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Consiglio | 07.10.2020 | 18:25

Lavori Consiglio: Bonus docenti, vigilanza negli ospedali, grazia agli attivisti - CON VIDEO

Mozioni di Gruppo Verde/Movimento 5 Stelle/Team K/Enzian/Partito Democratico - Liste civiche/Die Freiheitlichen/Süd-Tiroler Freiheit (congiunta), Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia, Movimento 5 stelle, voto della Süd-Tiroler Freiheit.

(Video in coda)

È stata discussa nel pomeriggio di oggi la mozione n. 330/20: Introduciamo anche in provincia la “Carta del docente” (presentata dai conss. Foppa, Dello Sbarba, Staffler, Nicolini, Rieder, Köllensperger, Unterholzner, Repetto, Leiter Reber e Knoll il 18/09/2020. Alessandro Urzì (L’alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha chiesto la discussione congiunta della sua mozione 180/19: Bonus docenti, e Foppa si è detta d’accordo. La prima mirava a incaricare la Giunta di “provvedere quanto prima a introdurre la "Carta del Docente" anche per gli insegnanti dell'Alto Adige che così otterranno un importo massimo di 500 euro all'anno per acquistare hardware e software, frequentare corsi di aggiornamento all'estero, ove possibile, ovvero finanziarsi corsi online, specializzazioni ecc.”, la seconda di impegnare l’esecutivo a “a introdurre anche in Alto Adige la Carta del docente ovvero un bonus annuo del valore di 500 euro a favore dei docenti di ruolo con gli stessi scopi e criteri di utilizzo previsti per l’analogo provvedimento riservato agli insegnanti delle altre provincie e regioni italiane”.
Brigitte Foppa (Gruppo Verde), prima firmataria della mozione 330, ha riferito che gli insegnanti lavorano spesso da soli e in autonomia, utilizzando mezzi propri nel proprio domicilio, e non certamente solo quando sono a scuola, ma anche la sera e nel fine settimana. La Carta del docente, introdotta con la legge n. 107/2015, “La Buona Scuola”, ha ricordato, può essere utilizzata “per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post laurea o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione”. In un periodo in cui agli insegnanti è chiesto esplicitamente di lavorare da casa per rispettare le misure di distanziamento, essa diventa ancora più importante, ma questa possibilità non esiste in provincia di Bolzano, in quanto il personale è gestito in modo autonomo e fino ad oggi la Giunta provinciale ha sempre respinto tutte le richieste in tal senso, motivando il suo rifiuto con il fatto che ai sensi dello Statuto di autonomia la formazione rientra tra le competenze provinciali e che le iniziative di formazione per gli insegnanti sono comunque gratuite: va però anche detto che nel frattempo la formazione non avviene più solo nell’ambito di corsi, ma anche online oppure all'estero; inoltre, la digitalizzazione obbliga tutti i docenti ad acquisire a spese proprie hardware e software senza avere alcun sostegno finanziario, e l’emergenza coronavirus ha notevolmente peggiorato la situazione. Anche gli insegnanti dell’Alto Adige devono avere la possibilità di accedere a questo bonus, per garantire un salto di qualità al proprio lavoro.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia), autore della mozione 180/19, ribadendo le basi giuridiche del bonus, ha illustrato quanto si può acquistare con la “Carta del docente”, evidenziando che gli insegnanti dell’Alto Adige hanno le stesse esigenze e lo stesso dovere rispetto alla formazione e all’aggiornamento dei colleghi del resto d’Italia e che il maggiore guadagno degli insegnanti locali è strettamente correlato al maggior costo della vita in Alto Adige rispetto alle altre regioni italiane. La sua proposta era antecedente all’emergenza Covid, ma diventava tanto più attuale ora, tanto più che la categoria dei docenti merita uniformità di trattamento e considerazione su tutto il territorio nazionale, al fine di sostenere i docenti un uno sforzo importante a vantaggio della qualità del proprio lavoro del rapporto con gli alunni.
