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Consiglio | 05.02.2020 | 13:08

Lavori Consiglio: Tunnel sotto lo Stelvio, tutela del bosco ripariale

Mozioni di Gruppo Verde e Team K.

Con la mozione n. 170/19: No a un tunnel a servizio del traffico su gomma, presentata oggi in Consiglio provinciale, Riccardo dello Sbarba (Gruppo Verde) ha fatto riferimento allo studio preliminare presentato due anni fa dalla Regione Lombardia per un traforo di collegamento tra Malles e Bormio: esso ha valutato diverse ipotesi di tunnel stradale e ferroviario, ed è stato seguito da uno studio di fattibilità della lombardia che contempla ben 7 varianti stradali e 6 varianti ferroviarie che tuttavia vengono messe al servizio della strada, con treni navetta per trasportare migliaia di auto, bus e camion da una parte all'altra dello Stelvio. Negli scorsi mesi, ha aggiunto il consigliere, la Lombardia ha svolto una indagine socio-economica in val Venosta sui vantaggi che potrebbe portare un traforo sotto lo Stelvio, e nel dicembre 2018 la società lombarda “Mobility in Chain srl” ha contattato diverse persone e associazioni in provincia di Bolzano per una indagine “sugli effetti socioeconomici del nuovo traforo dello Stelvio”. Questa società agisce su incarico di Infrastrutture Lombarde per “condurre una serie di interviste semi-strutturate con stakeholder del territorio” altoatesino. La base su cui viene condotta l'intervista è lo “Studio di pre-fattibilità”, composto da ben 20 elaborati e 700 pagine, predisposto da Infrastrutture Lombarde col finanziamento di 2 milioni messi a disposizione dalla Provincia di Bolzano (Fondo comuni confinanti). Lo studio presenta come soluzione quella di un traforo per un treno-navetta con auto bus e camion, che potrebbe apparire come un ecologico “tunnel ferroviario” ma è un inganno: trasportando auto bus e camion il treno-navetta servirà, attirerà e moltiplicherà il traffico su gomma. “È l'ultimo passo di un cammino contrassegnato da troppe ambiguità”, ha detto Dello Sbarba, un modo surrettizio per creare quel tragitto Milano-Ulm, anche per traffico pesante, per i quale premono certi ambienti socio-economici: il progettato traforo ferroviario Malles-Bormio funzionerebbe da treno-navetta per auto, bus e camion e si trasformerebbe in un magnete di nuovo traffico su gomma. L’ipotesi è quindi parimenti inaccettabile come quella di un tunnel stradale. Il consigliere invitava quindi a impegnare la Giunta provinciale (1)a respingere ogni ipotesi di tunnel stradale tra Malles e Bormio, tra l’Alta Val Venosta e la Valtellina; (2) a respingere ogni ipotesi di collegamento ferroviario, tra l’Alta Val Venosta e la Valtellina che preveda il trasporto sul treno di auto, camion, bus e di ogni altro tipo di veicolo su gomma; (3) a sottoporre l’ipotesi di un collegamento ferroviario per l’esclusivo trasporto di persone alla condizione che in Valtellina sia completata la linea ferroviaria con la realizzazione del collegamento tra Bormio e Tirano.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha ricordato il protocollo d’intesa in merito sottoscritto dai due presidenti di Provincia autonoma e Regione Lombardia, e sostenuto che i Verdi fanno riferimento a un problema reale. Si tratta di un progetto che costerebbe miliardi, per 20 km di tunnel e le tratte aggiuntive, e bisogna chiedersi se non sarebbe più sensato ultimare il collegamento ferroviario per la Svizzera e gli impianti sciistici al Passo Resia, che offrirebbe un collegamento. una galleria ferroviaria può sembrare interessante, ma non offre diretto contatto ai residenti.
La proposta è stata sostenuta da Josef Unterholzner (Team K) in un’ottica di riduzione del traffico, che in Venosta è costantemente in aumento. Bisognerebbe concentrarsi di più sulle tratte d’accesso.
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha ricordato la costruzione della strada dello Stelvio 5 anni dopo il Congresso di Vienna, che aveva annesso il Lombardo-Veneto all’Impero austriaco. Qual è la motivazione politica alla base del progetto in oggetto? Le motivazioni degli ambienti imprenditoriali, quelle degli operatori turistici, quelle del mercato immobiliare venostano? Prima va chiarito questo, poi si può decidere come intervenire.
Il pres. Arno Kompatscher ha negato l’esistenza di motivazioni nascoste: si è semplicemente constatata l’esigenza di mobilità esistente, e c’è la volontà di puntare sulla ferrovia piuttosto che sulla strada. Negli ultimi 2-3 anni ci sono stati incontri anche con le amministrazioni di Grigioni e Tirolo, per capire quali sono anche le idee in Isvizzera e Austria, e si è parlato anche con RFI per capire se ci sono progetti. Ci sono stati anche degli studi: a livello tecnico è possibile quasi tutto, cosa sia sensato è un’altra domanda. la volontà della Provincia non è di favorire il traffico merci, ma quello di persone, e la variante più probabile è il collegamento tra Scuol e Malles: a questo proposito si sono incontrati i presidenti delle Regioni e gli assessori ai trasporti, e la discussione è stata portata avanti anche a livello nazionale. Il collegamento è fattibile solo se la Svizzera cambia le proprie priorità, e questo dipende dalla ripartizione dei costi. Sono possibili anche finanziamenti europei. La provincia si è già dichiarata spesso contraria al trasporto di auto al seguito: “Vogliamo solo il trasporto di persone”. In vista della votazione per parti separate, il pres. Kompatscher ha quindi chiesto una sospensione per approfondire uno dei punti della mozione. Dello Sbarba ha ringraziato per la disponibilità a una verifica, apprezzando la disponibilità a votare il punto 2. Ha ricordato che la proposta di tunnel è particolarmente sostenuta dagli ambienti economici della Valtellina. Si è detto poi disponibile a ritirare il punto (1) e il punto (3) della mozione. Della mozione sono quindi stati votati solo le premesse e il punto (2). Il pres. Kompatscher ha chiarito che lo studio della Lombardia ha escluso il collegamento verso la Val Venosta: “È più probabile quello verso la Svizzera”.
La mozione è stata messa in votazione per parti separate: le premesse sono state respinte con 12 sì, 14 no e 2 astensioni, il punto (2) è stato approvato all’unanimità (28 sì).

