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Consiglio | 25.11.2020 | 11:09

Lavori Consiglio: Interrogazioni su temi d’attualità - 2

Poste da consiglieri e consigliere alla Giunta provinciale, riguardavano l’Hotel Post a Dobbiaco, il piano cave, i premi Covid, l’anticipo del trattamento di fine rapporto, la riduzione dei tempi d’attesa per le visite sanitarie, persone senza tetto.

È ripresa questa mattina in Consiglio provinciale la trattazione delle interrogazioni su temi d’attualità.

Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde), ha ricordato che la demolizione dell’Hotel Post a Dobbiaco ha riacceso la discussione sulla necesitá di conservare un edificio meritevole di tutelo, e del perché esso non fosse stato inserito nella lista degli insiemi tutelati. egli ha quindi chiesto se tale tutela o l’Äinserimento negli insiemi fosse mai stato proposta, e se lo era stata, perché non era stata approvata, e se la Provincia avesse espresso dei pareri, se Dobbiaco avesse registrato insiemi da tutelare, se non ci fosse l’intenzione di tutelare almeno la facciata storica. Il consigliere ha fatto riferimento a una grande operazione immobiliare “con enormi benefici per il privato che la fa”, grazie a decisioni pubbliche,  e chiesto cosa torna al pubblico da questa operazione. L’ass. Maria Hochgruber Kuenzer ha risposto che il caso ha sollevato una serie di questioni, tra cui anche l’importante tema della tutela degli insiemi, che andrebbero inseriti anche nei Piani di sviluppo comunale. A Dobbiaco non era mai stata pensata una tutela degli insiemi per l’Hotel Post, mancando alcuni elementi necessari. In merito all’edificio erano previste nel piano comunale demolizione e ricostruzione, nel frattempo la demolizione era avvenuta, quindi la conservazione della facciata non era più possibile. La Tutela degli insiemi è vista come una ricchezza dalle organizzazioni, ma spesso come un onere aggiuntivo dai proprietari. L’edificio è privato, e non c’è un contratto tra privati e Comuni per un benefit. La piazza è molto bella e ne possono approfittare tanti.  Con la nuova legge urbanistica, con una modifica di scopo, sarebbe stata possibile la cessione al Comune.

Il piano cave della Provincia, in vigore fino al 2015, è scaduto da tempo e purtroppo non è stato prorogato; la mancanza di un piano cave non ha però di certo fatto sparire le cave: lo ha detto Brigitte Foppa (Gruppo Verde) aggiungendo che soprattutto in Val Pusteria si sta assistendo a una vera e propria proliferazione di queste ultime: vengono distrutti dei piccoli gioielli della natura che andrebbero salvaguardati, gli animali selvatici vengono privati dei loro habitat, i veicoli pesanti compattano il suolo, per non parlare degli interessi privati poco trasparenti. La consigliera ha quindi chiesto, in assenza di un piano cave, quali sono i passi previsti per la pianificazione e la realizzazione di una cava di ghiaia, quante sono le cave di ghiaia pianificate e realizzate in Val Pusteria negli ultimi 5 anni e attualmente quante sono in fase di elaborazione, durante il processo di pianificazione delle cave di ghiaia, in che modo viene tenuto conto dell’ambiente, chi è responsabile della valutazione ambientale e se essa ha carattere vincolante, se ci sono delle direttive omogenee che i comuni devono seguire durante la pianificazione e la realizzazione delle cave di ghiaia oppure possono prendere delle decisioni in modo completamente arbitrario, se viene sempre individuata la causa di eventuali danni venutisi a creare nei dintorni della cava, chi paga per la riparazione dei danni arrecati, se il gestore della cava o il contribuente. L’ass. Philipp Achammer ha fatto riferimento alla necessità di una richiesta di autorizzazione all’ufficio competente, con parere del Comune e della Conferenza dei servizi, in base alla legge provinciale 7/2003. Negli ultimi 5 anni sono state pianificate in Pusteria 13 cave, di cui 11 elaborate. Anche i Comuni si devono attenere alle disposizioni provinciali. Gli eventuali danni vengono giá calcolati e considerati in fase di progettazione, per ulteriori danni paga il titolare della concessione. Si sta cercando di analizzare l’utilità di un Piano provinciale, perché le esperienze del passato non sono solo positive.

