Contenuto principale

Consiglio

Consiglio | 08.10.2020 | 13:03

Lavori Consiglio: Rischio povertà, Servizio sanitario periferico

Discussi una mozione e un disegno di legge del Team K. Il tempo riservato all’opposizione è terminato: i lavori riprendono alle 14.30 con le proposte della maggioranza.

Con la mozione n. 282/20: Emergenza coronavirus: le misure per prevenire il rischio povertà in Alto Adige, presentata oggi in Consiglio provinciale, Paul Köllensperger (Team K) evidenziava che a seguito della crisi causata dall’emergenza Covid-19 numerose famiglie, aziende e persone anziane erano assillate da paure con il timore di cadere in povertà; a ciò si aggiungeva che per via della crisi molte persone in piena attività si trovano in  ristrettezze economiche, perché sono tanti coloro che non potendo svolgere la loro attività da casa e da remoto, al momento della crisi non potevano lavorare e/o produrre (per esempio chi è addetto alle pulizie, i camerieri e le cameriere, chi gestisce un bar, i parrucchieri e le parrucchiere ecc.); molti erano ricorsi agli aiuti della Provincia, dei quali una parte importante consisteva però in crediti agevolati, per cui si prospetta loro un futuro di debiti e pagamenti rateali in una fase che potrebbe essere caratterizzata da un rallentamento economico ed eventualmente da un aumento delle imposte. Già prima della crisi molte persone faticavano a sostenere il costo della vita con il loro reddito oppure riuscivano a mantenersi al di sopra della soglia di povertà solo grazie agli aiuti della Provincia; passata l’emergenza, c’è il rischio concreto che un numero sempre maggiore di persone scivoli sotto la soglia di povertà, per via dell’atteso calo dell’occupazione, degli effetti del coronavirus su alcune catene produttive (per esempio nel settore del turismo), del rimborso dei debiti e per molte altre ragioni. Evidenziando che la povertà è una condizione deficitaria, i cui effetti si subiscono 24 ore su 24, condizionando la vita nel suo complesso, e che essa porta all’emarginazione sociale, cosa che il distanziamento sociale accentua ulteriormente, il consigliere chiedeva di impegnare la Giunta (1) ad analizzare la problematica in modo adeguato e a quantificare nei relativi capitoli del bilancio provinciale il presumibile aumento di spesa; (2) a valutare l’istituzione, nell’ipotesi di un sensibile aumento della spesa sociale, quantificato dall’analisi di cui al punto precedente, di un fondo per la prevenzione della povertà in Alto Adige; (3) a fornire soprattutto ai pensionati, agli anziani e ai malati, che in tempi di distanziamento sociale rappresentano categorie di persone particolarmente colpite dal divario digitale, servizi sociali e di pubblica utilità al fine di garantire loro l’assistenza di base, riducendo così il rischio che si sentano soli e cedano alla depressione.
Maria Elisabeth Rieder (Team K), cofirmataria, ha rilevato che il 16% delle famiglie e 30.000 bambini sono a rischio povertà; moltissimi lavoratori fanno fatica ad arrivare fine mese: si tratta di dati antecedenti la crisi, e da essa peggiorati, come confermano le relazioni ONU. Inoltre, l’81% delle lavoratrici in Alto Adige percepiscono una grande disuguaglianza tra ricchi e poveri: bisogna agire  e non solo reagire, creando le condizioni quadro affinché il numero minore di persone abbia bisogno di aiuti.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha evidenziato che l’emergenza purtroppo non era passata, e la pandemia aveva acuito le differenze. Nuova e positiva è la proposta di istituire un fondo per la lotta alla povertà, che consentirebbe anche di riunire le relative politiche di prevenzione. A livello nazionale, un fondo analogo è stato istituito con legge finanziaria dal 2016: il consigliere ha chiesto all’assessora competente se la provincia di Bolzano ne è coinvolta. La soluzione migliore sarebbe tuttavia semplificare il sistema e arrivare a un reddito sociale di base quale sostegno unico per garantire a tutti e tutte una vita dignitosa.
