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Consiglio | 05.02.2020 | 11:43

Lavori Consiglio: Passi dolomitici, Scuola europea

Mozioni di Gruppo Verde/SVP e Team K.

È ripresa oggi in Consiglio provinciale la discussione della la mozione 135/19, In alta stagione chiudiamo i passi dolomitici e le strade di montagna molto trafficate, con la quale Brigitte Foppa (Gruppo Verde) chiedeva di impegnare la Giunta provinciale (VERSIONE SUBEMENDATA co-firmata da Gerhard LANZ, SVP) (1) di continuare a perseguire con coerenza gli obiettivi del progetto #Dolomitesvives e di varare le prime misure per il potenziamento del trasporto pubblico locale sui passi dolomitici, (2) di  intervenire insieme alla Provincia di Trento e alla regione Veneto presso i Ministeri a Roma al fine di rendere giuridicamente possibile l’introduzione di misure per regolamentare il traffico sui passi attorno al gruppo del Sella, e parallelamente presentare entro il 2020 un catalogo di misure per la riduzione del traffico e dell’inquinamento acustico. Tra queste misure rientrano temporanee chiusure così come la verifica dell’opportunità di introdurre un pedaggio, il potenziamento del trasporto pubblico locale e dei collegamenti funiviari, il miglioramento delle infrastrutture per la ciclomobilità. La mozione era già stata presentata ieri.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha evidenziato due interessi contrapposti: quello delle persone che vivono nelle zone montane, e che magari sono pendolari e hanno bisogno di percorrere le strade montane, e quello dei turisti e del settore turistico. La domanda è se le chiusure risolvono il problema: pesa molto di più, in termini di inquinamento, il volume del traffico sull’Autostrada del Brennero, ma nessuno pensa di chiuderla. Il problema sui passi sono i bus che causano code e le moto, e. per quetso bisogna verificare se è possibile bloccare il passaggio a questi veicoli, eventualmente anche solo temporaneamente.
Secondo Josef Unterholzner (Team K), la mozione originale era troppo radicale, mentre quella emendata è inutile. Il patrimonio mondiale si presenta come zona di pace, e ci sono studi a sufficienza in merito: è il momento di stabilire le priorità, se la quiete viene prima del turismo. Una misura attuabile potrebbe essere aumentare i collegamenti funiviari.
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde), co-firmatario  ha ricordato l’importanza dei passi per le genti alpine quali elementi di collegamento, e segnalato la necessità di ridurre il traffico “just for fun”. Ha quindi fatto riferimento ai problemi del traffico che aumenta di anno in anno, così come il rumore, e al disagio degli abitanti del luogo. Con la mozione si è fatto un passo indietro per dare un segnale. Bisogna limitare il traffico in maniera intelligente, per esempio incentivando il trasporto pubblico o le funivie: il trasporto individuale non è più contemporaneo. 
Helmut Tauber (SVP) ha ricordato che i turisti vengono in Alto Adige per godere del paesaggio naturale, e per questo i passi sono così trafficati. Questo è un fenomeno piuttosto recente, ma già da un po’ se ne discute con esperti e abitanti del posto, per decidere come muoversi a vantaggio di tutti, anche nell’ottica di un’alleanza transfrontaliera e creando collegamenti con altre regioni.Misure singole non sono sensate, perché così si sposta il problema da un passo all’altro. Bisogna creare soluzioni per il traffico che è diversificato, per esempio è stato proposto di ampliare le carreggiate per creare delle ciclovie; ci vogliono interventi per minimizzare l’impatto del traffico negli orari di punta, si può pensare anche a un pedaggio. 
Paul Köllensperger (Team K) ha sostenuto la mozione emendata, mentre quella originaria non era condivisibile. Le chiusure infatti comportano solo uno spostamenti del volume dle traffico prima o dopo lo stop, e forse non sono il metodo migliore. un pedaggio sarebbe il primo passo per gestire meglio i flussi del traffico m per esempio con una vignetta settimanale gratuita per i residenti o l’introduzione di un tetto massimo giornaliero. Il pedaggio si potrebbe definire “tariffa per la tutela del patrimonio UNESCO”, che suona decisamente meglio. Utili sarebbero anche dei parcheggi per chi usa gli impianti di risalita. 
