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Consiglio | 15.04.2021 | 17:25

Lavori Consiglio: Organizzazioni turistiche, voto ai sedicenni, Green Pass - CON VIDEO

Mozioni di SVP, SVP/Partito democratico-Liste civiche. La sessione di lavori di aprile è terminata, domani non ci saranno sedute.

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Seduta del consiglio provinciale del 15.04.2021
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In apertura della seduta pomeridiana del Consiglio provinciale, dopo che il presidente Josef Noggler ha spiegato che non sarebbe stato riservato ulteriore tempo all’opposizione, come richiesto questa mattina, Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha criticato che la maggioranza lasciasse una giornata intera vuota, quella di domani, pur di non trattare le proposte delle opposizioni. Ha chiesto inoltre un chiarimento su uno scambio di corrispondenza avvenuto tra il capogruppo SVP e la Sovrintendenza scolastica italiana, con atteggiamento censorio del primo cui era seguita una presa di posizione della Sovrintendenza, senza che l’Assessorato alla scuola di lingua italiana intervenisse. Gerhard Lanz (SVP) ha ritenuto di non dover giustificare un suo comunicato stampa, e aggiunto che non era stata la SVP a perdere tempo per due giorni, ma l’opposizione. Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiesto che l’ass. Philipp Achammer riferisse in merito alla gestione dell’attività scolastica. Criticando poi che la maggioranza non desse ulteriore tempo all'opposizione per terminare la trattazione di una mozione, ha aggiunto che il suo gruppo, di conseguenza, non sarebbe stato più disponibile in questo senso verso la maggioranza. Lanz ha replicato che certe modifiche vanno decise dai capigruppo all’unanimità o dall’aula, e che l’opposizione dovrebbe essere in grado di gestire il suo tempo. 

Si è quindi proseguito con la trattazione delle proposte della maggioranza politica.

Helmut Tauber (SVP) ha presentato la mozione n. 416/21, Sostenere le organizzazioni turistiche ( conss. Tauber, Lanz, Ladurner e Vallazza), con la quale, evidenziando che la pandemia da coronavirus aveva colpito duramente il settore turistico in tutto il mondo, in quanto era stato necessario limitare la mobilità di cittadine e cittadini, evidenziava che dall'inizio della pandemia alle aziende altoatesine del settore erano stati imposti ufficialmente più di 200 giorni di chiusura, e che oltre agli alberghi e altri agli esercizi ricettivi erano state danneggiate anche le organizzazioni turistiche, in quanto finanziate attraverso l'imposta comunale di soggiorno. Per compensare le mancate entrate dei mesi di marzo, aprile e maggio 2020, ha ricordato, la Giunta provinciale aveva concesso dei contributi alle organizzazioni turistiche registrate, in grado di dimostrare un calo delle entrate derivanti dall’imposta di almeno il 20 per cento rispetto all'anno precedente. A causa della cancellazione della stagione turistica a partire dal tardo autunno 2020, durante l'inverno 2020/21 e nella primavera 2021, le organizzazioni turistiche locali necessitavano ora nuovamente di un’assistenza finanziaria in tempi rapidi per poter continuare a svolgere le loro funzioni, considerando che il settore del turismo aveva bisogno di organizzazioni turistiche locali funzionanti e ben attrezzate per le riaperture. Egli ha chiesto quindi di incaricare la Giunta provinciale di verificare la possibilità di concedere alle organizzazioni turistiche degli indennizzi (analoghi a quelli concessi nel 2020) per compensare la perdita delle entrate derivanti dall’imposta comunale di soggiorno nella stagione autunnale, invernale e primaverile.
Gerhard Lanz (SVP) ha  definito particolarmente sensata la proposta, rivolta al settore dove c’era minor spazio di manovra. Anche a fronte del turismo dei prossimi anni le organizzazioni turistiche si trovavano di fronte a nuove sfide.
Franz Locher (SVP) ha apprezzato la proposta, ritenendo un'ottima soluzione sostenere le organizzazioni turistiche, alle quali mancano le entrate della tassa di soggiorno della scorsa stagione.
Diego Nicolini (Movimento 5 stelle) ha evidenziato che molti dei giorni di chiusura sono dipesi da decisioni della Giunta provinciale, non dallo Stato, e ricordato che una sua mozione per sostenere gli alberghi era stata recentemente respinta; egli avrebbe comunque sostenuto la mozione.
L’ass. Arnold Schuler ha ammesso che le perdite nel settore turistico sono enormi, con estrema riduzione dei pernottamenti, e che questo aveva comportato perdite anche per le organizzazioni turistiche, per 12-13 milioni. Nel 2020 erano stati promossi aiuti per 6 milioni per compensare le minori entrate, ora la situazione era ancora peggiore, pertanto sarebbero stati messi a disposizione ulteriori mezzi. Le perdite degli hotel, tuttavia, non erano dipese solo dalle chiusure: per esempio ora gli alberghi potevano aprire, ma i turisti non potevano arrivare. L’assessore ha quindi sostenuto la mozione. Helmut Tauber ha ringraziato per il sostegno e ribadito l’importanza delle organizzazioni turistiche, sottolineando che la Provincia aveva avuto il coraggio di aprire, quindi la responsabilità non era da imputare alla Giunta. Messa in votazione, la mozione è stata approvata con 25 sì e 9 astensioni.

