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Consiglio | 08.06.2022 | 16:44

Lavori Consiglio: energia, assistenza alla prima infanzia

Discussione congiunta di mozioni di Partito Democratico/Liste civiche e Freiheitlichen, Team K e Gruppo verde.

Nel pomeriggio di oggi è proseguita la trattazione congiunta, solo avviata questa mattina e poi interrotta per una consultazione della maggioranza, delle mozioni 587/22: Autoproduzione di energia (Sandro Repetto, Partito Democratico - Liste civiche) e e n. 582/22: #energierinnovabili: il fotovoltaico fa risparmiare i cittadini e risparmia l’ambiente (Andreas Leiter Reber, Die Freiheitlichen), entrambe emendate.
Con la sua proposta, rilevando che mentre Alperia annunciava 30 mln € di utili, con un fatturato in crescita del 45% e investimenti record per 80 mln € nell’ultimo anno di attività, più di un terzo delle aziende locali era in difficoltà a causa del caro energia e dell’aumento del costo delle materie prime, Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) sottolineava che l’incertezza, dovuta alla guerra, sull’approvvigionamento del gas naturale e del petrolio dalla Russia aveva portato a un importante impennata dei prezzi, aumentando di conseguenza quelli di energia elettrica e della benzina. Dal 2019 al 2021 l’importo delle fatture per le forniture di energia elettrica era aumentato del 33,1% per le imprese di costruzioni, del 31,9% per i trasporti, del 29,9% per il comparto manifatturiero, del 21,4% nel settore del commercio e del 18,6% nel settore del turismo, mentre nel primo trimestre del 2022 si registrava un rincaro del 112% in più rispetto allo stesso periodo del 2019. Se a livello europeo si era intervenuti anche con sanzioni verso la Russia, balzava all’occhio come a livello provinciale non fossero stati presi dei provvedimenti volti ad alleggerire la pressione sulle imprese, le quali già provate dalla pandemia si ritrovavano a dover fronteggiare questo imponente aumento del costo dell’energia. Molte di esse sarebbero state costrette a chiudere o a rivedere le proprie stime di crescita. Ritenendo che non si potesse andare avanti semplicemente sperando che la guerra finisse in tempi brevi, ed esprimendo grandi timori per lo sviluppo di problemi sociali nel prossimo autunno, nonché che l’attuale momento e la crescente attenzione verso modelli di sostenibilità energetica imponessero di ripensarne la gestione e spingessero a creare nuovi modelli economici, che vedessero il bene comune come focus principale, tramite una joint venture tra aziende pubbliche e private nella gestione della produzione e dello scambio di energia, sul territorio, il consigliere ha proposto di impegnare la Giunta provinciale a: a) avviare un tavolo di lavoro con i rappresentanti del sistema economico-produttivo locale per affrontare il tema del caro energia e delle materie prime; b) avviare, insieme ad Alperia e alle categorie del mondo economico-produttivo, un percorso che portasse alla realizzazione, tramite l’aiuto di un fondo pubblico, di sistemi che favorissero e incentivassero l’autoproduzione di energia per le imprese; c) effettuare uno studio analitico sui costi/benefici delle comunità energetiche e, qualora il rapporto fosse favorevole, prendere in considerazione lo sviluppo di una struttura dedicata all’assistenza agli operatori economici, nell’elaborazione delle pratiche afferenti. Questo è quanto richiedono le aziende, ha chiarito Repetto. Dal canto suo, Andreas Leiter Reber, Die Freiheitlichen), sottolineando l’aumento del tasso di inflazione dovuto al fatto che i prezzi dell’energia, già molto aumentati, erano andati alle stelle in seguito al conflitto in Ucraina e alla conseguente incertezza e speculazione, e che tale aumento dei prezzi aveva  ripercussioni non solo molto rapide ma anche di ampia portata sul rincaro generale, interessando tutti i settori economici, evidenziava che anche se gli esperti economico-finanziari stimavano che l’attuale tasso