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Consiglio | 06.02.2020 | 13:08

Lavori Consiglio: Catalogna, co-working - CON VIDEO

Discusse e approvate due mozioni della SVP. La sessione di lavori di febbraio è terminata: non ci saranno ulteriori sedute nel pomeriggio di oggi e domani. (link immagini in coda)

Gerhard Lanz (SVP) ha presentato oggi in aula la mozione n. 205/19: Solidarietà con la Catalogna, con la quale si chiedeva al Consiglio provinciale di esprimere nuovamente la sua piena solidarietà alla popolazione catalana nel suo intento di ottenere un’ampia autonomia e un autogoverno il più ampio possibile e di invitare tutti i responsabili politici chiamati ad agire con riferimento alle aspirazioni indipendentiste (Lanz ha presentato un emendamento per sostituire queste parole con “alla situazione politica”)  in Catalogna (1) a trovare con mezzi pacifici e democratici nonché nello spirito europeo una soluzione politica consensuale per chiarire lo status della Regione della Catalogna; (2) nonché a trovare una soluzione, tenendo conto della situazione politica particolare, per evitare la condanna e in ogni caso l’esecuzione delle pene detentive a carico degli attivisti del movimento indipendentista.
Alessandro Urzì (L’alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha ricordato il suo invito, in collegio dei capigruppo, ad evitare le provocazioni, che danno vita a inutili polemiche. Modifiche all’acqua di rose cambiavano poco la sostanza. Al referendum non riconosciuto e non costituzionalmente legittimo avevano vinto i sì col 90,18%, ma se si considerava l’affluenza risultava che il 60% dei Catalani aveva rigettato la proposta. Non esiste regione più autonoma e autogovernata dalla Catalogna, che cosa si richiedeva ancora alla Spagna? Restava solo l’indipendenza. La mozione chiedeva di non applicare le condanne a carico di chi aveva attentato alla Costituzione: era quindi una volgarissima provocazione, “qualcuno scrive Catalogna e pensa qualcos’altro”. Egli ha chiesto quindi il ritiro della mozione, che era anche un insulto a un paese della UE che aveva applicato le sue norme. Vanno rispettati gli ordinamenti costituzionali e le regole su cui si fonda l’Europa. 
Il pres. Josef Noggler ha ricordato la discussione in capigruppo, aggiungendo che la decisione sul ritiro della mozione spettava al presentatore.
Carlo Vettori (Alto Adige Autonomia) ha detto di non ritenere la mozione una provocazione, anzi: essa era all’acqua di rose. In Veneto e Lombardia sono state prese risoluzioni simili. la maggioranza di regione Lombardia, di cui fa parte anche Fratelli d’Italia, ha chiesto la convocazione dell’ambasciatore spagnolo e il ritiro dell’ambasciatore italiano a Madrid per protesta ai comportamenti “vergognosi e fascisti” nei confronti della popolazione catalana, con manifestanti manganellati dalla Guardia Civil. In Europa si parla di libertà dei popoli, ma evidentemente solo sulla carta. Il consigliere ha detto di invidiare il collega Nicolini che aveva recentemente incontrato Puidgemont, aggiungendo che altoatesini e sudtirolesi, come testimoni di un’Autonomia vera, devono combattere con fermezza le azioni fasciste che stanno accadendo in Spagna.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha citato il diritto all’autodeterminazione garantito dalla Dichiarazione ONU sui diritti umani. Nessuno Stato può sottrarre la libertá a un popolo: né la Spagna ai Catalani, né la Gran Bretagna agli Scozzesi, né l’Italia ai Sudtirolesi. Non si conoscono le ragioni per cui esponenti politici catalani si trovano dietro le sbarre: la presidente del Parlamento catalano, per esempio, è accusata di aver permesso che si tenesse un dibattito sul tema, ed è vergognoso come la UE tratta la questione, con la Spagna che attacca con la Guardia civil manifestanti pacifici che ha votato al referendum. I Sudtirolesi con il loro passato non possono stare zitti, devono esprimere la loro solidarietà. 
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha ricordato una frase detta in aula oggi, ovvero “con le leggi non si può cambiare nulla”, ritenendola fuori luogo, aggiungendo che quali convinti europei non si può stare zitti. È giusto  sensibilizzare su quanto accade in Catalogna, ed esprimersi contro i metodi utilizzati contro i manifestanti, ma non si rende un favore ai Catalani se si parla dello sviluppo della loro Autonomia senza citare la loro aspirazione all’indipendenza.
