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Consiglio | 12.11.2020 | 16:26

Lavori Consiglio: approvata la legge sull’utilizzazione delle acque pubbliche.

Via libera al disegno di legge della SVP che modifica della legge provinciale 30 settembre 2005, n. 7, “Norme in materia di utilizzazione di acque pubbliche.

Con il disegno di legge provinciale n. 51/20: Modifica della legge provinciale 30 settembre 2005, n. 7, “Norme in materia di utilizzazione di acque pubbliche” (conss. Vallazza, Locher e Noggler), presentato oggi in aula dal primo firmatario Manfred Vallazza (SVP), si intendeva modificare la legge provinciale in materia di acque pubbliche, in particolare riguardo alla sicurezza degli impianti di approvvigionamento idrico assegnati in concessione. La Giunta provinciale nel settembre 2016 aveva approvato una delibera in  base alla quale i titolari di impianti la cui portata complessiva concessa era di un litro d’acqua al secondo dovevano sottoporre tutti gli impianti a controlli sulla sicurezza. In tale delibera le responsabilità non erano chiaramente: le disposizioni di sicurezza non davano alcuna indicazione su intensità e portata delle attività d’ispezione e manutenzione, per cui in caso di danno si poteva ipotizzare un notevole potenziale di contestazione. Inoltre, riguardo alla copertura assicurativa vi era incertezza giuridica; si trattava quindi di una questione essenziale, perché la mancanza di precisione delle norme rendeva abbastanza facile per le compagnie di assicurazione sottrarsi alle proprie responsabilità. Nell'interesse dei cittadini e delle cittadine si sarebbe dovuto cercare di avere una normativa semplice,

economica e non burocratica, sarebbe stato molto più efficace promuovere una campagna di sensibilizzazione congiunta, considerando anche che nell’accordo di coalizione per la formazione della Giunta provinciale per la legislatura 2013-18 (ambito “società”) si affermava che ai cittadini andavano nuovamente garantiti maggiore spazio di manovra e di scelta ma anche la possibilità di assumere una maggiore responsabilità personale. Con il disegno di legge s’intendeva garantire che le norme emanate dalla Giunta provinciale per le condotte d’irrigazione si limitassero esclusivamente alle adduzioni destinate all’utilizzo in comune da parte di consorzi di bonifica. Inoltre, le derivazioni d’acqua nell’ambito del sistema dei canali d’irrigazione (Waale) andavano escluse dalle disposizioni emanate dalla Giunta provinciale.

Due le relazioni di minoranza.

Nella sua relazione, Peter Faistnauer (Team K) evidenziava che le modifiche proposte non favorivano il raggiungimento dell’obiettivo desiderato, poiché le lacune nei controlli e quindi nella sicurezza possono mettere a rischio l’incolumità pubblica. Molti impianti erano obsoleti e necessitavano di importanti interventi di messa in sicurezza, ma negli ultimi anni la Provincia non ha quasi mai preso iniziative in tal senso. Un efficace sistema di sicurezza potrebbe consistere nell’installazione di sensori sulle valvole di pressione e su altri raccordi idraulici: la sua proposta era d’installarli tempestivamente tali sensori su tutto il territorio.

Nella sua relazione, Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde), ricordando l’incidente ferroviario della Val Venosta, dovuto proprio al cattivo funzionamento di un impianto d’irrigazione, ha rilevato che proprio a  causa di quella tragedia la politica era intervenuta con una legge del 2011 e una delibera del 2015, che conteneva disposizioni di sicurezza poi ancorate in legge nel 2016. Ogni impianto avrebbe dovuto disporre di uno specifico piano di esercizio e di manutenzione, che era stato redatto nel frattempo da meno della metá degli interessati. Il disegno di legge ora interveniva su queste disposizioni, portando tagli drastici alle misure di sicurezza previste finora e riducendo da 3000 a 70 gli impianti da controllare. Tra il resto, non era mai stato approvato dall’Assessorato all’Ambiente, retto da un assessore della maggioranza. Dello Sbarba ha chiesto che la votazione sulla proposta avvenisse per appello nominale, in modo che in caso di incidenti futuri fosse chiaro di chi era la responsabilità. Ha aggiunto infine che se esisteva un piano di sicurezza, il fatto che fosse rispettato era una garanzia per il gestore dell’impianto, le cui responsabilità si esaurivano nel rispetto del piano stesso.
L’ass. Arnold Schuler ha rilevato che un piano di sicurezza non può garantire la sicurezza assoluta, essendo una fotografia momentanea della situazione. Il tragico evento dei castelbello Ciardes, per esempio, difficilmente si sarebbe potuto evitare con un tale piano, perché un difetto tecnico del genere può occorrere in ogni momento. Il  monitoraggio con i sensori appare buono, ma nella pratica è problematico su reti di irrigazione molto ampie, e la pressione non è sempre stabile. Alla fine, tutto dipende dalla gestione degli impianti.

Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha ammesso che è impossibile garantire sicurezza assoluta. Nel disegno di legge l’aspetto della sicurezza è completamente trascurato, ma non è possibile controllare tutti gli impianti. Bisognerebbe almeno garantire una tutela maggiore nelle zone di rischio; se si adottano misure aggiuntive bisogna che la Giunta, la Ferrovia e altri enti coinvolti collaborino per le relative misure con i gestori, ai quali non era possibile imputare l’intera responsabilità. Egli si sarebbe astenuto dal voto proprio perché le zone a rischio non venivano prese in considerazione.

Franz Locher (SVP), cofirmatario del disegno di legge, ha evidenziato che è impossibile controllare delle condotte sotterranee senza portarle in superficie, e anche in questo caso il controllo non è sicuro. Anche le temperature dell’Alto Adige possono danneggiare le condotte per via della formazione di ghiaccio, e anche questo non si può vedere a occhio. Non si può spostare la responsabilità al tecnico che redige un parere ogni 10 anni, essa va assunta dai gestori, che devono controllare durata e manutenzione degli impianti: questa modifica ha proprio questo obiettivo, non è quindi un passo indietro.

Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha ammesso, come detto dall’ass. Schuler, che la sicurezza assoluta è un’utopia, rilevando però che il disegno di legge la riduce. Esso dice che non è più necessario un piano tecnico di manutenzione e controllo a 3.000 impianti, ma basta che si faccia a 70: “Se un piano non dà garanzia tale, non avere un piano ne dà di più?”. La proposta contraddice tutti gli interventi di legge della Giunta del 2011 e del 2016, nonché la delibera di Giunta del 2015: questo vuol dire che la Giunta si è sbagliata?  Il piano previsto dalla legge è stato fatto da 1.500 persone, che hanno chiamato un tecnico e speso dei soldi, e ora vengono premiati i 1.500 che non l’hanno fatto, questo non è corretto.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha evidenziato la contrapposizione tra le due parti, aggiungendo che nel voto ciascuno si assumerà responsabilità importanti. Ha evidenziato le affermazioni riportate nella relazione di Dello Sbarba, ricordando il drammatico incidente venostano, e rilevando che l’interesse prevalente del legislatore deve essere quello collettivo e generale. Si è quindi richiamato al senso di responsabilità e al dovere di fare l’interesse pubblico. Egli non si voleva assumere la responsabilità di aver allargato ulteriormente le maglie: avrebbe quindi votato al al passaggio alla discussione articolata.
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha ricordato la discussione in seconda commissione, durata a lungo perché c#era un imbarazzo da parte dei funzionari, che risulta anche dai verbali, per l’applicazione di questa modifica legislativa. Tutto ruota intorno alla sicurezza, al di là della questione della sburocratizzazione: negli ultimi vent’anni la questione della sicurezza è diventata importante in tutti i settori, invece in questo caso la si riduce. Sarebbe interessante capire la posizione dell’Assessorato all’Ambiente. Anch’egli avrebbe votato contro il passaggio alla discussione articolata.

Josef Noggler (SVP) ha chiarito che la legge porta tre modifiche, di cui nessuno ha parlato: innanzitutto, stabilisce che solo gli impianti di irrigazione davvero piccoli, da 5 l/s, vengono esentati. Vengono esentati anche i canali (Waale), per i quali nessuno sapeva come gestire i controlli, tanto è vero che dal 2016 essi non erano mai stati fatti; non si trovavano gestori disposti ad assumersi questa responsabilità. Quando si realizza un impianto di irrigazione, è la ditta la responsabile che ciò venga fatto a regola d’arte. Vengono infine introdotti controlli a cadenza regolare di 15 anni.

