Contenuto principale

Consiglio

Consiglio | 13.01.2021 | 18:04

Lavori Consiglio: Vaccini Sars-CoV2, Recovery Fund, Luoghi sicuri

Mozioni di Partito Democratico - Liste civiche e Gruppo Verde. La seduta di oggi è conclusa.

Con la mozione n. 360/20: Piano vaccini Sars-CoV2, presentata questo pomeriggio in Consiglio provinciale Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche), evidenziando la necessità di stabilire le priorità nella somministrazione dei vaccini  anti Covid, evidenziava che la prima ondata di vaccini dovrebbe coprire, anche in ragione dei volumi disponibili e dei tempi di acquisizione, le cosiddette persone a più alto rischio. A livello nazionale era emersa una lista che indicava come categorie cui dare la precedenza ospiti delle RSA, gli anziani fragili, gli operatori della Sanità e alcuni corpi delle Forze dell'Ordine attivi sul territorio. Senza nulla togliere a questi criteri, avrebbero però dovuto essere privilegiati i soggetti sieronegativi, cioè coloro che non hanno anticorpi anti SARS-CoV-2: non è infatti ragionevole vaccinare per primi i soggetti che già sono venuti in contatto con il virus. A questo scopo, l'ASL dovrebbe avere a disposizione i nominativi dei soggetti con sierologia positiva, che sono tutti i guariti e gli asintomatici, oltre ad avere gli elenchi delle persone con tampone negativizzato e con tampone positivo in atto; dovrebbe inoltre avere gli elenchi delle persone in quarantena e saper gestire tutte le persone a rischio di contagio immediatamente precedente l'effettuazione della vaccinazione. Incrociando, quindi, i dati delle categorie a rischio e sieropositivi, si può escludere dalla vaccinazione della prima ondata un numero assai considerevole di persone, a vantaggio dei soggetti senza anticorpi che vanno protetti, e stabilire la priorità. Il consigliere chiedeva quindi di impegnare la Giunta a) a programmare tempestivamente, tramite i servizi preposti, la fase della vaccinazione, anche in ragione delle disponibilità degli stessi; b) a procedere all’individuazione di sufficienti strutture e servizi sul territorio, con relativo personale dedicato, che possano effettuare i vaccini per il Sars-CoV2 una volta che arriverà; c) a organizzare ed attuare tempestivamente una campagna informativa ed istituire un numero adeguato di linee telefoniche per i cittadini con tempi di attesa ragionevoli (non si può essere sempre sopraffatti da un eccesso imprevisto di richieste) e con centralinisti specificamente formati in grado di fornire risposte concrete o, se necessario, di indicare personale specializzato in grado di fornire risposte in tempi altrettanto ragionevoli. Ovviamente tutti i centralini dovranno essere coordinati da una Centrale operativa unica; d) a predisporre dei protocolli qualora vi fossero alcuni soggetti da vaccinare, i quali potrebbero presentare controindicazioni o esprimere il rifiuto della vaccinazione; e) a disporre l’obbligo della vaccinazione per il personale sanitario che lavora con categorie di pazienti a rischio (esempio gravi immunodepressi); f) a individuare le categorie alle quali il vaccino, in prima battuta, si rivolgerà. Repetto ha ricordato che lo stesso presidente Kompatscher aveva chiesto all’opposizione di fare delle proposte, e si è augurato che la sua venisse accolta.
