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Consiglio | 25.11.2020 | 17:02

Lavori Consiglio: Corsi PAS, prevenzione della violenza - CON VIDEO

Mozioni di Movimento 5 stelle, Gruppo Verde.

FOTO: https://www.flickr.com/photos/190091852@N05/albums (Consiglio/Werth)

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Con la mozione n. 347/20: Corsi PAS in Provincia di Bolzano, un percorso verso l'autonomia federale dell'insegnamento in Italia (EMENDATA) presentata oggi in Consiglio, Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle), evidenziando che per accedere all'insegnamento, in seguito alla formazione specifica, sono previsti tre percorsi abilitanti, vale a dire vincere il concorso straordinario (in questo caso si consegue sia l'abilitazione che il ruolo), oppure risultare idonei non vincitori nel concorso straordinario e superare l'apposito iter abilitante, oppure ancora partecipare alla procedura straordinaria abilitante e superare l'apposito iter abilitante, spiegava poi che l'iter abilitante richiesto agli aspiranti docenti incanalati in questi percorsi consiste in tre condizioni 1. contratto in corso, a tempo indeterminato o determinato (fino al 30 giugno o 31 agosto); 2. conseguimento dei 24 CFU per l'insegnamento; 3. superamento di una prova orale di abilitazione. Anche il concorso ordinario per la scuola secondaria dà la possibilità di conseguire l'abilitazione, non solo ai vincitori: gli idonei non vincitori, infatti, grazie al superamento di tutte le prove con il punteggio minimo, si vedranno riconosciuta la relativa abilitazione all'insegnamento, nella classe di concorso per cui hanno partecipato. In questo caso, non viene richiesta la partecipazione a nessun ulteriore iter abilitante. Nel 2019, il Ministero si è inoltre anche impegnato a organizzare un nuovo Percorso Abilitante Speciale (PAS), pensato per i cosiddetti precari storici, al fine di abilitare insegnanti che già lavorano da anni ma che non hanno ancora ricevuto l'abilitazione. In Alto Adige, il decreto legislativo 18/2018 ha permesso che i percorsi formativi degli insegnanti di ogni ordine e grado dei tre gruppi linguistici andasse in capo alla Provincia: gli Assesorati alla scuola in lingua tedesca e in lingua ladina hanno messo in pratica questa norma, che permette di discostarsi dalla tempistica dei concorsi nazionali prevedendo anche un fabbisogno provinciale e azzerando quindi i precari, ma quella in lingua italiana no. Pertanto, il consigliere proponeva (VERSIONE EMENDATA) di impegnare la Giunta “ad attivare un tavolo di progettazione con UNIBZ per la realizzazione dei percorsi PAS (Corsi di formazione per il conseguimento dell'abilitazione ai sensi dell'art. 12/bis DPR 89/1983 – delibera provinciale 89/2019) anche per gli insegnanti precari della scuola italiana con almeno tre annualità di servizio nonché per l'integrazione del nuovo Percorso abilitante per la scuola secondaria (istituito con delibera provinciale 206/2020) in modo tale da consentirne la frequenza anche agli aspiranti insegnanti di madrelingua italiana”.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha evidenziato che il tema era oggetto di confronto da tempo, e che l’obiettivo era la parificazione delle condizione delle scuole dei tre gruppi linguistici, anche riguardo al corpo docente. Non si tratta però di sottrarre il sistema formativo altoatesino da quello nazionale, la competenza rimane dello Stato. La questione va comunque risolta, anche per arrivare al medesimo, livello di occupazione proporzionata al numero di alunni, degli altri gruppi linguistici. La scuola italiana appare a volte alla rincorsa, incapace di sfruttare certe opportunità. 
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha fatto riferimento a un gruppo storico di precari rimasto in questo limbo, che li esclude dal sistema locale e da quello natzionale allo stesso tempo. La strada per sbloccare la situazione è far riconoscere dei percorsi di formazione simili a quelli della scuola in lingua tedesca e ladina anche per la scuola in lingua italiana. Va considerato che lo Stato è più rigido sulla scuola in lingua italiana rispetto a quella in lingua tedesca e ladina, con l’obiettivo di mantenerla ancorata a quella nazionale, quindi provvedimenti che valgono per le altre due scuole vengono osteggiati per quella in lingua italiana. Questi corsi si fanno intesa col Ministero: bisogna quindi intervenire in maniera forte a Roma, per convincerlo della necessità di questi percorsi formativi anche per la scuola in lingua italiana. Bisogna farsi sentire fino a ottenere il risultato. 
