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Consiglio | 08.10.2021 | 15:54

Lavori Consiglio: artigianato e urbanistica, community nursing

Approvate due mozioni della SVP. La sessione di lavori di ottobre è terminata.

Nel pomeriggio di oggi è stata discussa, in Consiglio provinciale, la mozione n. 484/21: Adeguamento delle Linee guida per il programma di sviluppo comunale e utilizzo degli studi esistenti, con la quale Gerhard Lanz (SVP), ricordando che con  delibera n. 741 del 24 agosto 2021 la Giunta provinciale aveva approvato le Linee guida tecniche per l’elaborazione del programma di sviluppo comunale per il territorio e il paesaggio (PSCTP), secondo le quali contengono la seguente “il programma di sviluppo comunale per il territorio e il paesaggio costituisce un modello di pianificazione vincolante e quindi la premessa per l’elaborazione del piano comunale per il territorio e il paesaggio, evidenziava che le Linee guida affrontano varie tematiche da esaminare nell’ambito di una solida analisi dello sviluppo di un Comune in termini di pianificazione paesaggistica e territoriale, nell’ambito delle quali non viene citato l'artigianato, “una delle colonne portanti dell’economia altoatesina“, ‘di cui stupiva in particolare l’assenza nel blocco tematico “1. QUADRO CONOSCITIVO – Sistema produttivo”, poiché le oltre 13.000 imprese artigiane, con più di 45.000 dipendenti, sono in gran parte localizzate nelle oltre 750 zone produttive dei comuni dell’Alto Adige e hanno quindi un forte impatto sull’utilizzo e sulla pianificazione del territorio e del paesaggio. Infatti, solo al punto “2. QUADRO PROGRAMMATICO - Programma della mobilità e dell’accessibilità” si accennava alla necessità di effettuare una valutazione degli insediamenti produttivi e artigianali. Facendo riferimento a uno studio del 2020 dell’istituto di Ricerca Economica - IRE della Camera di Commercio di Bolzano dedicato alle zone produttive, che considerando vari dati forniva una visione dello sviluppo delle zone produttive in provincia e può quindi essere utile come base per una pianificazione locale lungimirante. Il consigliere chiedeva quindi di incaricare la Giunta provinciale (1) di inserire nelle attuali Linee guida il settore dell’artigianato, (2) (emendamento) di prevedere l’utilizzo degli studi esistenti, come ad esempio quello dell’IRE sulle zone produttive, nella fase di analisi conoscitiva delle zone produttive (3) di verificare la disponibilità di ulteriori studi o raccolte di dati aggiornati della Camera di Commercio, dell’IRE, dell’IPL ecc. e, se disponibili, di prevedere l’impiego di tali dati all’interno delle Linee guida. Se si parla di programmi di sviluppo comunale si parla di partecipazione, e considerando la sensibilità dei vari settori è giusto coinvolgere un settore con più di 13.000 aziende in Alto Adige, ha chiarito Lanz.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) ha riferito che nelle Linee guida il tema delle aree produttive era molto presente: chi le aveva stilate evidentemente aveva pesato che in questo insieme ci fossero sia industria che artigianato, oltre ai servizi. Evidentemente Lanz, in quanto rappresentante del settore, lo voleva sottolineare. Ha quindi apprezzato che, rispetto alla versione originaria, al punto (2) non era più citato univocamente lo studio IRE. Le linee guida indicano tutto ciò che deve accompagnare il Piano di sviluppo comunale, e per costruirlo i Comuni utilizzano anche precedenti piani urbanistici e masterplan: l'output conteneva però le scelte programmatiche del Comune. Il consigliere ha chiesto di votare separatamente il punto (1).
L’ass. Maria Hochgruber Kuenzer ha chiarito che le Linee guida tecniche erano state create per la necessità di stabilire un nuovo Piano di sviluppo comunale, quale strumento per il Comune. Andavano considerate 91 aree diverse. Erano strumenti utili a realizzare un Piano che poi funzionasse nella pratica, approvate da diversi esperti quali agronomi, ingegneri ecc., che avevano tenuto conto dei presupposti esistenti. Le Linee tecniche valevano anche per la valutazione. L’artigianato non appariva come termine, ma era implicitamente compreso: era giusto però citarlo esplicitamente, su questo Lanz aveva ragione. Positivo era anche utilizzare gli studi esistenti, purché di interesse pubblico. Gerhard Lanz ha ribadito che se altri settori erano espressamente citati, era giusto che lo fosse anche l’artigianato. In quanto al punto (2) Se ci sono degli studi che aiutano ad avere un quadro conoscitivo, è giusto che la provincia dica ai Comuni che essi vanno utilizzati, per non trovarsi di nuovo raccogliere dati; lo studio IRE è particolarmente utile in questo senso. Gli studi potrebbero essere raccolti in un allegato alle Linee guida. La Camera di commercio forse non è del tutto neutrale, ma l’IRE lavora in modo dipendente.
La mozione è stata messa in votazione e approvata: premesse, punto (2) e punto (3) con 24 sì e 8 astensioni, il punto (1) con 28 sì e 4 astensioni.

