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Consiglio | 09.06.2022 | 11:31

Lavori Consiglio: baby gangs, inquilini morosi

Proposte di Fratelli d’Italia e Freiheitlichen.

È ripresa oggi in Consiglio provinciale la trattazione, avviata ieri, della mozione n. 585/22: Baby gangs: misure per contrastare un fenomeno sempre più dilagante, con cui  Alessandro Urzì (Fratelli d’italia) proponeva di impegnare la Giunta a valutare, per le materie di competenza provinciale, e di farsi promotrice presso gli entiorganismi-istituzioni competenti di quelle che non sono di competenza provinciale: 1. La creazione di un osservatorio permanente digitale che raccolga i dati anagrafici assieme al profiling di ogni soggetto coinvolto, compilato in collaborazione con le Forze dell’Ordine al fine di fotografare e monitorare costantemente il fenomeno delle baby gangs e dei soggetti che hanno partecipato ad azioni di criminalità. L’archivio dati costituirà strumento in uso esclusivo delle Forze dell’Ordine, affinché sia possibile incrociare i dati raccolti per gli interventi di prevenzione, sicurezza e ordine pubblico. La banca dati sarà monitorata dai reparti addetti dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia; 2. Il coinvolgimento e la responsabilizzazione delle famiglie dei minori che operano in seno alle baby gangs, i quali non hanno assolto adeguatamente i loro doveri genitoriali di educazione (soprattutto civica) e sorveglianza, attraverso istanze di misura coercitiva e preventiva, anche con  l’introduzione di norme coercitive per la sottrazione dell’alloggio pubblico assegnato dalla Provincia (Ipes) col trasferimento repentino dei soggetti implicati in tali reati già dal primo episodio di recidività, indipendentemente se il reato che turba la quiete e il benessere dei cittadini sia il medesimo; l’obiettivo sarebbe incisivo e riguarderebbe anche la consequenziale azione di sradicamento dal tessuto sociale nel quale tali ragazzi deviati si sono inseriti in modo preponderante, pertanto l’allontanamento dalla zona operante della baby gang dovrà essere di non meno 15 chilometri e diverso dal luogo cui saranno destinati altri membri facenti capo del gruppo criminale; se a commettere reati al patrimonio o alla persona sono soggetti maggiori beneficiari di alloggio pubblico, la perdita al diritto di alloggiare in immobili pubblici a condizione di favore decade immediatamente; a tale fine devono essere modificati i motivi di decadenza dell’alloggio; 3. A scopo di recupero dei soggetti coinvolti nelle attività criminali, si prevede un percorso formativo strutturato in due sezioni: la prima, formativa e rieducativa incentrata esclusivamente sull’educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva (educazione civica e psicologia sociale); la seconda, rieducativa e socio-assistenziale. Entrambe le sezioni del percorso di recupero saranno curate da figure qualificate con esperienza pregressa coi minori deviati, quali criminologi e psicologi in base al seguente iter: a) obbligo per i minorenni coinvolti nelle azioni criminose in seno alle baby gangs di frequentare un percorso formativo biennale rieducativo che sfoci nel servizio civile annuale; b) obbligo per i maggiorenni coinvolti nelle azioni criminose in seno alle baby gangs di seguire un percorso formativo annuale che sfoci nel servizio civile biennale; a tal riguardo è necessario predisporre un intervento legislativo statale; 4. A livello statale l’inasprimento delle pene in caso di reati alla persona o al patrimonio, eseguiti in associazione a delinquere sia da parte di minorenni, sia di maggiorenni. Ogni beneficio statale, regionale o comunale sarà trattenuto a chi esercita la patria potestà sui minorenni e direttamente sugli interessati maggiorenni, devolvendolo come risarcimento per le vittime dei reati.
In merito, Magdalena Amhof (SVP) ha detto che non si può parlare di babygangs, perché non si tratta di gruppi fissi, ma di singoli che da soli non sono pericolosi, ma trovandosi occasionalmente in gruppo sì; le forze dell’ordine li hanno sotto controllo. Il fenomeno della violenza giovanile riemerge sempre a fasi. Ha quindi fatto riferimento all’investimento della cittá di Bolzano in opere preventive tramite streetworking, riferito ieri da repetto, evidenziandone l’utilitá. Merano sta percorrendo una strada simile, in collaborazione con le forze dell'ordine, ed è questa la soluzione giusta, non la repressione che aumenta la violenza. Amhof ha quindi ricordato la mozione di Knoll, approvata dal Consiglio, relativa proprio a una serie di azioni preventive.