Alex Ploner (Team K) ha appoggiato la mozione, rilevando che nella formazione degli insegnanti ci sono tre strade a seconda del gruppo linguistico cui è associata la scuola, e, rilevando che si formano oggi gli insegnanti del futuro, ha auspicato che in futuro ci sia una scuola plurilingue, con docenti plurilingui. Oggi anche nella formazione il pensiero è inscatolato, mentre ci vorrebbe un percorso interamente plurilingue. 
L’ass. Giuliano Vettorato ha spiegato che i PAS servono a ridurre il precariato, ma a livello nazionale. Se si dovessero abilitare anche a livello locale, potrebbero iscriversi nelle graduatorie locali anche i precari di tutta Italia. Questo ovviamente non è il problema della scuola in lingua tedesca e ladina. Pertanto, aprire i PAS non conviene, se non con percorsi abilitanti locali, come proposto da Dello Sbarba: “Su questo mi sto muovendo”. È stata interpellata la LUB, che ha però bisogno di tempo, e c’è bisogno di concordare il tutto con il MIUR. La Provincia autonoma di Trento ha fatto questo percorso, che poi però è stato impugnato. Appena sarà possibile di nuovo muoversi sul territorio, egli si sarebbe recato a Roma per parlare con il Ministro. Per il triennio 21-24 è stato calcolato l'effettivo fabbisogno, prevedendo due classi di con corso, con un concorso straordinario per 56 posti e uno ordinario per 22, sempre a tempo determinato. In entrambi i casi è possibile conseguire anche l’abilitazione. Inoltre, la lp 24/2006 prevede che chi supera un concorso straordinario possa concludere il percorso anche in Alto Adige, e questo è un modo per venire incontro anche a chi è precario in Alto Adige da qualche anno. La proposta in esame è corretta ma non praticabile, produrrebbe liste molto più corpose. L’assessore si è detto disponibile a un confronto anche con i consiglieri Nicolini e Urzì per valutare la situazione.  Nicolini ha ribadito che si tratta di una situazione particolare, che esclude questi precari dalle strade percorribili sia in provincia che in Italia. L’accesso ai PAS da lui proposto andrebbe limitato a chi ha tre anni di esperienza in provincia. Lo stesso senatore della Lega Pittoni ha fatto forte pressione per l’attivazione di questi percorsi; questi insegnanti, una volta abilitati, potrebbero piuttosto richiedere il trasferimento in altre zone d’Italia. La scuola Italiana non deve più essere considerata una Cenerentola, e questo richiede scelte coraggiose. Messa in votazione, la mozione è stata respinta con 12 sì, 16 no e 3 astensioni.

