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Consiglio | 15.09.2021 | 18:14

Lavori Consiglio: Professioni sociali, cambio di destinazione dei boschi

Mozioni di Team K e Movimento 5 Stelle. La seduta di oggi è terminata.

Con la mozione n. 463/21: Formazione di prossimità per le professioni sociali (emendata), presentata oggi in Consiglio provinciale, Maria Elisabeth Rieder (Team K), ha rilevato l'aumento delle persone bisognose di cura e il calo invece delle persone curanti, cui si aggiungono gli effetti delle mancate vaccinazioni. Aggiungendo che in Alto Adige le scuole provinciali per le professioni sociali, "Hannah Arendt" in lingua tedesca ed "Emmanuel Levinas" in lingua italiana si occupano della formazione degli operatori socio-sanitari (OSS) e socioassistenziali (OSA), offrendo ben frequentati corsi a tempo pieno e part-time nonché corsi complementari al lavoro, sulla base di piani formativi deliberati ogni anno dalla Giunta provinciale, evidenziava che  opportuno intensificare e ottimizzare la collaborazione con i potenziali datori di lavoro. Soprattutto le donne, segnalava poi, quando vogliono tornare al lavoro dopo la maternità o dopo i congedi per assistere i loro familiari incontrano grosse difficoltà, e così anche le persone che vogliono cambiare lavoro: le opportunità di formazione e aggiornamento sono poche e i contributi praticamente quasi non esistono; le persone interessate spesso si spaventano di fronte ai lunghi tragitti, le molte ore di lezione e l’impegno finanziario. Pertanto, la consigliera proponeva di impegnare la Giunta provinciale (versione emendata) (1) a offrire annualmente, in conformità alle decisioni e deliberazioni già assunte, la formazione di prossimità nel settore delle professioni sociali nelle zone periferiche e in stretta collaborazione con le residenze per anziani e le case di cura locali, tenendo adeguatamente conto del loro fabbisogno nel bando di gara, e a realizzarla laddove vi sia un numero sufficiente di partecipanti, (2) a sviluppare forme di blended learning per la formazione degli operatori e delle operatrici socio-sanitari e socioassistenziali; (3) a organizzare in loco la parte pratica di questi percorsi di formazione decentrati e di prossimità in stretta collaborazione con le residenze per anziani, le case di cura e gli ospedali.
Secondo Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) si trattava di una proposta utilissima al fine di reperire personale per le formazioni sanitaria. Sia la formazione decentralizzata che la didattica a distanza rappresentano un investimento opportuno, tuttavia i tirocini decentrati dovevano adattarsi alle esigenze dei singoli e attentamente monitorati, nell'ambito di un progetto partecipato. Valeva inoltre la pena di valutare con gli studenti il livello di soddisfazione dell’insegnamento e l’efficacia dei percorsi formativi al momento dell’impiego effettivo, individuando le cause delle frequenti dimissioni nel settore.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha ritenuto la proposta necessaria e urgente, evidenziando però anche la necessità di avere personale che parli la madrelingua degli assistiti e a sufficienza per coprire i turni dopo le 17.30, soprattutto d’estate, quando spesso i pazienti vengono messi a letto a quell'ora proprio per mancanza di assistenza. Ha poi fatto cenno alla sessualità nelle RSA e alla ricerca di contatti da parte di pazienti: situazione che bisogna essere in grado di gestire, affrontando un tabù. La formazione in periferia è un aspetto importante, ma anche il riconoscimento rapido, e non dopo anni, dei titoli di chi si forma fuori provincia. “Tutti invecchiamo, e ci sarà sempre più bisogno di persone che assistono per invecchiare con dignità”, ha concluso Knoll.