Gerhard Lanz (SVP), cofirmatario della versione emendata, ha chiarito che la chiusura prevista nella mozione originaria non era possibile a livello legale. la versione emendata però non è inutile, dispone infatti interventi per il trasporto pubblico locale entro il 2020, e uno studio sulle misure più efficaci, si tratta di misure concrete con il coinvolgimento degli stakeholder e tenendo conto delle diverse esigenze. Se ci si limita a chiudere una strada, il traffico si sposta. Lanz ha ringraziato i colleghi del Gruppo Verde per l’opportunità di collaborazione.
Il pres. Arno Kompatscher ha ringraziato ciascuno per il concreto contributo alla discussione. Quando si pensa al patrimonio mondiale si immagina la quiete delle zone alpine, ma attualmente non è così. Egli ha quindi fatto riferimento a progetti come #Dolomitesvives, che dimostrano come cambia la situazione senza traffico, e i passi fatti per coinvolgere le province limitrofe di Trento e Belluno, che prima avevano opinioni diverse. Quello che mancano sono dati precisi su numero e frequenza dei vari veicoli, a questo scopo sono state installate ora 24 videocamere. Egli è stato il primo responsabile della chiusura della strada per l’Alpe di Siusi, ma per un passo come questo servono tutta una serie di misure che non sono così immediate, in modo da tutelare la zona considerando le esigenze di tutti. le valli ladine hanno manifestato l’interesse a partecipare a questo impegno, e si è ben consapevoli che serve un mix di interventi, a partire da un’offerta pubblica massiccia, funivie comprese. Si può pensare a chiusure temporanee e pedaggi per finanziare servizi, ma ci vuole un piano ben preciso da definire con tutti gli interessati, e per le chiusure mancano anche i presupposti legislativi. A questo scopo ci vuole un lavoro di lobby, e a questo scopo sono stati trovati alleati nelle altre regioni. Foppa ha rilevato che negli ultimi anni ci sono stati passi avanti nella discussione, tutti hanno riconosciuto che il traffico non è un fatto inevitabile ma può essere gestito. Lo studio Eurac rivela che nelle giornate di limitazione i passi hanno un aspetto molto diverso; ci sono albergatori che hanno deciso di non mettere a disposizione le loro camere a motociclisti che vogliono solo passare da un passo all’altro, bensí a rivolgersi a un altro tipo di clienti. Un pedaggio non è la soluzione migliore, perché crea un contingentamento discriminante, vero è però che i progetti vanno finanziati in qualche modo e i pedaggi possono permettere di raccogliere fondi. Importante è aver trovato un obiettivo congiunto, individuando ciò che è possibile a livello tecnico e politico. Posta in votazione, la mozione è stata approvata all’unanimità (26 sì).

Alex Ploner (Team K) ha quindi presentato la mozione n. 206/19: Scuola europea (riconosciuta) dell’Alto Adige, evidenziando innanzitutto come il plurilinguismo sia una richiesta di studenti e genitori, ma anche dell’Associazione industriali. L’introduzione di un sistema scolastico plurilingue è quindi una priorità, e un modello interessante e proiettato verso il futuro è quello della Scuola Europea: attualmente nell’UE esistono tredici Scuole Europee, frequentate da quasi 28.000 allievi e allieve. Si tratta di istituti che offrono un modello didattico ed educativo europeo che soddisfa i requisiti pedagogici stabiliti dalle Scuole Europee. Una peculiarità è rappresentata dall’offerta di un insegnamento plurilingue e multiculturale per tutti gli allievi e le allieve delle scuole elementari, primarie e secondarie. Il bambino sperimenta un’educazione plurilingue, basata sulle linee guida dell’UE, con un modello didattico che va dalla scuola materna alla scuola secondaria. I diplomati delle Scuole Europee completano la scuola secondaria con la licenza liceale europea, che è equiparata alla maturità di tutti i 28 Stati membri; nella Scuola Europea le lezioni si tengono in un massimo di quattro lingue: l’insegnamento della prima lingua straniera (L2) inizia dalla prima classe della scuola primaria, quello della seconda lingua straniera (L3) inizia dalla prima media e quello della terza lingua straniera (L4, opzionale) a partire dalla prima superiore. L’introduzione di una Scuola Europea non richiederebbe una riforma dello Statuto di autonomia, in quanto si tratterebbe di un’offerta aggiuntiva rispetto ai modelli scolastici disciplinati dall’articolo 19, essa dà la priorità all’apprendimento della lingua madre e non minaccia l’identitá culturale. Il consigliere proponeva quindi di impegnare la Giunta (1) a riconoscere la necessità di una scuola pubblica internazionale per l’Alto Adige, (2) a sostenere in tal senso la proposta di istituire una Scuola Europea riconosciuta e ad avviare le opportune misure al fine di attuare tale proposta, (3) a istituire un gruppo di lavoro con la partecipazione di rappresentanti delle tre intendenze scolastiche altoatesine, ai fini della pianificazione e realizzazione del progetto, (4) a prevedere, se possibile già da subito, nella zona della stazione di Bolzano un’area da adibire alla realizzazione di un campus europeo.
