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Consiglio | 11.06.2021 | 21:28

Lavori Consiglio: Approvato il dlp sulla democrazia diretta

Approvato con 18 sì e 15 no disegno di legge provinciale n. 69/20: Modifiche alla legge provinciale 3 dicembre 2018, n. 22, “Democrazia diretta, partecipazione e formazione politica”, e alla legge provinciale 8 febbraio 2010, n. 4, “Istituzione e disciplina del Consiglio dei Comuni”. Dibattito sull’Ufficio per la formazione politica, sull’informazione e sullo stralcio del referendum confermativo.

L’articolo 13 del disegno di legge provinciale n. 69/20: Modifiche alla legge provinciale 3 dicembre 2018, n. 22, “Democrazia diretta, partecipazione e formazione politica”, e alla legge provinciale 8 febbraio 2010, n. 4, “Istituzione e disciplina del Consiglio dei Comuni” (cons. Josef Noggler) riguarda l’Ufficio per la formazione politica e la partecipazione e organismo di raccordo con l’ufficio per la formazione politica e la partecipazione. Josef Noggler ha chiesto la votazione separata del comma 1, lettera g, in quanto faceva riferimento a una disposizione non più esistente. Brigitte Foppa (Gruppo Verde), presentando diversi emendamenti, ha riferito che Noggler aveva detto di aver proposto l’insediamento presso l’Eurac per semplificare il tutto, ma il Consiglio provinciale sarebbe stato più adatto. Inoltre, con l’ufficio di raccordo erano necessarie due sedi, per non dire che tale secondo ufficio era emanazione dell'Ufficio di Presidenza, emanazione della maggioranza, con un’unica componente dell’opposizione, In questo modo, l’Ufficio per la formazione non sarebbe più indipendente. L’organismo di raccordo dovrebbe essere insediato presso un organo sovrapartitico, vale a dire il collegio dei capigruppo, che oltretutto già esiste e dovrebbe allargare i propri lavori a un unico punto aggiuntivo. La consigliera ha aggiunto che un tema fondamentale è quello dell’informazione sui referenda, e ha chiesto di attribuire a tale ufficio, e non all’organismo di raccordo emanazione diretta dell’Ufficio di Presidenza, il relativo coordinamento. Ha chiesto poi che spetti al Consiglio provinciale approvare con maggioranza di ⅔ le norme attuativa relative all’Ufficio per la formazione politica, di cancellare la disposizione secondo cui l’organismo di raccordo informa il Consiglio provinciale sull’oggetto dei referendum e organizza gli eventi informativi. Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha  evidenziato che non era solo una parte politica a chiedere la neutralitá dell’Ufficio per la formazione politica e la partecipazione, dicendosi d’accordo sull’insediamento dell’organismo di raccordo presso il collegio dei capigruppo, perché l’Ufficio di presidenza, con peso predominante della maggioranza. Questo modo di procedere non sarebbe stato democratico né neutrale. Alex Ploner (Team K) ha condiviso questo timore, rilevando che l’organismo di raccordo sarebbe soggetto alle indicazioni dell’Ufficio di Presidenza. Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha proposto due emendamenti per chiedere la soppressione, dai compiti previsti per l’Ufficio per la formazione, della promozione della formazione politica della popolazione e favorire la comprensione e il consenso per l'autonomia provinciale, che poteva essere interpretata anche come consenso per chi questa autonomia gestiva, “e la creazione del consenso è propria dei regimi, e proprio questo intendevo quando parlavo di Minculpop”. L'autonomia non era un’entità ideologica da venerare, e costruirsi la fiducia con la tecnica della propaganda era triste. Per lo stesso motivo andava stralciato il compito di “mettere a disposizione degli istituti scolastici materiale didattico relativo alle funzioni di cui alle lettere da a) a d), tenendo conto delle scuole di diverso grado e tipologia e dei diversi livelli di competenza”, per costruire attraverso la scuola “un’idea di partecipazione a un regime”. Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha chiesto a Noggler di spiegare perché l’informazione sul referendum non dovesse avvenire presso l’Ufficio per la formazione politica, che sarebbe predestinato per questo compito, e fosse invece assegnato all’organismo di raccordo. Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha dimostrato una certa comprensione delle remore di Urzì: in effetti pareva che si volesse rafforzare il patriottismo dell’Autonomia, e questo a maggior ragione se si collegava tutto all’Ufficio di Presidenza. Josef Noggler ha chiarito che se si approvava l’emendamento di Urzì allora tanto valeva stralciare interamente l’ufficio per la formazione politica, e si è chiesto cosa avesse Foppa contro l’Ufficio di Presidenza: l’organismo di raccordo ha compiti di coordinamento che garantisce che i lavori vengano svolti in maniera indipendente, trasferendo tutto all’Ufficio dei capigruppo sì che ci si potrebbe chiedere dove sta l’indipendenza. Condividendo quanto detto da Noggler, il presidente Arno Kompatscher ha però ammesso che fosse un problema la previsione di “favorire il consenso” prevista al punto (d): non si voleva promuovere l’indottrinamento, ma la comprensione. Ha quindi proposto votazione per parti separate, proposta ben accolta da Andreas Leiter reber (Die Freiheitlichen). Sven Knoll (Süd-Tiroler Freihiet) ha ritenuto invece opportuno favorire un consenso per l’Autonomia, che tutela la popolazione ladina e tedesca della provincia.  Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha detto che non era certo Knoll, che spesso attaccava l’Autonomia, che doveva insegnare a lui come difenderla. Egli non voleva un ufficio di propaganda, bensì una sede che trasmettesse la formazione politica. Sven Knoll ha respinto le accuse di danneggiare l’Autonomia, ricordando il grande numero di interrogazioni presentate dal suo gruppo a difesa di essa. Alessandro Urzì ha rilevato che non bastava togliere la parola “consenso”, perché la sua costruzione era di fatto prevista anche in altri punti dell’articolo. Respinti i 7 emendamenti, Brigitte Foppa (Gruppo Verde) è intervenuta sull’articolo, evidenziando che la discussione appena svolta era proprio un esempio paradigmatico della formazione politica, in quanto questa aveva a che fare con l’indipendenza. Dopo che è stato comunicato che si sarebbe votato sull’articolo senza il riferimento al consenso al punto (d) e senza il punto (g) del comma 1, Alessandro Urzì (Fratelli d’italia) ha ritenuto che ci si trovasse a votare su un tema già votato, avendo già respinto il suo emendamento, ricordando il principio “ne bis in idem”, Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha chiarito che si trattava di una cosa completamente diversa. L’articolo è quindi stato approvato con 18 sì, 13 no e 3 astensioni, con lo stralcio delle parole “e il consenso” dalla lettera (d) e della lettera (g) del comma 1.