La giornata internazionale contro la violenza sulle donne che si celebra oggi è una di quelle che non si vorrebbe celebrare mai, ha detto poi Brigitte Foppa (Gruppo Verde) presentando la mozione 348/20: Per prevenire la violenza nella società dobbiamo cominciare dai più giovani e aggiungendo che ogni giorno nel mondo muoiono 137 per mano di un uomo violento, e in Italia una ogni 3 giorni, mentre il 30% delle donne italiane ha dovuto subire violenza nella sua vita. Un tempo, la consigliera  pensava che di questa tematica non ci si dovesse più occupare, ma è chiaro oggi che le donne devono ancora lottare per la loro incolumitá fisica. Questo dipende molto dalla diffusione degli stereotipi: secondo i dati ISTAT, del 2019, il 40% degli intervistati concordava sul fatto che una donna sia comunque in grado di evitare un rapporto sessuale se non desidera averlo, il 24% riteneva che le donne possano provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire (e che quindi se la siano in parte cercata), il 7% riteneva accettabile, sempre o in alcune circostanze, che un uomo schiaffeggi la sua fidanzata se questa ha fatto la civetta con un altro uomo e il 6% che in un rapporto di coppia sia normale che “ci scappi uno schiaffo di tanto in tanto”. Conta molto anche lo status che le donne e gli uomini hanno nella società. Biosgna considerare che la violenza viene per lo più esercitata tra le mura domestiche, “e chiediamoci cosa vuol dire vivere a stretto contatto con il proprio persecutore”, ha detto accoratamente Foppa, invitando a spostare lo sguardo sugli uomini: bisogna che gli uomini si rendano conto che hanno bisogno di un aiuto. Le donne lo fanno, gli uomini non ne sono capaci. In Europa abbiamo esempi di buone pratiche da seguire come la BIG (Berliner Initiative gegen Gewalt an Frauen), un’associazione del terzo settore nata a Berlino contro la violenza sulle donne. Si rivolge ai bambini e alle bambine delle scuole primarie e agli/alle adolescenti. I suoi workshop hanno lo scopo di insegnare loro fin da piccoli l’importanza dei metodi nonviolenti per risolvere i conflitti. Nel contempo si lavora anche per renderli più forti e sicuri, mostrando loro come fare e come comportarsi in situazioni di violenza all’interno della famiglia e come trovare sostegno. A coloro che sono un po’ più adulti, BIG offreworkshop specifici per sensibilizzare sul tema della violenza nei rapporti di coppia e per aiutare a costruire rapporti caratterizzati dal reciproco rispetto. Anche in altri Paesi ci sono esempi di analoghe iniziative.L‘aspetto essenziale è che queste offerte sono rivolte sia alle femmine che ai maschi, che poi frequentano i corsi assieme. Questo fatto è importante perché i gruppi in cui c’è un rapporto tra pari danno un sostegno particolare ai bambini e ai giovani. La consigliera proponeva pertanto di incaricare la Giunta di (1) introdurre in tutti i gradi di scuola offerte adeguate all’età, come workshop, sul tema “relazioni non violente” rivolte in egual modo ai ragazzi e alle ragazze, (2) di prevedere un finanziamento fisso per questi progetti, ma senza ridurre i fondi attualmente destinati ai progetti per la prevenzione della violenza; (3) di trattare in modo approfondito e costante il tema della violenza nei confronti di donne e bambine nei programmi di aggiornamento del personale insegnante (comprese le scuole dell’infanzia) e di promuovere con forza tale offerta anche nell’ambito della formazione interna delle scuole.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde), cofirmatario, ha sostenuto che la violenza è agita dagli uomini, quindi è un tema degli uomini. Proprio oggi si erano verificati in Italia due femminicidi, e questa violenza era un modo per affermare il potere maschile che traballava, era anche il potere del debole. Quindi era indispensabile che gli uomini facessero una riflessione sul proprio ruolo, senza resistere nel proteggere unc erto ruolo, come quello portato avanti da populisti come trump e Putin. Bisogna rendersi conto che questo è un potere cattivo, che diventa un boomerang: chi lo agisce rovina la vita in primis alla donna, ma poi anche a se stesso. Farsi aiutare è importante, e gli uomini non ci sono abituati, così come era importante imparare a parlare, a usare le parole e una comunicazione non violenta.
Chiedendo votazione separata dei vari punti, Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha annunciato particolare sostegno al punto (3). Ha criticato il riferimento a rappresentanti politici da parte di Dello Sbarba, quasi fossero questi politici a propagandare atteggiamenti violenti. Il suo partito ha ai vertici uan donna, che evidentemente non può essere un cattivo esempio da additare. Bisogna diffondere la consapevolezza tra tutti dell’importanza dei comportamenti rispettosi. Ci vuole uno Stato di diritto che faccia rispettare la legge in maniera severa: chi compie reati infami deve essere sottoposto a pene severe, chi agisce la violenza contro le donne va arrestato. 
