Contenuto principale

Consiglio

Consiglio | 06.05.2020 | 16:29

Lavori Consiglio: Effetti post-traumatici dell’emergenza, reparti COVID-19 sul territorio

Mozioni di Gruppo Verde, Partito Democratico-Liste civiche.

Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha presentato questo pomeriggio in Consiglio provinciale la mozione n. 269/20: Effetti post-traumatici dell‘emergenza coronavirus, con la quale, rilevando che si è molto dei problemi economici di tale emergenza, ma ancora troppo poco dell’impatto sociale e psicologico dell’emergenza, che riguarda chi ha contratto la malattia, i famigliari, il personale sanitario a contatto con situazioni difficili, coloro che hanno subito l’isolamento e la reclusione in casa, chiedeva di impegnare la GIunta (1) ad ampliare in via preventiva i servizi per la salute mentale e psichica, rafforzando l’offerta in tutto il territorio provinciale anche al fine di raggiungere un numero maggiore di persone, riducendo i tempi di attesa e divulgando le offerte esistenti con mezzi idonei, (2) a fornire a chi lavora nel sistema sanitario e nelle varie strutture sociali, compresi i volontari, misure di sostegno per aiutare queste persone nell’elaborazione dei traumi che si ritrovano ad affrontare, (3) a fornire maggiore aiuto, supervisione e strumenti di intervisione (scambio e consulenza tra addetti) a coloro che lavorano nel sistema formativo,; (4) a istituire e promuovere l’offerta di un pronto soccorso psicologico direttamente e facilmente accessibile. I famigliari dei malati o delle vittime, così come il personale sanitario e assistenziale, ha spiegato Foppa, sta vivendo esperienze ai limiti del sopportabile o anche oltre, e questo spesso  quotidianamente. A rischio, inoltre, sono le persone esposte a molteplici pressioni (come per esempio le donne lavoratrici che nel contempo assistono altre persone oppure le persone che subiscono in modo costante il peso dell’incertezza del loro futuro) che non usciranno più forti (resilienti), ma piuttosto sfibrate e indebolite da questo sforzo costante e prolungato.

Franz Ploner (Team K) ha evidenziato che il problema è un danno collaterale della crisi: la povertà dei bambini aumenterà, l’equilibrio della struttura sociale sarà danneggiato, i genitori soli ci rimetteranno. I genitori in generale sono sotto pressione, gli anziani vengono lasciati soli. Il bisogno di vicinanza e presenza è però sempre lo stesso: sarebbe importante un accesso semplice all’assistenza ambulatoriale, per questo la mozione era da approvare.

Anche Maria Elisabeh Rieder (Team K) ha annunciato sostegno, anche perché i medici di base non saranno n grado di affrontare tutte queste emergenze. Le persone si rivolgono volentieri a uno sportello, ma questo deve avere un nome ben identificabile. Ci vuole anche un accompagnamento per i dipendenti sanitari dopo questo periodo difficile, insieme a ferie e recupero psicofisico. Nelle grandi aziende, per esempio, esiste un servizio di sostegno sanitario, perché dipendenti sani sono una ricchezza.

Anche Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha sostenuto la mozione. Egli stesso e i colleghi hanno ricevuto richieste di aiuto da cittadini in crisi. È terribile anche dover comunicare una morte, così come non poter prendere congedo da un parete morente. Per i medici e il personale sanitario è terribile vedere le persone morire tra le loro braccia. Tutto questo lascia un segno sulla psiche: c’è chi ha l’esigenza di parlarne, chi non riesce a farlo, ma è importante che queste persone sappiano che non  sono sole e che si sono delle istituzioni cui rivolgersi.
L’ass. Thomas Widmann ha ammesso che gli effetti psicologici della crisi sono incisivi e colpiscono molte famiglie. I servizi psicologici proprio per questo si sono attivati subito, ed erano presente in collaborazione in tutti i reparti; è stato elaborato un progetto di psicologia di pronto soccorso con reperibilità continua. Il servizio è stato svolto anche dall’Agenzia per la Protezione civile e traite hotline attiva 24 ore su 24. C’erano poi eventi e corsi psicologici per il personale sanitario. Il servizio di emergenza “Aiuto psichico Covid-19”, che unisce una serie di servizi, è da tempo attivo e nel frattempo molto conosciuto. Pertanto, già molto di quanto richiesto è già in atto.  Brigitte Foppa ha segnalato che tanti uomini entreranno in crisi per le conseguenze di una crisi economica, avendo meno delle donne la capacità di sfogarsi o confidarsi: ha fatto riferimento in particolare a quelli che saranno costretti a chiudere le proprie aziende e lo vivranno nella disperazione.
Posta in votazione, la mozione è stata respinta con 14 sì e 18 no.

Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha quindi presentato la mozione n. 271/20: Reparti COVID sul territori, con la quale, ricordando che la proposta di trasformare Bolzano nell’unico centro COVID dell’Alto Adige, utilizzando il nuovo ospedale, comporterà l’annullamento di una potenziale crescita della sanità altoatesina, e che portare la  Rianimazione Covid unicamente a Bolzano e la disponibilità di 90 letti nel nuovo nosocomio cittadino e 30 posti letto in ognuno dei tre comprensori toglierà al principale nosocomio provinciale risorse umane finanziarie e di sviluppo, chiedeva di impegnare la Giunta Provinciale a  (a) rivedere questa politica di accentramento in un'unica struttura, e (b) a implementare ulteriore personale sanitario sul territorio, figure importanti per i pazienti COVID19 con sintomi non gravi. “La motivazione per essere contrari a rendere Bolzano un centro unico COVID sono evidenti”, ha detto Repetto, ricordando che il veneto ha fatto una scelta opposta, ovvero offrire servizi sul territorio: “tra queste, la privazione per la città e il comprensorio di una struttura attesa da anni. La proposta avanzata dai vertici dell’ASL danneggia l’ospedale, in quanto esso funge come unico centro di medicina di alto livello, con certificazione oncologica e reparti unici sul territorio provinciale”. Pare che ci sia quasi un tentativo di smobilitare l’ospedale, inoltre c’è un’opposizione interna a questo progetto, e il timore che questo progetto danneggi quello di ristrutturazione del pronto soccorso.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha rilevato l’allerta non solo del personale medico e paramedico, ma anche del territorio e del comprensorio bolzanino, in rapporto ai progetti in corso. C’era una struttura in corso di realizzazione, e ora si dice che quella struttura si dovrà invece far carico di un servizio eccezionale: la preoccupazione è trasversale. È necessario anche valutare una riforma profonda rispetto alle barriere filtro all’accesso ospedaliero, strutturate in un sistema territoriale.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha appoggiato il pöunto (2) ma non il punto (1), rilevando che in altre regioni è stato dimostrato l’alto rischio di contagio interno agli ospedali: ecco perché in una seconda fase è ragionevole suddividere rigidamente i pazienti covid dai non covid, e farlo in tutti gli ospedali è difficile. È giusto concentrare in un’unica struttura, non importa se Bolzano o meno.

Franz Ploner (Team K) ha fatto riferimento alla possibilità di assistenza domestica tramite Team Covid attivi sul territorio, sistema già utilizzato altrove, che va bene per la maggior parte dei pazienti. In quanto ai pazienti intensivi, che richiedono personale altamente specializzato, ha senso che vengano centralizzati in una struttura unica. Queste stazione intensive devono essere allestite in modo da impedire la diffusione del contagio. Addirittura sarebbe sensato un centro regionale.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha ricordato che in merito alla riforma sanitaria il PD era centralizzatore e la STF decentralizzatore: ora le posizioni sono opposte. Certo Bolzano non ha gradito questo progetto. Tuttavia il discorso di Ploner appare giusto: centralizzare gli acuti, e quindi isolarli, forse ha senso, ma a patto che questi siano una minoranza, che quindi ci sia tutto un trattameto dei sintomi alla prima apparizione, ancora prima del 37.5 di febbre o del tampone. Ha chiesto quindi al proponente di prevedere nella parte dispositiva una “verifica” della possibilità proposta.
L’ass. Thomas Widmann ha chiarito che l’ISS prevede un centro specifico per il trattamento dei pazienti COVID. La task force sanitaria ha avuto successo proprio perché poteva decidere cosa succede dove. Il progetto proposto di una stazione Covid unica è compreso ora anche da chi finora era critico; se ci sarà una seconda ondata, bisognerà agire in maniera più flessibile: Bolzano ospiterà la stazione Covid, con 15 medici e diversi infermieri, ma rimarranno in caso di emergenza reparti di preisolamento a Merano e nelle strutture convenzionate. Repetto ha rilevato di non aver avuto risposte sul Pronto soccorso, aggiungendo che la sensibilitÀ in merito dei cittadini è molto elevata: “CI aspettiamo gli investimenti necessari per potenziare il nosocomio”.
La mozione è stata votata per parti separate, con l’introduzione della parola “verificare” al posto di “rivedere”, e respinta: le premesse con 12 sì 19 no e 4 astensioni, il punto (a) con 6 sì, 21 no e 8 astensioni, il (b) con 14 sì, 18 no e 2 astensioni.

 

(MC)