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Consiglio | 05.03.2020 | 15:35

Lavori Consiglio: Faccende domestiche (2), lingua dei segni

Accolta in parte una mozione del Gruppo Verde, avviata la discussione di una proposta della Süd-Tiroler Freiheit.

(Nel rispetto delle disposizioni sulla par condicio, questo comunicato viene redatto in forma impersonale ed essenziale). 

È ripresa nel pomeriggio di oggi la discussione (iniziata stamattina) della mozione n. 255/20: La “piccola differenza” nelle faccende domestiche, con la quale il Gruppo Verde chiedeva di incaricare la Giunta provinciale (1) di spostare nuovamente l’attenzione su questa tematica tramite una nuova campagna di sensibilizzazione, un concorso o altre iniziative idonee; (2) di incoraggiare gli uomini a non limitarsi ad “aiutare” nelle faccende domestiche ma ad assumersene la responsabilità così come fanno le donne; (3) di incoraggiare le donne a far sentire maggiormente la propria voce nella vita pubblica; (4) di organizzare un convegno o un evento pubblico per presentare i risultati delle ricerche e le esperienze, allo scopo di sensibilizzare quante più persone possibile nei confronti di questa tematica.

Dalla SVP è arrivata una riflessione sulle diverse sfaccettature della situazione delle donne e del modo di vederla, sottolineando che una riflessione è necessaria: le consigliere non sarebbero qui, né le donne potrebbero studiare, se non ci fossero donne che si sono battute perché anche le donne potessero farlo e avessero un ruolo decisionale. La famiglia è il nucleo piú piccolo della societá, e su di essa intervengono già delle norme, per esempio quelle sulla violenza. anche la Commissione pari opportunitá si impegna costantemente per l’equità. Anche le donne che hanno una condizione di paritá hanno il compito di ricordare che non per tutte è così: non bisogna aver paura di perdere qualcosa, se si promuove il cambiamento.
Il Team K ha ritenuto che la mozione riguardasse l’immagine della donna, e che il Consiglio provinciale avesse una funzione di esempio anche nelle modalità di discussione. È un dato di fatto che le faccende domestiche e l’educazione sono in gran parte lasciate alle donne, e la tematica va affrontata. La conciliabilità lavoro-famiglia è un problema che riguarda molte donne, e spesso a casa si discutono queste tematiche. Si parla della difficoltá della ricerca di candidate per le elezioni comunali, ma a molte la richiesta arriva così: “Non devi fare nulla, basta che tu metta il nome e poi, se eletta, ti sieda in Consiglio”. Anche per questo bisogna fare qualcosa di più.

