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Consiglio | 17.09.2020 | 15:55

Lavori Consiglio: Nuovi modelli lavorativi, netiquette

Discusse due mozioni della SVP. Avviata la discussione del disegno di legge che disciplina gli organi di garanzia insediati in Consiglio.

È ripresa nel pomeriggio di oggi la trattazione, iniziata questa mattina, della mozione n. 306/20: #conoscere.valutare.migliorare: promuovere nuovi modelli lavorativi, con cui la SVP intendeva incaricare la Giunta (1) di mantenere, recepire a livello contrattuale e perfezionare ulteriormente i modelli lavorativi introdotti durante la crisi, in quanto utili e attuabili nella pubblica amministrazione; (2) di includere nell'"audit famiglia e lavoro" criteri relativi ai modelli lavorativi orientati alla famiglia, quali telelavoro e smart working, premiando con un punteggio aggiuntivo quelle aziende che offrono forme di lavoro alternative; (3) di sostenere finanziariamente, con un contributo di avviamento da definirsi da parte della Giunta provinciale, la creazione di "spazi di coworking" e di uffici condivisi in edifici inutilizzati o su aree disponibili di aziende esistenti nei comuni rurali della provincia di Bolzano, sulla base della mozione dello scorso anno "Spazi di lavoro condivisi nelle località dell’Alto Adige".
La Giunta provinciale ha segnalato che fortunatamente già negli ultimi anni c’era stata una riflessione su questo tema, con discussioni sull’introduzione di software e soluzioni cloud, altrimenti il lockdown avrebbe colto impreparati. Si intende agire nel concreto conseguentemente alla proposta. La SVP ha aggiunto che il co-working è inteso come condizione quadro per lo smartworking, e che era stata proposta un’unione di questa mozione e di quella del Team K, senza successo. La mozione è stata approvata con 30 sì e 1 astensione.