Ad alcune categorie professionali, attive nel sociale e in ambito sanitario, sono stati assegnati dei premi COVID-19 per il lavoro svolto nel corso della prima ondata: lo ha segnalato Ulli Mair (Die Freiheitlichen; aggiungendo che in tutto, per gli oltre 6.000 operatori sociali e sanitari la Provincia ha speso 10 milioni di euro e domandando se il premio assegnato agli oltre 6.000 operatori sociali e sanitari come segno di riconoscenza per il loro impegno durante la fase più acuta della pandemia da COVID-19 è soggetto a imposta e, se sì, quali aliquote sono state applicate, in media, al netto delle imposte, qual è l’importo lordo del premio che hanno ottenuto gli operatori sociali e sanitari, suddiviso per categorie di reddito e per categorie professionali, e se sarebbe stato possibile assegnare un premio esentasse. L’ass. Waltraud Deeg ha riferito che, dei 10 milioni di €, 5 sono per il sociale, in particolare per i collaboratori delle RSA e dei servizi a domicilio, che negli ultimi mesi sono in prima linea e attivi in modo molto professionale. I premi sono previsti alla tassazione nazionale, e la Provincia non può prevedere altre norme fiscali. I premi sono stati differenziati a seconda dei reparti di servizio, del rischio, delle attività svolte.

Il 15 gennaio del 2020 il Consiglio provinciale ha approvato la mozione n. 108/2019 che impegnava  la Giunta a “verificare, se fosse possibile anticipare il trattamento di fine rapporto ai sensi della delibera della Giunta provinciale n. 1705 del 17/5/2005 e dell’articolo 26, comma 2 della legge provinciale 19 maggio 2015, n. 6, e se potessero essere messi a disposizione nel relativo capitolo di spesa i mezzi finanziari necessari, previa creazione di una sicura base giuridica”, e in caso positivo della verifica, la vincolava ad anticipare il trattamento di fine rapporto ai sensi della delibera della Giunta provinciale n. 1705 del 17/5/2005 e dell’articolo 26, comma 2 della legge provinciale 19 maggio 2015, n. 6.” Lo ha ricordato Maria Elisabeth Rieder (Team K), aggiungendo che a giugno il presidente della Provincia aveva comunicato che sono state svolte delle verifiche e che L’Avvocatura della Provincia stava redigendo un parere in merito e chiedendo  se nel frattempo la Giunta disponesse del parere, cosa ne risultava, se non ne disponeva, per quale motivo, se erano entrate in vigore delle nuove normative a livello nazionale? Il pres. Arno Kompatscher ha risposto che il parere era stato inoltrato all'Ufficio personale. Anche a livello nazionale si esortava, anche con una sentenza costituzionale, a ridurre i termini, ma, secondo il parere, la Provincia non doveva attenersi alla normativa nazionale. La sfide riguardavano le risorse disponibili, anche di personale, e i controlli a lungo termine, inoltre servivano accordi con l’INPS. Si sta lavorando per affrontare questa sfida, non manca la volontà ma essa è enorme. Stante l’attuale situazione di bilancio anche la questione finanziaria non è facile.