Magdalena Amhof (SVP) ha quindi presentato la mozione n. 485/21: "Community nursing“ - Assistenza e cure mobili, con la quale, chiarendo che secondo un’indagine ASTAT, in pochi decenni il numero delle persone anziane in Alto Adige è raddoppiato, passando negli ultimi 40 anni da 50.000 a 105.000, e raggiungendo secondo le stime  entro il 2034 i 150.000, e che quasi il 20 per cento delle altoatesine e degli altoatesini ha più di 65 anni, mentre 40 anni fa si trattava solo del 10 per cento, e questo per via del calo delle nascite e dell'aumento dell'aspettativa di vita, evidenziava che la Provincia di Bolzano già da anni si stava attrezzando per affrontare il prevedibile sviluppo demografico. Era necessario che il mercato del lavoro, la struttura dei servizi sanitari, la situazione abitativa, le attività del tempo libero e molto altro ancora venissero adeguati alle future necessità, e questo valeva anche per le strutture assistenziali e di cura: infatti, sempre più persone avrebbero avuto bisogno di un sostegno professionale per affrontare e vivere bene, in sicurezza e con la massima autonomia l’ultimo terzo della loro vita. La consigliera riferiva che in alcuni Paesi europei, tra cui l'Austria, viene attualmente introdotto un nuovo modello di assistenza che prevede l'impiego di “community nurses”, infermieri e infermiere specializzati che sostengono, assistono e accompagnano in modo professionale le persone in età avanzata e chi soffre di malattie croniche presso il luogo di residenza, tra le mura domestiche, fornendo un aiuto nelle questioni burocratiche e organizzative, ma anche una sorta di consulenza a tutto campo: oltre a consulenze individuali sulle attività legate all'assistenza, svolgono infatti anche colloqui familiari e di gruppo in cui si esaminano le esigenze di assistenza della famiglia e si discutono insieme le risorse e le strategie per farvi fronte; si occupano inoltre dell’importantissima questione della prevenzione per ritardare la necessità di cure ovvero la perdita dell’autonomia, offrendo colloqui, conferenze e workshop in cui si affrontano temi quali l'alfabetizzazione sanitaria, la prevenzione delle cadute, l’alimentazione, la mobilità, l’abitare senza barriere e argomenti simili. Essi svolgono anche visite di prevenzione a domicilio: a intervalli regolari, fanno visita alle persone di una certa età e le consigliano a casa. Secondo diversi studi di lungo termine svolti in Svizzera, così facendo i ricoveri nelle case di cura si riducono del 35 per cento. La consigliera chiedeva quindi di sollecitare la Giunta provinciale a verificare, insieme ai/alle referenti delle strutture interessate (assistenza domiciliare, distretti sanitari, Comuni, ecc.), se il concetto di “community nursing” potesse essere implementato anche in Alto Adige tramite una maggiore interconnessione e un’eventuale riorganizzazione dei servizi esistenti, al fine di poter agire preventivamente grazie a un monitoraggio più ampio. Questo sistema, ha aggiunto Amhof, andrebbe aggiunto ai servizi già a disposizione.
Quello dello sviluppo demografico è un tema molto importante, ha riconosciuto Maria Elisabeth Rieder (Team K), evidenziando che il modello proposto riguardava soprattutto infermieri. In Alto Adige c’era già un’assistenza a vari livelli, da quella infermieristica nei distretti a quella a domicilio, che consentiva anche di fare prevenzione. Tramite le Comunità comprensoriali venivano attivate cure a domicilio, c’era poi uno servizio di consulenza. Si trattava di una rete molto valida, e in quanto alla prevenzione la Giunta aveva risposto a una recente proposta dei Verdi in aula che si faceva già quanto necessario. Bisognava inoltre chiedersi se c’era personale sufficiente, e considerare anche la necessità di aiuti domestici. Se fosse una mozione dell'opposizione, sarebbe respinta con la spiegazione che si fa già quanto necessario. Per dare un segnale, il suo gruppo si sarebbe astenuto.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha ritenuto necessaria e positiva la proposta, presentata tuttavia con una tempistica sbagliata: attualmente, non si riusciva a dare assistenza a tutti coloro che ne avevano bisogno. La situazione era problematica già pre-Covid, ma il Covid l’aveva inasprita. C’erano badanti che non potevano lavorare perché vaccinate con Sputnik, una struttura a Lana aveva dovuto chiudere un intero reparto per mancanza di infermieri. Molti anziani venivano trasferiti dal loro comune a un altro, cosa problematica per chi, per esempio, soffriva di demenza.