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Consiglio | 05.03.2020 | 13:16

Lavori Consiglio: Vulnerabilità sociale, responsabilità condivisa, autobus a Rencio, faccende domestiche

Mozioni di Partito Democratico - Liste civiche, Gruppo Verde, Team K.

(Nel rispetto delle disposizioni sulla par condicio, questo comunicato viene redatto in forma impersonale ed essenziale).

La prima mozione discussa questa mattina in Consiglio provinciale è stata la 252/20: Vulnerabilità sociale, con cui il Partito Democratico - Liste civiche, evidenziando che negli ultimi decenni la popolazione tende a concentrarsi maggiormente nelle aree urbane con il risultato di un incremento dell’esclusione sociale anche nelle città più sviluppate, che i sistemi di welfare non riescono più a garantire un’ampia inclusione sociale e le famiglie tendono ad avere meno componenti, nonché che l’intreccio di bassa natalità e invecchiamento della popolazione  rischia di mettere in crisi il ruolo tradizionale della famiglia, informava che un recente studio dell’EURAC si pone l’accento sulla maggiore vulnerabilità sociale delle città, sottolineando il loro ruolo quali poli territoriali e differenziandoli dagli altri enti, non solo in terreni di maggiori funzioni, ma anche in termini di maggiori spese che questi enti si trovano ad affrontare. Lo studio, informava, parla della c.d. A-Stadt, cosi denominata per una concentrazione maggiore nei centri principali di fasce della popolazione socialmente deboli, vale a dire Alte (anziani), Ausländer/innen (stranieri) e  Arbeitslose (disoccupati). Per fronteggiare questa situazione, a fronte di un differenziale di prosperità tra poli centrali e zone circostanti, dove sono quest’ultime ad avere una occupazione più elevata, redditi primari più alti ed una spesa sociale inferiore rispetto alle zone centrali, e anche in riferimento a tre pilastri sulla vulnerabilità sociale, e cioè lavoro, famiglie e welfare, il gruppo consiliare chiedeva di impegnare la Giunta a (1) fare un monitoraggio su tutto il territorio altoatesino per valutare la vulnerabilità sociale secondo i tre fattori rappresentatati, (b) inserire i tre fattori nella tabella relativa per i finanziamenti dei servizi sociali delegati, (c) aumentare il budget del finanziamento destinato alle comunità comprensoriali e all’ASSB (quota pro capite) in relazione della vulnerabilità sociale.
Il Gruppo Verde, rivelando che il dibattito cittá-Campagna si sta intensificando, come dimostrano anche le mozioni trattate ieri o la proposta sui bar di paese; si tratta di un tema non solo sociale ma anche fortemente culturale per via della diversa distribuzione dei gruppi linguistici. Nell’area urbana c’è men rete sociale, quindi una diversa necessitá di servizi.In un recente workshop alla LUB di è fatto riferimento al concetto di vulnerabilitá in collegamento a quello di passivitá delle persone.
L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia ha fatto riferimento a una maggiore frammentazione sociale delle aree urbanizzate. le tre categorie identificate dalle tre A sarebbero un accumulatore di problematiche cui devono corrispondere risorse economiche, secondo la mozione: il consigliere si è detto d’accordo, invitando però ad allargare la discussione, considerando che anche le intolleranze derivano da una fragilità del tessuto sociale: bisogna quindi fare i conti coi fattori che hanno sconvolto il tessuto sociale, abbandonando un atteggiamento fatalistico. Il problema va affrontato alla radice, gestendo le cause: si deve quindi intervenire radicalmente sul problema dell’immigrazione.
La Süd-Tiroler Freiheit ha ritenuto che la mozione distorcesse la realtà, al solo fine di ottenere più fondi per Bolzano. Bisogna piuttosto creare incentivi per le zone rurali per mantenere in periferia le persone, anche quelle anziane, che magari vivono sole in masi poco accessibili.
La Giunta provinciale ha ammesso che le aree urbane hanno una situazione diversa rispetto alla periferia, aggiungendo che la Giunta ha sempre puntato però a creare una situazione di equilibrio. In quanto all’andamento demografico, è una difficoltá che Bolzano dovrá sforzarsi di affrontare, e questo spetta al Comune. Anche l’immigrazione è un fattore molto importante, ed è vero che si concentra su Bolzano: sará chiesta un’assunzione di responsbailitá da parte dei comuni limitrofi. Anche il fatto che le famiglie siano più piccoli e che aumentino separazioni e divorzi chiede una risposta abitativa, a Bolzano però esiste un’alta concentrazione di alloggi sociali, e anche il Comune nel mette a disposizione in gran numero. In quanto ai servizi sociali, non si discutono le misure singole ma il quadro complessivo: in un recente incontro tra Provincia, Comunitá comprensoriali e servizi sociali si è parlato proprio di questo. Al Comune sociale è stata data una quota di fondi pro capite più alta, per interventi sociali, rispetto agli altri Comuni, e la Provincia si fa carico dei costi del centro Lemayr, mentre strutture come queste dovrebbero essere finanziate dai Comuni. Ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità. Il proponente ha replicato che dagli anni ‘90 la situazione è profondamente cambiata, quindi deve cambiare anche il sistema di gestione e l’attenzione alle realtá urbane. Lemayr non deve essere una competenza del Comune Bolzano: dagli anni ‘2000 si è passati da 30 a 1.000 persone senzatetto a Bolzano, ma non si tratta più di senza dimora, bensì di immigrati, quindi di una situazione completamente diversa. La mozione è stata quindi votata e respinta con 11 sì e 18 no.

