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Consiglio | 15.09.2020 | 16:35

Lavori Consiglio: Interrogazioni su temi d’attualità - 2

Poste da consigliere e consiglieri alla Giunta provinciale, riguardavano i nomi di monumenti e strade, i tempi d’attesa per i prelievi del sangue, vigilantes ex Camera di commercio, medici contagiati, telefono del cittadino, test COVID-19 per addetti alle vendite, carcere di Bolzano, mascherine cinesi nelle Case di riposo (continua).

(Il comunicato viene redatto in forma impersonale ed essenziale nel rispetto della normativa sulla par-condicio)

Ogni forma di discriminazione su base etnica e razzista è inaccettabile, allo stesso modo sono inaccettabili le glorificazioni del fascismo e del nazionalsocialismo: lo ha detto una consigliera SVP nell’ambito della discussione odierna delle interrogazioni su temi d’attualità, aggiungendo che anche in Alto Adige il movimento Black Lives Matter ha sollevato una discussione sui nomi dei monumenti e delle strade che rimandano al colonialismo, al razzismo e al fascismo, e che nell’ambito di questa discussione i Comuni e la Giunta provinciale sono stati esortati a cambiare i nomi alle strade che ricordano le atrocità commesse nel nome di razzismo e fascismo. Alla Giunta è stato chiesto quali sono le competenze della Provincia nel cambiare i nomi di strade e piazze. La Giunta ha risposto che lo Statuto prevede competenza primaria sui nomi di luoghi, mentre sui nomi di strade e piazze essa è passata ai Comuni, Si tratta di un tema importante e impegnativo, che deve essere considerato insieme, e a questo scopo è stata avviata una collaborazione con i Comuni al fine di fotografare quali nomi andrebbero cambiare, indipendentemente dalla relazione col fascismo.

Da segnalazioni risulta che i tempi d’attesa per sottoporsi a un prelievo di sangue al momento sono assai lunghi, dato che bisogna registrarsi prima di potersi recare all’appuntamento; questo ha addirittura impedito a una donna in avanzato stato di gravidanza della Bassa Atesina di sottoporsi all’esame del sangue che andrebbe effettuato prima del parto: il Gruppo Verde, ritenendo la situazione preoccupante, ha chiesto se il problema sussiste in tutta la provincia, qual è il tempo di attesa medio per un prelievo di sangue e nei singoli comprensori, se ci sono casi considerati più gravi dal punto di vista medico a cui viene accordata la precedenza o se verrà creata una “corsia preferenziale”. La Giunta ha risposto che per evitare assembramenti è necessaria la registrazione telematica per accedere ai prelievi. Per chi ha particolari necessità, tuttavia, c’è una corsia preferenziale, della quale le donne in stato di gravidanza fanno parte. Il tempo di attesa medio è di 7-8 giorni.

Da qualche tempo, un servizio di sicurezza privato vigila sull’edificio della ex camera di commercio di Bolzano, che verrà abbattuto a breve e i cui uffici sono traslocati, dato che, finché l’edificio non verrà abbattuto, agli uomini che solitamente si trattengono nel parco della stazione è stato dato il permesso di trascorrere le notti nel parcheggio sotterraneo dell’edificio: lo hanno segnalato i Freiheitlichen chiedendo se è vero che il parcheggio sotterraneo della ex camera di commercio è stato convertito in un “dormitorio” e con quale autorizzazione, se è  vero che sono stati incaricati dei vigilantes privati appositamente per vigilare sull’edificio e chi li paga, se si controlla che questi uomini non portino con sé armi, droghe o simili. In replica, è stato detto che non si tratta di una decisione della Giunta, la quale non ha incaricato i vigilantes: questi son stati incaricati dalla ditta edile proprietaria dell’edificio. Nelle ultime settimane sono stati svolti alcuni controlli e anche espulse delle persone, anche grazie al recente confronto con la Ministra degli Interni, che aveva dato come esito interventi concreti. Purtroppo molte di queste persone non accettano di recarsi nei dormitori ufficiali.

Secondo Rai Südtirol, diversi medici hanno denunciato di essere stati contagiati da coronavirus a causa delle carenze del materiale protettivo importato dalla CINA: lo ha segnalato la Süd-Tiroler Freiheit chiedendo se è vero, di quanti medici si tratta e in quali ospedali lavorano, quanti collaboratori medici e sanitari dell’Azienda sanitaria altoatesina hanno contratto il coronavirus a oggi. La Giunta ha replicato che esiste una commissione d’inchiesta sul tema, aggiungendo però che fino a oggi nell’Azienda sanitaria non ci sono state comunicazioni di infezioni sulla base dell’utilizzo di questo materiale, distribuito dal 26 marzo. Ci sono stati 5 casi di infezione di medici, ma non è possibile metterli in relazione con l’utilizzo del materiale citato. Nel frattempo, nelle stazioni COVID è stata autorizzata dall’ISS un tipo di mascherina chirurgica di qualitá inferiore a quelle cinesi, così come alcune mascherine francesi. Non va dimenticato che in quella fase era necessario proteggersi con una mascherina.