Magdalena Amhof (SVP) ha ribadito che la crisi sanitaria ne ha causata anche una sociale ed economica, tuttavia c’è un sistema sociale capillare, grazie alle Comunità comprensoriali, che offre a molte persone di accedere ad appositi aiuti in maniera efficiente; è stata istituita anche un’apposita task force che lavora molto bene. In quanto al richiesto fondo, dipende dai fondi che saranno messi a disposizione nel bilancio, “e questo dipende da noi”. L’assessora competente sta sicuramente “agendo”, e non solo “reagendo”. 
Myriam Atz-Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) , sostenendo la mozione, l’ha definita solo una piccola goccia con cui si cerca di spegnere un incendio. Le persone, già in crisi, temono un nuovo lockdown, molti non hanno nulla e i sostegni non sono ancora arrivati, perché le procedure sono lunghe: bisogna capire dov’è il problema e agire per togliere la grande pressione sulle persone.
Franz Ploner (Team K) ha ritenuto che si dovesse evitare che la crisi da coronavirus diventasse una crisi sociale. La perdita del lavoro ha creato nuove povertà, e se il numero di casi cala rispetto alla primavera, aumenta quello  delle persone in crisi. Bisogna evitare che le persone cadano nella disoccupazione permanente, adottando misure specifiche orientate a determinati gruppi, in modo da far rientrare molte persone nel mercato del lavoro e chiedere le falle presenti nel sistema sociale, anche per evitare la povertà infantile e un’ulteriore apertura della forbice sociale, ricordando che la formazione è la migliore prevenzione della povertà. 
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha chiarito che da anni si vede quello che la Provincia sta facendo in ambito sociale, ma soprattutto quello che “non” sta facendo: il problema della povertà era un rischio per molte persone anche prima. Un intervento possibile sarebbe quello sui prezzi dell’elettricità, della riforma dell’edilizia abitativa agevolata mettendo a disposizione più superfici, del sistema contributivo, delle spese sociali. Tuttavia, tutti hanno votato contro la precedente proposta dei Freiheitlichen. Bisogna inoltre fare un passo verso l’autonomia finanziaria e fiscale, tema sul quale il Consiglio provinciale è troppo silenzioso. Il problema non è certo il prezzo degli alimenti, che è costantemente in calo.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha condiviso la posizione di Leiter Reber, invitando a riflettere su un vizio di origine su cui fondano tutte le incertezze in Alto Adige, vale a dire il costo della vita, che ha conosciuto un’impennata senza che ci fosse un’adeguata analisi delle istituzioni. Non sono stati sfruttati strumenti e opportunità, per far diminuire i costi di terreni, casa, beni di consumo. A questo proposito, è problematico che nessuno abbia affrontato il tema dello stanziamento di 400.000 € per 7 steli in piazza Magnago, che si tradurrebbero in 3.000 euro a famiglia per le famiglie dell’Alto Adige. 
La follia maggiore, ha detto Josef Unterholzner (Enzian) è continuare ad adottare certe misure antivirus; tutti i problemi segnalati non sono infatti effetti del virus, ma delle misure conseguenti. Più del 90% dei contagi non sono casi gravi, e tuttavia non si parola altro che di coronavirus, si crea il panico e si introducono misure che distruggono il sistema sociale.