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha chiarito che l’onere di abbattere la violenza sulle donne spetta agli uomini, e bisogna spezzare una cultura maschilista vigente da troppi anni, anche con leggi che garantiscano la parità. I dati sono drammatici: nel 2020 sono già 88 le donne uccise in Italia, nel 2019 erano 82, quindi sono aumentate. è giusto partire dalla scuola, è giusto che le istituzioni promuovano tutto ciò che è possibile per eliminare soprusi e disparitá tra uomo e donne. La mozione va quindi sostenuta.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha appoggiato la mozione nel suo nocciolo, ritenendo che la violenza sulle donne sia agita nei contesti più diversi. Ci sono però fasce sociali dove essa è più presenti, per esempio quelle dell’immigrazione o quelle con poca istruzione, come confermato anche dallo studio ASTAT pubblicato ieri . Questo andrebbe detto, così come il fatto che in certe zone di Merano la sera le donne non possono uscire da sole la sera. Il focus va identificato in maniera inequivocabile. 
Anche secondo Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) bisogna differenziare: la violenza non è solo un fenomeno maschile, e va considerato che c’è anche una  violenza psichica esercitata da entrambi i generi. le cause vanno ricercate nella società, quando uno è violento significa che non ha altri mezzi a disposizione. Recentemente egli aveva visto una donna dare uno schiaffo a un uomo: tutti avevano riso, come sarebbe stata la reazione nel caso opposto? GIusto è affrontare la questione giá con all’infanzia, così come è giusto non chiudere gli occhi davanti al fatto che la violenza ha a che fare anche con l’immigrazione: non si ha paura di passare dal parco della stazione, als era, perché lí c’è Franz della Val Sarentino. non bisogna accettarlo. 
Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha condiviso il fatto che vada osteggiato qualsiasi tipo di violenza perpetrato da qualsiasi genere, tuttavia la tematica della violenza sulle donne riguarda soprattutto gli uomini. Negli ultimi anni, in occasione della Giornata internazionale contro la Violenza sulle donne, hanno parlato e si sono attivate quasi sempre solo donne, ma questa ßé una tematica maschile. Va considerata anche la cultura dell’omertà, citata dalla dott.ssa Monika Hauser nell’audizione fatta in Consiglio. tutti dovrebbero opporvisi. In un’altra audizione è stata anche segnalata la violenza esercitata nelle sale parto. Vanno considerati anche i dati sommersi: non sono solo le vittime che non parlano, ma anche chi vede e volge la sguardo. La violenza non inizia con uno schiaffo, e anche i bambini ne sono vittime, con il rischio poi di assumere comportamenti violenti. Ogni aiuto è utile.
Il co-firmatario Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha ammesso che solo recentemente si era avvicinato alla tematica, ritenendo in passato che non fosse un problema sudtirolese: ha ringraziato la collega Foppa per aver sottoposto questo tema. Ci sono dati che lo hanno shockato, a partire dall’audizone della dott.ssa Hauser che gli aveva aperto gli occhi: in particolare, lo aveva colpito che i dati dell’Alto Adige in merito agli omicidi su 1000 abitanti erano pIú alti della media italiana, e che nel 2018 l’Alto adige aveva dei dati mostruosi relativi ai femminicidi. Come lui prima di conoscere questi dati, probabilmente molti non hanno idea della situazione, così come del fatto che la violenza viene per lo Piú esercitata in casa.
Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) ha appoggiato la mozione e ringraziato Fioppa per averla proposta, i due femminicidi avvenuti oggi gli provocano un senso di impotenza. Si possono rafforzare le leggi e inasprire le pene, ma la questione é culturale, e non bisogna porre scuse parlando dellöa violenza anche psicologica o di altre culture: ognuno deve contribuire. Si tratta di un problema della cultura ´machista e perbenista italiana, della cultura patriarcale sudtirolese: per questo è importantissimo affrontarla nelle scuole fin dalla più tenera età, e contrapporre a ogni piccolo segno unÄazione.
L’art. 19 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia dice che ogni bambino ha diritto ad essere educato senza violenza, ha detto Alex Ploner (Team K), ricordando di aver assistito per la prima volta a uno schiaffo a scuola, da una persona docente verso un bambino. La violenza va osteggiata in tutti i modi, e in maniera particolare con la prevenzione, giá nell'infanzia, affrontando il tema con bambini e bambine già in tenera età. Le donne elaborano in maniera molto diversa le situazioni, gli uomini pensano di poterle risolvere con la violenza. Uno studio tedesco ha rilevato che tra i ragazzini la violenza è presente. Va osteggiata anche la violenza verbale: le parole öpossono avere un effetto distruttivo,”dobbiamo badare al nostro linguaggio”. La questione del finanziamento è molto importante, ci vuole un finanziamento centrale dei workshop scolastici, e va considerato il tema della violenza in generale. 
