Contenuto principale

Consiglio

Consiglio | 12.03.2021 | 23:41

Seduta straordinaria sul Recovery fund

L’opposizione critica la mancata disponibilità al confronto della Giunta, i cui progetti non sarebbero orientati al futuro; il presidente della Provincia rivendica l’orientamento all’ambiente e alla digitalizzazione. Respinta mozione per il coinvolgimento del Consiglio provinciale nella revisione del pacchetto di progetti.

È iniziata alle 22.26 la seduta straordinaria del Consiglio provinciale convocata su richiesta di alcuni consiglieri (Paul Köllensperger, Hanspeter Staffler. Maria Elisabeth Rieder, Brigitte Foppa, Franz Ploner, Riccardo Dello Sbarba, Alex Ploner, Peter Faistnauer, Diego Nicolini, Ulli Mair, Andreas Leiter Reber, Alessandro Urzì, Sandro Repetto, Sven Knoll, Myriam Atz Tammerle) al fine del Coinvolgimento del Consiglio provinciale nelle decisioni relative al Recovery Fund.

Come ha spiegato Paul Köllensperger (Team K), il Recovery fund riguardava 47 progetti per un importo di ben 2,4 miliardi di euro: un'enorme quantità di denaro, suddivisa in sei macroaree (1) Digitalizzazione, innovazione, competitività dell'attività economica, 2) Rivoluzione verde e svolta ecologica, 3) Infrastrutture per la mobilità, 4) Formazione, istruzione, ricerca e cultura, 5) Giustizia sociale e territoriale, parità di genere, 6) Salute) , senza che il Consiglio provinciale sia stato quantomeno informato. I consiglieri e le consigliere anzi erano venuti a sapere solo dopo una mozione e faticose richieste di informazioni che nel corso dell’anno passato, questo pacchetto di progetti è stato inviato a Roma scavalcando l'assemblea legislativa sovrana. Tra luglio e agosto dell'anno scorso, tutti i dipartimenti provinciali sono stati invitati, tramite le ripartizioni e gli uffici, a presentare le relative proposte corredate da preventivi di spesa. Secondo una logica non del tutto chiara, le circa 150 proposte di progetto originarie si sono poi ridotte a 45. Questi progetti, all'epoca ancora denominati “documento di lavoro interno”, sono stati trasmessi da Bolzano a Roma il 9 ottobre, in tempo per la scadenza di metà ottobre prevista per la trasmissione da parte dei governi degli Stati membri alla Commissione europea a Bruxelles. Non è ancora chiaro in base a quale logica siano stati selezionati questi progetti e da chi, né se una parte della somma concessa alla fine dovrà essere restituita come prestito e, in caso affermativo, in quale percentuale. In ogni caso colpisce il fatto che questo insieme di progetti manca di qualsiasi filo logico. Pertanto, si chiedeva di impegnare il presidente della Provincia (1) a rivedere il pacchetto del Recovery Fund, questa volta con il coinvolgimento del Consiglio provinciale, a partire dalla ponderazione strategica degli obiettivi, compatibilmente con le sei macroaree e fissando tempistiche precise; (2) a consentire la presentazione di ulteriori progetti; (3) a sottoporre i singoli progetti alla valutazione delle commissioni legislative del Consiglio provinciale competenti in materia; (4) a garantire la massima trasparenza della comunicazione con Roma e Bruxelles. I progetti previsti, ha detto Köllensperger, avevano poco a che fare con ecologia, digitalizzazione, sostenibilità.

Franz Ploner (Team K) ha evidenziato che il recovery Fund era un piano europeo che aveva lo scopo di promuovere l’uscita dalla crisi, in un’ottica verde digitale, sostenibile. Il coinvolgimento del Consiglio nella gestione di 2,4 miliardi € solo all’ultimo, alla fine di una settimana di sedute, diceva molto della considerazione del plenum. Questo era deludente.  Un progetto avrebbe dovuto riguardare la modernizzazione ospedaliera, ma si trattava tra l’altro del progetto già in corso dell’ospedale di Bolzano. Si mancava così l'obiettivo di rendere più robusto il sistema sanitario, trascurando che “la prossima pandemia arriverà”.

Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha ricordato che il recovery Fund doveva essere utilizzati per progetti a favore della prossima generazione. la crisi pandemica è un anticipo della crisi climatica, sempre trascurata. Il 40% dei progetti definiti ecologici non ha alcun effetto positivo sulla riduzione della CO2. Non ci sono progetti per la biodiversità e il cambiamento agricolo, e non sono state coinvolte le organizzazioni della società civile, come avrebbe voluto la UE.
Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha rilevato che 2,4 mld e sono una somma cospicua, gestita senza trasparenza ovvero senza coinvolgimento del Consiglio provinciale. Si vorrebbe sapere chi era stato invitato a presentare i progetti: essi parevano infatti vecchie proposte tirate fuori dal cassetto, non orientati alla Next generation, per esempio alle donne giovani che lasciano le aree periferiche, o alle neomamme che faticano a rientrare nel mondo del lavoro, o alla formazione di personale sanitario specializzato.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha evidenziato che con 2,4 mld si sarebbe tutto rendere la provincia più visibile in tanti settori. Con queste risorse si sarebbe dovuto operare in modo sostenibile e lungimirante, con progetti vari e variegati. Ogni gruppo ha le sue preferenze, ma la comunicazione deve essere trasparente. Il suo gruppo aveva fatto una proposta per rendere la provincia un’area attrattiva per il personale sanitario, ma nelle proposte non si trova nulla di tutto ciò.
Zero innovazione, zero sostenibilità, zero varietà, zero coraggio: questo il giudizio di Alex Ploner (Team K) sui progetti della Giunta, che già un anno fa riferendosi ai progetti parlava di “un documento interno “. All’opposizione non veniva nemmeno data la possibilità di riflettere in merito. Persino lo Stato italiano prevedeva progetti di multilinguismo, mentre la provincia non aveva nulla su questo tema. mancava qualsiasi visione per la Provincia.
Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) ha ricordato che il Recovery fund era stato ottenuto a luglio 2020; 209 miliardi su 750 miliardi per tutta Europa significa una grande dose di fiducia. Solo in parte si tratta di contributi a fondo perduto, per il resto si tratta di prestiti. Non è assolutamente automatico che i progetti accettati in forma preliminare arrivino poi ad attuazione, se non corrispondono agli obiettivi della UE, ma soprattutto,  se non si sarà in grado di utilizzare questi fondi per un orientamento al futuro si perderà in competitività e si resterà bloccati.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha evidenziato la necessità di visioni, definendo il Recovery fund un Piano Marshall del XXI secolo, che andrebbe sfruttato per intraprendere un nuovo cammino, per trovare plusvalore. Mancano progetti orientati al futuro, investimenti nell’Alto Adige perché diventi un luogo di cultura che attiri gli artisti, progetti faro nel trasporto pubblico. Bisogna investire in progetti che preparino la provincia al futuro.
Peter Faistnauer (Team K) si è chiesto come mai la Giunta ha paura della partecipazione, di coinvolgere le associazioni. In alto Adige ci sono oltre 79 RSA, molte delle quali hanno bisogno di essere ampliate o risanate: la Giunta dovrebbe investire in queste, ma anche nelle strutture per le scuole medie, che i Comuni non riescono ad ammodernare.
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha detto che avendo saputo del recovery fund aveva pensato alla possibilità di intraprendere percorso nuovo per l’Alto Adige, ma nei progetti effettivi c'erano troppe incongruenze, come per esempio i bacini di innevamento artificiale, piuttosto che lo smaltimento dei fanghi, o un ponte sull’Isarco, che doveva fare l’A22, a Bolzano, piuttosto che la variante del capoluogo, senza riferimenti alla promozione delle lingue né coinvolgimento di Alperia per la rivoluzione verde. Il consigliere ha chiesto se ormai i giochi erano fatti o se c'era ancora possibilità di intervenire, muovendosi insieme.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha definito paradossale che proprio il contrasto su questi mezzi, che erano un successo del presidente Conte, avesse fatto cadere il Governo, e rilevato che quindi non c’era stata una regia né indicazioni chiare da Roma. Le regioni non sapevano ancora che ruolo avevano e quanti mezzi avrebbero ottenuto. Questi mezzi devono essere impegnati entro il 2023 e spesi entro il 2026: il tempo quindi non è molto, non sufficiente, per esempio, per avviare un progetto PPP con le norme italiane. C’è il pericolo che tanti mezzi non siano utilizzati. I fondi che arriveranno saranno più o meno 400 milioni, e uno dei progetti più realistici è l’ultimo miglio della banda larga che costerà 350 mld. Per la formazione ed educazione ci sono i fondi strutturali del FSE, disponibili annualmente. Si è parlato di progetti di cemento, ma la digitalizzazione dei mezzi pubblici locali non ha nulla a che fare con la cementificazione, gli interventi nella sanità nemmeno, così come la conservazione dell’acqua quale preparazione al cambio climatico, l’irrigazione a goccia, la rete ciclabile, energia dall’idrogeno: Köllensperger di questi non aveva parlato, perché si voleva far passare la Giunta come retrograda. Il problema è che non si sa ancora il Governo italiano come vuole procedere. Donatella Tesei, presidente della Regione Umbria e coordinatrice delle regioni in quest’ambito, ha cercato più volte un confronto con il Governo ma ancora non ha ottenuto molto.
Köllensperger ha ritenuto che nella maggior parte dei casi i progetti provocavano entro il 2050 un aumento dei costi correnti. Non tutti i progetti erano negativi, ma a fronte di un fondo così ingente si sarebbe dovuto proporre qualcosa di migliore. Ha chiesto di nuovo un coinvolgimento del Consiglio provinciale e delle commissioni. La mozione però è stata respinta con 14 sì, 17 no e 1 astensioni.

La seduta è terminata alle 23.33.

(MC)