Di seguito, era all’ordine dle giorno la mozione n. 253/20: Lingua dei segni in provincia di Bolzano della Süd-Tiroler Freiheit. L’Alto Adige nel cuore - Fratelli dItalia ha chiesto di trattare congiuntamente la sua mozione n. 87/19: La Provincia riconosca, promuova e tuteli la lingua dei segni (LIS). La Giunta ha proposto di sospenderle per elaborare una mozione in merito, con la partecipazione della Giunta e il coinvolgimento di tutti i gruppi, al fine di sostenere le persone che utilizzano la Lingua dei Segni: la Süd-Tiroler Freiheit si è detta d’accordo, invitando però a incontrarsi ancora oggi, L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia si è detto disponibile ad accogliere il contributo degli altri gruppi.

Il Gruppo Verde ha quindi presentato la mozione n. 254/20: Responsabilità condivisa, povertà dimezzata, con cui, evidenziando che le donne interrompono spesso la loro carriera lavorativa per riuscire a conciliare famiglia e lavoro, e per questo motivo escono dal mercato lavorativo, in molti casi anche per lunghi periodi, finendo per guadagnare meno nel corso della loro carriera, e di conseguenza nella vecchiaia ricevono una pensione che arriva solo alla metà di quella degli uomini, fenomeno definito “gender pay gap” (divario retributivo di genere), riferiva che ai in base ai dati ’IPL 2016 in Alto Adige il differenziale salariale medio (riferito solo a chi lavora a tempo pieno) è del -17,2 % se calcolato sul salario giornaliero, e del -27 % sul salario annuale. Questo ha molto a che fare con  la scelta che compiono molte coppie nel momento in cui hanno figli, vale a dire che la donna resta a casa per un periodo di tempo più o meno lungo oppure sceglie il part-time: tale scelta dovrebbe essere di ENTRAMBI i partner, in genere però viene presentata come una scelta che ricade unicamente sulla donna o almeno viene percepita come tale dalla società. Lo stesso vale quando in famiglia c’è una persona anziana non autosufficiente. Si chiedeva quindi di incaricare la Giunta provinciale di (1) fare tutto il possibile affinché il tema della conciliabilità tra famiglia e lavoro venga presentato e percepito come qualcosa che interessa e tocca tutti i componenti della famiglia, (2) aumentare gli sforzi di sensibilizzazione per una responsabilità condivisa soprattutto nella fase in cui si decide di fondare una famiglia e si pensa all’accudimento dei figli e/o alla cura dei famigliari, con le differenze di reddito che ne derivano, soprattutto nell’età della pensione, (3) sostenere finanziariamente e/o con altre misure le famiglie e unioni che dimostrano di non privilegiare uno dei due partner nella fase in cui si fonda una famiglia e ci si occupa dell’accudimento dei figli e/o della cura dei famigliari, (4) avviare e svolgere campagne di sensibilizzazione in ambito economico affinché l’attenzione alla famiglia venga considerata sempre più un fattore che rende attrattiva un’azienda, e le misure a favore della famiglia caratterizzino la politica aziendale. Seguendo l’esempio della Svezia, l’obiettivo da perseguire è quello di fare in modo che le aziende sollecitino i loro dipendenti – sia uomini che donne – a usufruire del congedo parentale e che la società non solo accetti ma ritenga auspicabile che anche i padri si occupino dei figli, (5) porre particolare attenzione alle difficoltà che incontrano i genitori single.
Il Team K ha ritenuto importante la sensibilizzazione, ma non sufficiente. Ha quindi ricordato la discussione di 7 ore in Consiglio regionale sulla rappresentanza delle donne nelle commissioni regionali, esempio di una situazione attuale davvero frustrante. La Consigliera di paritá ha riferito i dati sulla presenza delle donne nei posti apicali, dai quali risulta che negli ultimi 10 anni è cambiato ben poco. oltre a sensibilizzare, bisognerebbe scegliere ogni anno una o due tematiche specifiche, producendo misure concrete, partendo anche da una giusta rappresentanza delle donne negli organi politici e nei CdA, almeno quelli pubblici. Anche il lavoro di cura deve essere suddiviso, e bisogna pensare a un adeguamento degli stipendi nelle professioni prevalentemente femminili e alle famiglie monoparentali, nonché alle giovani imprenditrici. 