Intervenendo in italiano, Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha ricordato il ruolo di pioniere del suo gruppo in merito alla scuola plurilingue, esso avrebbe quindi sostenuto la mozione. La società è in quest’ambito più avanti della politica, ma dallo studio Kolipsi risulta che c’è anche, tra i giovani, inibizione e timidezza nel parlare l’altra lingua: questo si supera creando incontro e agio, superando le situazioni di stress, e trovarsi insieme nella stessa classe permette di fare questo passo. 
Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle), ha detto che per logica sarebbe dovuto intervenire in tedesco, “ma ho proprio quella paura di cui parlava Foppa”. La mozione fa una richiesta che dovrebbe essere il minimo sindacale, come dimostano anche le richieste degli imprenditori. Recentemente si trovava in Lussemburgo, uno Stato crocevia di culture, dove il sistema scolastico inizia molto presto solo con lo Hochdeutsch, poi si passa al secondo anno al francese, poi all’inglese, e alla fine del primo ciclo scolastico di 6 anni un lussemburghese parla correntemente francese, tedesco, inglese e lussemburghese: “E questo è la vera ricchezza del Lussemburgo, non gli sgravi fiscali”. 
Magdalena Amhof (SVP) ha evidenziato che il tema della conoscenza della seconda lingua è molto ricorrente e discussa, e il mondo scolastico vi partecipa. Molte volte si punta al perfezionismo, mentre è importante davvero poter comunicare: se si privilegia questa impostazione, si riesce a essere anche più coraggiosi. Il sistema scolastico locale dà molto valore al plurilinguismo, per questo sono state promosse molte misure, “ma deve essere la scuola ad assumersi tutte le responsabilità?”. L’Assoimprenditori organizza un convegno sulla possibilità di una scuola in lingua inglese: se ne puó certamente discutere, e potrebbe essere l’economia a investire in questa istruzione.
Per un supporto imprenditoriale si è espresso anche Carlo Vettori (Alto Adige Autonomia), che ha apprezzato l’intento della mozione, individuando tuttavia nella sua proposta una terza via di insegnamento a quanto offre la scuola pubblica, che è tanto bistrattata ma ha fatto fare passi avanti in quanto a conoscenza della seconda lingua: la scuola europea potrebbe essere proposta da un istituto privato parificato, quindi non dalla mano pubblica. C‘è già un’Universitá trilingue, non si puó dire che manchi un ragionamento sull’internazionalizzazione della cultura.
Le lingue sono importanti, creano legami tra le persone e abbattono confini, ha detto Jasmin Ladurner (SVP). Il progetto è quindi da sostenere, ma come offerta aggiuntiva, e a livello privato si può agire più velocemente. Si può dare sostegno al convegno di Assoimprenditori, ma la scuola pubblica offre già un ottimo servizio, e a livello internazionale si è tutt’altro che il fanalino di coda. Qui si creano le condizioni quadro e di base, per permettere poi anche iniziative private che vanno oltre. 