Rita Mattei (Lega Salvini Alto Adige Südtirol) ha fatto riferimento alla necessità di trovare un compromesso soddisfacente sul piano internazionale, ritenendo che non ci fosse nessun motivo perché ciò che ha funzionato in Alto Adige potesse funzionare anche in Catalogna. L’Alto Adige, con l’esperienza di chi è riuscito in un’impresa di effettiva convivenza, può dire a Spagna e Catalogna che è possibile risolvere la sfida nel rispetto di ambo le parti: se Catalogna, Spagna ed Europa non riusciranno in questa sfida, che paragonata ad attacchi ed eventi del passato è di poco conto, l’Europa perderà credibilità nei confronti degli Stati europei e a livello internazionale. Il suo gruppo avrebbe approvato il punto (1) e si sarebbe astenuto sul punto (2), non perché contrario ma per evitare strumentalizzazioni.
Alessandro Urzì ha ricordato a Carlo Vettori che in ottobre era stato approvato un ordine del giorno di Regione Lombardia solo sulle violenze seguite al referendum, ma tale documento era stato respinto da Fratelli d’Italia. Vettori ha ribattuto che il documento era stato votato dalla maggioranza della Regione, e che di tale maggioranza faceva parte anche Fratelli d’Italia.
Per i Catalani seguire l’esempio sudtirolese sarebbe un passo indietro, ha chiarito Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit): l’obiettivo dei Catalani è ottenere una libertà e un’indipendenza piena, nel rispetto delle proprie tradizioni e radici. Anche i Sudtirolesi non dovrebbero accettare di essere ormai parte dell’Italia: “Noi siamo una minoranza austriaca all’interno dello Stato italiano, non siamo italiani: anche per noi l’obiettivo dovrebbe sempre essere batterci per l’autodeterminazione”. Il modo in cui sono stati trattati i manifestanti catalani significa calpestare la democrazia, e l’Unione Europea è rimasta a guardare, invece che difendere l’autodeterminazione.
L’ass. Daniel Alfreider ha sostenuto la mozione, che si esprimeva per mezzi pacifici e democratici, che permettono anche di ottenere risultati concreti. Ci si impegnerà anche per situazioni critiche di altri Paesi Europei. Egli ha ricordato che anche per il progetto Minority Safe Pack ci erano voluti 7 anni prima che fosse possibile un incontro alla UE. In Europa ci sono situazioni molto diverse, e non sempre è richiesto il sostegno, ma certamente si può dare il contributo affinché si trovi una soluzione pacifica. Non si può stare a guardare quando si agisce coi manganelli. 
Gerhard Lanz (SVP) ha ricordato a Urzì che non era lui a decidere cosa è utile e cosa no. Ha quindi sostenuto che il diritto all’autodeterminazione è un diritto internazionale, ma non significa automaticamente secessione. Ha chiarito che l’obiettivo è che vengano portati avanti processi democratici; la democrazia  si basa sul dialogo, che va accettato, ed è un bene che esso possa essere svolto a un livello europeo. Il punto (2) non è messo per polarizzare, ma perché anche questo riguarda un processo democratico.
Urzì ha chiesto di rinviare il voto a un momento in cui fosse stato presente anche il rpes. Kompatscher, il quale aveva assicurato una moratoria delle proposte provocatorie. Egli stesso aveva rinunciato a proposte lesive della sensibilità altrui, per esempio “sull’espatrio dei terroristi latitanti all’estero o sull’uso del dialetto in aula”.
Sven Knoll (STF) ha chiesto votazione separata della parte sull’autonomia e appello nominale, richiesta a cui si è associato Andreas Leiter Reber (F). Quella sulla moratoria, ha chiarito Lanz, era stata una proposta: non era stata presa alcuna decisione: egli si è espresso quindi contro il rinvio. RIccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha chiesto votazione separata delle premesse e dei singoli paragrafi della parte impegnativa, aggiungendo che “questa non è una mozione, non è niente”. Urzì ha sostenuto che votare stralci di frase era in sostanza un voto alla cieca, perché non si sapeva in realtà cosa si approvava, il pres. Josef Noggler ha replicato che si rispettava il regolamento. Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha ricordato che si trattava solo di una dichiarazione di solidarietà, non di una decisione del Consiglio di sicurezza ONU: “Non cambierà nulla”
La mozione è stata votata per parti separate e approvata: le premesse con 17 sì, 1 contrario, 4 astensioni (8 non hanno partecipato al voto), la prima frase della parte impegnativa fino a “popolazione catalana” con 16 sì, 1 contrario, 3 astensioni (8 non partecipanti), la seconda parte con riferimento ad autonomia e autogoverno con 13 sì, 4 no, 3 astensioni (8 non partecipanti), il  punto (1) con 19 sì, 1 no, 1 astensioni (8 non partecipanti), il punto (2) con 15 sí, 1 no 5 astensioni (8 non partecipanti).