Un altro consigliere dello stesso Team K ha fatto riferimento al fatto che per molte donne la vita famigliare funzionava bene, in passato, anche senza tanti regolamenti: ci vuole più rispetto, fiducia e autoresponsabilità. Se due partner lavorano, è ovvio che ci si divida le faccende domestiche.
Secondo il Partito Democratico - Liste civiche, in quanto alle candidature per le comunali, si punta molto sulle candidate femminili, con l’obiettivo di andare verso un sistema come quello trentino con l’obbligatorietá di una doppia preferenza di genere.
Dai banchi SVP è arrivata la testimonianza relativa a un padre del 1923 che si occupava dei figli. Dietro ogni donna forte c’è un uomo forte, ovvero un uomo presente, che aiuta, che lavora per la propria famiglia, che accudisce i figli. Che si debba discutere di questo tema nel 2020 stupisce, lo stesso segretario generale ONU ha detto che è dannoso per l’economia se si escludono le donne dal lavoro. È stato quindi annunciato un voto a favore della mozione.
Secondo i Freiheitlichen, la discussione si è ampliata in una direzione non prevista. Uomini e donne devono essere pagati in maniera uguale per il proprio lavoro, questo è ovvio, tuttavia non si puó dire che non ci siano differenze tra uomini e donne, dovute alla genetica, al fisico, alle diverse capacità. Tutto questo influenza il modo in cui si vive, e i lavori che si scelgono. Gli uomini di oggi non sono paragonabili a quelli di una o due generazioni fa, e all’interno delle famiglie le decisioni sono personali, ma le differenze vanno rispettate.
La Giunta provinciale ha replicato che il tema riguarda i ruoli attribuiti alla donna e all’uomo. Una discussione in merito in Consiglio non è inopportuna, altrimenti non avrebbe senso avere un Commissione pari opportunità. È vero che le donne vengono pagate di meno, che hano difficoltá a fare carriera perché in gran parte si occupano dei figli e degli anziani, e questo non è equo.  La mozione, va detto, prevede una sensibilizzazione, non obblighi, ma bisogna discutere su ciò che si può fare: la questione è come agire concretamente. In merito ai singoli punti, essi vengono già promossi con diverse iniziative dalla Commissione pari opportunità, compresa una relativa alle candidature femminili. Sono stati comunque condivisi i punti (2) e (3) purché si aggiungessero le parole “continuare a”, per dare conto di ciò che già fa ottimamente la commissione. Il Gruppo Verde ha accolto la proposta, ribadendo che la mozione era fondata sui dati raccolti scientificamente dall’ASTAT. La mozione non ha alcuna intenzione di regolamentare la sfera privata, anche se ci sono diverse norme che vi influiscono, si pensi a quelle sul fumo, sulla guida, la nutrizione ecc.
La mozione è stata votata per parti separate: le premesse e il punto (1) sono stati respinti, il punto (2) e il punto (3) approvati a maggioranza, il punto 4 respinto.
È stata quindi illustrata la mozione n. 253/20: Lingua dei segni in provincia di Bolzano della Süd-Tiroler Freiheit, che ha evidenziato di averla elaborata con varie associazioni interessate, compresa quella dei non udenti austriaci, e di voler per questo discuterla congiuntamente con quella de L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia pure all’ordine del giorno.  In Alto Adige ci sono 400 non udenti, in Europa più di 80 milioni, e utilizzano preferibilmente la lingua dei segni, che varia da Paese a paese e ha anche versioni dialettali: quello sudtirolese è, per motivi culturali e storici, pressoché identico a quello del Tirolo ovvero dell’Austria. In ogni caso, la la lingua dei segni è la madrelingua delle persone sorde, ma in molti Paesi non è ancora considerata alla stregua della lingua dello Stato e delle lingue delle minoranze riconosciute: mentre in Germania la lingua dei segni tedesca è stata riconosciuta come lingua a sé stante già nel 2002 con la legge federale sull'uguaglianza, e in Austria essa è ancorata nella Costituzione federale, in Italia a oggi non sono riconosciute ufficialmente né la lingua dei segni italiana, né quella austriaca per i non udenti di lingua tedesca della provincia di Bolzano, ovvero la maggior parte delle 400 persone non udenti dell’Alto Adige. In aggiunta a ciò, da decenni, i non udenti di lingua tedesca in provincia di Bolzano devono aderire all'Ente Nazionale Sordi (ENS) per poter far parte almeno di un’associazione di non udenti, che fornisce pochissimo materiale informativo, anche via web, in lingua tedesca. Per migliorare la situazione, il riconoscimento a livello statale della lingua dei segni italiana (IGS/LIS lingua dei segni italiana) e di quella austriaca (ÖGS) sarebbe un primo passo nella direzione giusta, ma purtroppo i parlamentari impegnati in quest’ottica fanno riferimento alla lingua dei segni tedesca. La STF chiedeva quindi di incaricare la Giunta provinciale (1) a invitare i parlamentari sudtirolesi a correggere l'emendamento sul riconoscimento della lingua dei segni in modo tale che in provincia di Bolzano non sia riconosciuta la lingua dei segni tedesca, bensì quella austriaca, (2) a rendere la comunicazione e i locali dell’Azienda sanitaria più facilmente accessibili alle persone con deficit uditivo e ipovedenti, (3) a redigere un elenco degli interpreti di lingua dei segni disponibili in provincia di Bolzano, indicando quale lingua dei segni conoscono, (4) a redigere un elenco degli educatori/collaboratori all’integrazione in provincia di Bolzano con una buona padronanza della lingua dei segni, indicando quale lingua dei segni conoscono, (5) di adoperarsi per la creazione di una sede distaccata della ÖGLB (Associazione austriaca dei non udenti) e della ÖGSDV (Associazione austriaca degli interpreti e traduttori nella lingua dei segni) in provincia di Bolzano per garantire alle persone non udenti o con deficit uditivo una struttura di riferimento nella loro madrelingua in provincia di Bolzano.
L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia, dispiacendosi che non venisse discussa la sua mozione sullo stesso tema, risalente al 2019, che proponeva tra l’altro il riconoscimento e al tutela della lingua dei segni italiana e tedesca e della LIS tattile, mentre la mozione di colleghi riguarda solo la lingua dei segni tedesca, “per loro austriaca”. La sua mozione si focalizzava anche sulle tecniche e sistemi preventivi e curativi e l’offerta di un vero e proprio servizio di traduzione nelle strutture sanitarie. Essa sarebbe stata comunque presentata in futuro.

La trattazione della mozione è quindi stata sospesa perché è iniziato il tempo riservato alla maggioranza.

(MC)