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) , esordendo in inglese, francese e italiano, ha segnalato che la scelta della lingua dipende dalla sensibilitá individuale. Grazie al suo ottimo insegnante d’inglese, proprio quel Patscheider citato nella mozione, che senza bisogno di CLIL ha permesso ai suoi alunni di aprirsi alle altre lingue, egli ha potuto imparare bene questa lingua. In Alto Adige non esistono scuole monolingui, in tutte le scuole si insegnano varie lingue: quello che manca è la scuola mistilingue, ma l’esperienza dle Trentino dimostra che il CLIL non porta i risultati sperati, in quanto ad apprendimento dei contenuti. La proposta del Team K puó interessare qualcuno nell’area bolzanina, ma non è interessante per le valli. Vanno create uguali opportunità per tutti.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha riconosciuto che la mozione rilevava il valore del plurilinguismo, ma sottolineato che in essa manca la responsabilitá politica. La provincia di Bolzano non è il Lussemburgo, che come Stato puó definire autonomamente le sue regole scolastiche, e bisogna ricordare che i sudtirolesi sono una minoranza, e la lingua nazionale è avvantaggiata. Se si vogliono dei cambiamenti bisogna modificare il quadro generale, e avere il coraggio di creare un’autonomia amministrativa che permetta di modificare le regole in questo momento sono di tutela. La mozione è una cortina fumogena, ma il Team K probabilmente non vuole realmente promuovere il multilinguismo, perché non ha cercato il dialogo con gli altri gruppi dell’aula.  
Anche Helmut Tauber (SVP) ha esordito in più lingue, sottolineando l’importanza di apprenderle anche andando all’estero. In Alto Adige non esistono istituzioni internazionali che richiedono la creazione di una scuola europea, ed esiste un sistema educativo che dà molte posisbilitá, e che può essere migliorato. Imparare una lingua è anche una questione di formazione continua, di volontà di ricerca di occasioni extrascolastiche, di superamento delle barriere mentali.
L’ass. Philipp Achammer ha sostenuto che un modello multilingue non risolverebbe alcun problema: negli anni scorsi il numero di ore di lezione nell’altra lingua è sempre aumentato, ma gli studi Kolipsi hanno dimostrato che questo non ha aumentato le conoscenze. Bisogna agire in modo diverso, parlare per esempio della qualità dell’insegnamento nella seconda e prima lingua, considerare le realtá diverse - la scuola Pestalozzi a Bolzano ha esigenze diverse rispetto a quelle delle valli, dove in molti ambiti l’italiano è una lingua straniera e richiede una didattica apposita. Ci sono casi di genitori italiani che iscrivono i bambini nella scuola tedesca aspettandosi che imparino la lingua, ma la lingua non è responsabilità solo della scuola, anche i genitori devono accompagnare. Bisogna evitare il perfezionismo, per togliere la paura di esprimersi in una seconda lingua. La Scuola Europea è un modello ben specifico, creato per garantire un insegnamento plurilingue ai figli di funzionari europei laddove ci sono istituzioni UE: questo è un modello fisso su cui non si puó intervenire.
Secondo l’ass. Giuliano Vettorato, le lingue sono una risorsa e la scuola altoatesina è motll all’avanguardia, soprattutto a livello CLIL. Come detto da Achammer, la Scuola Europea ha un suo statuto, non dipende dal Ministero dell’Istruzione ma da quello degli Esteri, ce ne sono 13 in Europa e hanno caratteri specifici. Esistono poi delle scuole affiliiate, di livello B: in Italia ce ne sono due. Tuttavia il requisito per istituire è che ci siano dei funzionari europei sul territorio: in Alto Adige questo presupposto manca. Alex Ploner ha ribattuto che imparare una lingua deve dare piacere, e non creare paura o fastidio per l’obbligo. L’Alto Adige non ha materie prime, il suo tesoro è il plurilinguismo, e bisogna coltivarlo senza aspettare l’iniziativa privata: con 1 mld fi budget per la formazione è possibile offrire anche una scuoa, plurilingue. L’idea di una scuola europea l’avevano giá considerata Durnwalder e l’ass. Repetto in occasione di una visita a Bruxelles nel 2009. La mozione può essere una cortina fumogena, ma lancia un segnale di luce.
La mozione è stata votata per parti separata e respinta: il punto (1) con 11 sì e 19 no, il punto (2) con 11 sì, 19 no, il punto  (3) con 11 sì e 19 contrari, il (4) con 9 sì e 19 contrari.

(continua) 

(MC)