Magdalena Amhof (SVP) ha evidenziato che due dispositivi su tre di questa mozione erano stati approvati a giugno, tra cui la formazione decentrata, e criticato la tattica di presentare una mozione quasi identica. Recentemente la federazione per le professioni sociali ha festeggiato i 10 anni, lei era presente con Deeg e Foppa a sostenere l’importanza della rivalutazione delle professioni sociali. Questo anche tramite una legge in fase di elaborazione anche in collaborazione con la Federazione. Le professioni sociali sono molto importanti ma non vengono pagate a sufficienza, c’è un grande problema; una formazione decentrata è stata avviata  a Brunico, ma è necessario sensibilizzare i giovani per rendere più attraenti queste professioni. In merito al riconoscimento dei titoli, un’apposita mozione dell’ass. Deeg e di altri consiglieri SVP è già pronta per essere trattata nella seduta congiunta.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha evidenziato che importava poco chi avesse presentato la mozione: il suo gruppo avrebbe sostenuto la mozione di rieder come già quella SVP. Si è tuttavia rammaricato della bocciatura, da parte della maggioranza, della mozione del suo gruppo per rendere i lavori di cura più attrattivi.
Di "continuo scambio con i datori di lavoro e i rappresentanti di interesse nelle professioni di cura" ha parlato, come consigliera, Waltraud Deeg (SVP), riferendo che in altri Paesi di lingua tedesca c’è personale di cura che non parla la lingua, a tal punto da non poter seguire nemmeno le riunioni tra colleghi. In Alto Adige la situazione è buona, e l’obiettivo è di garantire la qualità della cura esistente, creando offerte di formazione in un ambito che richiede una certa dedizione verso le persone e garantendo personale qualificato, che sappia gestire le sfide esistenti. La situazione nelle case di cura è molto migliorata egli anni, anche ora, dopo la pandemia.
Gerhard Lanz (SVP) ha ribadito la necessità di garantire la qualità della formazione, senza abbassarne il livello, e quella di considerare la richiesta di formazioni decentrate. Va anche considerato che una buona formazione è importante, e che per i giovani investire in questo senso è possibile e interessante.
L’ass. Philipp Achammer ha messo l’accento sul problema demografico, dovuto da un lato ai tanti pensionamenti dei baby boomers e dall’altra a un’aspettativa di vita molto elevata. Si può rendere la professione più interessante e flessibile, ma non si riuscirà mai a risolvere il problema. Bisogna assolutamente evitare un calo della qualità, ma è importante rendere questi corsi molto flessibili, adattandoli alle situazioni di vita degli interessati, che a volte desiderano cambiare settore. Il punto (1) è un rafforzamento di quanto già deciso, partendo a Brunico - in altri casi non si è riusciti ad avviare i corsi perché mancavano i numeri, anche se sono stati fatti corsi con meno di 15 partecipanti. L’assessore ha fatto poi riferimento ai tirocini organizzati dalla Hannah Arendt, tenendo conto delle esigenze di chi lavora anche dal punto di vista della vicinanza geografica. In quanto al punto (2), la stessa scuola Hannah Arendt ha chiarito che ai fini della pratica è giusto offrire un buon mix; si sta valutando cosa funziona e cosa no. Per quanto riguarda il punto (3), la collaborazione funziona già molto bene. Servono nuove forme di formazione soprattutto per quanto riguarda l’aspetto pratico; il sistema duale è un approccio positivo che va ampliato. La Giunta è disponibile a parlare di queste tematiche, ma come formulata la mozione non si può approvare. Maria Elisabeth Rieder ha ringraziato per la discussione, e si è detta d’accordo sulla necessità di aumentare lo stipendio e migliorare le condizioni di lavoro degli operatori, c’è bisogno degli approcci più vari per affrontare una situazione che in futuro sarà sempre più difficile. Si è detta disponibile a sospendere la mozione e rielaborarla in punti concreti.