Alex Ploner (Team K) ha sostenuto che mentre due anni fa si parlava di formazione continua, ora si parla di dotazione tecnica. Quale consigliere provinciale, ha ricordato, egli aveva ricevuto a inizio legislatura un laptop e una connessione veloce: egli, così come gli insegnanti, era un dipendente della comunità, pertanto anche questi avrebbero avuto diritto alla dotazione tecnologica, così come gli scolari, per i quali durante il lockdown erano stati messi a disposizione dei laptops. Bisognava chiedersi quali sono le priorità a cui dare risposta.
Magdalena Amhof (SVP) ha evidenziato che proprio i mezzi messi a disposizione della scuola dimostrano che essa è di fatto una priorità della Giunta. Il bonus introdotto a livello statale aveva anche uno scopo di aumento retributivo, troppo complicato a livello di contratto collettivo, e uno formativo; in Alto Adige ci sono già tanti corsi di formazione, e nell'ambito della contrattazione collettiva si prevede la messa a disposizione di somme per l’acquisto di hardware e software; non ci vuole un bonus per finanziare cose che già si finanziano. 
Peter Faistnauer (Team K) ha ricordato che gli insegnanti delle scuole professionali provinciali hanno avuto accesso a un contributo già da tempo, e che la carta del docente vale solo per quelli di ruolo, mentre molti non lo sono. In Germania lo stipendio lordo degli insegnanti è di 50.000 €, 23.000 netti: per adeguare la retribuzione in Alto Adige basterebbe un aumento di 100 € al mese, che sarebbe opportuno.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha ricordato che agli inizi degli anni ‘90, quale insegnante, aveva acquistato un computer nuovo che gli era stato rimborsato dalla Provincia: pertanto, la questione non è nuova. Si tratta di riconoscere la particolarità del lavoro dei docenti, che si svolge in parte a casa con strumenti privati. La misura introdotta dal Governo era stata forse rifiutata per questioni di divergenze politiche e di orgoglio locale, ma di fatto essa era un riconoscimento del lavoro degli insegnanti. Quest’intervento può essere un elemento aggiuntivo del contratto integrativo.
Franz Locher (SVP) ha fatto riferimento alle diverse buone istituzioni formative in provincia di Bolzano, che permettono ai docenti di aggiornarsi. La situazione locale non è confrontabile con quella nazionale.
Secondo Hanspeter Staffler (Gruppo Verde), co-firmatario, il confronto con l’Italia non è opportuno, bisogna piuttosto guardare a nord, confrontandosi per esempio con l’Austria: la scuola ha un costo simile in entrambe le aree, ma in Alto Adige essa riguarda tre sistemi. Bisogna anche considerare che dal 2016 non c’è stato alcun contratto integrativo per gli insegnanti, a sostegno dei quali andrebbero invece adottate misure mirate, come appunto la proposta in esame.
Gerhard Lanz (SVP) ha criticato che nessuno avesse detto che la Provincia ha già messo a disposizione risorse finanziarie per il contratto collettivo e che offre un sistema formativo per docenti funzionante. Il paragone con il laptop dato ai consiglieri non regge, perché questo rimane di proprietà dell’amministrazione. Bisognerebbe considerare concretamente se si vuole migliorare la dotazione degli insegnanti o lo stipendio.
L’ass. Philipp Achammer ha chiarito che le motivazioni della Giunta non erano cambiate rispetto alla mozione precedente sullo stesso tema, respinta, e aggiunto che la situazione dei docenti a livello statale è diversa da quella locale, come dimostra il fatto che molti insegnanti vengono volentieri in Alto Adige; il bonus docenti era inteso da Renzi come un elemento dello stipendio. La Giunta spende 900.000 € per la formazione degli insegnanti, di cui possono beneficiare anche i docenti non di ruolo, e a costo zero. Inoltre, la Carta del docente aveva un aspetto molto burocratico, tutto doveva essere registrato. La Giunta è disposta ad erogare quest’anno 10 milioni € quale bonus non burocratico una tantum; ci si è già confrontati due volte con i sindacati e si concluderà nei prossimi 10 giorni. L’aumento dello stipendio per i docenti delle scuole statali costerà inoltre 70 milioni. Al fine di attrezzare digitalmente insegnanti e scolari si utilizzeranno anche i fondi del recovery fund.