Franz Ploner (Team K) ha evidenziato che attualmente non sono disponibili vaccini per una copertura totale, e ritenuto necessario stabilire una lista di priorità. Ha inoltre invitato a promuovere comunicazione e informazione, al fine di raggiungere l’obiettivo dell’immunità di gregge. La definizione delle priorità deve seguire principi medico-legali; sono necessarie più sedi di vaccinazione, e il coinvolgimento della medicina di base è fondamentale. È necessario un registro vaccinale con un sistema di recall per la seconda dose. Il suo gruppo avrebbe sostenuto la mozione.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) si è detto preoccupato per l’eventuale introduzione dell’obbligo vaccinale, previsto dalla mozione, invitando in primo luogo a stabilire le priorità nella somministrazione dei vaccini, stante il fatto che chi si è guarito dal Covid pare ora immune, e che non è ancora chiaro se i vaccinati non sono più infettivi. preoccupa la mutazione del virus, ci sono iá i ceppi britannico e africano, e questo fa temere un'impennata delle cifre. Pare che i vaccini attuali offrano una protezione di 6 mesi, questo significa che nel prossimo autunno sarebbe necessario un richiamo: il consigliere ha chiesto informazioni in merito. 
L’ass. Thomas Widmann ha sottolineato che il vaccino è l’unica possibilità per uscire rapidamente dall'epidemia. per raggiungere l’immunità di gregge bisogna vaccinare 2-300.000 persone, in Alto Adige, nel più breve tempo possibile. Il piano vaccinale ha un senso ma può essere molto rigido, come quello nazionale, e creare aspettative poi non realizzabili. L’Alto Adige ha introdotto come unica regione l’eccezione relativa agli over 80, ma non bisogna dare false speranze: essi sono 33.000, il che richiede 66.000 dosi, e quindi 8 settimane. Moderna dovrebbe fornire altre dosi nelle prossime settimane. Altre regioni hanno stilato propri protocolli e sono state per questo perseguite legalmente. Di fatto, le priorità sono le stesse a livello internazionale, e partono dalle categorie più a rischio in giù. Quanto proposto non rientra nella competenza della Provincia. Repetto ha chiarito che nel momento in cui si decide di coinvolgere gli ultraottantenni, di fatto si stabiliscono delle categorie. Secondo la risposta di Widmann, andava tutto bene e tutto era già predisposto: ne prendeva atto e si rimette al voto del Consiglio. La mozione è stata posta in votazione per parti separate e respinta: le premesse con 10 sì, 17 no e 4 astensioni, il punto (a) con 12 sì, 15 no e 2 astensioni, il punto (b) con 12 sì, 18 no e 2 astensioni, il punto © con 10 sì, 20 no e 2 astensioni, il punto (d) con 10 sì, 19 no e 2 astensioni, il punto (e) con 9 sì, 18 no, 5 astensioni, il punto (f) con 11 sì, 18 no e 3 astensioni.

Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha quindi presentato la mozione n. 364/20: Recovery Fund europeo: il progetto altoatesino deve essere sottoposto al Consiglio provinciale per la revisione e la ratifica, ricordando innanzitutto che già questa notte era stato superato a Roma il primo ostacolo per ricevere 222 mld € da tale fondo, di cui una parte, pari a 2,4 mld, sarebbe arrivata in provincia. Le informazioni in merito ai progetti da finanziare erano però arrivate solo dalla stampa, e non date direttamente al Consiglio. Oltre al "Green Deal" con i suoi piani rivolti alla sostenibilità, si mira soprattutto al rafforzamento della digitalizzazione, dell'innovazione e della competitività. I progetti dovrebbero essere presentati alla Commissione europea entro il febbraio 2021, affinché dopo la loro valutazione possa essere avviato l’afflusso delle risorse accompagnato dai relativi meccanismi di gestione e controllo; a partire dall'estate del 2020 le ripartizioni della Provincia hanno presentato i propri programmi relativi a sei aree d’intervento. 6 erano i settori previsti: digitalizzazione, svolta ecologica, infrastrutture per la mobilità, istruzione/cultura/ricerca, riequilibrio sociale e salute. Considerato che gli obiettivi di rinnovamento per la provincia intervengono nell’orientamento di istituzioni e infrastrutture, e influenzano altresì in modo significativo le future opzioni politiche, e che i progetti, se approvati, si ripercuoteranno sul bilancio e determineranno una parte significativa della sua gestione nei prossimi anni, il consigliere chiedeva di incaricare la Giunta provinciale (VERSIONE EMENDATA) (1) di trasmettere alla 3a commissione legislativa o all’intero Consiglio provinciale le informazioni sui prossimi passi progettuali e procedurali riguardanti il Recovery Fund dal punto di vista dei contenuti e dei tempi, (2) di comunicare e illustrare il progetto altoatesino sul Recovery Fund alla 3a commissione legislativa o all’intero Consiglio provinciale, (3) di comunicare e illustrare in tempo utile le eventuali modifiche o i nuovi sviluppi del Recovery Fund alla 3a commissione o all'intero Consiglio.
Peter Faistnauer (Team K) ha rilevato che i parlamentari SVP a Roma si erano lamentati di non essere stati coinvolti, e aggiunto che la discussione in merito doveva avvenire in Consiglio, anche per valutare le priorità, prima che fosse troppo tardi per modificare le decisioni: il collega Köllensperger aveva presentato interrogazioni in merito già in ottobre, e ciononostante le risposte arrivavano solo attraverso i media. Egli ha quindi sostenuto la mozione di Staffler.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde), co-firmatario, ha ribadito l'impressione che il Consiglio provinciale fosse stato tagliato fuori, e domandato se il piano almeno fosse passato da una delibera della Giunta provinciale, perché lui non ne aveva trovata alcuna che elencasse i progetti da sostenere con Recovery Fund. 2,5 mld sono metà del bilancio annuale, e non può essere che il Consiglio non venga coinvolto, e forse nemmeno la Giunta, mancando la delibera. la spiegazione è che a Roma non è stato mandato niente di nuovo, ovvero si tratta di chiedere il finanziamento di priorità stabilite. A fronte di progetti di transizione verde e conversione ecologica, tuttavia, non si capisce perché debbano essere finanziati i bacini di innevamento artificiale e di impianti di irrigazione. egli ha quindi chiesto se ci sarà un secondo aggiustamento del piano, con il coinvolgimento del Consiglio.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha chiarito che si trattava qui di un compito centrale del Consiglio, anche a fronte dell’ingente somma. 
Il pres. Arno Kompatscher ha chiarito che non esiste una delibera. Il Governo ieri ha approvato un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza il cui contenuto non è ancora noto nel dettaglio. I fondi messi a disposizione della Commissione europea sono destinati a un nuovo inizio, e il Green Deal è inserito nelle condizioni quadro per utilizzare tali mezzi: agli Stati il compito di elaborare piani nazionali. In gran parte si tratta di contributi in conto capitale, che non devono essere restituiti dalle Regioni. I Ministeri hanno elaborato dei contenuti, e questo ha anche portato a un dibattito nella maggioranza perché non c’era accordo sulla priorità; il Governo ha invitato regioni e Comuni a portare delle proposte: nel caso della Provincia autonoma di Bolzano, essi andavano presentati tramite la Conferenza delle Regioni, e un’apposita commissione sceglierà quali progetti saranno inseriti nel PNRR. Il governo stesso probabilmente limerà le proposte, e poi ci sarà una contrattazione con la Commissione UE. La Giunta è pronta a informare, si tratta per lo più di progetti già in elaborazione da tempo, tra l’altro di investimenti su rotaia, in infrastrutture ospedaliere, nella digitalizzazione della scuola, nell’ultimo miglio della banda larga. Ancora, si tratta di una rete di produzione e approvvigionamento di idrogeno lungo l’autostrada. I fondi andranno impegnati entro il 2024 e i progetti attuati entro il 2026. Il problema è che non c’è che ancora non è noto quale sarà la quota statale e quella delle regioni, ci si trova in una fase preliminare di definizione e discussione. La Giunta è comunque pronta a informare dettagliatamente sui 47 progetti e proposte, a copertura di tutti gli ambiti finanziati dalla Commissione. Non c’è per ora nessuna delibera, non si sa quale sarà il contributo ai progetti altoatesini: non bisogna alimentare false aspettative. Le commissioni legislative non sono la sede opportuna: si informerà l’intero Consiglio. Staffler ha apprezzato l’informazione che i fondi erano per la maggior parte in conto capitale, e stralciato dalla parte dispositiva della mozione il riferimento alle commissioni legislative. Ha quindi sospeso la mozione per concordare una modifica con il capogruppo SVP.

