoranti erano alla disperata ricerca di personale per la stagione estiva ormai iniziata. Mancavano cuochi, camerieri e personale alla reception, anche perché a seguito della pandemia molti lavoratori qualificati avevano in effetti voltato le spalle al settore turistico, per via dell’insicurezza che regnava e delle chiusure, e pochi sembravano interessati a ritornarci. Nella prima stagione turistica "normale" da quanto era arrivata la pandemia, ossia due anni fa, erano soprattutto gli esercizi turistici stagionali a risentirne in modo particolare; contemporaneamente, in Italia si registrava un’elevata disoccupazione, con un tasso che superava l'8%, quindi qualcosa sembra non andare per il verso giusto. Questa discrepanza viene spesso associata al cosiddetto Reddito di cittadinanza introdotto nel 2019, e di questa opinione era anche il Ministro del Turismo Garavaglia. A causa del RDC, molte persone, che prima si spostavano su tutto il territorio per lavorare come stagionali, preferivano ora rimanere a casa, e mancavano quindi nel settore turistico e in altri settori: uno sviluppo che rischiava di bloccare la ripresa del settore turistico dopo due lunghi anni di limitazioni dovute alla pandemia. Risultava pertanto evidente la necessità di riformare il reddito di cittadinanza, al fine di incentivare i disoccupati a rientrare nel mercato del lavoro: il reddito di base dovrebbe servire ad attenuare il disagio sociale e non a incoraggiare le persone a non lavorare. Il consigliere proponeva quindi che il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano sollecitasse il Governo e il Parlamento ad avviare una radicale riforma del reddito di cittadinanza introdotto nel 2019, poiché produce effetti negativi sul mercato del lavoro, ovvero a sostituire il reddito di cittadinanza con altre misure più adatte all'economia e al mercato del lavoro, ad esempio introducendo ulteriori possibilità di percepire un reddito aggiuntivo e di ricorrere al lavoro a chiamata.
Alessandro Urzì (SVP) ha rilevato che la posizione così chiara assunta dal partito di governo SVP era particolarmente coerente, tuttavia spiaceva che si considerasse la cancellazione del reddito di cittadinanza solo quando toccava l'Alto Adige, mentre esso stava devastando l’intero Paese. In alcune zone si sceglieva di stare a casa per percepirlo e magari fare attività in nero. La proposta portava la firma degli Arbeitnehmer, mentre in Italia la sinistra difendeva questo “reddito dei fannulloni”. Era giusto aiutare chi rimaneva indietro, ma il RDC aveva innestato un meccanismo mostruoso che aveva drammaticamente inciso sul mercato del lavoro allontanando da esso le risorse. I fondi disponibili dovevano essere messi a disposizione dei datori di lavoro, i quali poi avrebbero creato opportunità di lavoro: questo tagliava le gambe alla disoccupazione, non il reddito di cittadinanza. Egli ha quindi chiesto alla SVP e alla Lega di dare un segnale chiaro, e ha annunciato di aver apposto la sua firma al documento
Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha respinto l'affermazione che chi percepiva il reddito di cittadinanza volesse stare sul divano: anche in provincia di Bolzano c’erano persone che non ce la facevano. Si è stupita della firma degli Arbeitnehmer, e ha aggiunto che era nota la mancanza di lavoratori nel settore turistico, tuttavia da un confronto con lavoratori stagionali era emerso che molti di loro avevano dovuto lavorare di più, nella stagione invernale, per coprire le assenze, senza ricevere maggiorazioni di stipendio né un grazie. Bisognava procedere con interventi pratici, per esempio offrendo alloggio o la settimana lavorativa su 5 giorni; era inoltre giunta l’ora di offrire una seria consulenza e mediazione.
Helmuth Renzler (SVP) ha chiarito che l’ala sociale era assolutamente a favore del Reddito di Cittadinanza, che garantiva una retribuzione di base, tuttavia si riteneva necessaria una riforma, perché la normativa prevedeva che venissero offerti posti di lavoro, da accettare se nel raggio di 200 km, ma questi posti nel sud non c’erano. Per quanto riguardava la necessità di ottenere maggior personale, l’unica possibilità era aumentare la retribuzione, per attirare anche personale dal sud Italia.
Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) ha riferito che molte aziende ricettive dipendevano da personale esterno, e questo era un grande vincolo. Ha annunciato sostegno al voto rilevando che non si poteva dire che riceveva il RDC fosse un fannullone, e che bisognava rendere il settore attraente. Bisognava anche chiedersi se non fossero stati fatti degli errori, facendo sì che tutti i giovani andassero a studiare all’estero ed evitassero lavori artigiani e pratici.