d'inflazione e il rincaro generale si sarebbero assestati nel giro di alcuni mesi, ciò sarebbe avvenuto a un livello molto elevato. Il tasso d'inflazione italiano, che si attesta al 6,2 %, si trovava nella media dell’eurozona, e non era ben chiaro come lo Stato sarebbe riuscito a far fronte ai rincari senza i 235 mld € che la UE aveva concesso negli ultimi 20 mesi. RIlevava quindi che l’Alto Adige, una delle province italiane con il più elevato costo della vita, non aveva competenze in materia fiscale, nel diritto del lavoro o nel settore pensionistico, che avrebbero permesso alla Provincia di intervenire al meglio sull’inflazione e sul fiscal drag e di contrastare questi fenomeni. La Provincia doveva quindi intervenire sfruttando gli strumenti messi a disposizione dallo Statuto, tra cui provincializzazione dell'energia idroelettrica, promozione di una piccola centrale per ogni abitante, buona gestione e risparmio dell’apparato amministrativo, immediata attivitá di informazione e sensibilizzazione. Egli quindi chiedeva di impegnare la Giunta (1) a versare direttamente alle utenze private gli utili derivanti dalla partecipazione alla società energetica provinciale “Alperia” e spettanti alla Provincia, (2) a utilizzare l’elettricità gratuita prevista dallo Statuto di autonomia sia per le strutture pubbliche sia per le famiglie nella misura o per un valore di 300 kWh all’anno per ogni componente del nucleo familiare con riferimento alla prima casa, (3) a continuare a promuovere la produzione di energia elettrica tramite impianti fotovoltaici per le famiglie e le imprese e a mettere in futuro a disposizione anche dei modelli di finanziamento – direttamente oppure in collaborazione con gli istituti bancari e le associazioni – sotto forma di prestiti agevolati, in modo da permettere al maggior numero possibile di altoatesini di passare all’autosufficienza energetica mediante il fotovoltaico, (4) a sfruttare le strutture delle grandi centrali idroelettriche presenti in Alto Adige e a produrre energia supplementare mediante impianti fotovoltaici installati su dighe, edifici e condotte fuori terra idonee a tal fine, (5) a promuovere con determinazione l'autosufficienza energetica dei palazzi provinciali, degli edifici pubblici e degli immobili di proprietà della Provincia tramite l'installazione di impianti fotovoltaici nel corso di interventi di costruzione o ristrutturazione, (6) a estendere la produzione pubblica di elettricità fotovoltaica ad aree finora non convenzionali e a infrastrutture idonee nel settore dei trasporti quali gallerie, barriere antirumore, stazioni ferroviarie, nonché a strutture adeguate situate in alta montagna quali impianti di risalita e opere di protezione antivalanghe, (7) ad avviare entro la fine del primo semestre del 2022 la campagna di sensibilizzazione per la diffusione degli impianti fotovoltaici prevista dal "Piano clima-energia Alto Adige 2050", in particolare con riferimento ai benefici che ne derivano per i condomini, il commercio e l'industria, nonché l’autoconsumo.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) ha chiarito che il tema delle comunità energetiche era interessante per le aziende, ma la relativa legge riguardava non solo queste ma tutti i cittadini e le cittadine. Esse, inoltre, erano particolarmente interessanti per i quartieri. La proposta di Repetto era quindi riduttiva, ma comunque da sostenere. la proposta dei Freihietlichen lo vedeva d’accordo su molti punti, anche considerando lo sfruttamento ormai maturo dell’idroelettrico e l’assenza di vento, il che lasciava come unico settore d’espansione il fotovoltaico. Il punto (1) era però problematico, perché Alperia era una SpA, e il trasferimento diretto da parte della Provincia, che ne era socia, era problematico, il (2) era condivisibile ma la quantità non era così facilmente definibile. Punti (4) e (5) erano ok, problematica era la collocazione su condotte fuori terra  e opere di protezione antivalanghe.