L’ass. Giuliano Vettorato ha sostenuto che quella dell’insegnante è una delle professioni più difficili, che richiede pazienza e capacità comunicative. La Giunta vuole riconoscere gli sforzi della categoria durante il lockdown, e a questo scopo si tratta con i sindacati mettendo a disposizione i 10 milioni già citati come bonus: domani ci sarà l’ultima riunione.
Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha ritenuto che l’emergenza coronavirus avesse permesso di capire gli sforzi che facevano gli insegnanti. Molti di loro però avevano dovuto comprarsi da soli dispositivi elettronici, e pagarne la manutenzione in proprio, al contrario di quanto avviene nelle aziende. È vero che gli insegnanti in Alto Adige guadagnano di più, ma il costo della vita è superiore del 20% rispetto ad altre regioni italiane. È vero che le occasioni formative in Alto Adige sono gratuite, ma non i libri e le attrezzature; l’assessore propone un bonus non burocratico di 320 € una tantum, ma la maggior parte degli insegnanti preferirebbe certamente un bonus di 500 € tutti gli anni. Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha chiarito che in sintesi il bonus non c’è, ma si farà, e che curiosamente la trattativa è in atto proprio mentre si discute la proposta. Fatto è che il bonus esiste in tutta Italia tranne che in Alto Adige, che se ne discute dal 2018 e nel 2020 la soluzione è ancora là da venire, che la prima emergenza Covid è stata superata dai docenti senza alcuno strumento. Sarebbe meglio scegliere una strada certa piuttosto che una incerta. La mozione 330/20 è stata respinta con 14 sì, 16 no e 1 astensione; la mozione 180/19 con 11 sì, 16 no e 3 astensioni.

Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) ha quindi proposto la mozione n. 331/20: Vigilanza e portierato nei nostri Ospedali: puntare sulle Guardie Particolari Giurate per la sicurezza di operatori ed utenti, con cui ricordava la raccomandazione 8/2007 del Ministero della Salute, secondo cui bisognava sviluppare in tutte le strutture ospedaliere piani di prevenzione e protezione contro gli episodi di violenza a danno degli operatori sanitari, episodi che sono segnali della presenza nell’ambiente di lavoro di situazioni di rischio o di vulnerabilità che richiedono l’adozione di opportune misure di prevenzione e protezione dei lavoratori. Indicando che gli eventi di violenza si verificano più frequentemente nelle seguenti aree: - servizi di emergenza-urgenza; - strutture psichiatriche ospedaliere e territoriali; - luoghi di attesa; - servizi di geriatria; - servizi di continuità assistenziale, la raccomandazione invitava a facilitare il coordinamento con le Forze di Polizia o altri soggetti che possano fornire un valido supporto per identificare le strategie atte ad eliminare o attenuare la violenza nei servizi sanitari; tra questi, servizi di vigilanza e portierato e le Guardie Particolari Giurate, figure addette “alla vigilanza o custodia delle proprietà mobiliari od immobiliari” del proprio datore di lavoro o altrui cui spettano tutte quelle altre attività di sicurezza in cui non sono richieste pubbliche potestà. Illustrando l’ampio quadro giuridico che definisce le caratteristiche di questa figura, considerata a tutti gli effetti  “incaricata di pubblico servizio”, al fine di garantire tempestività di intervento all’interno delle strutture ospedaliere (ed in tutti gli ambiti in cui operano) in caso di aggressione ai sanitari, il consigliere invitava a impegnare la Giunta provinciale a prevedere nei Bandi che prevedono attività di vigilanza e portierato nelle strutture pubbliche e specie nei locali dell’Azienda Sanitaria (P.S., etc.) l’esclusiva previsione che tutti gli addetti impiegati nel servizio posseggano il requisito minimo di G.P.G..
