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Consiglio | 07.10.2020 | 14:06

Lavori Consiglio: OpenSource, acqua potabile, chiusura di frontiere

Mozioni di Gruppo Verde, Team K, Süd-Tiroler Freiheit.

La prima mozione discussa oggi in Consiglio provinciale è stata la mozione n. 266/20: Sostenibilità digitale: strategia software Open Source (strategia OSS), con la quale Hanspeter Staffler (Gruppo Verde), considerando che fino a pochi anni fa, i grandi gestori di servizi software e cloud che agiscono sul mercato globale hanno rifornito buona parte delle amministrazioni europee con i loro software, e che da qualche tempo in tutta Europa a livello politico e amministrativo si è giunti alla conclusione che una totale dipendenza da un ristretto numero di fornitori di servizi software e cloud comporti un rischio per le pubbliche amministrazioni, per cui in futuro sarà opportuno introdurre una concorrenza possibilmente ampia nelle gare per l’acquisizione e lo sviluppo di prodotti informatici, ed evidenziando che attualmente se ne sta discutendo a vario titolo all’interno della Commissione europea, degli Stati membri dell’UE e in Svizzera, e che alcuni Paesi hanno già legiferato in materia, riferiva che nel 2014 la Commissione Europea aveva deliberato una prima strategia open source allo scopo di aumentare la quantità di prodotti OSS utilizzati nell’amministrazione dell’UE, prevedendo che nell’acquisizione di prodotti informatici, i fornitori di OSS e quelli mondiali di software proprietario venissero trattati allo stesso modo. Aggiungeva che sia in Isvizzera che in Austria e Germania erano state promosse raccomandazioni e strategie per ampliare l’utilizzo dell’open source, e che per quanto riguarda l’e-government l’Italia è all’avanguardia a livello europeo. Un passo importante nell’utilizzo di software open source era stato compiuto nel maggio 2019 con le “Linee Guida su acquisizione e riuso di software per le pubbliche amministrazioni”, che stabiliscono che la pubblica amministrazione debba acquistare preferibilmente applicazioni OSS e che la realizzazione ex novo di applicazioni dovrebbe avvenire con l’ausilio di OSS. Questo permette di realizzare un importante risparmio dei costi per l’approvvigionamento, il riuso e lo sviluppo cooperativo di applicazioni IT, di avere un’offerta più ampia al momento dell’acquisizione, di rivalutare il concetto di servizio, perché i tecnici informatici interni sviluppano rapidamente soluzioni per utenti interni. Tuttavia, ciononostante nell’autunno 2019 l’amministrazione provinciale ha deciso di fermare il progetto di software libero FUSS (Free Upgrade for a digitally Sustainable School) in corso nelle scuole italiane, e di sostituire il relativo software con software proprietario: una decisione che risulta incomprensibile dal punto di vista didattico e strategico ed in evidente contrasto con le citate linee guida. Per questo, il consigliere chiedeva di impegnare la Giunta (1) ad elaborare una strategia OSS per l’amministrazione provinciale allo scopo di aumentare progressivamente e costantemente la quantità di prodotti OSS utilizzati all’interno dell’amministrazione provinciale, (2) a continuare a utilizzare i prodotti OSS già esistenti e portare avanti i progetti OSS attualmente in corso; (3) a elaborare annualmente una relazione sulla strategia OSS; (4) a includere nella relazione per ogni nuovo acquisto o estensione di licenza per un prodotto informatico almeno i seguenti punti: a) valutazione comparativa della soluzione basata su software di tipo aperto e di quella basata su software proprietario; b) motivazione dettagliata nel caso in cui si scelga la soluzione con software proprietario; c) elencazione e tipo di riuso dei prodotti OSS utilizzati dall’amministrazione provinciale o per essa sviluppati;(5) a presentare la relazione sulla strategia OSS alla commissione legislativa competente del Consiglio provinciale.

Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) ha ricordato che il suo Movimento porta avanti battaglie per la digitalizzazione e l’innovazione nel sistema produttivo e amministrativo, e che la Ministra Pisano ha collaborato attivamente alla redazione dell’Agenda digitale; il software libero è una piattaforma importante per lo sviluppo delle aziende. Egli sosteneva quindi in pieno la mozione.
Anche Paul Köllensperger (Team K) ha sostenuto la mozione, pur specificando che a volte è possibile la scelta tra diverse alternative. Ha evidenziato quindi che all’interno di una grande azienda come la Provincia, il più grande datore di lavoro locale, l’open source è una risorsa, e criticato l’abbandono del progetto FUSS. Anche la spending review della Provincia ha evidenziato il valore dell’open source; questo non è sempre gratuito, ma il codice fonte è sempre disponibile.
Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha portato un paragone con la sostenibilità ambientale: così come in questo settore la biodiversità è un vantaggio, anche in ambito digitale è opportuno puntare sulla diversità, anziché creare una dipendenza da poche aziende, che non corrisponde al principio di sostenibilità. Questo è importante anche per avvicinare i giovani a sistemi diversi già nella scuola.
Il pres. Arno Kompatscher ha apprezzato che fosse emerso un approccio non ideologico, che metteva in evidenza vantaggi e svantaggi concreti. È vero, l’Italia è all’avanguardia e l’Alto Adige non fa parte dei primi della classe, bisogna dirlo sinceramente: nella digitalizzazione della p.a. c’è ancora molto da fare, rispetto ad altre regioni, anche se ci sono alcune eccellenze; per esempio, nella gestione dell’emergenza Covid sono stati fatti progressi digitali, si veda il caso dei contributi alle aziende con meno di 5 dipendenti. Vanno considerati sicurezza, costi e accessibilità; obiettivo è introdurre in maniera sostenibile la trasformazione digitale, coinvolgendo tutti i soggetti interessati e riguardando l’intera amministrazione pubblica, non solo quella provinciale. In questo senso, anche gli OSS vengono considerati; la relativa strategia deve essere integrata nell'Agenda digitale 2020-2025; progetti OSS già introdotti vengono portati avanti, mentre le decisioni relative al FUSS spettano al mondo della formazione. Tutte le nuove soluzioni IT prodotte nella pubblica amministrazione saranno dotate di licenza OSS e messe a disposizione, ma questo non ha senso per soluzioni ormai invecchiate e non più consigliabili. Quindi i singoli punti dispositivi della mozione non sono condivisibili, ma la Giunta condivide in linea di principio l’obiettivo della mozione, in quanto l’OSS ha vantaggi che vanno al di là del risparmio economico, anche se ci sono situazioni in cui sono valide anche le soluzioni private; tutto questo sarà introdotto nell’Agenda digitale 2020-25. Staffler ha sottolineato l’importanza di attrezzarsi per evitare la dipendenza dai global players digitali, assumendo un ruolo pioneristico. Bisogna ancorare nella didattica l’idea del pluralismo digitale, rivedendo la posizione sul FUSS. Messa in votazione, la mozione è stata respinta con 12 sì, 16 no e 2 astensioni.
Con la mozione n. 325/20, Ampliamento della tutela dell’acqua potabile, Peter Faistnauer (Team K) ha quindi ricordato che l'acqua potabile è il nostro bene più prezioso, e che l’introduzione e i principi della norma DIN 2000 definiscono l'acqua potabile come l’alimento più importante oltre che insostituibile, e l'Agenzia provinciale per l'ambiente e la tutela del clima dell’Alto Adige descrive l'acqua come la più importante risorsa ambientale del pianeta e quindi come degna di una particolare tutela, una risorsa limitata che non va sprecata ed è un bene essenziale per tutti gli esseri viventi e per molte attività umane. L'Alto Adige dispone di un’acqua potabile di eccellente qualità, tuttavia l'utilizzo agricolo della natura crea in parte situazioni di conflitto che hanno il loro potenziale più significativo nelle aree in cui si trovano le fonti di acqua potabile, perché nelle acque finiscono sostanze agrochimiche e organiche, residui di farmaci, sedimenti e sali. In caso di trattamenti con pesticidi, finiscono nei terreni e nelle acque di falda specialmente metalli pesanti come il rame e lo zolfo: il rapporto ISPRA del 2018 sui pesticidi nelle acque ha rilevato pesticidi in 16 dei 17 punti di misurazione delle acque superficiali e in 106 dei 160 campioni, e in cinque punti di misurazione venivano addirittura superamenti dei valori limite; l'organizzazione ambientalista Legambiente ha assegnato una "bandiera nera", perché la Giunta provinciale continua a permettere l'uso di prodotti fitosanitari nelle aree di tutela dell'acqua potabile. Con la legge provinciale 8/2002 sono state istituite aree di tutela dell’acqua potabile, suddivise in zona I, ovvero di captazione, con divieto d’accesso, zona III, di tutela allargata, che corrisponde al bacino di alimentazione della fonte idrica, e in particolare zona II, di tutela ristretta, con dimensioni tra i 5 e i 10 ha: in questa zona i composti facilmente degradabili e gli agenti patogeni (batteri) non devono raggiungere il sottosuolo