Gerhard Lanz (SVP) ha evidenziato, in merito alla proposta Repetto, che non era opportuno che la Provincia facesse un’analisi dei costi per i privati, che si dovevano assumere guadagno e rischio. In quanto al fotovoltaico, bisognava essere cauti: questo non andava dappertutto, sia per l’impatto ambientale che per le questioni tecniche aperte. Egli ha quindi accolto i punti (3) e (5) della mozione dei Freiheitlichen, che coprivano in parte anche la richiesta di Repetto. Andava detto anche che non rientravano nelle competenze della Provincia gli immobili dei Comuni, tuttavia la Provincia poteva essere d’esempio, nonché che se si investiva pesantemente in una tecnologia, questa aumentava di prezzo: era importante riflettere su investimenti a lungo termine sostenibili.
Secondo Paul Köllensperger (Team K), gli investimenti sul fotovoltaico erano economicamente sostenibili, anche se andava considerata la possibilità di stockare l’energia, se l’autoconsumo non era immediato, e questo era costoso. La relativa mozione poteva comunque essere sostenuta. L’energy contracting, dal Team K proposto in passato, poteva essere un modo per intervenire senza fondi pubblici. In quanto alla mozione dei Freiheitlichen, era uno scandalo che fossero stati lasciati centinaia di milioni € allo Stato: la mano pubblica doveva prendere l’energia gratuita. Soluzioni per distribuire gli utili Alperia alla cittadinanza in maniera equa c’era sicuramente: sì quindi ai punti (2) e (3), problematica l’installazione di impianti sulle condotte, anche se sarebbe possibile se l’Alperia rinnovasse i suoi impianti, ok anche ai punti (5), (6) e (7).
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha rilevato che da un lato si trattava di promozione di aziende e famiglie, che vedeva il favore del suo gruppo in quanto si trattava di energia locale, dall’atro di fotovoltaico, su cui era scettico. L’idroelettrico era giá in sovrapproduzione rispetto alle esigenze locali, e sarebbe bastato, bisognava evitare la creazione di parchi di fotovoltaico nella natura. Il problema era se mai una suddivisione equa in tutti i periodi dell’anno. Il suo gruppo avrebbe votato pro o contro i vari punti sulla base di queste riflessioni. Egli ha fatto riferimento a nuove tipologie di elementi fotovoltaici con ridotto impatto estetico, che però costavano di piú, e chiesto se la Provincia era disposta a finanziarli.
Franz Locher (SVP) ha ritenuto che prevedere impianti fotovoltaici ovunque non avesse senso; e aggiunto che con l’attuale sistema legato all’autoritá di regolazione ARERA i cittadini pagavano tantissimo. Bisognava fare in modo che l’elettricitá prodotta con il fotovoltaico potesse anche essere direttamente utilizzata in casa. Egli ha poi riferito della relativa audizione in 2a commissione legislativa, con la valutazione di vari aspetti, e ritenuto che ci fosse la possibilità di agire autonomamente, utilizzando l’energia senza doverla cedere alla rete.
Leiter Reber ha quindi stralciato il riferimento ai 300 kWh per componente del nucleo famigliare al punto (2), come proposto da Köllensperger, e chiarito che non aveva mai proposto la creazione di parchi fotovoltaici sui prati, bensí di sfruttare aree non convenzionali quali infrastrutture esistenti, come accadeva in Isvizzera.