Lo stesso Helmut Tauber (SVP) ha presentato il voto n. 19/21: Votare a 16 anni (conss. Tauber, Lanz, Achammer, Amhof, Deeg, Ladurner, Renzler - SVP e Repetto - Partito Democratico - Liste civiche), con cui, evidenziando che già da prima che il movimento "Fridays for Future” facesse parlare di sé era noto che i giovani anche minori di 18 anni sono molto interessati alla politica e specialmente alle questioni di rilevanza sociale, rilevava che essi hanno poche possibilità di partecipare al sistema politico, poiché l’elettorato attivo è riservato ai maggiori di 18 anni: questo però non risponde più alle esigenze della società odierna, dove i giovani vogliono assumersi sempre più responsabilità e vanno messi nelle condizioni di poterlo fare. Ciò è urgentemente necessario anche in considerazione dello sviluppo demografico con il graduale aumento dell’età media della popolazione, al fine di favorire l'equilibrio tra le generazioni nel processo decisionale democratico. Andava anche detto che in molti casi, nella vita di tutti i giorni, i giovani vengono già trattati come persone adulte ben prima di aver raggiunto la maggiore età: a 16 anni sono perseguibili penalmente, sono chiamati a decidere il proprio percorso formativo e il proprio futuro professionale, e in molti casi hanno già un impiego; la tesi secondo la quale i minorenni non sarebbero in grado di formulare un giudizio politico o sarebbero politicamente immaturi era inoltre confutata dalla ricerca sullo sviluppo cognitivo. Ricordando che già nel 2006 i rappresentanti delle organizzazioni giovanili degli Stati UE avevano dato un segnale con la "Dichiarazione di Vienna e Bad Ischl", secondo cui “al fine di stimolare i/le giovani alla partecipazione attiva ai processi sociali, occorre abbassare l'età del voto, accompagnando tale misura all'insegnamento dell’educazione politica a partire dalla scuola primaria sulla base di metodologie non formali, così da garantire a tutti i giovani e le giovani le stesse informazioni di base", e che solo in pochi Paesi, tra cui l’Austria e l’Argentina, esiste già oggi un diritto di voto per i giovani dai 16 anni, mentre in Nord Europa ci si muove in questa direzione, Tauber ha aggiunto che i giovani hanno dimostrato, laddove possibile, di voler partecipare, e che l'abbassamento dell'età di voto presupponeva misure propedeutiche e accompagnatorie nel campo dell’educazione politica, sia a scuola che in sedi extrascolastiche. Ha chiesto quindi  di sollecitare il Governo e il Parlamento (1) a intensificare ulteriormente l’educazione politica in generale, ma soprattutto quella rivolta ai bambini e ai giovani, incentivandola anche nell’ambito dell'educazione extrascolastica e (2) - ad abbassare l'età di voto in Italia, per tutte le elezioni e consultazioni a livello europeo, nazionale, regionale e comunale, da 18 ovvero 25 anni a 16 anni.
La co-firmataria Jasmin Ladurner (SVP) ha segnalato che negli ultimi mesi era stato richiesto ai giovani di rinunciare a molte attività e opportunità: era pertanto il momento di restituire loro qualcosa, coinvolgendoli nelle decisioni. Si voleva dimostrare che essi sono interessati alla politica e possono collaborare in modo attivo. Insieme alla formazione politica, abbassare l’età del voto è importante.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha detto che ai giovani era stata tolta la scuola, le occasioni di mangiare insieme, erano state tolte loro dalla Provincia le borse di studio di merito: di fronte a questo, si brandiva “l’arma di distrazione di massa” del voto ai 16enni, parallelamente a quanto fatto da Letta che aveva annunciato una legge per il voto a 16 anni e una per lo ius soli: per un certo mondo, evidentemente, le piorità sono queste. Il suo partito era presieduto da una donna che era stata presidente del movimento giovanile per anni, pertanto riconosceva il ruolo dei giovani, ma parlare del diritto di voto ai 16 anni in questa situazione, ignorando tutto il resto, era offensivo. I giovani vorrebbero piuttosto una scuola plurilingue, investimenti per entrare nel mondo del lavoro, le borse di studio.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) si è ironicamente rallegrato che “la fotocopiatrice della SVP funzioni bene”, ricordando molte altre iniziative sul tema, sempre respinte dalla SVP per la paura che i giovani non la votassero. Nello stesso tempo, la Giunta rubava ai giovani il diritto alla formazione. Bene era che i giovani partecipassero al voto, anche per opporsi a questa situazione, quindi egli avrebbe sostenuto la mozione.