saturo d'acqua e gli scavi non devono pregiudicare l'acqua di falda, può essere prescritta una profondità massima di scavo e le attività edilizie possono subire restrizioni; pertanto, per prevenire in queste aree le situazioni di conflitto derivanti dall'utilizzo agricolo è importante offrire delle alternative, motivando gli agricoltori tramite degli incentivi a riconvertire e a riorientare la loro agricoltura. Il consigliere chiedeva quindi di impegnare la Giunta (1) a non autorizzare più, a partire dall’anno 2023 (versione emendata) e comunque al più tardi non appena dovranno essere applicate anche in provincia di Bolzano le direttive UE e nazionali - , l'uso di prodotti fitosanitari, compresi quelli biologici, nella zona II, come già avviene per la zona I; (2) a prevedere adeguate compensazioni finanziarie per i proprietari dei fondi in caso di perdite o riduzioni dei raccolti dovute alla riconversione; (3) a sostenere i proprietari dei fondi interessati attraverso il centro Laimburg, il Südtiroler Bauernbund, l’associazione Bioland Alto Adige, l’Eurac, ecc. in questa nuova gestione delle aree nella zona Il (ad esempio, colture arboree che non necessitano di trattamenti ma che forniscono comunque prodotti agricoli).
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha evidenziato che, a parte alcune zone in cui il contenuto di nitrato nelle acque è problematico, la situazione delle acque in Alto Adige è molto buona. Se si dovesse intervenire come richiesto dalla mozione nella zona II, ben 196 masi vitivinicoli dovrebbero chiudere la loro produzione ottenendo importi compensativi: questo non è accettabile.
L’ass. Arnold Schuler ha chiarito che attualmente non risultano problemi di contaminazione dell’acqua potabile a causa di fitofarmaci, nonostante si tratti di aree dove da secoli sono utilizzati questi mezzi, e che effettivamente sono qui attive piccole aziende famigliari: quanto richiesto dalla mozione imporrebbe di eliminare tutte le vigne della zona di Cortaccia e Magré, storicamente dedicate alla viticoltura, e tutta la zona del pinot bianco della cantina di Appiano. Si cambierebbe anche il paesaggio eliminando zone di coltura storiche.
Secondo Manfred Vallazza (SVP) è incomprensibile come un rappresentante dell’agricoltura faccia una tale proposta, che imporrebbe la chiusura a 200 agricoltori trasformando la zona in prato permanente e perenne, impedendo l’attività agraria. Stupisce che una proposta del genere venga proprio dal Team K che parla tanto di prodotti regionali e sostegno agli agricoltori. Sarebbe opportuno ritirare la mozione.
Franz Locher (SVP) ha ricordato che le disposizioni relative alla zona I tutelavano l’accesso all’acqua potabile, e tutti furono d’accordo sulle relative misure, ma la zona II era fin dall’origine una zona critica, con possibilità di utilizzo molto limitate. L’approvazione della proposta di Faistnauer causerebbe una situazione problematica nei comuni, un vero terremoto, un inasprimento non necessario.
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha evidenziato l’importanza di avere una buona qualità dell’acqua potabile, e definito la proposta in esame un intervento preventivo, di attenzione a un certo tipo di area. Tuttavia, il punto 81) è esagerato, perché imporrebbe a tante aziende di chiudere; la proposta sarebbe accettabile se si escludesse il divieto di utilizzo anche di prodotti biologici.
L’ass. Giuliano Vettorato ha chiarito che in Alto Adige l’approvvigionamento dell’acqua avviene al 95% da pozzi e falda senza bisogno di trattamenti; le falde sono spesso coperte da uno strato di terreno molto spesso con strato erboso, che è un primo filtro a sostanze come i fitofarmaci. C’è poi l’acqua di superficie, che si preleva da cumuli di acqua a cielo aperto. Una goccia di pioggia ci mette 2 mesi e mezzo ad arrivare in falda, ma questo filtro non esiste per le acque di superficie, nei pressi delle quali c’è il divieto di fitofarmaci. Le analisi nelle falde, a opera di APPA e ASL, sono costanti; nel caso di rilievo di fitofarmaci, vengono fatte segnalazioni al gestore; il 20% delle falde di approvvigionamento idrico (50) si trovano in territori di agricoltura intensiva, ma in provincia sono 45 invece che 135, come previsto dallo stato, i fitofarmaci consentiti, con particolare attenzione alla permeabilità del terreno. Si sta inoltre promuovendo la ricerca di prodotti alternativi. Pertanto, la sicurezza dei corpi idrici in provincia è garantita, anche il Piano tutela delle acque è molto restrittivo. Faistnauer ha stralciato dalla parte dispositiva della sua mozione il riferimento ai prodotti fitosanitari biologici, e riferito di essersi confrontato con i contadini che operano nella zona II, che non sono spaventati dalla misura, tanto più che sarebbero previsti indennizzi e compensazioni e che per molti contadini l’attività agricola è una seconda entrata. Ha quindi lamentato di aver più volte chiesto senza successo un colloquio con entrambi gli assessori. La mozione è stata quindi respinta: le premesse con 11 sì, 20 no e 2 astensione, il punto (1) senza il riferimento ai prodotti biologici con 11 sì e 22 no, il punto (2) con 11 sì e 22 no, il punto (3) con 7 sì e 26 no.