Ha preso quindi la parola Brigitte Foppa (Gruppo Verde) per presentare la mozione n. 365/20: Luoghi sicuri, che faceva riferimento alla situazione drammatica e vergognosa dei campi profughi delle isole di Lesbos e Samos: i e le richiedenti asilo che arrivano lì dalla Turchia, vengono sistemati in campi costruiti per ospitare poche migliaia di persone, che però nel frattempo sono sovraffollati molto oltre il limite, mentre il Governo greco non è più in grado di affrontare la situazione che va ben oltre le capacità logistiche del paese, non è pronto o non è attrezzato per provvedere a un rapido disbrigo delle procedure di asilo. Il rifiuto degli Stati dell’UE di approvare un meccanismo di distribuzione, che attraverso l’accoglienza di alcune migliaia di persone consentirebbe un alleggerimento momentaneo della situazione, aumenta la pressione sul governo greco che senza riguardo la scarica sui profughi – spesso con l’aiuto delle forze dell’ordine. La situazione si è inasprita in modo drammatico dal vasto incendio del campo di Moria nel settembre 2020: la tendopoli costruita al posto del campo distrutto è sovraffollata e inoltre è stata realizzata in un luogo talmente esposto all’acqua e all’umidità da rendere impossibile la permanenza, soprattutto per le famiglie e i bambini. Per reagire a questa situazione, il gruppo “Courage – Mut zur Menschlichkeit” (Il coraggio di essere umani) ha lanciato l’iniziativa “la cartina dei luoghi sicuri” (vedi www.courage.ietzt/landkarte-dersicherenplaetze/), cui hanno aderito svariate organizzazioni, iniziative, comunità religiose, comuni, città e singole persone da tutta l’Austria, allo scopo dichiarato di salvare vite umane dai campi profughi della Grecia, considerando che in tutti i Länder dell’Austria ci sono sistemazioni o alloggi completamente vuoti o con posti liberi che possono essere messi a disposizione per accogliere persone in fuga, compreso un numero consistente di posti idonei ad accogliere in modo particolare bambini, adolescenti o intere famiglie. La consigliera chiedeva quindi di incaricare la Giunta provinciale (1) di aderire come Provincia autonoma di Bolzano alla suddetta iniziativa dei “luoghi sicuri”, (2) di individuare “luoghi sicuri” nella nostra provincia, (3) di offrire accoglienza in Alto Adige a un determinato numero di profughi nel quadro di un’analoga operazione di soccorso. Il vescovo di Innsbruck, ha ricordato Foppa, aveva proposto “una famiglia per ogni comune”.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha sostenuto che si trattava più di una questione ideologica che di una questione umanitaria. Ha evidenziato che il solo fatto di lasciare il proprio paese per cercare condizioni migliori non garantisce lo status di profugo: c’è differenza tra chi lascia il proprio paese per problemi finanziari e chi è perseguitato o fugge dalla guerra. La Grecia è Europa, e va detto che il capo profughi a Moria è stato incendiato allo scopo di uscirne ed essere spostati in altri Paesi, quasi si volesse scegliere à la carte il posto dove si vuole andare. Se si seguisse l’argomentazione di Foppa, si aprirebbero le porte a altri incendi di campi profughi e nuove ondate di illegalità. L’aiuto va dato alle persone che sono davvero in difficoltà, e nei loro stessi Paesi. 
Magdalena Amhof (SVP) ha ricordato le immagini di Moria e apprezzato il progetto Luoghi sicuri, di cui aveva visitato il sito web, verificando che molte persone si erano rese disponibili ad accogliere minori e donne. Il progetto si rivolgeva in prima linea al Governo austriaco affinché creasse dei corridoi per portare le persone da Moria all’Austria, ma la provincia di Bolzano ha uno status diverso: i contingenti di profughi sono regolamentati dallo Stato. Bisogna quindi seguire un’altra strada, quindi la mozione non si può sostenere, nonostante l’iniziativa sia lodevole. 