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche), cofirmatario, ha ricordato che il suo partito si batteva da anni per questo obiettivo, al quale i conservatori si erano sempre opposti. Alle Europee i giovani avevano votato al 35% per la Lega, ha ricordato, quindi non è vero che votano di per sé a sinistra. Nel mondo di lingua tedesca prima delle elezioni ci sono incontri con i giovani, e da questo  il mondo di lingua italiana dovrebbe imparare. I giovani sono molti di meno degli anziani, e c’è bisogno di un riequilibrio delle rispettive esigenze.
Anche il suo Movimento è sempre stato per il voto ai sedicenni, ha ricordato Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle), apprezzando che la SVP volesse aprire anche ai giovani, anche perché questi volevano il plurilinguismo ed erano più sensibili a tematiche ambientali rispetto alla linea SVP, “perché i giovani sono piú antisistemici”.
Magdalena Amhof (SVP), co-firmataria, ha ricordato l’esito della votazione sulla Brexit e le reazioni dei giovani che non avevano potuto parteciparvi. Ha ricordato che il voto si basava anche su un parere richiesto al costituzionalista Francesco Palermo, e che in Senato si sta discutendo l'abbassamento dell’età di voto da 25 a 18 anni: la SVP vuole cogliere l'occasione per un abbassamento a 16 anni ad altre elezioni. È difficile dire cosa vogliono i giovani: bisogna lasciare direttamente a loro la possibilità di esprimersi.
Waltraud Deeg (SVP), cofirmataria, ha ricordato la sua esperienza come insegnante, ricordando il grande interesse dei giovani ai temi politici. La mozione trasmette un bellissimo messaggio, quello di coinvolgere maggiormente i giovani.
Carlo Vettori (Alto Adige Autonomia) si è detto favorevole all’insegnamento, nell’ambito dell’educazione civica, di un approccio alla vita politica, non però all’abbassamento dell’età per votare a 16 anni. Già è difficile mandare a votare gli adulti, disillusi e disincantati, tanto che lui sarebbe quasi favorevole a togliere il diritto di voto a chi non lo utilizza. Avrebbe accolto il punto 81) e respinto il (2).
Giuliano Vettorato (Lega Salvini Alto Adige Südtirol) ha chiarito che la mozione è in linea con le indicazioni nazionali della Lega, anche se non è una priorità. Dare la possibilità di partecipare ai giovani è qualcosa di positivo.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha rilevato che molti giovani si interessano alla politica già a 15-16 anni: abbassare l’età del diritto di voto attivo, insieme a un’adeguata formazione, permetterebbe loro di co-decidere. Un adeguamento ci vorrebbe però anche in altri ambiti. Chi voterà a favore deve però esser abbastanza adulto da garantire una sovrapartiticità delle associazioni e organizzazioni.
Philipp Achammer (SVP) ha invitato a non tingere la discussione di un colore politico, perché i giovani quando potranno votare lo faranno con la loro testa. Un sedicenne o una sedicenne adeguatamente formati sono pronti a dare il proprio voto come un adulto, che a volte, anzi, non lo è. Molto è stato fatto per l'educazione civica nelle scuole, e se i sedicenni potessero votare sarebbe un’occasione ulteriore per promuoverla.
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha sostenuto che se un sedicenne può andare a votare si parte dall’assunto che sia maturo e abbia una formazione adeguata, e se si è coerenti bisognerebbe applicare la stessa responsabilità dal punto di vista penale. È giusto discuterne, ma fino in fondo e nei dettagli.
Alex Ploner (Team K) ha sostenuto che se un sedicenne o una sedicenne possono diventare padre o madre, possono anche avere una responsabilità in cabina elettorale. Proprio per permettere un confronto con la politica sociale è stata introdotta l’educazione civica a scuola. Secondo lo studio Shell, il 40% dei giovani sono interessati, il restante 60% è un buon motivo per implementare la formazione politica.
Il Presidente della Provincia Arno Kompatscher ha rilevato il grande consenso alla mozione, rilevando che escludere i giovani dal voto non è più al passo coi tempi. Si tratta di riconoscere e prendere sul serio questi giovani cittadini. Egli ha respinto i riferimenti polemici, evidenziando che non era possibile sapere cosa i giovani avrebbero votato. Helmut Tauber ha ringraziato per il sostegno, ribadendo che in merito avrebbe deciso il Parlamento. Nella sua vita, ha ricordato, ha affrontato sempre nuovi inizi sentendosi inesperto, non son solo quando era giovane: ha ricordato quindi il motto “learning by doing”. Messa in votazione per parti separate, il voto è stato approvato: le premesse e il punto (1) con 31 sì e 1 astensione, il punto (2) con 29 sì, 1 no e 1 astensione.