L’ass. Giuliano Vettorato ha evidenziato che il caro energia era un dato di fatto, ed esigeva azioni che favorissero cittadini e  categorie. Sulle comunità energetiche si attendeva il bando ministeriale per relativi investimenti in comuni sotto i 5.000 abitanti, al fine di valutare il migliore utilizzo dei relativi finanziamenti. la provincia avrebbe poi potuto integrare i fondi. A livello nazionale le comunità energetiche erano meno di 30, ma lui credeva nello strumento e lo voleva portare avanti. Dal 2021 era attivo un tavolo tecnico dell’energia, conclusosi ieri con un documento ricco di proposte, tra cui nuovi incentivi per tutte le categorie che attualmente sarebbero state escluse dagli incentivi sul fotovoltaico. Pertanto anche la seconda parte della mozione di Repetto non era più votabile. In quanto al fotovoltaico, era giusto sensibilizzare i singoli cittadini sul relativo utilizzo, così come valorizzare le centrali idroelettriche, come del resto previsto nel piano clima.
L’ass. Massimo Bessone ha riferito sulla proposta di autosufficienza energetica dei palazzi provinciali, una proposta che gli piaceva, “tanto che lo stiamo facendo da anni”. Essi erano giá stati messi dei pannelli solari sui palazzi 3 provinciali, 5, 6, 9, 11, caserme, varie scuole e palestre, sempre con attenzione all’urbanistica, e si sarebbe proceduto su altri edifici. Si sarebbe poi intervenuti per il risparmio energetico su 27 edifici, risparmiando 6.000 t di CO2, mentre 24 edifici sarebbero stati allacciati al teleriscaldamento. Si era intervenuti anche sui 27 rifugi di proprietà provinciale, anche qui utilizzando per lo più pannelli solari. ha chiesto quindi si sostituire “immobili” con “infrastrutture”, e “promuovere” con “continuare a promuovere”.
Sandro Repetto si è detto soddisfatto dalla risposta del vicepres. Vettorato, secondo cui se la mozione fosse stata votata a maggio sarebbe stata approvata dalla maggioranza, dal che risultava che si era sulla strada giusta; la sua mozione era legata sostanzialmente alle imprese, ma prendeva atto dei rilievi di Dello Sbarba. Approvare la mozione, ha aggiunto, avrebbe rafforzato l’aula, rendendola compartecipe di un’iniziativa che andava nella direzione prevista dalla Giunta stessa. Andreas Leiter Reber ha accolto le proposte di modifica del testo fatte da Bessone, aggiungendo che per sgravare i cittadini era importante  trasmettere alle famiglie gli utili di Alperia provenienti da un bene pubblico o utilizzare l’energia gratuita, in quanto agli altri punti, si trattava di sostenere finanziariamente iniziative delle famiglie.In quanto agli interventi giá fatti su edifici della Provincia, ha chiarito che gli edifici e le infrastrutture provinciali  su cui intervenire erano molti di più. Ha chiesto quindi votazione nominale su tutti e 7 i punti.
Le due mozioni emendate sono state quindi messe in votazione. La 587/22 (Repetto) è stata respinta con 11 sì, 16 no e 3 astensioni. La 582/22 (Leiter Reber) è stata votata per punti separati: respinte le premesse, sono stati approvati il punto (3) con 29 sí e 1 astensione e il punto (5) con le  parole “continuare a promuovere” al posto di “promnuovere” e “infrastrutture” al posto di “immobili” (29 sì, 1 astensione), respinti tutti gli altri.

Sono quindi state discusse congiuntamente le mozioni n. 589/22: Diritto ad avere un posto in una struttura che offre servizi di assistenza alla prima infanzia, del Team K,  e n. 592/22: Assistenza alla prima infanzia: per garantire servizi di qualità servono le giuste condizioni quadro, del Gruppo verde.
