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Consiglio | 27.11.2020 | 13:07

Lavori Consiglio: Modifiche alla legge “Territorio e paesaggio”

Avviata la discussione del dlp 63/20: la presentazione dell’ass. Hochgruber Kuenzer, la relazione di minoranza di Riccardo Dello Sbarba, l’avvio della discussione generale.

Il disegno di legge provinciale n. 63/20: Modifiche alla legge provinciale 10 luglio 2018, n. 9, “Territorio e paesaggio”, presentato dall’ass. Maria Hochgruber Kuenzer, corregge in diversi punti la norma provinciale del 2018. Tra l’altro, essa interviene sulla composizione delle Commissioni territorio e paesaggio, contempla la procedura per la correzione di errori materiali nelle norme di attuazione, nelle rappresentazioni grafiche o in altri elaborati dei piani, reinserisce la disposizione secondo la quale sulle aree dell’edilizia abitativa agevolata il vincolo per i residenti - ed eventualmente il vincolo sociale - sono annotati nel libro fondiario già con la delibera di assegnazione, permette all’amministrazione provinciale di concludere accordi urbanistici. Ancora, recepisce modifiche introdotte da norme statali quale quella che consente di mantenere le distanze legittimamente preesistenti anche in caso di utilizzo di incentivi urbanistici, permette un uso flessibile delle costruzioni nell’interesse pubblico, ad esempio per esigenze legate a Covid, interviene sulla regolamentazione delle zone produttive al fine soddisfare l’esigenza di alloggi per collaboratori/collaboratrici e per limitare la speculazione con immobili destinati al turismo, chiarisce che il programma per lo sviluppo del turismo predisposto dai Comuni è elaborato sulla base del programma provinciale per lo sviluppo del turismo. Il disegno di legge contempla poi la procedura semplificata per l’autorizzazione paesaggistica anche in caso di progetti della protezione civile, estende la norma sull’adeguamento degli strumenti di pianificazione anche alle misure di interesse sovracomunale, interviene sulla disciplina della SCIA, toglie alle imprese edili la responsabilità per la progettazione, interviene sugli  interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire. L’ass. Hochgruber Kuenzer ha chiarito che si tratta di adeguamenti tecnici e di novità concordate con il Ministero, ma anche di disposizioni transitorie, fonte di molti emendamenti. Andava lasciato ai Comuni uno spazio di intervento per la pianificazione, ma questo era molto limitato. Le modifiche riguardavano anche lo spostamento di masi e le zone turistiche.

Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha illustrato la sua relazione di minoranza nella quale, evidenziando le numerose modifiche portate alla legge in soli due anni per dare conto di equilibri sempre riadattati tra interesse pubblico e privato e di interessi di lobby, e riferendo la cronistoria della legge, sosteneva che in diversi punti essa somigliava a una dichiarazione di bancarotta: ampliava le possibilità di operare in assenza di quella pianificazione comunale partecipata che costituiva il cuore della nuova legge per il Territorio e il Paesaggio, eliminava l’ultimo calmiere dell’offerta turistica che era rimasto almeno a livello comunale con la previsione di un limite di letti, tagliava drasticamente la presenza delle donne nelle commissioni comunali, subiva di nuovo le incursioni di interessi particolari. Le uniche modifiche positive, che limitavano lo sfruttamento del territorio ai fini turistici e reintegravano disposizioni di tutela paesaggistica, erano dovute a sollecitazioni statali: questo non era un segno incoraggiante per una norma così recente e per un’assessora così impegnata.

La discussione generale

Lo stesso Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha aperto la discussione generale, ricordando che la legge, inizialmente pensata per rispondere al pericolo di impugnazione da Roma, era stata poi integrata con una serie di interventi che con questo non avevano nulla a che fare. Si andava a eliminare l'obbligo a livello comunale di indicare un numero massimo di posti letto, e quindi di definire i limiti al loro turismo, ma soprattutto, ora che la legge stava per aprire una nuova fase di pianificazione paesaggistica, negli ultimi anni dimenticata a favore di una procedura tramite varianti, si aggiungevano nuove scorciatoie: cambiare gli indici urbanistiche, le destinazioni d’uso nelle aree insediabili. Il rischio era che i Comuni continuassero a procedere per varianti, rimandando alle calende greche il Piano: la loro preoccupazione era comprensibile, ma la Provincia avrebbe dovuto dare sostegno, non il segnale che si poteva procedere senza pianificazione. Gli stessi Comuni pilota non avevano fatto la pianificazione, e pochi avevano proceduto con la partecipazione: quello che aveva fatto meglio era il Comune di Chiusa, e la sindaca era stata bocciata alle elezioni forse proprio per questo. Bisognava quindi togliere tutte queste possibilità se entro 24 mesi non veniva emanato il Piano. Il Consiglio dei Comuni chiedeva addirittura che si potessero fare zone turistiche, che era l’unica cosa esclusa: non era da escludere chetra 24 mesi esso avrebeb chiesto di spostare termini.  Dello Sbarba ha ricordato che la sua volontà era di difendere gli obiettivi originari della legge, che erano di tutelare il paesaggio ed evitare il consumo di suolo. Ogni nuova modifica era stata peggiorativa, e ora, mentre i furbetti si rallegravano, tra chi aveva aspettative oneste c’era sconcerto. Gli era evidente che l’Assessorato lavorava bene e voleva andare avanti, il problema era che su questa legge intervenivano anche altri Assessorati, le Unioni, gli avvocati, insomma: un sacco di gente. Esortando l’assessora a difendere la sua sovranità in materia, il consigliere ha invitato a ridurre, nella discussione in aula, le scappatoie introdotte.

I lavori riprendono alle 14.30.

(MC)