Jasmin Ladurner (SVP) ha quindi presentato la mozione n. 417/21: Riaprire in sicurezza con il certificato verde digitale UE (conss. Ladurner e Tauber, SVP), con la quale, evidenziando che molte persone sono in trepida attesa di poter tornare al lavoro e di riconquistare le proprie libertà e che per ridurre al minimo le conseguenze del lockdown e lo stress psicologico che esso provoca occorre allentare il più rapidamente possibile le misure per il contenimento della pandemia, sosteneva che una soluzione praticabile a tale scopo è il cosiddetto "Green Pass". Si tratta di un certificato digitale che dovrebbe essere rilasciato a tutte le persone vaccinate, guarite o sottoposte a test con esito negativo. Il "Green Pass" proposto dalla Commissione europea può ridurre al minimo il rischio di contagio, consentendo nel contempo di viaggiare, di frequentare le manifestazioni e di riprendere in sicurezza le attività in molti altri ambiti della vita pubblica e privata. Esso riguarda non solo le libertà personali, ma anche molte attività transfrontaliere, come il trasporto o il pendolarismo, e soprattutto un'industria turistica funzionante, con tutti i posti di lavoro che da essa dipendono. La consigliera chiedeva quindi di incaricare la Giunta provinciale (1) di compiere tutti i preparativi necessari affinché il "Green Pass" possa essere attuato al più presto in provincia di Bolzano sulla base di quanto prescritto dall'Unione Europea e affinché si possa riaprire in sicurezza; (2) di verificare in quali ambiti della vita pubblica e privata il "Green Pass" possa essere applicato in provincia di Bolzano.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) si è detto scettico: la proposta ha un obiettivo valido, ma gli Stati europei non sono stati capaci nemmeno di creare una App unica; inoltre, gli stessi vaccini non coprono tutte le mutazioni, come dimostrato da uno studio israeliano; gli Stati reagiscono poi diversamente all’utilizzo dei vaccini stessi. La domanda fondamentale è come la si mette con le libertà di base: o si hanno tutti gli stessi diritti, o non li si hanno, altrimenti questo può avere uno sviluppo pericoloso.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha condiviso lo scetticismo, e criticato che ci si comportasse come se l’Alto Adige avesse la stessa possibilità di uno Stato di confrontarsi con Bruxelles. Si trattava invece di una romantica espressione di volontà che cozzava poi con i dati di fatto: l’Alto Adige non aveva un potere contrattuale. Tutti auspicavano quanto contenuto nelle premesse, ma bisognava riconoscere i limiti legati alla condizione di Provincia.
Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) si è detta contraria a questo pass, rilevando che da un anno a questa parte si è sempre più sottoposti a condizioni, per poter esercitare delle libertà. Ci sono anche scienziati che dicono che questa pandemia è già passata, quindi le posizioni non coincidono e manca una posizione oggettiva. Tra il resto, emerge che in Israele sono i vaccinati a essere più esposti ai contagi. Si manovrano i cittadini esercitando una sorta di dittatura da coronavirus, peggiore di quella della Germania orientale.
Helmut Tauber (SVP), cofirmatario, ha sottolineato i vantaggi di poter riaprire molte attività grazie al Green Pass, che a livello europeo si intende introdurre da fine giugno: esso aiuterebbe non solo gli operatori turistici ma tutto l’indotto, compresi commercio e artigianato. per essere pronto, l’Alto Adige punta anche sulle vaccinazioni.
Josef Unterholzner (Enzian) ha condiviso la posizione di Atz Tammerle, aggiungendo che molti virologi mettono in guardia verso le vaccinazioni, come dimostra anche il caso di Israele, dove i vaccinati hanno un potenziale di contagio 8 volte superiore a quello dei non vaccinati. I politici locali dovrebbero prendere sul serio questi dati. Bisogna abbandonare questa follia da coronavirus e smettere di limitare la gente con lo spettro del coronavirus, promettendo costantemente aperture che non arrivano mai: egli avrebbe pertanto votato contro.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha espresso dei dubbi sul Green pass, chiedendo se è legato al vaccino o all’immunità naturale: esso probabilmente riconoscerà l’immunità di gregge, che in Alto Adige non si vuole riconoscere. Le divergenze attuali sono un dato di fatto: si può andare a Maiorca senza problemi, e nello stesso tempo Schuler nel Dolomiten sostiene che in futuro le persone dovranno continuare a portare la mascherina anche se vaccinate.
