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Consiglio | 08.10.2021 | 12:58

Lavori Consiglio: sì alle variazioni di bilancio 2021

Approvato con 19 sì, 2 no e 13 astensioni il dlp 93/21: Variazioni al bilancio di previsione della Provincia autonoma di Bolzano 2021-2023. La seconda parte della lunga discussione sull’articolo relativo all’istruzione parentale.

Nell’ambito della discussione dell’articolo aggiuntivo 4-ter della legge provinciale n. 93/21: Variazioni al bilancio di previsione della Provincia autonoma di Bolzano 2021-2023 (presentato dalla Giunta provinciale su proposta del presidente della Provincia Arno Kompatscher), Magdalena Amhof (SVP), dicendosi d'accordo con l’articolo, ha chiarito che l’urgenza era data, perché ora molti bambini venivano tenuti a casa. Come detto da Foppa, chi già promuoveva questo tipo di istruzione non aveva nulla contro la nuova disciplina, al fine di garantire un’istruzione che rispettasse i più piccoli. Un altro problema era la socializzazione. Lei era d’accordo con Foppa sulla possibilità di far rientrare i figli a  scuola nel caso l'istruzione parentale non funzionasse, ma secondo lei questa possibilità era già data. Giusto era far svolgere gli esami nella stessa sede che aveva seguito tutto il percorso dell’istruzione parentale fin dall’inizio. La Provincia non poteva chiedere ai bambini cosa preferissero, come richiesto: questa responsabilità era dei genitori.
Peter Faistnauer (Team K) ha fatto riferimento alle “situazioni gravi” citate dall’assessore per garantire il rientro a scuola: il fatto che un genitore non riuscisse a garantire l’istruzione doveva essere considerato tale. In passato mancava permeabilità scolastica, mentre ora essa è consentita in qualsiasi momento; quindi, il sistema non è così rigido: ci vuole altrettanta flessibilità per l’insegnamento parentale. Ha chiesto poi se valesse ancora la delibera del dicembre 2011 n. 226 proprio sull'insegnamento parentale, e se servizi sociali e sindaco potevano intervenire come nel caso in cui gli alunni non si presentavano a scuola per settimane. una visita a semestre per 520 famiglie è difficile, anche dal punto di vista giuridico, dato che va comunicata in anticipo: quali possibilità di verifica ci sono? Anche nella previsione dell’esame solo nella scuola dove si è iscritti c’è rigidità. L’elevato numero di alunni è dovuto alla situazione emergenziale, e probabilmente il prossimo autunno si tornerà a un numero più basso: perché, dunque, l’urgenza?
Alex Ploner (Team K) ha ritenuto che si parlasse di due diritti contrapposti: la cosa più importante era garantire l’interesse superiore del bambino, ma c’era anche il diritto dei genitori e all’istruzione parentale. In quanto a chiedere ai bambini, ci vuole attenzione: la decisione non va lasciata a loro, va presa dai genitori. I genitori separati sanno bene che non si può far prendere ai bambini certe decisioni. Essi però vanno ascoltati, lui aveva proposto un emendamento al fine di sentire la Garante per l’infanzia e l’adolescenza nell’ambito della consulenza. Il primo colloquio però doveva avvenire a scuola. La decisione è un diritto dei genitori e va rispettata, senza creare sfiducia e controlli aggiuntivi, ma con consulenza e accompagnamento. la Garante andava invece sentita in un secondo momento, in caso di problemi, prima di un eventuale passaggio in tribunale. Un altro emendamento da lui proposto considerava la possibilità di rimandare a scuola i propri figli, nella speranza che la situazione di emergenza sarebbe passata presto. Andava poi cancellata parte del comma relativo a requisiti e programma, che richiedeva ai genitori più di quanto richiesto alla scuola. L’educazione parentale offre occasione di crescita e apprendimento diverse da quelle scolastiche, bisognava cambiare prospettiva e cogliere il meglio di questo modello. Non servivano atti di notorietà con conseguenze penali, che creavano il panico nei genitori. Ha annunciato sostegno alla disposizione, ma attenzione alla sua applicazione futura, perché non venisse aumentata la pressione sui genitori. In quanto all’esame, sarebbe bello che le famiglie potessero scegliere la sede, perché ci sono dirigenti non favorevoli all’educazione parentale. Questa, fino a ieri, aveva funzionato molto bene in provincia, e i genitori erano organizzati benissimo e si interessavano molto alla formazione dei propri figli, così come erano consapevoli del loro bisogno di socializzazione, a cui rispondevano iscrivendoli ad associazioni o portandoli in luoghi di ritrovo.
Hanspeter Staffler (Gruppo verde) ha evidenziato che l’insegnamento parentale era cresciuto a dismisura negli ultimi tempi, passando da qualche decina di bambini a 600 bambini: ecco perché l’urgenza era giustificata. La Garante dell’infanzia aveva messo in guardia le famiglie da decisioni affrettate, che potevano portare le famiglie a pentirsi di aver assunto un compito troppo difficile. Per questo, forse si sarebbe dovuto recuperare queste persone per cercare di riportarle nel sistema. La formulazione dell’articolo era un po’ rigida, bisognava permettere il rientro nel sistema a chi si rendeva conto di aver fatto la scelta sbagliata, pur condividendo i timori delle scuole. Si rischiava se no di arrivare a situazioni incontrollabili con l’intervento dei servizi sociali. Una formulazione diversa aiuterebbe non  solo genitori e bambini, ma anche le scuole e il sistema in generale, per garantire più permeabilità. Eventualmente si potranno inserire modifiche in futuro.