Purtroppo si vive in uno Stato dove non c’è la certezza della pena, ha detto Massimo Bessone (Lega Salvini Alto Adige Südtirol), chiedendopene severe, perché chi sbaglia deve pagare. Urzì aveva ragione, il fenomeno delle baby gangs era esistente e si condividevano le intenzioni dalla mozione. La Lega stava sensibilizzando il più possibile le forze dell’ordine e mettendo in campo progetti culturali ed educativi nelle zone piú disagiate. In quanto al punto (1), i dati potevano essere raccolti solo dalle forze dell’ordine, in quanto al (2), era importantissimo sensibilizzare le famiglie, ma non era possibile togliere gli alloggi, in merito al (3), era importante investire nella prevenzione ed educazione anche con progetti extrascolastici, da continuare a sviluppare, in merito al (4), si riteneva che fosse giusto inasprire le pene, e si sarebbe sostenuto misure in questo senso a livello statale. Condividendo le intenzioni della mozione, per i motivi citati non la poteva sostenere.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha condiviso l’importanza della problematica, e il fatto che i cittadini debbano sentirsi sicuri. non si trattava di baby gangs ma di un fenomeno complesso e sfaccettato, che emergeva con regolarità. Una nota dle Commissariato del Governo sulla base delle sedute del comitato di coordinamento  dimostrava quanto era complessa la tematica. Si trattava di giovani che da soli non erano pericolosi, ma nel gruppo si sentivano forti. Molto era stato fatto nei vari comuni in termini soprattutto di prevenzione, che la mozione chiedeva insieme alla repressione, tuttavia da essa emergeva una sorta di interventismo per cavalcare l’onda, e una simile proposta non era accettabile, per i motivi ben elencati dall’ass. Bessone; emarginare i giovani avrebbe inoltre reso più acuto il problema, era più opportuno operare a livello preventivo con scuola, famiglia, streetworking, e naturalmente forze dell’ordine, perché chi commette un reato deve essere perseguito.In replica, Alessandro Urzì ha ritenuto che i colleghi non avessero letto bene il testo, prima di esprimersi: egli chiedeva l’assunzione di una responsabilità morale e politica alla Giunta provinciale perché si attivasse in collaborazione con gli altri soggetti competenti, anche a livello statale, per promuovere il contrasto del fenomeno. Ha ribadito che un documento analogo era stato approvato in Veneto. Se ci si limitava a parlare di streetworker e centri educativi, non si era compresa la gravità del problema, che stava diventando drammatico a livello nazionale ma anche sul territorio provinciale, dalla Meranarena  a Bressanone. C’era una gioventù che cominciava ad avere paura e si sentiva ostaggio di questi gruppi. Il Consiglio si doveva assumere la propria responsabilità, in primis intervenendo sui sussidi e con percorsi di riabilitazione sociale. I denari risparmiati e non dati a chi non ne aveva diritto erano da devolvere alle vittime delle loro violenze. Egli ha quindi chiesto votazione nominale della mozione, che è stata respinta dal plenum con 1 sì, 23 no e 5 astensioni.