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha confermato che in tante strutture, non solo a Lana, c’erano problemi gravi e si faceva fatica a garantire i servizi. In quanto al contenuto, non si poteva essere contrari alla mozione, già presentata in altre forme, in passato, da altri gruppi consiliari. Il suo gruppo avrebbe votato a favore, in quanto il problema è esistente e si intensificherà nei prossimi mesi. La normativa statale colpiva particolarmente l’Alto Adige, più di altre regioni: di questo, il consigliere ha chiesto conferma all’assessora.
Hanspeter Staffler (Gruppo verde) ha evidenziato la necessità di approfondire tutto quanto contribuiva ad affrontare l’emergenza assistenziale: il progetto Community nursing era tuttavia già stato sostituito da un altro modello, nei Paesi bassi, inoltre bisognava vedere se le basi giuridiche locali erano idonee: si trattava di un modello privato senza fini di lucro tramite ONG, che aveva contribuito a ridurre il fabbisogno assistenziale.
Gerhard Lanz (SVP) ha condiviso la necessità di esaminare le condizioni necessarie per attuare il servizio ed evitare doppioni. In quanto alle misure preventive, esse presuppongono che si possa avere un accesso con queste persone, che devono accettarlo. In molti casi, non si è consapevoli della situazione, o ci si vergogna di usufruire di determinati servizi, anche quelli già esistenti. Positivo è che la mozione inviti a “verificare”, dall’altra bisogna mettere in interconnessione determinate strutture in maniera efficiente.
La vicepresidente della Provincia Waltraud Deeg ha chiarito che l’obbligo vaccinale non era stato deciso dalla Giunta, ma comunque un confronto con altri Paesi evidenziava che non c’era grande differenza: gli infermieri dovevano essere testati, guariti o vaccinati, e la tendenza era di privilegiare queste due ultime condizioni. Vero è che molti posti letto erano vuoti per mancanza di assistenza. Ci si trovava alla vigilia del secondo inverno Covid e ci si domandava se si voleva una situazione come lo scorso anno: da quando gli anziani erano vaccinati e da quando il personale era vaccinato, in tutte e 77 le case di cura non c’erano contagi: era quindi difficile comprendere perché proprio in questo settore collaboratori e collaboratrici avessero queste preoccupazioni. A livello statale, l’80-90% del personale era vaccinato: l’Alto Adige era l’unico ad avere questo problema. L’esempio dei Paesi scandinavi dimostrava che investire in un sistema efficiente sgravava le casse sociali e attirava buon personale. Era pertanto opportuno valutare tutti i sistemi: si sarebbe testato il community nursing con dei volontari, per poi potenziarlo con personale altamente qualificato. Amhof ha chiarito che si stava parlando di assistenza domiciliare. Il sistema attuale funzionava molto bene, ma solo se la persona e i suoi familiari si attivavano: il community nursing proponeva invece un’osservazione e valutazione individuale della situazione delle persone, un lavoro di prevenzione. aveva proposto di “verificare”, per capire come integrare il sistema tra i servizi esistenti e se era giuridicamente possibile cercare le persone senza che esse l’avessero richiesto.
Posta in votazione, la mozione è stata quindi approvata con 25 sì e 4 astensioni.

Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha quindi chiesto all’ass. Thomas Widmann ha chiesto se restava in vigore, in provincia, il metodo di calcolo in base al quale la durata di un test si calcolava dalla mezzanotte del giorno in cui si era effettuato il test, o da partire dall’ora di effettuazione dello stesso, come a livello statale. L’ass. Thomas Widmann ha risposto che molti aspetti erano da chiarire, e si sarebbe informata la popolazione ogni volta che c’erano certezze, anche su nuovi vaccini e medicinali. Valevano sempre le 48 ore dal momento del test: questo aveva senso, ma in ogni caso non c’erano margini di manovra, perché la banca dati era ora a Roma. C’erano ancora qualche centinaio di persone che avevano problemi con il Green pass, a fronte delle 10-20.000 iniziali.

La presidente Rita Mattei ha quindi tolto la seduta alle ore 15.42. La sessione di lavori di ottobre è terminata.

(MC)

La sessione di ottobre