Josef Unterholzner (Enzian), ritenendo la proposta adatta alla Giornata attuale,  ha ritenuto che fosse da contrastare ogni caso di violenza. ha aggiunto che a volte è difficile intervenire, per esempio quando si viene a conoscenza di casi di violenza in una famiglia vicina. Importante è sensibilizzare fin da bambini. Ogni episodio di violenza va condannato e sanzionato. 
Come consigliere, Arno Kompatscher (SVP) ha rilevato la tendenza a relativizzare il problema. È vero che la violenza è un problema della societá, ma è un dato di fatto che c’è un problema di violenza di genere, perpetrata dagli uomini contro le donne. È un problema anche in Alto Adige, e anche gli uomini altoatesini lo devono riconoscere. Va combattuta anche la cultura del silenzio evidenziata da Hauser, e bisogna agire ogni giorno, non solo ora, intervenendo e aprendo gli occhi. bisogna implementare la Convenzione di Istanbul, a cui la collega Deeg sta lavorando, implementando il piano d’azione, e fare il possibile a livello politico e sociale.
Come consigliera, Maria Hochgruber Kuenzer (SVP) ha ringraziato Foppa per la proposta, che favoriva la discussione: “La discussione pubblica è importante”. Bisogna agire e intervenire prima che la violenza esploda, questo vuol dire anche ribellarsi a certe barzellette o a pubblicitá sessiste, rifiutando i relativi prodotti. Ci vuole in questa senso piú coraggio.  Ogni giorno si può dare il proprio contributo. la pandemia purtroppo ha dimostrato ,le difficoltá nelle famiglie, quando si deve convivere in uno spazio ristretto senza possibilitá di ritirarsi: bisogna quindi anche stare attenti a che le persone abbiano uno spazio di vita adeguato. 
Anche Jasmin Ladurner (SVP) ha ricordato l’audizione della dott.ssa Hauser, evidenziando anche che è aumentata la necessitá di posti nelle case delle donne. Ha poi fatto riferimento a un documento sottoscritto da lei e altre colleghe SVP su questo tema, che sarà discusso domani, ed evidenziato la necessità di opporsi anche alle offerte alle donne sui social media. Bisogna prevedere delle sanzioni in questo caso. Il 25 novembre è un'occasione per riflettere su questo tema e contrastare il fenomeno, ma non bisogna limitarsi a questa giornata.
Magdalena Amhof (SVP) ha ricordato la cifra riferita da Hauser: in Alto Adige, il pericolo reale di essere uccisa è per una donna 4 volte più alto rispetto al resto d’ÄIPtalia. il problema è quindi molto grave, e la violenza non conosce fasce sociali, limiti di reddito, colore della pelle, il problema non va spostato perché si trova tra le mura domestiche. Non si tratta di dare la colpa a tutti gli uomini, ma di lavorare per contrastare la violenza, anche con la prevenzione e le sanzioni. Prima viene attuata la prevenzione, meglio è. La consigliera ha aggiunto che ci sono giá moltissimi progetti scolastici in tutti i gradi di scuola, elaborati dalle Intendenze e a disposizione gratuitamente. Anche le scuole dell’infanzia operano in questo senso, e ci sono pure offerte di formazione per insegnanti. Tutte le forme di violenza vanno combattute.
Ulli Mair (Die Freihietlichen) ha evidenziato che negli ultimi anni molto è stato fatto per bambini e bambine, giovani donne, ma poco è stato fatto per gli uomini, per aiutarli a comunicare le difficoltà. Bisogna iniziare a lavorare anche sulla comunicazione. Se si dice che la violenza è una tematica maschile, allora c’è bisogno degli uomini come alleati, soprattutto chi non è violento deve impegnarsi di più, nella quotidianità. È importante che tutti segnalino i comportamenti che non vanno bene, si ribellino a barzellette imbarazzanti. Al punto (3) andrebbe inserito uno specifico riferimento ai bambini maschi.