Nel’ambito delle misure di contrasto del coronavirus, non solo si è dovuto rinviare visite, trattamenti e operazioni, ma sono emerse in modo particolare le debolezze del sistema sanitario dal punto di vista della carenza di personale e posti letto: lo ha sostenuto Ulli Mair  (Die Freiheitlichen), chiedendo alla Giunta quali saranno nel medio e lungo periodo le strategie della politica sanitaria in Alto Adige per affrontare queste penurie, se c’è un piano per recuperare le visite, le operazioni e i trattamenti rinviati, senza che si allunghino ulteriormente i tempi d’attesa, se gli operatori sanitari privati saranno coinvolti nell’affrontare queste sfide, in caso affermativo quali accordi sono già stati stilati, in caso negativo perché, e infine se esiste una strategia per ridurre i lunghi tempi di attesa. La consigliera ha chiesto inoltre, essendo previsto nel prossimo anno un aumento dei malati di tumore, quali sono le strategie in questo senso,  se è vero che ora i pazienti oncologici non possono accedere alle terapie necessarie. L’ass. Thomas Widmann ha chiarito che l’Azienda sanitaria è sotto pressione per l’emergenza pandemica, e che durante i, periodo estivo i tempi d’attesa sono stati recuperati quasi tutti, anche grazie all'acquisto di prestazioni, che ha reso possibile aprire nuove sale operatoria: attualmente operano 11 sale, a fronte delle 5 di prima. Orta c’è di nuovo uno stato di stallo per via dell’emergenza. In alcuni reparti, come otorinolaringoiatria, i tempi d’attesa sono stati ridotti, di nuovo anche tramite acquisto di prestazioni da strutture private. Va considerato che anche queste strutture sono sotto pressione. Non appena sarà superata questa ondata, si provvederà a riattivare determinate prestazioni, anche tramite acquisto: si ritiene di raggiungere relativamente a breve l’obiettivo di riduzione della tempistica ed arrivare a tempi accettabili entro un anno. I servizi in ambito oncologico e per le malattie croniche sono stati mantenuti anche durante la pandemia: l’assessore ha chiesto di segnalare eventuali casi diversi.

Ogni inverno vengono offerti ricoveri di emergenza a persone senza tetto, ma quest’anno le misure anti Covid impongono la riduzione all’indispensabile di contatti interpersonali e i movimenti all’aperto: lo ha detto Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) concludendo che ogni persona senza tetto dovrebbe avere posti dove soggiornare, dormire e nutrirsi 24 ore su 24, e rilevando che nella città di Bolzano le associazioni stimano in oltre 100 le persone senza tetto. Il consigliere ha chiesto quindi come valutasse la Provincia il fabbisogno di accoglienza per senza tetto, sia per l’alloggio che per il vitto, nei diversi comuni per questo inverno, tenendo conto delle misure anti Covid, e come ritenesse la Provincia di coprire il fabbisogno, sia per l’alloggio che per il vitto: il tutto distinto per i diversi centri urbani della provincia dove il fabbisogno e il relativo servizio erano previsti, specificando con cura il caso Bolzano dove il fenomeno era più acuto, e indicando le soluzioni previste distintamente per l’alloggio (indicando le misure per la notte e per il giorno) e per il vitto. Il consigliere ha chiesto inoltre se i costi saranno a carico della Provincia, dei Comuni, o in base a quale suddivisione. L’ass. Waltraud Deeg ha chiarito che la responsabilità è dei Comuni, che però  ottengono un finanziamento all’85% dalla Provincia, e segnalato 500 posti per senza tetto, di cui 372 a Bolzano, e in aggiunta la struttura Lemayr. Le strutture non sono attrezzate per la pandemia, ma la Provincia ha messo a disposizione con una regolamentazione straordinaria ulteriori immobili adeguati. I Comuni si sono preparati, per esempio a Bolzano è stato aperto un centro provvisorio per donne senza tetto, la struttura Lemayr è stata adeguata; c’è stato anche l’appoggio della Protezione civile. Ci sono stati confronti in merito anche con il Commissariato del Governo. Si tratta di un fabbisogno che si modifica continuamente: non si possono dare garanzie, ma l’obiettivo è dare una sistemazione dignitosa alla maggior parte delle persone.

(MC)