Ulli Mair (Die Freiheitlichen) ha quindi presentato il voto n. 41/22: Arginare il fenomeno degli inquilini morosi "seriali", EMENDATO, evidenziando in primis che non si voleva chiedere solo l’attivazione di Roma, ma anche dei consiglieri, che facevano parte anche del Consiglio regionale. Ha quindi segnalato che il problema degli inquilini morosi “seriali”, di cui era un esempio un recente caso verificatosi in Val passiria, dove una famiglia macedone non avrebbe pagato l'affitto né rispettato il regolamento condominiale, attuando episodi di disturbo della quiete pubblica, minacce, furti nonché un’aggressione ai danni del padre settantaquattrenne della famiglia proprietaria, con numerosi interventi delle forze dell’ordine, era spesso sottovalutato, in quanto i locatori non hanno praticamente alcuno strumento legale per risolvere il apporto di locazione in tempi breve: era necessario arginare questo fenomeno mediante strumenti legislativi. Il fenomeno, ha spiegato Mair, comportava anche che gli alloggi venissero sottratti al mercato degli affitti, perché i proprietari non volevano avere problemi: era necessario un intervento legislativo con l’obiettivo di intervenire tempestivamente contro gli inquilini morosi “seriali” e le persone che stabiliscono un rapporto di locazione pur sapendo di non essere in grado di pagare il canone d'affitto; andava preso ad esempio il Vorarlberg, dove la pubblica autoritá dava una garanzia a chi affittava: una soluzione – simile a tale modello – avrebbe potuto essere che l'Istituto per l'edilizia sociale, dopo aver esaminato l'abitazione, firmasse anch'esso il contratto di affitto garantendo così i pagamenti; in cambio di tale garanzia una parte dell'affitto, ad esempio l’8%, sarebbe andata all’IPES stesso. Inoltre, per offrire ai locatori certezza del diritto e tutelarli dal rischio del mancato pagamento dell'affitto, servivano urgentemente più rapide procedure di sfratto. La consigliera proponeva quindi che il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano sollecitasse il presidente del Consiglio dei Ministri, il Governo e il Parlamento (1) a intraprendere iniziative legislative volte a far sì che in futuro i locatori siano maggiormente tutelati nei confronti degli inquilini morosi “seriali” e che possano immediatamente risolvere il contratto di locazione. Inoltre, il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano sollecita la Giunta provinciale (2) a istituire l'agenzia per il personale della giustizia, (3) a provvedere al tanto atteso aumento del competente personale amministrativo della giustizia, in modo da sveltire decisamente i controlli e le procedure di sfratto, (4) a pubblicare ogni anno una relazione e una statistica sul numero delle procedure di sfratto, sulla loro durata media nonché sui provvedimenti adottati, (5) a verificare la possibilità che l'Istituto per l'edilizia sociale, dopo un sopralluogo presso l'abitazione, firmi anch'esso il contratto di affitto garantendo così i pagamenti. In cambio di tale garanzia una parte dell'affitto andrà all'Istituto per l'edilizia sociale.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiarito che era a favore del voto, ma intendeva separare la questione della tutela del locatore, la cui situazione era molto meno vantaggiosa in Alto Adige rispetto ad altri Paesi europei, dove il risanamento degli alloggi era a carico degli affittuari, da quella di chi prendeva in affitto: c’era una differenza tra chi non pagava per principio, senza preoccuparsi delle conseguenze, e chi era in difficoltà finanziaria per varie emergenze. Nel caso in questione, si trattava di inquilini aggressivi e minacciosi, che obbligavano i locatori anche a interrompere i contratti con le forniture. Ha quindi segnalato il caso di chi ha una seconda casa ma non la può affittare perché entrerebbe in un livello tributario piú elevato.
Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia), complimentandosi per la mozione, ha sottolineato che le chiacchiere non bastano: bisogna agire. Egli avrebbe quindi votato a favore, pur non essendo d’accordo su tutto, perché era opportuno che la politica si muovesse. Ha quindi ricordato il caso del cittadino pakistano che godeva dei contributi dei servizi sociali ma non pagava l'affitto, e si era rifiutato di uscire dall’appartamento assegnato, barricandosi: una sorta di esproprio, come quella di governo che aveva aumentato la tassazione sugli alloggi sfitti. si trattava di criminali seriali, che in maniera professionale seriale occupava gli appartamenti sapendo di contare sull’impunitá: se il pürobleama era che mancava una legge, i partiti che erano al Governo dovevano muoversi.
Anche il Team K avrebbe sostenuto la mozione, ha detto Paul Köllensperger, ricordando di aver evidenziato la tematica anche nella discussione della legge sull’IMI, che avrebbe dovuto considerare tale problema. Ci sono modelli validi cui ispirarsi, come quello del vorarlberg, che rende i proprietari interessati all’affitto, a fronte della garanzia di riavere indietro i propri alloggi in condizioni buone e con gli affitti pagati. Ci potrebbe anche essere un fondo di garanzia, in patre finanziato dai canoni di locazione, per rimborsare gli affitti non pagati in caso di canone di locazione calmierato. 