L’articolo 14 riguarda l’informazione. Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha chiesto di sopprimere i commi 1 e 2 che prevedono che l’informazione non avvenga tramite l’Ufficio per la formazione politica ma attraverso l’organismo di raccordo, istituito presso l’Ufficio di presidenza. Un ufficio scientifico sarebbe sicuramente più indipendente. Josef Noggler (SVP) ha ribadito che l’Organismo di raccordo ha compiti di coordinamento e organizzativi, e riferimento di contatto per la politica. Foppa ha ribadito che non dovrebbe avere compiti di informazione, sarebbe inoltre importante che anche altri soggetti - per esempio il Servizio giovani della Bassa Atesina - potessero organizzare questi eventi, perché viene tolto i relativo sostegno: si toglie all’Ufficio per la formazione il suo compito principale. Gerhard Lanz (SVP)  ha ritenuto ci fosse un equivoco: l’ufficio per la Formazione politica supervisiona l’organismo di raccordo, che è tenuto a consultare. Respinti gli emendamenti di Foppa, l’articolo è stato approvato con 18 sì, 12 no e 3 astensioni.

L’articolo 15 riguarda l’opuscolo informativo per tutte le famiglie. Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha proposto due emendamenti, ricordando la riflessione del 2016 in merito all’opuscolo relativo al referendum sull’aeroporto, che era stata una buona esperienza, e chesto che la composizione della redazione riflettesse obbligatoriamente, e non solo “se possibile”, la consistenza proporzionale tra maggioranza e minoranza, nonché la consistenza dei gruppi linguistici su base provinciale, non come rappresentati in Consiglio, previa approvazione da parte del collegio dei capigruppo, e non dell’Ufficio di Presidenza. Andava invece stralciata l'indicazione di tenere conto della consistenza dei gruppi consiliari, come previsto al comma 2. Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha condiviso questa proposta: ogni gruppo avrebbe dovuto avere lo stesso spazio. Respinti gli emendamenti, Gerhard Lanz (SVP) ha fatto riferimento all’equilibrata rappresentanza di genere, prevista nell’articolo, il quale è stato approvato con 18 sí, 13 no e 3 astensioni.

(articolo 16 soppresso)

L’articolo 17 riguarda il rimborso spese: è stato approvato (27 sì, 7 astensioni) con un emendamento di Josef Noggler (SVP).

L’articolo 18 riguarda la disciplina della votazione e prevede la partecipazione dei 16enni ai referenda consultivi. Josef Noggler ha proposto un emendamento sostitutivo, spiegando che la relativa disposizione era stata elaborata dall’Ufficio provinciale competente in collaborazione con il Consorzio dei comuni e i collaboratori delle varie sezioni elettorali: l’emendamento è stato approvato con 31 sì e 3 astensioni.