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha evidenziato che casi singoli di violenza ci saranno sempre, ma una rondine non fa primavera, e se a Bressanone c’è stato un grave caso questo non significa che ci sia un’emergenza in tutta la provincia, ma forse a lui mancavano informazioni, che ha chiesto all’assessore competente di dare. Il servizio di portierato, ha aggiunto, viene spesso svolto da persone disabili, che potrebbero quindi essere escluse, se venissero affidati loro anche questi compiti. Il gruppo verde quindi si asterrà. 
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha sostenuto che anche Staffler sapeva che il problema esiste e gli episodi si ripetono. Il problema della proposta di Nicolini è che contrasta i sintomi, non le cause; inoltre, un portiere non può svolgere un servizio di sicurezza. Bisogna invece chiedersi se questa è la società che si vuole, quella dove si vede nelle piazze la presenza militare, bisogna intervenire per punire e rimpatriare le persone che creano problemi. 
Alex Ploner (Team K), ha riferito che nella piazza Magnago oltre all’esercito c’è un servizio di vigilanza armata, e si è chiesto se davvero si vuole questo per gli ospedali. In Germania è stato verificato che questi servizi di vigilanza possono anche polarizzare e scatenare ribellioni o aggressioni. Vero è che chi lavora in ospedale ha bisogno di sicurezza, e un problema è che accedono agli ospedali anche persone che non sono pazienti. Secondo L’esperienza tedesca, è utile personale ben formato e che segue precise strategie di sicurezza, con divise non troppo appariscenti. 
L’ass. Thomas Widmann ha sostenuto che i fatti sono un po’ diversi da come sono stati presentati, e che i vigilanti negli ospedali altoatesini sono tutti autorizzati dalla Questura per proteggere la sede e il personale. Quanto previsto dalla mozione viene già previsto e attuato, anche a Merano, dove è stato incaricato anche un servizio di vigilanza esterna, così come a Bressanone e Brunico. Nicolini ha chiarito che ci sono più episodi problematici nei pressi dell’ospedale che presso il Consiglio provinciale; tuttavia, apprezzando che il servizio di guardia giurata fosse già stato istituito in varie sedi ospedaliere ha ritirato la mozione.

È quindi ripresa la trattazione del voto n. 1/18: Concessione della grazia agli attivisti sudtirolesi della Süd-Tiroler Freiheit, già avviata nel marzo 2019. Al documento era stato posto un emendamento sostitutivo, con il quale Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit), ricordando una mozione approvata nel 2015 con cui si invocava la grazia per gli attivisti sudtirolesi, e che per quanto riguarda il caso Tiralongo e l’attentato di Cima Vallona c’erano stati nuovi sviluppi in base ai quali gli attivisti sarebbero stati condannati ingiustamente, e tuttavia l’Italia non aveva mai preso provvedimenti di grazia, ribadiva l’insostenibile situazione di quegli uomini che negli anni 60 avevano partecipato all'attivismo sudtirolese, e che da allora erano perseguiti dallo Stato italiano essendo fuggiti all’estero per scampare a tortura e carcere. La concessione della grazia non era solo una questione politica, ma anche e soprattutto una tragedia umana. Senza dimenticare la tragedia delle vittime che c’erano state anche da parte italiana, andava però detto che non erano state ancora chiarite le circostanze della loro morte il coinvolgimento dei servizi segreti italiani, e che l’intera colpa era stata addossata agli attivisti, andava inoltre ricordato che non ci sarebbero stati né l’attivismo sudtirolese né quei morti de l’Italia non avesse avanzato rivendicazioni imperialistiche sull'Alto Adige: gli attivisti, così come i partigiani della seconda guerra mondiale, si erano opposti ai metodi criminali di uno Stato il cui unico obiettivo era quello di sottomettere e italianizzare l’Alto Adige. Senza il loro intervento, la questione sudtirolese non sarebbe assurta a rango internazionale. La consigliera ricordava anche che recentemente la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Brescia aveva dato parere favorevole alla richiesta della grazia presentata dall’attivista sudtirolese Heinrich Oberleiter, e chiedeva di invitare il Consiglio provinciale a pronunciarsi a favore dell’immediata concessione della grazia ai rimanenti attivisti sudtirolesi, invitando il Ministro della Giustizia nonché il Presidente della Repubblica  a procedere quanto prima alla concessione della grazia agli attivisti sudtirolesi degli anni ‘60 affinché possano tornare nella loro terra e dalle loro famiglie.