Come consigliera, Waltraud Deeg (SVP) ha sostenuto che la gestione di questo tema dice molto sul grado di civiltá di una societá, e molto è ancora da fare. La violenza è diffusa in tutte le fasce della societá, ed è difficile aiutare le donne a uscire da questa spirale. vanno ringraziate tutte le donne che si impegnano nei consultori, nelle Case delle donne e nei centri antiviolenza, ma anche tutti coloro che si occupano del tema. COme ha detto Ladurner, emerge un aumento del potenziale di violenza sui media, e questo può tramutarsi facilmente in violenza esercitata. bisogna dire basta, e tornare a rapporti rispettosi. Bisogna rafforzare le donne dando consapevolezza delle loro risorse, intervenire nelle classi, e sensibilizzare anche le persone di contatti, affinché non chiudano gli occhi. Bisogna impegnarsi non solo il 25 novembre, ma tutti i giorni.
Secondo Helmut Tauber (SVP) bisogna procedere insieme contro la violenza: Quella sulle donne è un problema acuto, e la pandemia ha dato il suo contributo, ma questa non deve essere una scusa. Un problema ulteriore è la vergogna di chi è coinvolto che non vuole farlo sapere. In Alto Adige si è fatto molto per sostenere le vittime, ci sono molti centri gestiti da persone professionali. A scuola, il tema è trasversale. 
L’ass. Philipp Achammer ha evidenziato che ogni forma di violenza va condannata, e si è detto disturbato dall’impressione che gli uomini non volessero esprimersi in merito: la discussione di oggi dimostrava il contrario. In Germania, la riapertura delle scuole è stata anche motivata con l'aumento della violenza casalinga. La scuola è l’istituzione che già oggi fa più prevenzione di tutte, soprattutto in questo periodo: l’invito a nuove iniziative andrebbe indirizzato alle associazioni o altri soggetti che si rivolgono agli adulti. Nelle scuole, per esempio, c’è il progetto WIR, che vuole aiutare i bambini a esprimere le proprie emozioni in modo costruttivo, e il progetto Wetterfest di prevenzione dei suicidi, che sono violenza agita contro se stessi. Ulteriori progetti non sono opportuni; i progetti attuali sono gratuiti. Esistono già anche proposte di formazione sul tema rivolti agli insegnanti.
L’ass. Giuliano Vettorato, ribadendo la condanna di tutte le violenze, ha fatto riferimento al protocollo d’intesa tra scuola, forze dell'ordine e tribunale dei minori a scopo preventivo, con interventi nelle scuole; da un paio d’anni c’è un corso che riguarda specificamente la violenza sulle donne, rivolto a insegnanti e dirigenti; la polizia postale fa progetti di cyberbullismo. Esiste poi la stretta collaborazione tra scuola e famiglie, e le segnalazioni vengono fatte direttamente dai docenti al Tribunale dei minori in tutte le situazioni ambigue. 
In replica, Foppa ha apprezzato che fossero intervenuti anche gli uomini, e aggiunto che va assolutamente evitato dare la colpa agli altri, come per esempio gli immigrati: “Non sono “gli altri”, non  sono “anche le donne”, qui abbiamo un problema di violenza che parte dagli uomini!”. Gli interventi vanno fatti a scuola, perché essa è un moltiplicatore importante, lì ci sono bambini che non frequentano altre associazioni, o che vengono da famiglie di immigrati. Le donne vengono uccise non perché ´non hanno pagato un debito o per altri motivi, ma perché sono donne, perché hanno magari voluto chiudere una relazione. E non è vero che si fa già a sufficienza, perché le cifre non diminuiscono. Ci sono anche progetti che non vengono portati avanti perché mancano i fondi.
La mozione, posta in votazione per appello nominale e parti separate, è stata respinta: le premesse con 14 sí, 16 no e 1 astensione, il punto (1) e il punto (2) con 14 sì, 17 no e 1 astensione, il punto (3) con 15 sì, 17 no e 1 astensione. (continua) 

(MC)