L'articolo 18 bis contiene le abrogazioni. Ad esso era stato posto un emendamento di Josef Noggler e un subemendamento di Carlo Vettori. Brigitte Foppa (gruppo Verde) ha supposto che l’emendamento, che modificava una disposizione innocua, fosse stato messo come segnaposto per il successivo subemendamento di Vettori, che stralciava il referendum confermativo. Questo contrastava con i principi di correttezza e buona collaborazione proposta dal presidente kompatscher, che l'opposizione aveva preso sul serio. In quanto al subemendamento, l’obiettivo era di ostacolare la democrazia diretta. Tutte le persone che avevano partecipato alla formazione di questa legge ci tenevano allo strumento del referendum confermativo, e stupiva vedere la paura che suscitava, nonostante non fosse mai stato utilizzato in due anni e mezzo. Non era vero che si sarebbe potuto mettere fuori uso una legge con sole 300 firme, perché poi bisognava raccoglierne 13.000, pertanto chi sapeva di non essere in grado di farlo non l’avrebbe fatto: non era facile raccogliere firme, come i consiglieri sapevano bene. Referendum svolti finora riguardavano solo temi sentiti, altrimenti non si sarebbe riusciti a raccogliere le firme. Sarebbe più onesto dire che nn si vuole più ciò che è stato introdotto tre anni fa. Carlo Vettori (Forza Italia Alto Adige Südtirol) ha chiarito che è in vigore lo Statuto, norma di rango costituzionale molto più alta di tutto il resto: se la disposizione contrastava con lo statuto, andava corretta.   Vero è che nel 2018 a Roma c’era un personaggio nato a Montebelluna che non aveva grande competenza sull’Autonomia altoatesina, e che compromessi erano possibili a volte per ideologia di partito, ma poiché il fine non giustificava i mezzi, “l’ultima ruota del carro della maggioranza”, di pari grandezza delle altre, poneva rimedio per non lasciare un brutto precedente. Inoltre, perché dare la possibilità a persone che magari non erano neanche andate a votare di bloccare una legge? L’ass. Giuliano Vettorato ha ammesso che 13.000 firme da raccogliere sono tante, ma 300 firme no, e alla 301a si blocca tutto, per dare spazio a un iter che magari dura un anno, un anno e mezzo: è questo il problema, e ci potrebbero essere portatori di interesse che vogliono bloccare certe attività. Gerhard Lanz (SVP) ha ricordato che in seguito a questa norma per ogni legge ordinaria si era dovuto aspettare che scadesse il termine per la raccolta delle firme, anche se poi non era avvenuta. Una legge provinciale deve attraversare un certo iter, passando in commissione, arrivando poi in aula dove viene approvata con una maggioranza, qualificata o meno, poi si aspettano almeno 200 giorni, poi, se vengono presentate 300 firme, altri sei mesi: sembra quasi che si voglia arrivare fino al momento di trovare la maggioranza “giusta”, non quella eletta. Questa disposizione era stata ritenuta problematica fin dall’inizio. Bisognava anche dire onestamente alla gente che alla fine le decisioni le prendeva il Consiglio provinciale. Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde), facendo riferimento proprio all’onestà richiesta da Lanz, si è chiesto perché la SVP non aveva avuto il coraggio di firmare l’emendamento che essa stessa aveva scritto: lo dimostrava il fatto che l’aspetto formale dell’emendamento Vettori non somigliava a quello dei normali gruppi, che apparivano non firmati, ma risultava già preparato con il format degli uffici, e firmato materialmente dal consigliere.  