È stata quindi presentata la mozione n. 319/20: La "Netiquette" sui portali online dell’Alto Adige, co-firmata da SVP, Team K, Gruppo Verde, Alto Adige Autonomia, L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia, Süd-Tiroler Freiheit, Movimento 5 Stelle e Lega Salvini Alto Adige Südtirol. Come ha spiegato la SVP, l’amministrazione provinciale finanzia dei portali e ha quindi anche il compito di porre attenzione a come vengono trattate le persone, e alla garanzia di un comportamento rispettoso; spesso ci sono commenti che non sono solo offensivi, ma delle vere e proprie minacce. Molti utenti dimenticano che le regole per un'interazione pacifica e civile della società “offline” valgono anche online, e sebbene esista una cosiddetta "netiquette" ("net" = Internet e "etiquette" = regole di comportamento), purtroppo molti utenti non vi si attengono. A questo proposito bisogna fare riferimento alla responsabilità delle redazioni, che è il presupposto per una comunicazione civile nella rete. Se le redazioni offrono la possibilità di commentare e postare, devono anche moderare e controllare queste attività. Consentire di intervenire nelle pagine di commento presuppone la disponibilità al dialogo con gli utenti, tanto più che la distanza dall’interlocutore creata dallo schermo, dalla tastiera e dalla rete ha purtroppo abbassato la soglia di inibizione di molti utenti a utilizzare l’hate speech (incitamento all’odio), facendola scendere a un livello decisamente più basso rispetto al mondo reale. Pertanto, si intendeva incaricare la Giunta (1) di avviare una modifica in tal senso della legge provinciale 18 marzo 2002, n. 6 “Norme sulle telecomunicazioni e provvidenze in materia di radiodiffusione”, stabilendo che i media che percepiscono un contributo provinciale debbano imporre agli utenti l'obbligo di registrarsi con il proprio vero nome nonché moderare con senso di responsabilità e controllare accuratamente i commenti sui propri portali, prevedendo altresì un contributo per le spese che ne derivano; (2) di elaborare, in collaborazione con il Comitato provinciale per le comunicazioni, un “modello di netiquette”, ovvero un quadro unitario con i requisiti minimi riguardo alle regole di comportamento in rete, al quale si debbano attenere tutti i media con forum online che percepiscono contributi; (3) di istituire un organo di garanzia per tutti i media che percepiscono contributi, destinatario di tutti i reclami e le contestazioni, con il compito di elaborarli. Il Comitato provinciale per le comunicazioni fungerà da organo di garanzia.
Il Gruppo Verde e il Team K hanno ringraziato la disponibilità alla collaborazione in un tema così importante, con la disponibilità a intervenire sulla formulazione del testo.  
L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia ha segnalato che c’era stata una grande discussione ma si era giunti a una posizione condivisa, e che la sua firma era un atto di fiducia, in quanto tutti si era testimoni e vittime di una violenza sul mezzo online che spesso non conosceva limiti. Non si intendeva impedire la libertà d’espressione, ma come ci sono delle regole in Aula dovrebbero esserci anche online. Alla base ci sarebbe da fare un’opera di educazione civica. La criticità che egli individua nella mozione è in base alla disposizione, dal rispetto delle regole discende il finanziamento pubblico del portale, e questo rischia di essere una pressione notevole, anche per via della soggettività che caratterizza l’organo di garanzia. 
La SVP ha chiarito che la libertà di opinione è una colonna della democrazia e della società, ma ben diversi sono insulti, minacce e ricatti. È questo che si vuole impedire. Bisogna dare un segnale chiaro, anche come insegnamento ai giovani. La netiquette prevede la registrazione con il proprio nome, anche per poter essere identificati, e questo può evitare certe esternazioni.
La Süd-Tiroler Freiheit ha riferito che di 24 media online solo 2 avevano partecipato a un incontro sul tema, aggiungendo che purtroppo non sarà possibile controllare quando questi articoli verranno condivisi su profili privati. Si tratta quindi di un passo nella direzione giusta, che però non risolverà il problema. Alcune persone, poche be quasi sempre le stesse, fanno questi commenti odiosi perché non sono soddisfatte della propria vita, ma i giornalisti non possono fare i poliziotti. Tuttavia, sono anche alcuni reportage che incitano all’odio. 
Il Gruppo Verde ha rilevato nell’iniziativa un segnale politico molto importante, vale a dire che si può porre un limite all’incitamento all’odio. Questo non vuole certo dire limitare la libertà d’espressione.
Il Team K ha spiegato che si era partiti dal concetto che l’anonimato fosse un problema, poi invece si era fatto riferimento alla tracciabilità degli utenti, ma soprattutto a moderazione e cancellazione, quale unico approccio efficace. Questo è un grande lavoro per un portale.  Molto importante è il punto (2). Quello che permette certi commenti è la distanza, e pretendere che si usi il nome proprio porterebbe a maggiori attacchi proprio alle donne o a esponenti LGBT.
Secondo la SVP, era importante, quando si presentava un problema, trovare una regolamentazione per risolverla. Tuttavia, sulla base di quanto successo nelle ultime settimane era chiaro che quando ci sono incitamenti all’odio non c’è nessuno che interviene a difesa, forse perché non ci si vuole esporre. È stata poi annunciata una mozione analoga per i consiglieri.
Il Gruppo Verde ha evidenziato che spesso i dibattiti degenerano perché sono moderati male, e questo impedisce anche l’emergere di buone idee. Bisognerebbe appoggiare e sostenere il dibattito politico all’interno della società; le regole comportato un sacco di lavoro, ma sono necessarie per tutelare la possibilità di dibattito.
I Freiheitlichen hanno chiarito di non aver sottoscritto la mozione, pur essendo contrari all’incitamento all’odio, per la difficoltà di distinguere tra un commento odioso e uno no, anche perché questo dipende dalla situazione. Personalmente, ci si sente più attaccati quando nel commento c’è qualcosa di vero. Inoltre, molti politici in quest’aula prendono decisioni considerate non corrette o si comportano in modo poco corretto, dando un’immagine di sé non perfetta: deve essere possibile criticare questi comportamenti. Hanno quindi condiviso il punto (1), ma non gli altri. In quanto ai commenti sui social, c’è la possibilità di difendersi. La mozione riguarda solo i media sostenuti dalla Provincia, senza possibilità di incidere sulle grandi reti. Inoltre, gli autori di commenti pesanti sono sempre le solite 4-5 persone frustrate, magari con nomi diversi, a cui non bisogna dare grande importanza. Bisogna anche fare appello alla responsabilità individuale, ed è vero che pochi intervengono a difesa di chi viene attaccato, o hanno il coraggio di dire la propria opinione. Va comunque criticato l’imbarbarimento del linguaggio in rete; ci dovrebbe essere anche la possibilità di avviare velocemente procedure penali, dove è necessario. 
La Giunta provinciale ha replicato che la questione era stata affrontata fin da quando era stato deciso il finanziamento dei media digitali, con l’obiettivo di non finanziare incitamenti all’odio. Questo non ha nulla a che vedere con la libertà d’espressione, che nulla ha a che fare con offendere, minacciare e denigrare, che sono di fatto dei reati. Un errore è collegare questa proposta al Consiglio provinciale o ai politici: essa riguarda tutta la società. Sbagliato è anche pretendere che i politici accettino tutto: le critiche devono essere accettate, ma non se diventano offese o minacce. Sarà il Comitato comunicazioni, non il Consiglio, a elaborare un modello di netiquette. In quanto all’insoddisfazione di molte persone, probabilmente è dovuta non solo ai problemi della vita quotidiana, ma anche all’atmosfera che vige nella società, dove si parla solo di cose negative e non si considera il positivo: in questo atteggiamento rientrano anche commenti di ridicolizzazione verso le persone. La SVP ha replicato che la mozione non cambierà i comportamenti dell’umanità, ma è un piccolo passo nella direzione giusta, per promuovere una cultura di dibattito rispettosa. La necessità di creare una migliore cultura del dibattito è tema di discussione in tutta Europa. La mozione è stata posta in votazione e approvata con 30 sì e 2 astensioni.

È quindi cominciato l’esame del disegno di legge provinciale n. 53/20: Disciplina degli organismi di garanzia insediati presso il Consiglio provinciale (presentato dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio provinciale). 

(MC)