Carlo Vettori (Forza Italia Alto Adige Südtirol) ha annunciato che non avrebbe partecipato al voto, pur comprendendo gli intenti di Tauber e colleghi. Secondo lui, infatti, il Reddito di Cittadinanza non andava riformato, ma del tutto cancellato: si trattava infatti di puro e semplice movimento di scambio per il Movimento 5 stelle, come dimostrava il successo di Conte in certe aree del sud. Questo era allucinante, a fronte del grido di dolore di imprese in tutto lo Stato, che non trovavano manodopera. Una misura che aveva funzionato altrove era stata snaturata dalla brutta abitudine italica del voto di scambio.
Hanspeter Staffler (Gruppo verde) ha rilevato che nella prima parte il voto aveva una struttura logica, anche in riferimento a problemi acuiti dopo la pandemia, ma poi riduceva questa situazione precaria al Reddito di Cittadinanza, e questo era azzardato. Il min. Garavaglia lo criticava, ma egli era rappresentante della Lega Salvini, e bisognava chiedersi se questa non fosse un’affermazione populista contro un concorrente politico. La correlazione tra carenza di personale e RDC andava motivata e fondata. Se anche ci fossero state persone che preferivano stare sul divano senza far nulla per pochi soldi, forse andava considerato che molti avevano bisogno di seguire la famiglia o attività di volontariato, e quindi davano un contributo alla società. Sulla bilancia andavano messi reddito di cittadinanza, relativo importo, importo dello stipendio, condizioni e tempi di lavoro, sicurezza del posto di lavoro: tutto questo portava a carenza di personale.
Sandro Repetto (Partito democratico - Liste civiche) ha rilevato che dal voto mancavano i dati. Secondo l’INPS, le richieste di reddito di cittadinanza erano poche centinaia in provincia di Bolzano, molte di più in provincia di Trento, dove la media era dello 0,1%, mentre a Bolzano era dello 0,0. L’importo medio del RDC era di poco più di 400 €. Il vero problema risiedeva nel costo della vita in Alto Adige, problema che caratterizzava anche gli autisti del trasporto pubblico. Il min. Orlando diceva che il 26% del reddito di cittadinanza erano minorenni, il 5% anziani, molti erano adulti in prossimità della pensione, molte persone con disabilità. Rispetto al 2021, le domande erano calate.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiarito che se le aziende non si dovessero confrontare con costi accessori effettivi, il problema sarebbe meno grave. La questione era più profonda del solo Reddito di Cittadinanza, e in passato determinate categorie professionali, ovvero quelle senza maturità o laurea, erano state denigrate, senza riconoscerne il valore; questo aveva spinto molti a scegliere lo studio universitario anche se non erano interessati. Un maggiore apprezzamento delle professioni dell'artigianato era importante. In campo turistico, il settore era stato talmente ampliato che non bastavano più i lavoratori locali: anche su questo si doveva riflettere.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha chiarito che non si trattava di mettere in discussione trasferimenti finanziari per i disoccupati, il problema era “come”. Si era dimostrato che il reddito di cittadinanza non funzionava, anche perché mancavano i controlli, e non ne era derivato uno stimolo a formarsi o rientrare nel mercato del lavoro. Non si poteva comunque dire che chi percepiva il RDC fosse un fannullone: esso non funzionava in quanto nato male; l'attuazione a livello regionale, per esempio, era stata disciplinata in maniera molto centralistica. Invece che sostenere i disoccupati che volevano rientrare nel mondo del lavoro, si sosteneva la disoccupazione.
Helmut Tauber ha evidenziato che non voleva criticare il RDC in sé, ha rilevato però che 2,6 milioni lo ottenevano in Italia, la maggior parte dei quali single, e che il tasso di separazione nel sud era aumentato. Tra chi lo percepiva, circa 1 milione poteva lavorare, ma solo il 20% aveva accettato un posto. In Alto Adige le domande erano 307, quindi col voto non si rivoluzionava il mondo del lavoro, ma si doveva fare qualcosa. Il voto è stato  quindi approvato con 17 sì, 7 no e 3 astensioni.

La presidente Rita Mattei ha quindi dichiarato conclusa la seduta, e con essa la prima sessione di lavori di giugno. Il Consiglio provinciale torna a riunirsi dal 28 giugno al 1o luglio prossimi.

(MC)