Con la 589/22, Maria Elisabeth Rieder (Team K), rilevando che secondo le disposizioni provinciali tutti i Comuni devono rilevare il fabbisogno del loro territorio e garantire un posto in una microstruttura o presso una Tagesmutter/un Tagesvater ad almeno il 15% dei bambini di età compresa tra 0 e 3 anni, e ricordando l’audizione organizzata sul tema nel settembre 2019 dall'opposizione, evidenziava che in numerose strutture si era costretti a fare i conti con lunghe liste d’attesa, così le famiglie non hanno modo di pianificare e il rientro al lavoro soprattutto delle donne si rendeva difficile, anche perché per ottenere un posto per l’assistenza all'infanzia era necessario dimostrare di avere un’occupazione, ma d'altro canto era difficile lavorare senza un posto al nido. Facendo riferimento ai costi molto elevati delle cooperative sociali che gestiscono il servizio, a fronte di importi delle gare molto basse, ha ritenuto che spettasse alla politica creare i prerequisiti per un’assistenza di qualitá, senza risparmiare sui più piccoli e pagare poco le assistenti. Con il sistema tariffario a ore, ha aggiunto, gli enti gestori non avevano alcuna certezza nella pianificazione: se i bambini erano assenti per malattia o per ferie, il contributo provinciale non veniva corrisposto in nessun caso, benché i costi rimanessero invariati. In questo contesto, era comprensibile che gli enti gestori accreditati che erogano i servizi da molti anni non partecipino più ai bandi che prevedono una tariffa oraria inferiore ai 12 € comprensivi di cibo, pannolini, pulizie ecc.. la consigliera proponeva quindi (VERSIONE EMENDATA) di impegnare la Giunta (1) a sancire il diritto ad avere un posto in una struttura che offre servizi di assistenza alla prima infanzia e a sostenere delle misure in tal senso, in modo che tutti i genitori che per motivi di lavoro necessitano di un posto in queste strutture potessero ottenerne uno, (2) a stabilire nei bandi per i servizi di assistenza alla prima infanzia una tariffa oraria minima non inferiore a 12 euro, (3) a creare tutte le condizioni affinché il profilo professionale e le retribuzioni delle/degli assistenti alla prima infanzia venissero  allineati a quelli del personale pedagogico delle scuole dell’infanzia, in quanto la formazione è equivalente, (4) a provvedere affinché l’Associazione provinciale delle professioni sociali ovvero il gruppo di lavoro delle assistenti alla prima infanzia ivi insediato fosse coinvolta/o nell’intera discussione, (5) a sviluppare un piano a lungo termine per la gestione e la creazione di servizi di assistenza alla prima infanzia, in base al quale, ad esempio, i Comuni mettessero a disposizione i locali.
Con la 592/22, Brigitte Foppa (Gruppo verde), ricordando l’approvazione in marzo, in aula, di una mozione con cui il Consiglio incaricava la Giunta “di intraprendere ulteriori passi, in collaborazione con le varie parti interessate e sulla base delle strategie contenute nella legge provinciale sul sostegno alle famiglie e nel Piano di promozione per la famiglia, al fine di promuovere maggiormente il principio della ‘conciliabilità tra famiglia e lavoro’ nella nostra società e nell'economia; di ampliare capillarmente l'offerta di servizi di assistenza alla prima infanzia e di assistenza pomeridiana e durante le vacanze (...)” e sottolineando che negli ultimi anni il modo di gestire gli orari di tutti i componenti della famiglia è profondamente cambiato, poiché i genitori che lavorano fuori casa, e che di conseguenza devono far affidamento su un servizio esterno al nucleo familiare per accudire i propri figli, sono sempre più numerosi, chiariva che al momento in provincia di Bolzano ci sono 108 microstrutture in grado di accogliere 1.978 bambini, affiancate da 226 Tagesmutter e Tagesvater operativi che, in tutto, garantivano 