Gerhard Lanz (SVP) ha ricordato che Unterholzner a maggio aveva detto che “queste persone sarebbero comunque morte nei prossimi 2 mesi”: se la si pensa così, allora non vale la pena di fare nulla. le misure adottate hanno comportato alcune difficoltà, tuttavia era difficile prevedere gli effetti: le aziende hanno reagito in modo diverso, ci sono vincitori e perdenti, non tutti sono colpiti allo stesso modo. Abbiamo imparato che chiunque può essere colpito da un giorno all’altro, Si è cercato di avviare misure mirate, mettendo a disposizione i relativi mezzi. Un apposito fondo non è sensato, bisogna lavorare sul bilancio, ricordando che tutte le misure sono pagate tramite le tasse. Sia il Consiglio che la Giunta sono stati sempre sensibili alla tematica, ci si sta muovendo nella direzione giusta. 
Secondo Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha ribattuto che con la “sensibilità” non si acquista nulla, soprattutto per aiutare anziani e famiglie che non hanno più soldi per mangiare. Bisogna mettere a disposizione i mezzi necessari per aiutarli. va anche segnalato che esistono casi di famiglie di immigrati che si presentano alle casse dei supermercati con il carrello pieno “perché paga la Caritas”, cosa che indigna chi ha lavorato tutta la vita e non se lo può permettere e causa frustrazione. La proposta quindi è da sostenere.
L’ass. Waltraud Deeg ha ritenuto di grande attualità la tematica, invitando a differenziare tra situazione da emergenza Covid e temi che valgono generalmente. Ha quindi detto che la Provincia paga l’assegno famigliare a 28.000 famiglie, quindi i conti di Urzì non tornano. In quanto al fondo nazionale citato da Dello Sbarba, la Provincia non vi accede in quanto ha la fortuna di avere competenze e un bilancio autonomo, con competenza primaria nel sociale. Questo è molto positivo, se si vede la situazione della provincia rispetto a quella delle altre regioni come emerge chiaramente dalla Conferenza delle Regioni. Tuttavia, una parte del fondo è stato fatto confluire nel reddito di cittadinanza, che può essere richiesto anche qui. La task force sulla povertà è stata convocata a giugno, ci sono stati poi incontri con la Caritas e la relativa consulenza debitori, ma mancano ancora dati specifici sulla povertà e l’effettivo arrivo a destinazione degli aiuti. In Provincia ci sono già diversi fondi, di Caritas, ACLI, SBB ecc., e anche dei distretti sociali: ci sono quindi varie fonti, finanziate dalla provincia, a cui chiedere aiuto, un'ennesima variante non risolve il problema. Importante è, come richiesta, fare molta attenzione allo sviluppo dell’infanzia, che è il futuro. Il punto (1) è di fatto già in attuazione, come si vedrà dagli storni previsti nella legge in esame questa settimana, il punto (3) è un problema legato anche all’emergenza ma non solo, che riguarda gli anziani ma anche i giovani, e c’è la disponibilità a discutere varie misure per affrontare la problematica. Köllensperger ha replicato che l’ondata del Covid era imprevista e ha colto alla sprovvista, ma ora si sa che ci saranno conseguenze economiche: quella del fondo è un’opportunità da cogliere, per evitare che i poveri diventino sempre più poveri. In quanto a Urzì, egli ha ragione: bisogna valutare meglio le priorità di spesa, e l’installazione di piazza Magnago non rientra tra le priorità. Posta in votazione per parti separate, la mozione è stata respinta con 15 sì e 17 no.