Carlo Vettori (Forza Italia Alto Adige Südtirol) ha replicato che egli le cose le faceva bene, e che l’emendamento era stato predisposto con collaboratori bilingui; egli faceva parte della maggioranza, e disponeva anche dei mezzi della stessa, inoltre firmava tutto ciò che faceva, come dimostravano le sue altre mozioni. Alex Ploner (Team K) ha chiarito che non importava chi e come aveva firmato, quello che infastidiva era essere presi per stupidi. ha ricordato la proposta di legge Lanz in commissione di abrogare il referendum confermativo, sulla quale vettori non aveva detto nulla, cui aveva fatto seguito quella di Noggler con lo stesso obiettivo:non poteva essere un caso. Tale proposta non era passata solo per l'astensione di Amhof, e se ora la proposta tornava in aula era chiaro che rispecchiava l’intenzione originaria della SVP. Se la disposizione era problematica, si sarebbe potuto anche cambiare, aumentando il numero di firme, ma questo non era stato fatto: l’obiettivo era solo silurare il referendum confermativo. Il processo però non doveva finire al momento della decisione, come avrebbe voluto Lanz. Ploner si è quindi augurato di riuscire a raccogliere le 13.000 firme per  poter chiedere ai cittadini cosa pensano di questa legge. Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha sostenuto che il subemendamento metteva una pietra tombale sul referendum confermativo; ma si sarebbe potuti essere più trasparenti fin dall’inizio, in quanto era stato detto che non si era soddisfatti della disposizione sulle 300 firme, non che si voleva stralciare questo strumento. Si sarebbero comunque  potuti interrompere i lavori per trovare un percorso comune. Gerhard Lanz (SVP) ha sostenuto che il suo disegno di legge aveva come obiettivo di rendere la norma applicabile e modificare il referendum confermativo, e ribattuto a Ploner che non è vero che lui sosteneva che il processo finisce con la decisione: il processo continuava, ed era possibile anche il referendum abrogativo. ma molti avrebbero voluto andare avanti finché il risultato non rispondeva ai loro desideri. Sven Knoll (Süd-Tiroler Freihiet) ha ritenuto corretto che si prendesse una decisione e poi la si rispettasse, tuttavia la democrazia rappresentativa non aveva diritto di togliere ai cittadini la possiilitá di intervenire. Raccogliere firme funziona quando l’obiettivo è importante. In ogni caso, della questione si sarebbe potuto parlare, ma nessuno aveva cercato il confronto, e ora probabilmente questa stessa legge sarebbe stata sottoposta a referendum, e la popolazione avrebbe capito che si era inteso escluderla dal processo decisionale. Questo avrebbe potuto ridurre ulteriormente la fiducia. L’offerta di confronto e compromesso restava valida. posto in votazione, il subemendamento di Carlo Vettori è stato approvato con 17 sì, 16 no, 1 astensione, così come l’emendamemto Noggler (18 sí, 16 no), e l’articolo (18 sí, 16 no).

Approvato poi anche l’articolo 19 che contiene la disposizione finanziaria (18 sì, 8 no, 8 ast.). Approvati anche l'articolo 20 modifica la legge provinciale 8 febbraio 2010, n. 4, “Istituzione e disciplina del Consiglio dei Comuni”, che aggiorna il riferimento normativo relativo alla  relativa iniziativa referendaria, e l'articolo 21 sull’entrata in vigore della legge.