L’ass. Giuliano Vettorato ha chiarito che la legge attualmente in vigore era molto restrittiva, e bisognava ridurne la burocrazia. La portata di 1l/s è quella di un giardino, non di un impianto agricolo, e per quanto riguarda i Waale, essi sono tendenzialmente a fondovalle, mentre i controlli sono più opportuni in certe aree: a questo proposito, la proposta di Leiter reber di intensificare i controlli  in base alle zone è ottima, anch’egli l’aveva fatta. Gli uffici si erano espressi. Era opportuno dare contributi per la sicurezza. La disciplina attuale era comunque troppo generale e troppo restrittiva. Egli aveva proposto controlli ogni 10 anni, o magari a cadenza più ridotta col passare del tempo; egli non poteva condividere la formulazione attuale, quindi avrebbe votato no, invitando i proponenti a trovare una posizione condivisa.
Il primo firmatario Manfred Vallazza ha chiarito che la sicurezza di tutti è un aspetto molto importante, e i proponenti non la volevano trascurare. Non si trattava di rendere gli impianti meno sicuri, ma di ridurre la burocrazia, prevedendo deroghe per microimpianti. La stessa legge provinciale 7/2005 prevede che il concessionario garantisca la funzionalità dell’impianto, ed è questo che si conferma. La sentenza dell’incidente ferroviaria ha considerato non colpevoli i 4 agricoltori perché avevano eseguito a regola d’arte la manutenzione. La proposta di faistnauer non è praticabile: su un solo ettaro sarebbero necessari centinaia di sensori. Alla fine basterebbe un po’ di buon senso senza scaricare tutti gli oneri sugli agricoltori, che vivono momenti difficili: si vuole solo ridurre l’onere burocratico dei piccoli agricoltori.

Posto in votazione, il passaggio alla discussione articolata (voto nominale chiesto da Dello Sbarba) è stato approvato con 16 sì, 11 no e 6 astensioni.

L’articolo 1 riguarda la concessione e verifica ordinaria, e contiene le modifiche alla legge 7/2005.

Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde)  ha invitato i colleghi contadini a non usare l’argomento che i non contadini non conoscono la situazione, perché gli altri potrebbero a loro volta imputare ai contadini l'interesse personale: Vallazza aveva infatti detto che egli non aveva letto la legge, cosa ben smentita dalla sua relazione. In quanto all'assoluzione dei gestori dell’impianto della Venosta, era avvenuta proprio perché avevano potuto dimostrare di aver rispettato tutte le disposizioni di legge, il che era la dimostrazione che rispettare i piani di sicurezza tutela i gestori degli impianti.

Andreas Leiter Reber (Die Freihietlichen) ha rilevato che una mancanza di questo articolo è un riferimento alle zone di pericolo, e si è appellato alla maggioranza affinché venissero introdotte modifiche in questo senso, per aumentare l’attenzione alla sicurezza nelle zone a rischio. L’accusa di interesse personale fatta da Dello Sbarba potrebbe  essere rivolta anche ai verdi per i loro temi. L’articolo 1 è quindi stato approvato con 15 sì, 12 no e 6 astensioni-

Approvato anche l'articolo 2 (16 sì, 2 no, 6 ast.) sulla copertura finanziaria.

Nell’ambito delle dichiarazioni di voto, Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha segnalato che in Consiglio provinciale spesso ci si discosta dalle argomentazioni preferendo le prediche tipo “andate a leggervi questo”, o le esortazioni a parlare solo quando si è interessati. Ma forse non si puó intervenire se il tema non riguarda personalmente? Questo emerge in maniera particolare quando si parla di agricoltura, che però non riguarda solo i contadini. Ogni opinione ha diritto di esistere. La consigliera ha quindi invitato a non usare più queste argomentazioni.

Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde), chiedendo voto nominale, ha rilevato che la norma non proponeva alternative, ma solo di eliminare quanto veniva fatto finora ed era previsto da leggi e delibere della maggioranza. Ha quindi ringraziato l’ass. Vettorato per avere espresso il suo parere con chiarezza, constatando che la SVP metteva in minoranza l’assessore all’ambiente della propria Giunta.
I Verdi parlano molto di agricoltura, ha detto Franz Locher (SVP). Gli agricoltori sono disposti al dialogo, ma lui stesso è sempre attento quando si rivolge ad altri gruppi professionali. La legge riporta i proprietari ai loro doveri, è una buona legge.

La norma è stata approvata con 16 si, 12 no e 6 astensioni.

(MC)