L’ass. Arnold Schuler si è detto stupito della posizione di Atz Tammerle: la pandemia non è affatto terminata, basta vedere la situazione nelle terapie intensive in Italia, Austria e Germania.  Bisogna prendere atto della situazione, dando delle prospettive per quanto riguarda il turismo e la libertà di movimento, senza aspettare che l’incidenza scenda sotto 50: queste le può dare solo il Green Pass, per tutti coloro che sono vaccinati, guariti o che si lasciano testare regolarmente.
Gerhard Lanz (SVP) ha rilevato che si vogliono le scuole aperte, lavorare, aprire, ma nello stesso tempo ci si oppone a vaccini e test, cose che venivano però richieste a gran voce fino a pochi mesi fa. Bisogna trovare delle soluzioni congiunte e attuarle, invece alcuni preferiscono limitarsi a criticare. Il documento prevede una sorta di protezione per sé e per gli altri, senza obbligo. Fino a  pochi mesi fa non era un problema vaccinarsi per un viaggio in Africa, ora in piena pandemia si sostiene che “ne va della nostra libertà”: tutti hanno la responsabilità di mostrare alle persone delle strade percorribili, non è corretto parlare di “dittatura” per ogni soluzione proposta. Atz Tammerle ha replicato di non aver mai detto che la pandemia è terminata, ma che ci sono degli scienziati che lo sostengono.
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha riferito che risultava, da una telefonata ricevuta, che gli operatori sanitari ritenevano il Green Pass una cosa positiva da attuare in tutti i modi, e chiesto alla Giunta di spiegare se questa misura era già molto avanti nell’implementazione o solo una proposta.
Il Presidente della Provincia Arno Kompatscher ha sostenuto che il Green Pass è uno strumento che dovrebbe aiutare a evitare un aumento dei contatti al momento della riapertura delle attività, che produce più spostamenti e contatti e induce poi a nuove chiusure. Non si tratta di un atto di arroganza di una provincia periferica, ma della strada che seguirà tutta Europa; tuttavia il Pass europeo si basa su iniziative di test e vaccinazione locali. Egli stesso si era fatto testare oggi in piazza Magnago, e aveva ricevuto poi un QR-Code  cui poteva accedere solo con una password e che poteva mostrare in caso di bisogno. L’Europa legava a questo la libertà di spostamento, le regioni avrebbero potuto collegare a questo Pass altre opportunità, come l’accesso a manifestazioni. Il Green pass non risolve i problemi, ma è un passo avanti. Attualmente in Alto Adige si è ai primi posti per la vaccinazione di ultraottantenni per le ridotte presenze in terapia intensiva: si vorrebbe che la situazione rimanesse così, evitando il destino della Sardegna che aveva ottimi dati ma poi è peggiorata. Questa mattina, la Conferenza delle Regioni aveva deciso all’unanimità di chiedere al Governo di semplificare gli autotest per renderli più accessibili. Il virologo Drosten non ha detto che con la vaccinazione si trasmette di più la variante africana, ma che i vaccinati si infettano molto meno, e che tra i pochissimi che si infettano comunque c’è una maggiore presenza della variante sudafricana. Jasmin Ladurner ha ringraziato per i colleghi per la partecipazione e Kompatscher per la spiegazione, rilevando che si trattava di fare dei preparativi per questo certificato europeo e di verificare in quali ambiti della vita pubblica poteva essere applicato, per essere pronti quando sarebbe stato implementato. Parlare di “dittatura” vuol dire ridicolizzare quanto è avvenuto nella storia sudtirolese, pensando a fascismo e socialismo: qui si parla di misure di tutela della salute. Posta in votazione per parte separate, la mozione è stata quindi approvata: le premesse con 28 sì e 5 no, il punto (1) con 27 sì, 4 no e 3 astensioni, il punto (2) con 27 sì, 5 no e 1 astensione.