È stato quindi presentato il disegno di legge provinciale n. 4/18: Modifiche alla legge provinciale 21 aprile 2017, n. 3, “Struttura organizzativa del Servizio sanitario provinciale”. Il presentatore Franz Ploner (Team K) ha spiegato che durante la pandemia da coronavirus è emersa ancora di più l’importanza degli ospedali, e che è necessario che ogni presidio ospedaliero abbia un proprio direttore medico il quale, accanto al direttore amministrativo e a quello tecnico-assistenziale, svolge molti compiti e funzioni importanti costituendo così la figura centrale nella conduzione di un ospedale. Attualmente ogni presidio ospedaliero dispone di un direttore tecnico-assistenziale, ma non dappertutto è previsto un direttore medico, e questo è incomprensibile: il direttore medico deve essere presente in loco, in quanto i suoi compiti non possono essere delegati e non possono essere svolti a distanza. Il disegno di legge ne prevede quindi la presenza in ognuna delle sedi dei presidi ospedalieri con due sedi, come previsto dalla legge n. 132/1968 (legge Mariotti), e successive modifiche, nonché dall'articolo 9 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502. Al direttore medico compete garantire l'assistenza medica, vigilare sulle prestazioni in ambito medico nonché sulle disposizioni e comunicazioni in tale ambito; garantire l'igiene in ospedale e vigilare al riguardo; coordinare e pianificare il servizio di accettazione per il pronto soccorso e per gli ambulatori; a lui compete infine la collocazione dei pazienti in ospedale: per questi motivi il direttore medico dell'ospedale (direttore ospedaliero) dev'essere presente in loco e non può svolgere i suoi compiti a distanza. Il disegno di legge istituisce inoltre i primariati essenziali (medicina interna, chirurgia, anestesia e rianimazione, ginecologia e ostetricia, pediatria) anche nelle sedi più piccole. Il presentatore ha sottolineato che la mancanza di un primario in loco comporta una riduzione di competenza specialistica, una perdita di potenziale umano, un regresso nella formazione e nell'aggiornamento dei giovani medici, e ostacola il progresso personale: in una provincia come l'Alto Adige nel cuore - fratelli d’Italia Adige, con le differenze linguistiche che ne  caratterizzano la popolazione, questo è un fatto negativo, e provocherà verosimilmente un esodo di medici e la chiusura di queste strutture periferiche per carenza di personale qualificato.
Jasmin Ladurner (SVP) ha quindi letto la relazione della 4a commissione legislativa, da lei presieduta, che aveva dato al disegno di legge parere negativo con 3 voti a favore (Gruppo Verde, Movimento 5 Stelle, Team K), 4 contrari (SVP) e 1 astensione (Partito Democratico - Liste civiche).
Aprendo la discussione generale, Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha evidenziato la competenza specifica del presentatore sul tema, che aveva impostato il suo ragionamento sul piano della qualità del servizio medico, dato ineludibile. Un secondo ambito, non oggetto del disegno di legge, era quello del costo sanitario, anche riguardo all’apparato amministrativo: bisognava quindi considerare il peso della moltiplicazione dei ruoli amministrativi nel costo complessivo del sistema sanitario in Alto Adige. Si era inteso razionalizzare il sistema creando un’Azienda sanitaria unica, ma questo obiettivo non si era mai realizzato, essendoci stata una moltiplicazione di ruoli e funzioni amministrative.
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha evidenziato che le richieste del collega Ploner potevano anche essere descritte come lavoro di lobby da parte di un primario in pensione, ma in realtà si trattava delle basi di qualsiasi organizzazione, che ha bisogno di figure dirigenziali. La proposta in esame è il minimo indispensabile. Ognuno degli ospedali altoatesini ha una sua storia, necessità e cultura: è giunto il momento di rivalutare la struttura organizzativa, rimettendo in discussione l’approccio centralistico del settore, rafforzando l’autonomia delle strutture. Il processo di centralizzazione cui si assiste da anni porta anche a un livellamento dei singoli ospedali: sarebbe invece più opportuna una certa concorrenza, che migliora il servizio e attira il personale.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) si è detto d’accordo sulla presenza in ogni ospedale di un direttore medico:; dai lavori della commissione d’inchiesta era emersa la grande responsabilità legata a una direzione di ospedale, che non può essere un lavoro secondario. L’emergenza coronavirus ha rivalutato l’importanza degli ospedali periferici e dei relativi reparti anche in periferia; inoltre, più reparti ci sono, maggiore è lo scambio e l’aumento delle competenze. Il direttore medico non è sempre ugualmente importante, la situazione nell’ospedale di Bolzano è completamente diversa rispetto a quella degli ospedali distrettuali: i direttori medici hanno qui una funzione molto chiara, mentre a Bolzano pare che tutti siano competenti su tutto e su niente, il caos è evidente. E necessario definire bene le funzioni, e creare a Bolzano una struttura più chiara e trasparente, tanto più importante in una situazione d’emergenza. Knoll ha annunciato sostegno al dlp., che corrisponde a quanto il suo gruppo chiede da anni in Consiglio.
Maria Elisabeth Rieder (Team K), co-firmataria del dlp, ha chiarito che negli ospedali periferici si lavora con grande passione, e fornendo preziosa assistenza in loco. L’assessore ha già accolto numerose richieste del Team K, comprese quelle sulla pediatria a San Candido, con la ricerca di un primario per questo ospedale periferico poco prima delle elezioni. Va considerato che se manca un primario è difficile attirare dei medici. Dai media, risulta che lo stesso direttore generale Zerzer considera l’importanza di attirare nuovi medici e infermieri.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha ribadito l’importanza degli ospedali, e confermato le differenze eclatanti emerse in commissione d’inchiesta tra gli ospedali periferici e quello di Bolzano, nonché l’importanza della presenza sul posto di un direttore medico. Il Consiglio dei Comuni ha dato parere positivo al disegno di legge, ha sostenuto il consigliere, ricordando che in passato solo il PD si era espresso contro la garanzia di competenze specialistiche in periferia.

La discussione del disegno di legge proseguirà nella sessione di novembre: i lavori riprendono alle 14.30 con l’esame delle proposte della maggioranza.

(MC)