Diego Nicolini (Movimento 5 stelle) ha quindi presentato la mozione n. 475/21: Stop ai cambi di destinazione dei nostri boschi, chiarendo che riprendeva il discorso del Clima avviato ieri con la presentazione del Piano della Giunta, e aggiungendo che alle belle parole devono seguire gesti concreti. È ormai assodato che certi eventi climatici catastrofici sono direttamente collegati con il consumo del suolo, il quale va quindi tutelato, in particolare quello con i boschi, così importante per la sua biodiversità. Questo è confermato in tono drammatico dal quinto rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, ente delle Nazioni Unite che studia il riscaldamento del pianeta: se non verranno prese misure drastiche immediatamente si rischia una deriva irreversibile. Dal 1960, la provincia italiana che ha avuto l’aumento maggiore di temperatura media, ha aggiunto, è quella di Bolzano: essa ammonta solo nell’ultimo decennio a 2.71 C° , a fronte di un aumento medio nazionale di 2.2 C°. Inoltre, si sta assistendo ad una trasformazione continua e progressiva delle superfici boschive che vengono convertite in aree produttive a scopo puramente economico, ad esempio per la realizzazione di piste da sci, zone industriali/residenziali o aree dedicate al pascolo o al verde agricolo ecc., e questo nonostante la qualità biologica del bosco sia incomparabile rispetto alla qualità dei suoli con qualsiasi altra destinazione. Persino nell’ultimo anno rilevato nel dopo Vaia, quindi con migliaia di ettari di bosco distrutti e con la persistente riduzione delle attività legate alla pandemia, l’ultima relazione agraria e forestale segnala che sono stati autorizzati dagli uffici provinciali ben 100 Ha di cambi di destinazione definitivi da bosco ad altra destinazione produttiva. Inoltre, il cambio di destinazione viene concesso anche nelle zone di pericolo, dove la presenza di boschi ha una maggiorata funzione di tutela. Ci vuole anche maggiore coerenza dei piani paesaggistici con la situazione reale. Per rimediare a questa situazione, il consigliere chiedeva di impegnare la Giunta provinciale (1) a rivalutare in senso restrittivo trasformazioni da bosco ad altro tipo di destinazione, sia anche pascolo o verde agricolo cd (verde-verde) e comunque sempre su superfici comprese nei piani delle zone di pericolo; (2) a calcolare le trasformazioni di destinazione adeguando l’anagrafica del territorio al sistema di schede LAFIS, che indicano una cartografia reale ed aggiornata degli appezzamenti terrieri; (3) a garantire la coerenza tra le variazioni al piano paesaggistico riportate dall'ufficio provinciale competente nel piano comunale territorio e paesaggio garantendo la coerenza non solo tra i due strumenti di pianificazione, ma con la situazione reale dei suoli; (4) ad attuare una moratoria a tempo determinato dei cambi di coltura; (5) a indicare una quota massima annuale di bosco da destinare ai cambi coltura, considerato che attualmente non esiste un limite o una quota ma solo una valutazione caso per caso; (6) a definire delle Linee Guida molto restrittive per i cambi coltura da bosco ad altre qualità di superfici, che dovranno essere applicate dalla recente istituita commissione cd. “verde-verde”. Vero è che vanno anche considerate le ragioni dell’economia, ha concluso Nicolini, ma se si vuole rimediare all’innalzamento della temperatura bisogna procedere con interventi concreti.
Franz Ploner (Team K) ha ricordato che ogni giorno bisogna pensare al futuro, cogliendo ogni chance per farlo. I boschi sono insostituibili, una preziosa risorsa per la biodiversità e la sostenibilità, e la relativa tutela è necessaria per garantire il benessere delle persone e per combattere il cambiamento climatico, favorito dalle emissioni di gas serra. Le conseguenze dovute alla riduzione dei boschi sono il secondo motivo alla base del cambiamento climatico, nuovi boschi sono un’ottima opportunità. Il Team K avrebbe sostenuto la mozione.
Fratelli d’Italia ha sostenuto convintamente la mozione, estremamente concreta. Il tema dell’erosione del territorio è fondamentale per tutela dell’ambiente ed equilibri tematici. Il gruppo aveva presentato un’interrogazione sul tema nel marzo 2021, rispondendo alla quale l’assessora aveva detto che sono 200 l’anno le richieste di trasformazione da bosco a verde agricolo, per 80-100 ettari in media, anche se questo riguarda per lo più aree che in passato erano agricole. La Ripartizione natura paesaggio e territorio non tiene un elenco dei proprietari richiedenti, quindi manca una visione complessiva.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha apprezzato le intenzioni, chiedendo però di relativizzare: non è vero che ogni anno nei comuni altoatesini vengono disboscati ettari ed ettari di bosco, e va considerato anche che in alto Adige c’è un bosco coltivato, al contrario di quanto avviene in altre regioni. C’è un’attività forestale intensa nei boschi locali, e monocolture, quindi non sempre la biodiversità è garantita. Un tempo il limite vegetativo era molto più basso, ora sta aumentando per il riscaldamento glocale. In provincia c’è grande biodiversità anche grazie a un certo utilizzo agricolo, che andrebbe persa col rimboschimento. Ci sono quindi perplessità che inducono all’astensione.