Alex Ploner (Team K) ha chiarito che è effettivamente in corso un’emergenza, e chiesto a Foppa di dire come si possono aiutare concretamente le persone. La lodevole iniziativa austriaca ha portato al coinvolgimento individuale di tante persone, ma va considerato anche il livello politico, e gli interventi di Comuni e altre istituzioni: il tutto deve essere fattibile, anche in maniera creativa. L’Alto Adige ha dimostrato più volte di essere una terra solidale.
Il cofirmatario Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha fatto riferimento all’accordo relativo ai corridoi umanitari sottoscritto nel 2015 dal governo italiano con diverse comunità al fine di aprire un canale umanitario straordinario per mettere in protezione umanitaria immediata famiglie registrate e riconosciute dall’UNHCR che si trovano in campi profughi. Fino al 2018 erano arrivate così in Italia 1.400 persone, e uno dei soggetti aderenti era la Provincia autonoma di Trento, che aveva accolto 60 persone, assumendosi anche i costi che per il primo anno sarebbero stati a carico delle associazioni. Questo è quanto prevedeva il punto (3). 
Ulli Mair (Die Freiheitlichen) ha riferito di immagini toccanti e della necessità di non dimenticare le persone in questa situazione, ha però condiviso con Knoll la necessità di utilizzare i termini giusti. va evidenziato che sono già state accolte persone che ora sono sulla strada, perché non hanno voluto o saputo inserirsi: non si è quindi in grado di dare alloggi sicuri a persone che sono già qui. Molti hanno dimostrato di volersi integrare e ci sono riusciti, ma non c’è nessuna garanzia in merito a ciò che ci attende, e mancano concetti chiari, e misure chiare come i respingimenti. Molti parlano di “arricchimento”, ma basterebbe confrontarsi con i controllori di bus o treni per capire com’è difficile la situazione. 
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha ricordato che da anni si parla del fatto che non ci deve essere un’immigrazione incontrollata e che bisogna distinguere tra migranti economici e profughi, aggiungendo che in Alto Adige, anche a causa dell'immigrazione, ci sono molti luoghi non sicuri, dove le persone hanno paura di passare.
L’ass. Waltraud Deeg ha fatto riferimento ai fatti di Moria, “un problema che tocca tutti noi”, aggiungendo che sono oltre 700 milioni le persone che soffrono la fame e vivono in povertà, in tutto il mondo. Nel 2021 la situazione peggiorerà di ulteriori 80 milioni, a causa della crisi Covid. Quella altoatesina è una società solidale che ben collabora con le istituzioni, al fine di soluzioni sostenibili per l’accoglienza, e di fatto ha accolto molti minori non accompagnati. Dopo Moria, l’unione Europea ha introdotto un sostegno agli Stati che si trovano nel confine meridionale, affinché si assumano la loro responsabilità, e questo si fa anche in provincia: bisogna anche offrire delle prospettive alle persone che si accolgono. Dal punto di vista giuridico, la competenza è statale, e la provincia di Bolzano non ha alcuna possibilità: per questo le richieste della mozione vanno inserite in un documento voto da orientare a Parlamento e Governo, dando la disponibilità ad accogliere le persone bisognose di aiuto. Foppa ha accolto la proposta di elaborare insieme un voto, e si è stupita della posizione di Knoll, il quale che si era fatto beffa del nome arabo della depressione sopra Moria, e aveva parlato di scelta “à la carte” dello Stato di destinazione. Molte persone vengono da zone di guerra, o dove non sono riconosciuti i diritti umanitari. I Verdi sono tra i primi ad aver denunciato che ci sarebbero stati profughi in seguito al cambiamento climatico, e in quanto a posti non sicuri, in Alto Adige quello meno sicuro è la propria camera da letto. L’assessora invitava fare ciò che si può fare secondo le leggi, ma le leggi sono modificabili, bisogna avere anche il coraggio di affrontare possibili sanzioni, pur di mantenersi umani. Posta in votazione, la mozione è stata respinta: le premesse e i punti (1) e (2) con 9 sì e 24 no, il punto (3) con 9 sì e 22 no. 

La seduta di oggi è conclusa. I lavori del consiglio riprendono domani mattina alle 10.00.

(MC)