È quindi stata presentata la mozione n. 321/20: Seconda ondata di contagi da coronavirus: collaborazione nella regione europea del Tirolo per evitare una nuova chiusura delle frontiere, con cui Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), evidenziando che il numero di contagi da coronavirus è di nuovo in forte aumento in Europa e che c’è la preoccupazione che una seconda ondata in autunno possa portare a ulteriori misure restrittive, tra cui la chiusura delle frontiere, ricordava che la chiusura delle frontiere in primavera aveva dimostrato in modo emblematico come i confini di Stato nell’Europa unita non fossero affatto scomparsi: da un giorno all’altro i territori del Tirolo si erano trovati divisi, e con loro anche famiglie e amici, mentre proprio in un momento di forte emergenza avrebbe avuto molto più senso collaborare a livello transfrontaliero, poiché il virus non conosce confini e non può essere fermato né dalle sbarre di frontiera né da soldati armati, e sottolineando che l’assistenza ai pazienti negli ospedali, i test rapidi a tappeto, l’acquisto e la distribuzione di dispositivi di protezione, i controlli sanitari e un coordinamento in materia di prescrizioni per combattere il contagio – tutto ciò potrebbe essere gestito e attuato di comune accordo in modo molto più efficiente e mirato, sosteneva che la regione europea del Tirolo dovrebbe adottare una strategia comune in vista di un’eventuale seconda ondata ed elaborare misure volte ad evitare una nuova chiusura delle frontiere. egli chiedeva quindi che il Consiglio provinciale (versione emendata) (1) esprimesse la propria contrarietà a una nuova chiusura delle frontiere o a un inasprimento dei controlli alle frontiere così come alla diramazione di allerte reciproche in materia di viaggi all’interno della regione europea del Tirolo; (2) impegnasse la Giunta provinciale, in collaborazione con gli altri esecutivi della regione europea del Tirolo, a elaborare un piano congiunto volto a prevenire e contrastare una seconda ondata di contagi da coronavirus, in modo da evitare nuove chiusure dei confini o un inasprimento dei controlli alle frontiere, così come la diramazione di alerte reciproche in materia di viaggi  all’interno della regione europea del Tirolo; (3) si pronunciasse affinché questo piano congiunto per la prevenzione e il contrasto a una seconda ondata di contagi da coronavirus venisse successivamente coordinato anche con i rappresentanti dell’Unione Europea e con i rappresentanti dei governi di Vienna e Roma, in modo che le eventuali misure adottate a livello statale tenessero conto della strategia comune intrapresa dalla regione europea del Tirolo, (4) esprimesse la propria contrarietà all’introduzione di un obbligo generalizzato di indossare la mascherina all’aperto ed esortasse la Giunta provinciale a disporre, con un apposito regolamento provinciale, che in provincia di Bolzano la mascherina vada indossata solo laddove utile e necessrio dal punto di vista sanitario. Purtroppo, ha aggiunto Knoll, quando i paesi assumono in proprio delle norme protettive, altri Paesi ne risentono, si pensi agli effetti sul settore turistico. Bisogna quindi opporsi a chiusure di confini generalizzate, e sarebbe opportuno un regolamento europeo relativo alle disposizioni di viaggio, evitando misure incomprensibili per la popolazione, che quindi non le seguirà.
Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit), co-firmataria, ha rilevato che regole particolarmente restrittive avevano maggiore impatto sulle zone di confine, bastava pensare ai transfrontalieri o a famiglie che abitavano al di qua e al di là del confine.  Anche per le aziende non sarebbe possibile superare una seconda chiusura dei confini, che vale come un lockdown. Inoltre, proprio nei momenti di crisi è importante dimostrare la forza del dialogo e della collaborazione garantita dall’Euregio.

La discussione della mozione prosegue nel pomeriggio.

 

(MC)