Franz Ploner (Team K) ha quindi presentato la mozione n. 223/20: Salviamo il bosco ripario della zona industriale di Bressanone, con la quale riferiva che il Consiglio  comunale di Bressanone si era espresso a maggioranza per autorizzare un gruppo di imprenditori della zona industriale di Bressanone ad abbattere un bosco ripario previsto dal piano paesaggistico, loro assegnato per l’ampliamento della propria impresa. Come misura compensativa si sarebbe consentito di ampliare verso sud il biotopo di Prà Millan. Tuttavia, chiariva il consigliere, l’abbattimento di boschi ripari è proibito dall’articolo 17 della legge sulla tutela della natura – l.p. 6/2010 – e contravviene agli obiettivi di tutela del piano paesaggistico. Inoltre, con riferimento allo stesso bosco ripario, vi è un parere negativo dell’Agenzia provinciale per l'ambiente e la tutela del clima per quanto riguarda una variazione del piano urbanistico relativamente all’area di tutela dell'acqua potabile fintanto che il vincolo su detta area non viene rimosso, il che potrà avvenire solo quando i nuovi pozzi previsti nella zona di Millan o altrove saranno entrati regolarmente in funzione. In tutta Europa i boschi ripari sono considerati habitat da proteggere: il bosco nella zona industriale di Bressanone, che il progetto CittàPaeseFiume individua come bosco ripario, è un prezioso rifugio per le specie animali e vegetali della zona industriale. Lo stesso Comune di Bressanone sostiene il progetto CittàPaeseFiume, e si è espresso al momento della sua approvazione per la conservazione degli habitat fluviali ancora esistenti e del bosco ripario. Il consigliere chiedeva quindi di impegnare la Giunta provinciale (1) a impedire la distruzione di questo prezioso habitat per la flora e la fauna e, ai sensi dell'articolo 17 della legge provinciale 10 maggio 2010, n. 6, a conservare, proteggere e classificare come biotopo il bosco ripario; (2) a sostenere la conservazione dei boschi ripari e degli habitat naturali preziosi nel rispetto della sostenibilità ecologica e della biodiversità; (3) a puntare su misure compensative, che tuttavia non devono essere considerate un’alternativa a preziosi habitat esistenti; (4) a scongiurare la distruzione di habitat preziosi proteggendo questa particolare area boschiva nella zona industriale di Bressanone.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiarito che tutelare la Heimat vuol dire anche tutelare l’ambiente, e ricordato che le aree ripariali hanno molto sofferto negli ultimi anni; anche l’Adige è diventato nel Burgraviato un canale. Bisogna quindi chiedersi se è opportuno uno spostamento di cubatura biologica, come viene proposto per l’utilizzo dell’area ripariale: non si tratta di uno scambio funzionante. Nella provincia non ci sono molte zone naturali ancora intatte, e l’area in oggetto era sotto tutela per un motivo ben preciso: i boschi ripariali hanno un certo valore come habitat. Anche a Bolzano, nella zona industriale, sono state sacrificate molte superfici a favore della produzione, e questo va evitato in futuro.