Dichiarazioni di voto

Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha ritenuto che non si stesse vivendo un gran momento di democrazia, e che era emersa tanta miopia nel modo di procedere e negli argomenti portati. mentre sarebbe stato giusto discutere sulla validitá dello strumento. Lei aveva creduto fino in fondo alla partecipazione, ed era convinta che sarebbe stato possibile trasferirne molta nella democrazia rappresentativa. Credeva fosse possibile il dialogo tra democrazia rappresentativa e diretta, ma quella rappresentativa aveva cambiato rotta. La maggioranza aveva perso un’opporunitá, e soprattutto il presidente della Provincia, con i suoi annunci di voler cambiare stile.
Paul Köllensperger (Team K) ha chiarito che la democrazia diretta può influenzare il processo legislativo anche senza essere applicata: la pressione per i ⅔ spinge giá al compromesso. Si dava atto che la SVP non voleva il referendum confermativo, ma era triste vedere come lo si era fatto, nascondendosi dietro a Vettori: restava un retrogusto amaro. La legge non era stata impugnata dal Ministero competente, che pure l’aveva analizzata, giudicandola quindi non incostituzionale. la SVP non vuole mantenere quanto aveva promesso alla popolazione. Ricorrendo agli strumenti della democrazia diretta si sarebbe data ai cittadini la parola su questa legge. Si sarebbe votato contro.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha sostenuto che quello in corso non era un momento memorabile di democrazia, e si è chiesto come avevano fatto certi Paesi a convivere con certi strumenti di democrazia diretta, considerati un diritto fondamentale. La maggioranza se ne sarebbe assunta la responsabilità. Ha quindi annunciato voto contrario a una norma che depauperava la popolazione.
Magdalena Amhof (SVP) si è dispiaciuta del clima negativo, anche perché la legge che ci si apprestava ad approvare portava un notevole miglioramento, con l’Ufficio per la formazione e altri strumenti. La legge in vigore non era applicabile in molte parti. Niente era scolpito nella pietra, e si sarebbero fatte epserienze anche con questa legge, prima di prendere di nuovo l’iniziativa.
Andreas Leiter Reber (Die Freihietlichen) ha sostenuto che rientrava nella formazione politica anche l’interesse a ciò che oggi era successo: oggi degli adulti avevano di fatto mandato avanti un settenne a rubare le ciliegie. Il suo gruppo avrebbe votato contro.
Gerhard Lanz (SVP) ha concluso ironicamente che allora se l’emendamento fosse stato firmato dalla SVP tutti evidentemente l’avrebbero approvato. La SVP restava della sua opinione, anche se domani sarebbe apparsa nei giornali come nemica della democrazia. Quello che disturbava l’opposizione era che la SVP fosse alla maggioranza. La legge era stata modificata in modo che fosse applicabile.
Caro Vettori (Forza Italia Alto Adige Südtirol) ha chiarito che si stava migliorando una legge, licenziata in fretta e furia sotto la spinta di un movimento di opinione, con errori macroscopici. Oggi quegli errori venivano sanati, e lo faceva la maggioranza. Per alcuni il gioco era valido solo alle loro regole. Egli aveva sempre dichiarato i suoi dubbi sulla democrazia diretta.
Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) ha parlato di spettacolo deprimente, ritenendo che una democrazia rappresentativa che aveva paura della democrazia diretta dava un brutto segnale. Dove c’era tanta democrazia diretta c’era tanta democrazia, altrove proliferavano le dittature. Oggi era stato fatto un passo indietro nello sviluppo della democrazia diretta, e questo era un bruttissimo segnale. Egli avrebbe votato no, auspicando un intervento di democrazia diretta proprio su questa legge.
Sandro Repetto (Partito democratico - Liste civiche) ha  annunciato voto contrario, evidenziando che si era voluto eliminare lo strumento  del referendum confermativo attraverso un percorso non trasparente, e su un istituto cosí importante era mancato il coinvolgimento di tutte le forze presenti in aula, come invece era avvenuto nel 2018: era questo il peccato originale della norma che si stava per varare.

Posto in votazione, il dp 69/20, Modifiche alla legge provinciale 3 dicembre 2018, n. 22, “Democrazia diretta, partecipazione e formazione politica”, e alla legge provinciale 8 febbraio 2010, n. 4, “Istituzione e disciplina del Consiglio dei Comuni”, è stato approvato con 18 sí e 15 no.

Alle 21.24 la presidente Rita Mattei ha dichiarato conclusa la seduta.

(MC)

La prima sessione di giugno 2021