1.091 posti-bambino, e che ogni operatrice qualificata/operatore qualificato in media si occupava di 4,8 bimbi. Nel 2019 all’interno delle microstrutture lavoravano 583 operatrici/operatori qualificati, nel 2021 erano 671; era stato da più parti segnalato che la situazione nelle microstrutture al momento era tutt’altro che soddisfacente, a fronte dell’enorme fabbisogno delle famiglie: i posti non erano sufficiente, e sempre più frequentemente si sentiva parlare di mancanza di personale, di paghe troppo basse e di una valorizzazione insoddisfacente, con eccessivo carico di lavoro, continuo turnover, assenze e dimissioni ed effetti negativi sulla qualità del lavoro e dei servizi. In quest’ambito, era evidente lo sfruttamento delle Tagesmütter, chiamate a fare ore di lavoro preparatorio (per esempio dei pasti) prima dell’effettivo arrivo di bambini. La consigliera proponeva quindi di incaricare la Giunta (1) di avviare trattative con i Comuni affinché i locali per i servizi di assistenza all’infanzia in futuro venissero messi a disposizione, in linea di principio, dai Comuni stessi, (2) di prevedere un aumento della superficie in metri quadri prevista per ogni bambino, (3) di ripensare l’attuale rapporto numerico tra bambini ed educatrici/educatori nelle microstrutture prevedendo uno scaglionamento (ad esempio: 1:3 per i bambini di età inferiore ai 12 mesi), (4) di istituire un tavolo di lavoro con i/le rappresentanti delle professioni sociali e delle operatrici/degli operatori del settore, al fine di migliorare la qualità del lavoro, della formazione, dell’aggiornamento professionale e dei profili professionali, (5) di far sì che l’incarico lavorativo delle figure professionali includesse in ogni caso delle ore destinate al lavoro di preparazione e di follow-up, e ai colloqui con le famiglie, ma non alle pulizie o a mansioni simili, non pertinenti all'ambito pedagogico.
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche), ricordando la sua esperienza da assessore alle attivitá sociali, ha apprezzato le proposte, aggiungendo però che i partner con cui rapportarsi sono i Comuni, che devono fare i conti con le risorse finanziarie. ha chiesto di votare separatamente il punto (3) della mozione dei Verdi, ricordando che già arrivare da 1:8 a 1:5 era stato arduo.
Josef Unterholzner (Enzian) ha fatto riferimento alla sua famiglia d’origine, con 9 figli e il papá morto presto, senza acqua corrente né lavatrice, e ha domandato provocatoriamente dove si volesse arrivare, augurando ai bambini di oggi di poter crescere come era cresciuto lui, con semplicitá, mentre oggi si pretende di tutto. Se una donna educa i suoi figli a casa, ha aggiunto, non ha nemmeno bisogno di un’auto: se si decide di fare un figlio, bisogna dedicare loro del tempo, anche se questo appare non al passo con i tempi. le madri di un tempo non erano nervose, non erano stressate, eppure dovevano seguire i figli e un intero maso.
Magdalena Amhof (SVP), ricordando di aver dato in affidamento la figlia a una Tagesmutter dai 7 mesi, ha detto di non sentirsi per questo una cattiva madre, e di ritenere necessario fare il possibile perché le famiglie fossero sostenute con un’assistenza all’infanzia di qualitá, anche perché i tempi sono cambiati. Nell’accordo di Lisbona si diceva di garantire un posto al 33% dei bambini, e questo era condiviso dalla Giunta. Il PNRR prevedeva 42 milioni per ampliare le strutture di assistenza all’infanzia in periferia, bisognava se mai chiedersi se si era in grado di formare il personale.  In quanto al rapporto assistenti/bambini, in linea di principio per bambini fino a 12 mesi a una educatrice ogni 3 bambini. La SVP non avrebbe sostenuto la mozione, non perché il tema non fosse importante, bensì perché la 4a commissione aveva in programma un’audizione a fine agosto/settembre.