"Assolutamente d'accordo" col voto si è detto Josef Unterholzner (Enzian), auspicando che dopo l’approvazione esso non finisse in un cassetto a Rma. C’era bisogno di tutela per i locatori: il caso della Val passiria dimostrava che un locatore non aveva alcuna possibilità di liberarsi di un inquilino. Tutti dovevano riflettere, insieme ai rappresentanti a Roma, come arrivare a una normativa che tutelasse di più i proprietari che affittavano.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha ribadito che proprio nei centri più grandi, dove i proprietari non vivevano nella stessa casa o non dipendevano dalla locazione, dopo esperienze del genere gli stessi non affittavano più. Inoltre, si sentivano abbandonati dalle istituzioni, con il voto ci si affidava al Governo italiano, ma la Giunta doveva attivarsi comunque per individuare misure che dessero sicurezza, per esempio in collaborazione con l’IPES. Egli ha quindi criticato che una proposta di legge del suo gruppo in merito fosse stata in passato silurata.
Waltraud Deeg (SVP) ha riferito di un incontro con rappresentanti dei proprietari della renania Palatinato, in visita in Alto Adige per visionarne il modello, e a un sopralluogo a Vienna per verificare la situazione locale. Anche negli altri Paesi  il diritto di locazione era un tema in discussione. La competenza era statale, e quindi era giusto un voto, che si poteva accogliere perché si trattava di certezza della locazione. In Germania, il diritto di affitto era ancora più rigido che in Italia a favore degli affittuari. Si intendeva in provincia valutare l’istituzione di un fondo di garanzia, inserito in una omnibus, tuttavia era da dire che già esistevano delle assicurazioni, che lei come avvocata consigliava sempre ai proprietari per coprirsi dai rischi. Non era corretto coinvolgere l’IPES come proposto.
Magdalena Amhof (SVP) ha accolto il punto (1), tuttavia con la modifica orientata a “rivedere” iniziative legislative, in quanto ci si era giá attivati, e si è detta contraria al punto (5), ribadendo che non era opportuno coinvolgere l’IPES. In quanto all'agenzia per il personale della giustizia, se ne condivideva l’intento, ma questo rientrava nelle competenze della regione. Tutti gli altri punti sarebbero stati respinti.
Il presidente della provincia Arno Kompatscher ha chiarito che era necessario tutelare sia i proprietari che gli inquilini. Vero era, come detto da Deeg, che la tutela dei locatari vigente in Italia non era il caso più estremo: in altri Paesi c’era una tutela maggiore. Si è detto quindi a favore del punto (1), al fine di evitare lo sfruttamento sistematico di una misura di tutela. Bisognerebbe intervenire anche a livello di diritto penale, non solo civile. Ha quindi fatto riferimento a una prevista legge regionale, proprio sull’Agenzia, il che però richiedeva degli accordi a livello nazionale: c’è comunque consenso sulla soluzione dell’Agenzia, anche se andava chiarito fino a che punto si poteva intervenire. Questo sarebbe avvenuto in maniera abbastanza rapida, perché i colloqui avevano esito positivo.Esprimendosi contro il punto (5), Kompatscher ha poi proposto piuttosto un fondo di sicurezza, con il contributo degli stessi affittuari: si sarebbero creati i presupposti legali, ma ci voleva anche l’iniziativa dell'associazione dei proprietari. Ulli Mair, ringraziato per gli interventi e la disponibilità segnalata della maggioranza, e accogliendo la proposta di modifica di Amnhof, ha chiarito che ci possono anche esser alternative al punto (5). Ha quindi segnalato che un voto rischia di perdersi, mentre un intervento del Consiglio regionale sarebbe più immediato, e chiesto di monitorarne l’attuazione. La Provincia dovrebbe comunque utilizzare tutti i mezzi a sua disposizione per far sì che non si verifichino altri casi di nomadismo degli affitti. Il voto è quindi stato messo in votazione e ne sono state: approvate le premesse (27 sì, 4 no, 1 astensione) e la parte del punto (1) che chiedeva di “intraprendere iniziative legislative volte a far sì che in futuro i locatori siano maggiormente tutelati; respinti invece le successive parole del punto (1) e tutti gli altri punti.

(continua)

(MC)