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Consiglio | 08.06.2022 | 17:59

Lavori Consiglio: baby gangs

Avviata la discussione di una mozione di Fratelli d’Italia. La seduta di oggi è terminata.

Nel pomeriggio di oggi, dopo un breve scambio tra la presidente Rita Mattei e Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) sul fatto se la mozione dello stesso, la cui discussione era stata rinviata ieri a causa della sua assenza giustificata, dovesse essere trattata al primo momento utile dopo il suo rientro in aula, come voleva il consigliere, o anche in un secondo momento, come ritenuto dalla presidente, con le consigliere Mair, Foppa e il consigliere Knoll intervenuti per la prima ipotesi e la presidente che, respingendo l’esistenza di un problema politico, rilevava che poco cambiava dal trattare la mozione ora o più avanti in quanto essa sarebbe stata comunque trattata, è stata effettivamente esaminata la mozione n. 585/22: Baby gangs: misure per contrastare un fenomeno sempre più dilagante. Con essa, Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia), spiegando che il territorio altoatesino non era immune da un fenomeno preoccupante in tutta Italia, e che, come indicato dalle forze dell’ordine, era emerso un incremento considerevole dello stesso a seguito dei lockdown, dopo i quali gli atteggiamenti antisociali e aggressivi degli adolescenti erano sfociati in atti vandalici, aggressioni, risse, atti violenti di ogni genere, intimidazioni e altri reati ordinari, considerava che a seguito dei recenti fatti di cronaca la situazione non poteva più essere ignorata e doveva essere arginata prima che si trasformasse in emergenziale, come stava accadendo in altri territori italiani. Occorreva quindi predisporre un piano coordinato tra amministrazioni locali e Forze dell’Ordine, a seguito di un’analisi dettagliata del fenomeno da parte di criminologi esperti in reati minorili e sviluppato da psicologi con vasta esperienza con tali soggetti, per promuovere azioni preventive educative e coercitive per arginare il fenomeno, creando in primis una banca dei dati che agevolasse gli operatori della Questura e del Comando dei Carabinieri locali nel monitoraggio delle varie baby gangs, senza tralasciare l’aspetto riabilitativo e assistenziale dei soggetti coinvolti. Invitando a non ritardare, egli proponeva quindi di impegnare la Giunta a valutare, per le materie di competenza provinciale, e di farsi promotrice presso gli enti organismi-istituzioni competenti di quelle che non sono di competenza provinciale: 1. La creazione di un osservatorio permanente digitale che raccolga i dati anagrafici assieme al profiling di ogni soggetto coinvolto, compilato in collaborazione con le Forze dell’Ordine al fine di fotografare e monitorare costantemente il fenomeno delle baby gangs e dei soggetti che hanno partecipato ad azioni di criminalità. L’archivio dati costituirà strumento in uso esclusivo delle Forze dell’Ordine, affinché sia possibile incrociare i dati raccolti per gli interventi di prevenzione, sicurezza e ordine pubblico. La banca dati sarà monitorata dai reparti addetti dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia; 2. Il coinvolgimento e la responsabilizzazione delle famiglie dei minori che operano in seno alle baby gangs, i quali non hanno assolto adeguatamente i loro doveri genitoriali di educazione (soprattutto civica) e sorveglianza, attraverso istanze di misura coercitiva e preventiva, anche con  l’introduzione di norme coercitive per la sottrazione dell’alloggio pubblico assegnato dalla Provincia (IPES) col trasferimento repentino dei soggetti implicati in tali reati già dal primo episodio di recidività, indipendentemente se il reato che turba la quiete e il benessere dei cittadini sia il medesimo; l’obiettivo sarebbe incisivo e riguarderebbe anche la consequenziale azione di sradicamento dal tessuto sociale nel quale tali ragazzi deviati si sono inseriti in modo preponderante, pertanto l’allontanamento dalla zona operante della baby gang dovrà essere di non meno 15 chilometri e diverso dal