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiesto poi se l’assessore Achammer poteva chiarire quale fosse la situazione attuale nelle scuole, in merito a obblighi  e frequenza.
L’ass. Philipp Achammer ha rilevato che la domanda andasse forse posta all’ass. vettorato, e riferito di un’intesa tra direzioni scolastiche in base alla quale gli alunni che entro il 7 aprile on davano l’autorizzazione ai test nasali, dall'8 aprile avrebbero frequentato a distanza. Nella scuola tedesca avevano dato la propria autorizzazione il 96%, il 4% restante era già in didattica a distanza. L’ass. Giuliano Vettorato ha riferito di un qui pro quo nella comunicazione: la situazione è stata ripristinata, si sta collaborando anche con la sanità per far partire i test, che sono stati avviati in alcune scuole già oggi e ieri. Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha sostenuto che tutto il mondo della scuola si trova oggi in una totale incertezza rispetto a  quanto potrà accadere domani al rientro in aula: cosa succederà ai bambini che non hanno l’autorizzazione al tampone? Potranno accedere a tutte le scuole o solo a quelle in cui non viene effettuato lo screening? Sarà fornita la didattica a distanza? Dei volontari potranno sostituire il personale sanitario? L’ass. Giuliano Vettorato ha risposto che la comunicazione sui test era stata inviata ai genitori attraverso i dirigenti questa mattina. Ha ribadito di non condividere la posizione della SVP, e che non si “raccattano volontari”, ma ci si affida a personale specializzato.

La seduta di oggi, e con essa la sessione di lavori di aprile, è terminata.

(MC)

La sessione di aprile