Alex Ploner (Team K) ha ritenuto che non fosse necessaria un’audizione per capire che era necessario intervenire in quest’ambito. La Tagesmutter con cui era in contatto gli diceva che operava solo perché adorava i bambini, ma non più per lo stipendio: doveva per esempio finanziarsi tutti i giocattoli, il passeggino, e non poteva accettare un bambino con disabilitá, ma anche questi dovevano avere il diritto di essere inseriti in queste strutture per la socializzazione. Ploner ha aggiunto che in altri Paesi sono ormai molti anche i Tagesväter, e che la mancanza di forza lavoro specializzata si deve anche al fatto che molte donne non trovano un posto di assistenza per i loro bambini.
L’ass. Waltraud Deeg ha chiarito che nel 2009 c’erano 37 microstrutture, ora 108, e altre strutture erano aumentate corrispondentemente, tanto che a Bolzano era stata raggiunta la quota del 33%, ma non era possibile fare tutto dall’oggi al domani. Molti erano stati gli incontri sul tema con Consorzio ei Comuni, cooperative, sindacati: ci si muoveva nella direzione giusta. Il lavoro dedicato all’educazione è legato a quello dell’assistenza, i bambini sono un pacchetto completo. La situazione in Alto Adige non è così male, se quotidiani come il New York Times hanno riferito dell’alto tasso di nascite nella provincia; va lasciata alle famiglie la libertà di scelta, la politica non deve loro - come voleva fare Unterholzner - cosa era bene e cosa no, ma ascoltarle. Per quanto riguardava la retribuzione, questa era questione dei partner sociali; si era d’accordo sul relativo aumento fino a raggiungere le collaboratrici pedagogiche, e la provincia metteva a disposizione i mezzi. Il tema veniva discusso con gli stakeholder, una mozione non era la soluzione più oportuna.
Maria Elisabeth Rieder ha rilevato che l’assessora non si era espressa sulle sue proposte, e aggiunto che i sindacati il loro lavoro lo fanno, ma la Provincia deve davvero mettere a disposizione le somme. Vero è che non andavano dimenticati i comuni, ma passare loro la palla della responsabilità era una tattica diversiva. Se i Comuni avevano costi più elevati dovevano anche avere modo di finanziarli, la Provincia non poteva limitarsi a decidere dall’alto cosa questi dovevano fare. In quanto al discorso di unterholzner, lei stessa veniva da una famiglia con 13 figli, ma era ben contenta di sapere che ora c’era per le donne possibilità di scelta, e anche sua madre finché in vita era d’accordo su questo. La consigliera ha poi criticato che la maggioranza non si fosse detta disponibile ad approvare nemmeno un singolo punto, e ha chiesto votazione nominale su entrambe le mozioni.
Brigitte Foppa si è stupita che l’assessora non volesse distinguere tra assistenza e formazione, e che se l’assistenza alla prima infanzia fosse vista come formazione molte cose migliorerebbero. In quanto alL’intervento di unterholzner, era curioso che avese ritenuto che nella necessitá di eliminare una delle due auto famigliari, questa fosse quella della donna, e sicuramente nemmeno lui voleva che sua figlia vivesse come aveva vissuto sua madre, anche se questa vita aveva aspetti positivi: i tempi per fortuna erano cambiati. in quanto alla proporzione educativi/bambini, la media era 1:4,8, quindi se in certe situazioni si era a 1:3, in altre si arrivava per forza a 1:8. Ha quindi fatto riferimento all’audizione che sarebbe stata svolta a fine agosto, evidenziando che non era necessario aspettarla per intervenire. l’opposizione presentava interrogazioni e mozioni, e questo lavoro andava rispettato: l’assessora non doveva fare prediche, anche a fronte di tante nozioni prive di contenuti della maggioranza.
Dopo che Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiesto la votazione nominale, è stata votata la mozione 589/22 EMENDATA (Rieder), che è risultata respinta con 14 sè e 14 no. Respinta anche la mozione 592/22 (Foppa): le premesse e i punti (2),  (4) e (5) con 14 sì e 14 no, il punto (1) con 10 sí, 14 no e 4 astensioni, il punto (3) con 13 sì, 14 no e 1 astensione.

(continua)

(MC)