Dal 31 agosto il numero verde per questioni legate al COVID-19, chiamato anche “telefono del cittadino”, è nuovamente attivo: all’inizio della pandemia aveva ricevuto tante chiamate, alle quali rispondevano collaboratori e collaboratrici della Centrale provinciale d’emergenza, della Protezione civile, ma anche numerosi impiegati di altri uffici. L’attivazione di questo numero verde durante la fase emergenziale è sicuramente stata una cosa giusta e necessaria, ha segnalato il Team K, domandando quante sono le persone che rispondono alle chiamate del telefono del cittadino, in quali ripartizioni lavorano, ser ottengono un’indennità per il servizio – molto dispendioso in termini di tempo – che svolgono? Il telefono del cittadino, ha risposto la Giunta, era stato molto apprezzato; all’inizio vi lavoravano due persone. Il servizio era stato interrotto una volta ridimensionatasi l’emergenza, ma attualmente è stato deciso di riattivarlo, ma con un’altra forma, ovvero utilizzando personale di diverse Ripartizioni; esiste quindi una nuova squadra con 9 collaboratori su tre turni, che ottengono un’indennità per il servizio.

Durante la fase più acuta della pandemia da COVID-19 trapelò la notizia che chi faceva parte dei gruppi a rischio, tra cui  gli operatori turistici che sono a diretto contatto con gli ospiti, poteva sottoporsi a un test per COVID-19 a spese dell’amministrazione pubblica; successivamente, è stato il personale delle scuole a essere chiamato a sottoporsi ai test rapidi. Lo ha segnalato il Gruppo Verde aggiungendo che era stata dimenticata una categoria professionale particolarmente a rischio, e cioè le addette e gli addetti alle vendite, le cassiere e i cassieri, operanti nei negozi alimentari rimasti aperti anche durante il periodo di chiusura più totale. Alla Giunta sono quindi state chieste  informazioni sulle categorie che potevano sottoporsi a un test sierologico per COVID-19 a spese dell’amministrazione pubblica e il numero di test effettuati.  Sono stati effettuati 8.700 test per il personale sanitario, 4.000 nelle RSA, 162 per medici di base, 18.000 per operatori turistici, 110 per giornalisti, nonché altri test per altre categorie, ha elencato la Giunta, aggiungendo che sono stati effettuati test anche su badanti, raccoglitori, tirocinanti alla Claudiana, collaboratori dei servizi sociali. È stata valutata anche l’effettuazione di test sulle categorie citate, ma l’iniziativa deve arrivare dai rappresentanti delle categorie; va detto che a volte servono diversi tipi di test per confermare il risultato. La Provincia ha comprato 200.000 test rapidi, gli esperti stanno monitorando la situazione anche relativamente a nuovi tipi di test; l’intento è quello di interrompere la catena dei contagi. Al momento, tra il 60 e l’80% dei contagiati sono persone rientrate dall’estero o raccoglitori stranieri.

Nel carcere di Bolzano sono ospitati in maggioranza detenuti di nazionalità straniera: lo hanno segnalato i Freiheitlichen domandando quanti sono i detenuti complessivi, quanti di essi sono sudtirolesi o altri italiani, cittadini europei o non europei, quali sono le spese del carcere,  anche in relazione al singolo detenuto. La Giunta ha spiegato che l’amministrazione provinciale non ha alcuna competenza sulle carceri. In base ai dati del Commissariato del Governo, su 90 detenuti 18 sono sudtirolesi e 54 extraeuropei. Una quantificazione delle spese non è possibile.

Secondo alcuni impiegati, ha riferito la Süd-Tiroler Freiheit, le mascherine cinesi difettose sono state distribuite e utilizzate anche all’interno delle case di riposo, e questo dopo che l’Azienda sanitaria aveva bloccato l’utilizzo delle mascherine cinesi all’interno degli ospedali, e senza informare della relativa difettosità. Alla Giunta è stato chiesto se questo è vero, se è vero che il parere negativo dell’Esercito federale austriaco non è stato inviato alle case di riposo, che non sono state informate nello specifico sullo stato difettoso delle mascherine, e che hanno letto queste informazioni sui giornali e per quale motivo, in quale data le mascherine cinesi sono state consegnate alle case di riposo e a quali di esse, per quanto tempo le mascherine sono state utilizzate all’interno delle case di riposo e se dopo la consegna delle mascherine sono stati registrati nuovi contagi tra collaboratori e anziani residenti. La Giunta ha risposto che le mascherine cinesi difettose erano state effettivamente distribuite alle case di riposo che ne avevano fatto richiesta all’Azienda sanitaria: non c’erano alternative, i magazzini erano vuoti. Il parere dell’Esercito federale austriaco era stato fornito ai direttori sanitari dei singoli ospedali e alle persone di contatto dell’Azienda sanitaria all’interno delle case di riposo, che avevano anche i loro rappresentanti nella task force che si riuniva tutti i giorni. La distribuzione delle mascherine era iniziata il 26 marzo 2020. Sia medici di base che farmacisti che case di riposo sono responsabili del materiale che utilizzano, in quanto organizzazioni a sé stanti. In parallelo, le case di riposo hanno acquistato materiale dove riuscivano a reperirlo. Anche il parere INAIL è stato distribuito alle case di riposo, di conseguenza è stata presa la decisione di non utilizzare più quel materiale. In quanto alle infezioni eventualmente prodotte, questa informazione va chiesta all’associazione delle case di riposo.  

(continua)

(MC)