È stata a quindi esaminata la mozione n. 229/20: Spazi di lavoro condivisi nelle località dell'Alto Adige, con cui Jasmin Ladurner (SVP), evidenziando che le imprese altoatesine sono alla disperata ricerca di collaboratori, che l’Alto Adige è sempre più interessato dal fenomeno del “BrainDrain” e che le giovani lavoratrici e i giovano lavoratori vogliono forme di lavoro più flessibili e orientate all’output, nonché che modelli di orario di lavoro flessibile sono il futuro del mercato del lavoro – a livello globale e anche in Alto Adige, sottolineava che in questo contesto, gli spazi di lavoro condivisi rappresentano un’infrastruttura innovativa, che rende disponibili postazioni di lavoro e infrastrutture (rete, stampanti, scanner, fax, telefoni, scrivanie, ecc.) utilizzabili liberamente in modo flessibile, e che se in  città come Bolzano, Merano o Brunico questo tipo di infrastrutture già esiste, nelle località periferiche e nei paesi ce n’è ancora bisogno. Essi sono una buona soluzione per le start up, per i nomadi digitali, per chi lavora fuori dall’azienda ma ha bisogno di uno spazio professionale e di scambio sociale.  La consigliera chiedeva quindi di incaricare la Giunta (1) di promuovere e sostenere, eventualmente in collaborazione con i Comuni altoatesini interessati, la creazione di spazi di lavoro condivisi; (2)  di verificare in occasione del censimento degli edifici vuoti previsto dalla nuova legge provinciale sul territorio e il paesaggio, se e dove ci siano immobili vuoti di proprietà provinciale che possano essere utilizzati nei paesi come spazi di lavoro condivisi; (3) di individuare, di concerto e in collaborazione con i Comuni, le imprese locali che potrebbero mettere a disposizione spazi per uffici da trasformare in spazi di lavoro condivisi.
Gerhard Lanz (SVP) ha sostenuto la mozione, evidenziando la proposta che aziende locali mettano a disposizione i loro spazi in periferia. Questo alimenta i circuiti locali  e favorisce la collaborazione tra persone di diverse imprese, che aiuta l’innovazione e lo sviluppo. Strutture come queste possono inoltre rivitalizzare i paesi.
Helmut Tauber (SVP) ha condiviso la posizione di Lanz, e ricordato che grandi aziende come Apple favoriscono questi concetti di lavoro. Lui stesso ha visitato una simile struttura a Helsinki. Anche qui c’è bisogno di questa opportunità per i giovani imprenditori e le start up, già esistente a Bolzano; anche le associazioni possono offrire spazi.
L’ass. Philipp Achammer ha fatto riferimento anche alla fuga dei cervelli, di cui si parla molto, aggiungendo che in provincia fino al 2035 mancheranno fino a 60.000 lavoratori: mantenere questi lavoratori in Alto Adige è fondamentale. Per aumentare la produttività si punta su age-management, con la permanenza di lavoratori più anziani a istruire quelli giovani, conciliabilità famiglia-lavoro, ma anche creazione di posti di lavoro più creative, e le aziende locali lo stanno giá facendo. Lo smart working aiuta inoltre a mantenere viva la periferia. Ci sono giá esperienze di co-working, con più o meno successo. A Bressanone il Consiglio comunale non è riuscito a creare un tale spazio con servizi di assistenza: questo evidenzia che un’indagine preliminare è importante. Puntando sulla collaborazione tra Provincia e Comuni, si potrebbero creare spazi anche negli uffici comunali. 
La mozione è stata messa in votazione e approvata con 18 sì e 12 astensioni.

La seduta di oggi è terminata, e con essa la sessione di lavori di febbraio. Questo pomeriggio e domani non ci saranno sedute.

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(MC)

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