Hanspeter Staffler (Gruppo verde) ha chiarito che esistono dati divergenti in merito alle aree boschive: secondo il Dipartimento foreste c’è una trasformazione di circa 100 ettari l’anno, secondo il Dipartimento Paesaggio e urbanistica circa 400. Un centinaio di anni fa c’era molto bestiame nei boschi e tanti abbattimenti anche ai fini di riscaldamento, nel frattempo i boschi sono diventati più fitti; i problemi sono vicino agli insediamenti e nelle valli o riguardo ai boschi rivieraschi e ai boschi rari. Bisogna guardare più al bilancio ecologico che alla superficie complessiva.
Franz Locher (SVP) ha evidenziato che metà della superficie altoatesina è costituita da boschi, e che molti pascoli non più utilizzati sono stati trasformati in boschi: essi dovrebbero essere ripristinati. vero è che il limite del bosco continua a salire, per via del clima, ma il bosco negli ultimi decenni è diventato più fitto, con il conseguente aumento dello scarabeo della corteccia che lo danneggia: un bosco dove il sole non arriva sul terreno non è sano: bisogna quindi essere contenti se si ripristina un pascolo. Quanto richiesto nella mozione non è sostenibile.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha ritenuto che fossero state dette tante cose che andavano nella direzione giusta, tuttavia i punti dispositivi della mozione non colgono il problema: alcuni ripristini, per esempio, riportano la situazione a come era in passato . Condivisibile è il punto (6) in merito a direttive rigide.
Peter Faistnauer (Perspektiven für Südtirol) ha sottolineato che il bosco ha anche altre funzioni, oltre a quelle di tutela, ed evidenziato in merito al punto (5) la necessità di differenziare. condivisibile era il punto (6).
L’ass. Arnold Schuler, evidenziando la funzione di tutela del bosco, ha chiarito che erro ha anche una funzione di paesaggio, biodiversità e di interesse economico per i singoli proprietari. gli ettari boschivi, ha ribadito, rappresentano più del 50% del territorio della provincia, e oggi c’è bosco dove prima c’erano zone agricole come pascoli. C’è un aumento che va dai 500 a 1.000 ettari annui, tuttavia su questo influisce il cambiamento climatico, che tra l’altro alza il limite boschivo. La Giunta ha stabilito delle condizioni per le trasformazioni verde-verde, che devono riguardare per esempio aree confinanti. Esse non sono così consistenti, pari a 200 ettari l’anno, e vengono concesse in seguito a sopralluoghi e nel rispetto di determinate condizioni. In quanto alle delimitazioni nel sistema LAFIS, avvengono secondo criteri diversi da quelli del PUC, perché hanno obiettivi diversi; in quanto al punto (3), l’adeguamento c’è stato, e in futuro ci saranno gli stessi dati di base che dovranno concordare. Una moratoria dei cambi di coltura non è opportuna, perché non si tratta solo di modifiche verde-verde ma anche di zone destinate all’edilizia, così come non è opportuno stabilire una quota annuale di bosco, perché non si tratta solo di estensioni, ma anche di tipologia delle superfici. Infine, le direttive esistono già, e prevedono una valutazione in loco, migliore di criteri rigidi: la mozione nel complesso va respinta. Diego Nicolini ha chiesto di non accontentarsi del bosco che cresce in altura, e ribadito l’innalzamento della temperatura media, che mette in pericolo i ghiacciai. L'aumento del bosco in quota è preoccupante. ha ribadito che il LAFIS è corretto al metro, mentre i piani paesaggistici sono sbagliati, e sottolineato che sono necessari dati precisi. Ha quindi ricordato l’intervento di Romano Prodi nella Giornata dell’Autonomia - La prossima grande sfida è l’emergenza climatica, in merito alla quale l’Alto Adige può essere un modello - evidenziando però che attualmente l’Alto Adige è, in proporzione, più vicino al Brasile di Bolsonaro. Votata per parti separate, la mozione è stata respinta: le premesse con 9 sì, 18 no, 7 astensioni, il punto (1) con 10 sì, 18 no, 6 astensioni, il (2) con 7 sì, 18 no, 9 astensioni, il (3) con 7 sì, 18 no e 9 astensioni, il (4) con 2 sì, 19 no, 13 astensioni, il (5) con 9 sì, 18 no, 7 astensioni, il (6) con 14 sì, 18 no, 2 astensioni.

La seduta di oggi è terminata, il plenum torna a riunirsi domani mattina alle 10.

(Nel comunicato si tiene conto delle disposizioni sulla par condicio relativamente alle prossime elezioni comunali di Merano)

(MC)