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Consiglio | 13.01.2021 | 13:08

Lavori Consiglio: Inserimento lavorativo, App IO, surrogazione di maternità - CON VIDEO

Mozioni di Team K (e altri), Movimento 5 Stelle, Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia.

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Molte persone con disabilità anche in Alto Adige sono impiegate in aziende, nella pubblica amministrazione e nei laboratori delle strutture per le persone con disabilità: il collocamento delle persone con disabilità in provincia è disciplinato dalla delibera della Giunta provinciale del 20 dicembre 2016, n. 1458, che prevede convenzioni individuali per i progetti di inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro nonché un contributo della Provincia per la “retribuzione" degli interessati, oltre a premi per le persone che collaborano ai vari progetti delle strutture diurne e occupazionali (laboratori): lo ha segnalato Alex Ploner presentando la mozione n. 277/20: Stipendio e non paghetta, co-firmata da Team K, Gruppo Verde, Partito Democratico - Liste civiche, Die Freiheitlichen e Enzian,  con la quale sosteneva che, di conseguenza, queste persone non percepiscono uno stipendio commisurato alle loro prestazioni, e poiché non si tratta di un vero e proprio rapporto di lavoro, non vengono nemmeno versati i contributi: nel linguaggio comune purtroppo, ma inevitabilmente, si parla ancora di "paghetta". Uno stipendio è invece importante per condurre una vita autonoma, alla quale si ha diritto secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Soprattutto per i collaboratori e le collaboratrici delle strutture diurne e occupazionali (laboratori), questo costituisce un problema anche dal punto di vista etico, se quanto prodotto viene poi rivenduto a prezzo di mercato mentre i collaboratori dal prezzo di vendita ricavano poco o niente. Pertanto, egli chiedeva di impegnare la Giunta (1) a prevedere che l'attuale indennità per le convenzioni individuali per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità fosse una retribuzione legata alla prestazione nell’ambito di un adeguato rapporto lavorativo basato sul rispettivo contratto collettivo di settore, e (2) ad aumentare i premi (ovvero la "paghetta") e ad adeguarli alle prestazioni rese, al fine di garantire un reddito minimo per i collaboratori e le collaboratrici delle strutture diurne e occupazionali (laboratori). Ploner ha fatto riferimento a un caso nel quale la persona disabile aveva alla fine addirittura pagato per lavorare.
La co-firmataria Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha evidenziato che il diritto a uno stipendio sufficiente per vivere è essenziale per tutti, ed evidenziato anche l’aspetto della pensione e del pericolo di povertà nella vecchiaia, a fronte di un reddito molto basso durante l’attivitá produttiva. Ha quindi ricordato un articolo dell’ex ass. Gnecchi nel 2007, che faceva riferimento alla trattazione del tema in una Conferenza Stato-Regioni, con ipotesi di una soluzione analoga a quella del contratto per le Tagesmütter. Quindi, della tematica si parla da anni, senza grandi passi avanti. 
Brigitte Foppa (Gruppo Verde), co-firmataria, ha ribadito il valore del lavoro per ogni singola persona.
Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) ha sostenuto la proposta, evidenziando però che l'impiego in azienda, in essa citato, o è un rapporto dipendente o un tirocinio, quindi non è chiaro se ci si riferisce a indennitá o a retribuzione. Un maggiore controllo è doveroso.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha condiviso questa affermazioni, sostenendo comunque la mozione, di grande valore al fine di riconoscere dignitá e pari condizioni a ogni lavoratore. Ha aggiunto che l’inclusione ha grandissimo vantaggio in termini sociali e morali, tuttavia ha anche un risvolto economico sull’equilibrio di una qualunque azienda. 
Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) ha ricordato la discussione della legge sull’inclusione in commissione legislativa, nell’ambito della quale il tema era stato trattato in relazione ai contratti collettivi: sarebbe infatti opportuno un accordo in quest’ambito. In ogni caso, la mozione va sostenuta, al fine di offrire uno stipendio adeguato al lavoro svolto. Le persone che non ricevono uno stipendio minimo hanno accesso a compensazioni, che non devono però poi essere penalizzanti.
Ulli Mair (Die Freiheitlichen), co-firmataria, ha sostenuto la proposta, facendo riferimento anche a un caso a lei noto, dove cui questa “paghetta” era stata considerata come un vero e proprio reddito che aveva impedito l’accesso a prestazioni sociali. 
L’ass. Philipp Achammer ha definito legittima e importante la mozione, aggiungendo che sarebbero necessari più posti protetti. ha però individuato alcune inesattezze anche nella parte dispositiva della mozione, invitando a distinguere tra accordi individuali e contratti di occupazione: i primi sono proposte-ponte, progetti limitati nel tempo con uno specifico obiettivo. Prevedere in questo caso una retribuzione regolare sarebbe problematico, perché si avrebbe da subito un rapporto regolare: quindi il punto (1) non è sostenibile. L’ass. Waltraud Deeg ha ribadito la distinzione tra inserimento e occupazione. Di solito quella che è definita “paghetta” è di 410 €, che normalmente si aggiungono alla pensione di invalidiutá civile, ma bisogna aggiungere poi le prestazioni di minimo vitale, assegno casa ecc, per arrivare a un importo che permette di finanziare una vita autonoma; dai 69 anni si ottiene poi la pensione sociale INPS. Se si volesse passare a retribuzione in base alla prestazione questo sarebbe un problema, perché per molte di queste persone reggere la pressione è difficile, e hanno bisogno di pause. Pertanto, la proposta in questo senso non è migliorativa. Alex Ploner ha rilevato il diffuso consenso sul tema, evidenziando che di queste famiglie e persone però si parla troppo poco, e ribadito la necessitá di aumentare una cifra oggi pari a 410 €, per permettere il sostentamento anche senza l’appoggio della famiglia. Considerare il tema nei contratti collettivi è possibile a livello giuridico. Sarebbe opportuno guardare alle soluzioni adottate in altre Paesi, come l’Austria. Posta in votazione, la mozione, votata per parti separate su richiesta della STF,  è stata respinta: le premesse con 15 sì e 19 no, il punto (1) con con 14 sì, 19 no e 2 astensioni, il punto (2) con 16 sì e 19 no.

Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) ha quindi presentato la mozione n. 339/20: Adesione di Provincia e creazione di una cabina di regia per i comuni dell'Alto Adige per traslazione dei servizi su app IO per il pieno godimento dei diritti di cittadinanza digitale e la semplificazione burocratica, con la quale facendo riferimento all’applicazione mobile gratuita IO, realizzata dal Dipartimento per la trasformazione digitale, in collaborazione con PagoPA S.p.A. e diversi volontari che hanno collaborato allo sviluppo, con l'obiettivo di rendere i servizi delle pubbliche amministrazioni accessibili ai cittadini su un'unica piattaforma. Essa, ha spiegato, ha tre funzioni fondamentali, relative a messaggistica (è possibile tramite il sistema ricevere tutte le comunicazioni da qualunque ente pubblico, restare aggiornati sulle scadenze e aggiungere un promemoria direttamente sul calendario personale), pagamenti (verso tutti gli enti della pubblica amministrazione e associando carte di credito e correnti per  pagare gli avvisi cartacei direttamente dall’app usando il QR code, oltre a consultare lo storico delle operazioni e le relative ricevute di pagamento) e  ai documenti (è possibile ricercare e consultare direttamente sul proprio smartphone i documenti personali, le ricevute, i certificati; condividerli immediatamente con le persone o l’ufficio di interesse; richiedere certificati e altri documenti, direttamente dall’app). Il vantaggio per tutte le Pubbliche Amministrazioni deriva appunto dall’integrazione dell’app con ANPR (Anagrafe Nazionale Popolazione Residente), pagoPA, SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta d’Identità Elettronica) e presto l’applicativo permetterà anche alle persone fisiche di eleggere il proprio domicilio digitale per ricevere le comunicazioni che necessitano di un particolare iter certificativo; il sistema sistema è già utilizzato ed utilizzabile anche dai cittadini e dalle cittadine dell’Alto Adige per il pagamento del bollo auto ed è stato utilizzato per richiedere il c.d. “Bonus Vacanze”. Considerando che la Provincia e gli Enti locali nonché le società a capitale pubblico, anche in Alto Adige, stanno riscontrando considerevoli problemi in termini di efficienza della riscossione, e che era stato già a lungo dibattuto che offrire maggiori opportunità di pagamento ed un sistema più smart di promemoria e notifiche potesse essere funzionale al miglioramento della riscossione, nonché che l’App in questione faciliterebbe l’opera di Alto Adige Riscossioni, il consigliere chiedeva di impegnare la Giunta (VERSIONE EMENDATA) a (1) valutare la transizione di tutti i servizi offerti dalla Provincia per consentire il diritto alle cittadine ed ai cittadini di poter utilizzare l’app IO ed il pieno godimento della cittadinanza digitale, (2) creare una cabina di regia per consentire e valutare che tutti i servizi in capo ai comuni siano offerti anche sull’app IO, e (3) attivarsi presso le competenti amministrazioni centrali per rendere disponibile l’App anche in lingua tedesca.
Paul Köllensperger (Team K) ha sostenuto la mozione, in quanto l’accesso digitale ai servizi da Mobile è fatta pensando con la testa degli utenti, non con quella dell'amministrazione che spesso le cose le complica. La digitalizzazione funziona solo se riguarda tutto il processo, e non solo una parte di esso. Pago PA ha dei problemi di lentezza, e criticabile è anche l’euro richiesto per la transazione, ma l’app IO è sensata. Il CAD dice che tutti i servizi pubblici devono anche essere offerti su applicativo: quindi si tratta di un obbligo di legge, pertanto il punto (1) è superato dai fatti, al punto 82) il Consorzio dei Comuni sta giá lavorando implementando epays nella app IO. Questo dovrebbe essere disponibile entro giugno. Il punto (3) è condivisibile in pieno. 
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha annunciato astensione in quanto. Se IO fosse un’offerta aggiuntiva si potrebbe condividere, ma non deve essere un obbligo, perché tanti cittadini non sono preparati a rapportarsi con la p.a. tramite smartphone.
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha sostenuto la mozione, evidenziando che dal punto di vista dell’amministrazione digitale l’Italia è al pari dello standard europeo, e non indietro come sosterrebbe Nicolini. Una app amministrativa unica è sicuramente benvenuta; nel mondo digitale i passi avanti e i sorpassi sono continui, Mycivis per esempio è già superata: ci vorrebbe un processo globale.  
Il pres. Arno Kompatscher ha condiviso l’intento della mozione, chiarendo che è obiettivo dell’amministrazione provinciale mettere a disposizione i propri servizi in forma digitale, tramite smartphone. Questo riguarda anche i servizi di Comuni o Comunità comprensoriali. Da sempre c’è stata anche attenzione alla app IO: la Provincia ha annunciato giá nel 2018 la sua partecipazione all’iniziativa, ma il progetto è partito solo nel 2020. nel giugno 2020 è stato comunicato al Ministro competente che si è interessati alla migrazione, tuttavia ßé stata anche segnalata la necessitá di offrire i servizi anche in lingua tedesca, come successo per la app immuni, da subito disponibile anche in tedesco. A questo scopo, è stata data la disponibilitá per la traduzione. Quanto richiesto dalla mozione è quindi già in svolgimento, anche la cabina di regia esiste dal 2015, e riguarda tutto il reparto IT. Nicolini ha apprezzato gli interventi e ribadito che lo scopo della App IO è proprio di centralizzare i servizi senza avere troppe App sul telefonino, anche a fronte della crescita esponenziale dei servizi digitali in Italia. Indietro si è, invece, sulle competenze digitali. Posta in votazione, la mozione è stata respinta con 12 sí, 18 no e 4 astensioni.

Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha quindi presentato la mozione n. 351/20: La Provincia si attivi presso il Parlamento per chiedere la punibilità del reato di surrogazione di maternità anche quando lo stesso sia commesso da un cittadino italiano in un Paese straniero, con la quale, chiarendo che la Legge 19 febbraio 2004, n. 40, Norme in materia di procreazione medicalmente assistita,  prevede che “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”, e considerando che questo divieto opera tuttavia solo a livello nazionale, mentre in altri Paesi, sia europei e soprattutto extraeuropei come India e Stati Uniti d’America, tali pratiche risultano essere legali, e che tale situazione aveva dato luogo alla diffusione del cosiddetto turismo procreativo, cioè di quel fenomeno per cui coppie italiane che non possono avere figli si avvalgono della tecnica della surrogazione di maternità in un Paese estero in cui la stessa è consentita, evidenziava che le pratiche della surrogazione di maternità (surrogazione di concepimento e di gestazione o surrogazione della sola gestazione) costituiscono un esempio esecrabile di commercializzazione del corpo femminile e degli stessi bambini che nascono attraverso tali pratiche, che sono trattati alla stregua di merci. Le donne che “prestano” il proprio corpo, inoltre, non hanno alcun diritto sui bambini che pure portano in grembo e non sono neanche considerati i diritti dei bambini, costretti a separarsi dalla madre biologica subito dopo il parto. In merito a queste pratiche, il Comitato nazionale per la bioetica si è espresso, il 18 marzo 2016, ritenendole lesive della dignitá di donna e figlio, mentre una presa di posizione dell’Assemblea plenaria del Parlamento europeo dle 2015 aveva accolto nell’ambito della o Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 un emendamento che stabilisce che il Parlamento europeo « condanna la pratica della maternità surrogata, che mina la dignità umana della donna (...)”. Il consigliere proponeva quindi di impegnare la Giunta (1) a sostenere l’impegno contro ogni forma di violenza sulle donne, premettendo che, tra le vittime, figurano anche tutte le donne “sfruttate per la loro povertà e costrette ad affittare il loro utero in cambio di denaro”, (2) ad attivarsi presso il Parlamento ed i parlamentari locali per chiedere un’iniziativa legislativa volta ad ottenere la punibilità del reato di surrogazione di maternità anche quando lo stesso sia commesso da un cittadino italiano in un Paese straniero.
Gerhard Lanz (SVP) ha chiarito che la mozione mescolava due temi importanti: da sostenere era il chiaro NO alla violenza nella parte dispositiva (1), mentre sulla surroga di maternitá era necessario differenziare. non andava relegata a un ambito di criminalità.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha condiviso questa posizione. Ha rilevato che in tutta la prima parte dell’intervento di Urzì credeva che stesse parlando del seso a pagamento, perché tutto quanto detto poteva riguardare la tratta della prostituzione, ambito nel quale invece c’è grande tolleranza, e spesso si tratta di donne molto fragili e senza scelta. Quando ci sono grandi trasformazioni, la societá ama discuterne sul corpo delle donne, e in particolare su organi della funzione riproduttiva. Una societá che in tanti modi svaluta la donna con sessismi e risatine, sottopagandole nel lavoro e riducendole in povertá nell’etá anziana, vuole poi decidere per lei quando si tratta dei suoi organi. la competenza sul proprio corpo deve essere lasciata alle donne. Anche gli interventi dei parlamentari altoatesini in merito grondano di paternalismo. 
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha accolto il punto (1), respingendo però la criminalizzazione di ogni forma di maternitá surrogata, ultima posisbilitá per le coppie che non possono avere figli. Ci sono casi in cui il tutto avviene in maniera consensuale: non bisogna fare di tutte le erbe un fascio. Ci sono anche varie forme e motivazioni per la maternitá surrogata, diverso è il caso di atrici americane che cercano la maternitá surrogata per non danneggiare il proprio corpo: questo è un caso di sfruttamento di donne su donne.
Franz Ploner (Team K)  ha ritenuto che il Consiglio non fosse la sede più opportuna per una discussione di questo genere, ma piuttosto il Parlamento nazionale dopo confronto con il Comitato di bioetica. I motivi per la maternità surrogata sono diversi, comprese l’impossibilità di procreare o la presenza di malattie, sono diversi anche i contesti giuridici nei diversi Stati, anche europei. Alcuni, oltre a permetterla, la co-finanziano. Si tratta però di una realtà che non può essere affrontata con multe, ma un dibattito in merito è necessario, confrontandosi con tutte le questioni connesse, anche la donazione degli ovuli e le conseguenze per i bambini. La maternità surrogata è accettabile moralmente solo in assenza di conseguenze sul bambino.

La discussione proseguirà nel pomeriggio.

 

(MC)