La Süd-Tiroler Freiheit, fondamentalmente a favore della mozione, ha ritenuto problematico il punto (3), perché c’è sempre uno dei partner che guadagna di piú o che ha diversi vantaggi in termini di congedo parentale, quindi l’uguaglianza al 100% è impossibile. Lo Stato, inoltre, non prevede alcun sostegno dei genitori che vogliono assistere i bambini a casa o che curano i loro parenti, incentivi ci sono solo per chi iscrive i propri figli nelle microstrutture: bisogna invece dare la libertá di scelta. Più che sensibilizzare l’economia, bisognerebbe sensibilizzare i politici a livello statale in questo senso.
Il Gruppo Verde ha illustrato quindi un emendamento al punto (3), che chiedeva che “nessun partner venisse svantaggiato”.
Secondo la SVP, tanto di quanto contenuto nella mozione corrispondeva alla realtá, tuttavia gran parte delle proposte, anche relativamente alle campagne di sensibilizzazione, erano giá contenute nella Programma di attività della Consigliera di parità, che si occupa proprio di quest’ambito, con iniziative variegate. Il ruolo della politica è creare condizioni quadro.
Secondo i Freiheitlichen, il sostegno alle famiglie è importante per il ruolo fondamentale che esse hanno. Tuttavia, a livello concreto la mozione non cambia nulla. Si è sempre molto severi con la maggioranza in caso di mozioni vaghe, è corretto esserlo anche in questo caso. Ogni famiglia ha la propria concezione in merito al ruolo di padre e madre: questa è una ibertá che va concessa e che nella mozione manca.
In quanto al gender gap, ha ribadito il Gruppo Verde, la situazione in provincia è nota, anche in relazione alle difficoltà che le donne vivono quando arrivano in pensione, nonostante abbiano lavorato tutta la vita dentro e fuori casa. Una possibilità di intervento riguarda una maggiore integrazione delle donne nel mercato del lavoro, e questo è possibile solo se si creano le condizioni quadro adeguate, perché di fatto la libera scelta di andare a lavorare non è sempre data.
La Süd-Tiroler Freiheit ha sostenuto di non condividere nemmeno l’emendamento al comma 3, e aggiunto che la proposta più semplice sarebbe che si tenesse conto, nel calcolo pensionistico, anche dei tempi dedicati alla cura e all’assistenza. Sbagliato è intervenire sulla libertà di scelta delle famiglie. 
Ancora il Gruppo Verde ha ritenuto che la situazione in Italia privilegi la scelta della donna di stare a casa e quella dell’uomo di lavorare, quindi in questo senso manca la ibertá di scelta. Nel confronto con le altre legislazioni nazionali emerge che in Italia è tutelato ottimamente il diritto dia senza l lavoro della madre e in maniera pessima quella del padre. Alla madre è garantita una copertura di 20 settimane, mentre per i padri ci sono 4 giorni obbligatori e coperti, mentre l’Unione Europea fissa due settimane. è da questo squilibrio che nascono le successive povertà, pertanto, sollecitando un cambiamento della legislazione nazionale, bisogna nel frattempo creare delle misure compensative in provincia.
Di nuovo la SVP ha sostenuto che una simile mozione ridicolizza la tematica, trascurando quanto fatto finora dalla Giunta per creare condizioni quadro agevolanti proprio nella direzione chiesta. Inoltre, per via delle loro dimensioni non tutte le aziende possono offrire queste condizioni. 
La Giunta provinciale ha ritenuto condivisibili molti punti, altri un po’ meno. Si può sensibilizzare, dare un sostegno e offrire un accompagnamento, come viene fatto già ora, ma le donne devono prendere questa decisione in autonomia, e la scelta è interna alle famiglie. è importante sensibilizzare, questo è chiaro, ma si sta giá facendo, anche grazie alle iniziative della Commissione pari opportunitá che promuove campagne a questo scopo. Ha ricordato che ci sono 18.000 e a disposizione per il calcolo a fini pensionistici dei periodi dedicati ad assistenza e cura. Si è sempre pronti a miglioramenti, ma la mozione, pur concordando con i principi in essa contenuti, manca di concretezza. Il Gruppo Verde ha replicato che certi modi di rispondere a una proposta, definendola “ridicola”, sono brutali e arroganti; anche la SVP ha promosso a volte mozioni di stampo generale. certamente sensibilizzare non basta, ma lavorare sulla mentalità e sull’informazione è importantissimo. In ogni caso, con il punto (3) la mozione di fatto è concreta, con ripercussioni precise.
La mozione è stata respinta con 14 sì, 17 no e 1 astensione (il punto 3 con 11 sì e 21 no).