La mozione è stata sostenuta da Hanspeter Staffler (Gruppo Verde), che ha sottolineato che l’area naturale della zona industriale nei pressi dell’Isarco sta diminuendo. Gli habitat naturali a fondovalle hanno sofferto molto negli ultimi 200 anni, bisogna pertanto impegnarsi per mantenere quelli esistenti. Lo scambio con un’altra area da rinaturalizzare è una questione molto delicata, va approfondita per verificare se funziona: esistono degli esempi ben riusciti, ma bisogna progettare molto bene, quindi prima bisogna trovare il biotopo di compensazione e poi forse si può agire, ma questo richiede lungo tempo e una gestione professionale.
Magdalena Amhof (SVP) ha evidenziato che la mozione aveva due aspetti: tutela dell’ambiente ed economia. Quando si parla di zone naturali, si è tutti d’accordo sulla necessità di trattarle con cautela, e nel caso di questo bosco la cautela c’è stata. Il bosco non corrisponde più a un bosco ripario tradizionale, e misure compensative sono possibili. è stata proposta una renaturalizzazione nella zona di Millan, che ora si compone di molti prati. Ciò è impegnativo e dovrebbe avvenire prima dell’abbattimento del bosco ripario, con l’accompagnamento di esperti e ambientalisti. Questo può accadere, e l’esempio potrebbe fare scuola. Va detto però che finora non ci sono ancora richieste.
Paul Köllensperger (Team K), co-firmatario, ha ricordato che la sostenibilità era stata spesso citata nel discorso programmatico di Kompatscher, ma questo progetto contrastava con tale proposito. Le zone verdi che ancora esistono non vanno svendute per ampliare la zona industriale, bisogna cercare soluzioni alternative.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha fatto riferimento all’ultima pubblicazione della rivista mensile della Giunta tutta orientata alla difesa della sostenibilità, a partire dalla carta prodotta dalle mele: l’abbattimento del bosco ripariale di Bressanone andrebbe contro tutti i principi in essa sostenuti. È vero che bisogna considerare anche gli interessi dell’economia e trovare un equilibrio, ma visto il programma della Giunta è opportuno cercare soluzioni alternative che preservino il bosco.
Helmut Tauber (SVP) ha invitato a non vedere tutto in bianco e nero. Nell’ultimo anno e mezzo sono state prese in considerazione le esigenze di tutti gli attori, trovando una soluzione che accontenta tutti: non si può ora gettare via tutto. Certamente ci sono specie che vanno protette, e da questo scopo ci sono stati tanti colloqui in provincia. Tutti coloro che hanno partecipato a questo processo sono soddisfatte della soluzione trovata.
Dai banchi dei consiglieri, Arno Kompatscher (SVP) ha ricordato che fin dall’inizio sono stati coinvolti gli uffici provinciali e i gruppi ambientalisti, e che tutti i soggetti coinvolti sono d’accordo. Quindi non si può dire che non si persegua la sostenibilità, avendo parlato con tutti alla ricerca della soluzione migliore. Ogni area naturale ha il diritto di essere tutelata, ma bisogna capire anche qual è la situazione migliore per la natura. Una discussione in merito ora in aula ha l’aspetto della campagna elettorale per le comunali. La Giunta si è prefissa l’obiettivo della sostenibilità, unica soluzione praticabile per la provincia a lungo termine, ma le accuse di incoerenza non sono accettabili. 

La discussione prosegue nel pomeriggio a partire dalle 14.30.

(MC)