luogo cui saranno destinati altri membri facenti capo del gruppo criminale; se a commettere reati al patrimonio o alla persona sono soggetti maggiori beneficiari di alloggio pubblico, la perdita al diritto di alloggiare in immobili pubblici a condizione di favore decade immediatamente; a tale fine devono essere modificati i motivi di decadenza dell’alloggio; 3. A scopo di recupero dei soggetti coinvolti nelle attività criminali, si prevede un percorso formativo strutturato in due sezioni: la prima, formativa e rieducativa incentrata esclusivamente sull’educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva (educazione civica e psicologia sociale); la seconda, rieducativa e socio-assistenziale. Entrambe le sezioni del percorso di recupero saranno curate da figure qualificate con esperienza pregressa coi minori deviati, quali criminologi e psicologi in base al seguente iter: a) obbligo per i minorenni coinvolti nelle azioni criminose in seno alle baby gangs di frequentare un percorso formativo biennale rieducativo che sfoci nel servizio civile annuale; b) obbligo per i maggiorenni coinvolti nelle azioni criminose in seno alle baby gangs di seguire un percorso formativo annuale che sfoci nel servizio civile biennale; a tal riguardo è necessario predisporre un intervento legislativo statale; 4. A livello statale l’inasprimento delle pene in caso di reati alla persona o al patrimonio, eseguiti in associazione a delinquere sia da parte di minorenni, sia di maggiorenni. Ogni beneficio statale, regionale o comunale sarà trattenuto a chi esercita la patria potestà sui minorenni e direttamente sugli interessati maggiorenni, devolvendolo come risarcimento per le vittime dei reati. Urzì ha evidenziato che si trattava a tutti gli effetti di atti criminali, seppur commessi da organizzazioni giovanili, e che era necessario polso nell’affrontare certe situazioni, prodotto di eccessiva tolleranza. Il documento, ha aggiunto il consigliere, era già stato approvato da altri Consigli regionali, che ne avevano quindi riconosciuto la legittimità.
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche), ricordando la sua esperienza da assessore alle attività sociali a Bolzano, ha evidenziato l’efficacia del progetto di streetworking, composto da lavoro con i giovani, contrasto dei consumi di sostanze, tutela e soccorso pedagogico, contrasto alle forme di solitudine e devianza, con contatto diretto degli operatori di strada con i giovani a rischio. Avevano collaborato a questo scopo Volontarius, La strada e Forum prevenzione, e il team era stato indirizzato, con un lavoro di rete, nei quartieri problematici. L’iniziativa era costata 400.000 € ma aveva avuto un riscontro positivo. L’attività non dove essere punitiva, ma di prevenzione e recupero in collaborazione tra enti locali e associazioni. In quanto alla proposta, i punti (3) e (4) erano di competenza statale, quindi da formulare in forma di voto.
Il tema era importante e di attualità, e sui contenuti si era d'accordo, ha detto Ulli Mair (Die Freiheitlichen), ma andava modificata la parte deliberante: su alcuni punti non si avevano competenze, inoltre, la formulazione era complicata. Lei stessa si era confrontata con le forze dell’ordine in merito, scoprendo che non c’erano più le baby gang come un tempo ma gruppi giovanili che si trovavano per caso e commettevano poi reati. Le risultava che essi furono monitorati, ma anche che a seguito della pandemia la situazione era precipitata; i giovani coinvolti non sempre provenivano da famiglie disagiate, a volte c’erano carenze educative. Poiché al primo reato non accadeva nulla, sarebbe stato invece opportuno attivare già allora una procedura, dimostrando che chi sbagliava doveva pagare. Anche per questo la parte deliberante andava rimodulata, perché non tutto corrispondeva alla realtà.