È quindi stata ripresa la  mozione n. 213/19: Le linee extraurbane di autobus a Rencio, già discussa ieri, con la quale il Team K chiedeva di incaricare la Giunta provinciale (1) di attivare i competenti uffici provinciali per procedere – di concerto con Sad e con Sasa – allo spostamento totale o parziale delle linee di autobus extraurbane che transitano per Rencio, su via Innsbruck; e (2) di prevedere una nuova fermata posta in adiacenza all'attuale pensilina sulla rotatoria all'imbocco della galleria per la val d'Ega. Il presentatore ha presentato un emendamento co-firmato da Team K e SVP, con il quale si sostituiva la parte dispositiva invitando a incaricare la Giunta “a predisporre uno studio di fattibilità per valutare alternative migliorative riguardo le linee urbane ed extraurbane del trasporto pubblico locale e il traffico individuale, in zona Rencio e in via Innsbruck, in vista di una sua futura implementazione”.
La Giunta provinciale ha accolto la proposta emendata, che è stata posta in votazione: le premesse sono state respinte con 11 sì, 16 no e 3 astensioni, la parte dispositiva approvata con 28 sì e 3 astensioni.

Il Gruppo Verde ha quindi presentato la mozione n. 255/20: La “piccola differenza” nelle faccende domestiche, con la quale si evidenziava che c’è un settore in cui è ancora opinione diffusa che la responsabilità sia tutta femminile: le faccende domestiche. Secondo il rapporto ASTAT dell’8 marzo 2016, il 66,2% degli uomini dedica meno di 10 ore settimanali al lavoro domestico, mentre più di un terzo delle donne (35,1%) lavora più di 30 ore alla settimana tra le pareti domestiche. Un uomo su cinque in Alto Adige continua a non dedicare nemmeno 1 ora del proprio tempo a questo, mentre solo 1 donna su 20 non fa nulla a casa. Dal 2010 al 2015 il contributo medio degli uomini ai lavori di casa è passato da 7,5 a quasi 9 ore, ma nello stesso tempo è aumentato anche il carico per le donne: risulta che esse quindi lavorano 13,4 ore meno degli uomini fuori casa ovvero a titolo retribuito, ma 17 ore più degli uomini in casa, quindi non retribuite. Proprio a causa di questo doppio carico di lavoro, le donne negli anni centrali della loro vita si ritirano dalla vita pubblica, rinunciano alla professione/carriera, all’impegno politico ecc. Questo schema si ritrova anche nei giovani scolari che vengono in visita in Consiglio provinciale. Per questo, si chiedeva di incaricare la Giunta provinciale (1) di spostare nuovamente l’attenzione su questa tematica tramite una nuova campagna di sensibilizzazione, un concorso o altre iniziative idonee; (2) di incoraggiare gli uomini a non limitarsi ad “aiutare” nelle faccende domestiche ma ad assumersene la responsabilità così come fanno le donne; (3) di incoraggiare le donne a far sentire maggiormente la propria voce nella vita pubblica; (4) di organizzare un convegno o un evento pubblico per presentare i risultati delle ricerche e le esperienze, allo scopo di sensibilizzare quante più persone possibile nei confronti di questa tematica.