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha riferito di aver fatto parte di una commissione esaminatrice di scuola media che valutava anche bambini di scuole private riconosciute e provenienti da insegnamento parentale: i genitori che lo avevano scelto lo avevano fatto con consapevolezza e avevano il tempo e le capacità per dedicarvisi. L’emendamento considera anche i requisiti per essere in grado di offrire questo insegnamento, è più approfondito della norma statale. Se un insegnante a scuola non lavora bene, ce ne sono tanti altri che fanno un ottimo lavoro: se un genitore che insegna non lavora bene, mancano alternative. L’istruzione parentale richiede che si sia in grado di farla, ma anche la possibilità eventualmente di tornare sui propri passi. E se un genitore, per esempio, dopo due mesi si rende conto di non essere in grado di insegnare, nessuna scuola direbbe “No, ora lo tieni a casa per altri 8 mesi”. La regolamentazione dovrebbe essere un sostegno, non un’ulteriore pressione.
Waltraud Deeg (SVP) ha ripercorso la sua esperienza di insegnante, evidenziando l’importanza della partnership tra scuola e famiglia, e ha ricordato che anche l’anno scorso la provincia di Bolzano aveva cercato di tenere aperte le scuole il più possibile, più di altre regioni d’Italia, perché la priorità era favorire la frequenza della scuola, da quella dell’infanzia in su. Quindi ora faceva fatica a capire che i genitori che ora potevano mandare i figli a scuola non lo facessero. Non si cercava di dividere la società, è la pandemia che impone certe decisioni, e si cerca un compromesso tra diversi interessi: l’articolo in questione cerca di costruire un ponte. Bisognava riflettere su come riportare delle persone che seguivano delle teorie assurde al tavolo del dialogo. L'articolo andava nella direzione giusta perché forniva sostegno prevedendo anche e verifiche della qualità dell’istruzione parentale. L’obiettivo doveva essere che i genitori riportassero i figli a scuola.
Intervenendo come consigliere, Giuliano Vettorato (Lega Salvini Alto Adige Südtirol) ha chiarito che costituzionalmente esisteva il diritto all’istruzione parentale, ma essa necessario garantire che fosse istruzione, controllandola e mappandola, Non c’era nessuna intenzione di tarpare le ali a chi faceva questa scelta, bensì di garantire che si fosse in grado di farla, verificando poi a fine anno se era stato seguito il programma. Il tutto, nell'interesse di ragazze e ragazzi.
L’ass. Philipp Achammer ha replicato a chi sosteneva che non c’era urgenza che evidentemente non prendeva sul serio la situazione: Garante per l’infanzia, Tribunale dei Minori e altre istituzioni avevano segnalato situazioni precarie. Il diritto del bambino all’istruzione era fondamentale: non veniva tolto a nessun genitore il diritto di insegnare, ma chi lo sceglieva aveva tutto l’interesse a dimostrare di esserne capace. In Austria la regolamentazione in questo senso era molto più rigida. Si sentiva di casi dove i bambini si ritrovavano in capannoni pagando 400 € per le lezioni, senza alcuna tutela previdenziale né  sicurezza. Non si doveva considerare la scuola come un fornitore di prestazioni, portando o ritirando i propri figli a piacere, magari quando se ne aveva bisogno per la propria azienda. La formulazione “per motivi gravi” poteva suscitare perplessità, prevedendo per esempio “situazioni giustificate”. Una qualificazione adeguata dei genitori è prevista anche in altri Paesi. La Garante aveva detto che la scuola deve intervenire e comunicarlo, quando un bambino si trova in una situazione a rischio. Gli esami devono essere effettuati da chi accompagna e verifica, mentre a dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà è stata indicata dal presidente del Tribunale dei minori Benno Baumgartner. Il sindaco non ha competenza di controllo; le visite non sono un obbligo. Non si vuole limitare il colloquio di consulenza alla scuola, perché ci potrebbero essere accuse che la scuola sia di parte. L’assessore si è detto disponibile a togliere la parola “gravi” relativamente alle situazioni per le quali era possibile rientrare a scuola,  e ha specificato che insegnamento parentale non è DAD.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha quindi presentato i suoi subemendamenti, volti alla possibilità di rientrare a scuola durante l’anno scolastico, annunciando la volontà di ritirarlo in caso di disponibilità dell’assessore a votare separatamente il riferimento a gravi e documentate situazioni, a concordare l’eventuale visita, anche ritirabile in quanto l’assessore si era detto d’accordo, e a sostenere l’esame di idoneità anche in altre scuole: qui l’assessore non si era detto d’accordo, ma sarebbe stata una facilitazione. Alex Ploner (Team K) ha ritirato i suoi subemendamenti, avendo l’assessore già preso posizione in seguito alla loro illustrazione durante il dibattito. Respinto il subemendamento di Foppa relativo alla possibilità di esame in altre scuole (14 sì, 18 no, 1 ast.), l’emendamento assessorile contenente il nuovo articolo 4-quater è stato messo in votazione senza le parole “gravi e” e con “motivate situazioni” al posto di “gravi situazioni”, e approvato con 29 sì, 2 no e 2 astensioni (respinte le parole “gravi e”).
Approvato poi senza discussione l'articolo 5 sull’entrata in vigore della legge.
Non essendoci dichiarazioni di voto, il dlp 93/21, Variazioni al bilancio di previsione della Provincia autonoma di Bolzano 2021-2023, è stato posto in votazione e approvato con  19 sì, 2 no e 13 astensioni.

I lavori riprendono nel pomeriggio, a partire dalle 14.30, con l’esame di mozioni proposte dalla maggioranza.

(MC)