Secondo Carlo Vettori (Alto Adige Autonomia), si tratta di un tasto dolente, che non si può fare ameno di affrontare, perché i fatti che hanno portato dolore da entrambe le parti hanno fatto sì che si potesse creare la società sudtirolese e altoatesina. Senza entrare nel giudizio dei fatti in sé, va detto che si è visto anche in Irlanda e in altre zone europee che gesti da alcuni considerati eroici da altri sono visti come sovversivi, e che la storia e i confini cambiano velocemente. Tuttavia, anche considerando il crocifisso che domina l’aula ed esempi di vari politici che in Italia hanno considerato la qualità cristiana come qualità politica, nonché l'Italia offerta al Sacro cuore di Maria Immacolata, va detto che il perdono cristiano è una via verso la pace, e questo induce ad accogliere la mozione per fare un passo avanti.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha sostenuto che erano indispensabili anche un riconoscimento reciproco e una richiesta di perdono, che non c’era stata. La grazia si chiede quando si accetta la condanna per un reato, non è infatti una revisione del processo. Le premesse della mozione rischiavano di essere controproducenti, rispetto agli obiettivi che si pongono i presentatori, perché la richiesta somigliava più alla revisione di un processo. 
Parlando di “provocazione”, Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore) ha ritenuto che le condanne andassero eseguite e che chi era condannato dovesse patire il giudizio negativo sulla sua condotta e scontare la sua pena; chi si rendeva latitante si sottraeva alla giustizia, e chi si era reso colpevole di reati gravissimi come quelli contro le persone aveva evidentemente ritenuto di tirarsi fuori dai canoni della civile convivenza, schierandosi dalla parte di immoralità, violenza e illegalità. Come tutto questo era scontato, così doveva essere scontato l’esito del dibattito su questi temi, anche per non confondere il ruolo del potere politico con quello della magistratura. Si era assistito alla riconsegna di un terrorista come Cesare Battisti, evento salutato come un riconoscimento del diritto, mentre i condannati sudtirolesi non avevano pagato alcun prezzo, “potendo contare contare su un dorato esilio”.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher, anticipando la sua replica in quanto assente domani, ha fatto riferimento alla grazia come competenza del presidente della repubblica prevista dalla Costituzione, e può essere data solo se gli interessati o i loro familiari presentano richiesta, cosa che in alcuni casi non è avvenuta, e in seguito a valutazione del magistrato competente e benestare del Ministro della Giustizia. È un atto distinto dall’amnistia, che è atto politico. La richiesta di grazia non è un atto politico, pertanto è problematico intervenire con un voto che invece è politico. Egli stesso aveva chiesto al Presidente della Repubblica, qualora fosse arrivata una richiesta in questo senso, di valutare positivamente, ma impegnarsi con un voto sarebbe controproducente. Kompatscher ha quindi chiesto di ritirare la proposta, altrimenti si sarebbe stati costretti a votare contro, non in quanto non favorevoli alla grazia, ma proprio in quanto favorevoli.

La discussione riprenderà domani.

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(MC)