Il Team K ha ritenuto che questa mozione del Gruppo Verde non fosse seria come la precedente, segnalando che in certe coppie ci sono delle dinamiche che derivano anche da altri fattori, per esempio a uno dei due piace di piú cucinare, all’altro fare le pulizie. la politica non puó certo obbligare una persona a fare un certo lavoro per tot volte alla settimana. Oltretutto il lavoro domestico è difficilmente quantificabile, a differenza degli stipendi. Il Team K è a favore dell’uguaglianza, ma la politica non deve intervenire nella vita privata delle persone.
La Süd-Tiroler Freiheit ha respinto l’imposizione di una divisione dei lavori a metà, gli orari e la disponibiliTá delle persone sono diverse, un single per esempio fa le pulizie al 100%. Le famiglie non hanno bisogno di un consigio provinciale che imponga quante volte a settimane uno deve fare le pulizie o il bucato, questa è una decisione che spetta alle famiglie. Si è ben lontani dai tempi in cui uno spot diceva che due cose sono importanti nella vita di una donna: “Cosa mi metto e cosa preparo per cena”. 
Il Gruppo Verde ha ritenuto che il tema dovesse certamente interessare la politica. In Austria o germania per i partner maschili è ovvio che si partecipi ai lavori domestici, ma in questa provincia il livello è ben differente: la mozione punta a un’apertura in questo senso.
Alto Adige Autonomia ha ritenuto che una tale mozione non fosse necessaria nel 2020, quando molti uomini ormai partecipano attivamente ai lavori di casa. Anche la richiesta di incoraggiare le donne a far sentire maggiormente la propria voce nella vita pubblica non ha senso, si scade nel qualunquismo del femminismo.
La SVP ha respinto l’idea che la situazione sia migliore all’estero che in Alto Adige, aggiungendo che tutte le donne devono educare i figli in modo che per maschi e femmine sia ovvio dare il proprio contributo, e questo non è il compito della politica. Il cambiamento generazionale ha portato sicuramente dei progressi.
Il Team K ha ribadito che non era opportuno entrare nella sfera privata delle famiglie, e respinto l’idea che una condivisione delle faccende domestiche fosse possibile solo all’estero. 
Il Gruppo Verde ha replicato che molti, negli interventi, avevano parlato di sè, alcuni con irritazione, e che era stato chiesto che la politica stesse fuori dalle mura di casa: ci sono però numerose leggi che superano queste pareti, anche la vita della coppia è regolata dalle leggi, come dimostra il Diritto di Famiglia. La politica ha anche una funzione culturale, e la mozione ha lo scopo di indicare nella parità e nell’equa distribuzione dei pesi all’interno della famiglia un modello positivo.

La discussione della mozione proseguirá nel pomeriggio.

(MC)