Helmut Tauber (SVP) ha ricordato quanto era stato fatto, con incontri e sostegni ai Comuni. I problemi però c’erano, e bisognava continuare a fare attenzione, lavorare con gli streetworkers e fare sensibilizzazione. Condividendo gli intenti di Urzì, riteneva però il dispositivo problematico nella sua formulazione. C’erano nel turismo aziende che non offrivano più servizi all’esterno per evitare problemi, e anche su questo si era in contatto con le forze dell’ordine; era necessaria molta prevenzione per evitare un’escalation.
Se fosse dipeso dai media, i problemi di Merano sarebbero sembrati inesistenti, ha criticato Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), rilevando una mentalità di sinistra caratterizzata da buonismo: se uno straniero commetteva un reato, infatti, non era considerato un problema, perché veniva da un Paese con altre usanze. Il problema di predisposizione alla violenza da parte di giovani con una certa provenienza, invece, c’era, tuttavia non era giustificato togliere ai genitori un alloggio sociale se i figli commettevano un reato. Gli stranieri recidivi però dovevano essere espulsi.
Franz Ploner (Team K) ha chiesto una riflessione sulle cause che rendevano aggressivi ragazzini giovanissimi. Agire sul lato punitivo non avrebbe migliorato la situazione, bisognava promuovere la prevenzione. Gli streetworkers erano un’ancora per questi giovani, e lo stesso responsabile del Forum prevenzione diceva che serviva un progetto a tutto tondo per giovani svantaggiati, intervenendo anche nelle scuole e nei quartieri e in partnership con il mondo dell’educazione: ci voleva un approccio multidisciplinare. Anche Ploner ha ritenuto problematico il dispositivo, che conteneva troppe problematiche.
Hanspeter Staffler (Gruppo verde) ha rilevato che evidenziare la tematica era sicuramente giusto. Nelle premesse, però, si faceva spesso riferimento a studi e analisi senza citare le fonti: se c’erano degli studi, inoltre, bisognava anche vedere cosa proponevano gli esperti al proposito. Inoltre, nel testo i risultati erano più lunghi dell’analisi.
Il fenomeno effettivamente esisteva, ha ammesso Josef Unterholzner (Enzian), per questo la mozione era importante. Era necessario valutare perché i giovani si comportavano così. In tempi difficili, essi avevano bisogno di maggiore presenza dei genitori. Il punto (4) riguardava competenze statali, in questo senso il dispositivo era da rivedere, pertanto si sarebbe astenuto pur essendo a favore.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha ribadito l’esistenza di problemi con le baby gangs a Merano, riferendo che il gruppo locale dei Freiheitlichen si era confrontato con le organizzazioni giovanili, rilevando un aspetto oggi non affrontato: nelle scuole ci sarebbe voluto personale aggiuntivo per affrontare livelli di apprendimento e background culturale molto diversi. In assenza di questo, alcuni giovani non imparavano nulla di aggiuntivo, altri si sentivano esclusi. La parte dispositiva andava riformulata. I Freiheitlichen, ha ricordato infine Leiter Reber, attendevano l'attuazione di una propria mozione sulla sicurezza, cofirmata da Lanz.
Giuliano Vettorato (Lega Salvini Alto Adige Südtirol) ha ritenuto che quello delle baby gang fosse un problema da non da sottovalutare, e riferito di essere stato invitato dal prefetto a un tavolo sula sicurezza con lo stesso Prefetto, Questore, Sindaco di Bolzano, Merano, presidente del Consorzio dei Comuni e polizie municipali. Il prefetto stava lavorando a un progetto molto importante riguardante i giovani, anche con la collaborazione della polizia locale, per contrastare il degrado e l’uso di stupefacenti e intervenendo anche nelle scuole. L'obiettivo comune era risolvere il problema di queste baby gang, esistenti anche in piccoli centri. egli aveva proposto di utilizzare lo strumento dei centri giovanili, che intercettavano i ragazzi e li tenevano impegnati, e i cui educatori potevano fungere da sentinella. Ci si stava attivando in questo senso. Egli ha quindi ricordato l'approvazione di un documento per rivalutare zone disagiate, e ribadito che certe richieste riguardavano le competenze statali.

La seduta è quindi stata interrotta per un confronto della maggioranza richiesto dall’ass. Bessone. La trattazione della mozione riprende domani a partire dalle 10.00.

(MC)