Contenuto principale

Consiglio

Consiglio | 29.11.2019 | 13:08

Lavori Consiglio: Territorio e paesaggio, discussione articolata

Discussi gli ordini del giorno e i primi 10 articoli del dlp di modifica della legge 9/2018, Territorio e paesaggio. Donne nelle commissioni, superfici agricole, edilizia sociale e sviluppo alberghiero tra i temi in discussione.

È ripresa questa mattina in Consiglio provinciale la trattazione del disegno di legge provinciale n. 38/19: Modifiche alla legge provinciale 10 luglio 2018, n. 9, "Territorio e paesaggio", di cui ieri era stata conclusa la discussione generale. 

4 gli ordini del giorno presentati.

Con il primo, Sandro Repetto (Partito democratico - Liste civiche) chiedeva, al fine di porre un freno al consumo del territorio, di impegnare la Provincia a valutare la priorità della locazione sulla proprietà nelle politiche abitative, sia all'interno delle norme e dei regolamenti, che di nuove o future modifiche della legge provinciale n. 9 del 10 luglio 2018 e della futura legge sull'edilizia abitativa. L’ass. Maria Hochgruber Kuenzer ha detto che la Giunta non l’avrebbe approvato in quanto riguardava il settore dell’edilizia abitativa agevolata, non quello dell’urbanistica. La proposta è stata quindi respinta con 8 sì, 18 no e 4 astensioni.
I successivi ordini del giorno sono stati accolti dalla Giunta senza discussione: Si tratta di  quelli con cui Magdalena Amhof (SVP) invitava la Giunta di verificare se sia più opportuno introdurre uno strumento di pianificazione a livello provinciale per l'autorizzazione alla coltivazione di cave, e così soddisfare meglio le esigenze del settore edile, dell'amministrazione comunale e di quella provinciale, ma soprattutto anche delle cittadine e dei cittadini interessati; di quello con cui Gerhard Lanz (SVP) ha chiedeva di fissare le seguenti scadenze intermedie e di verificare il loro rispetto al fine di consentire la migliore preparazione possibile fino all’entrata in vigore della norme: introduzione della pratica edilizia digitale entro marzo 20120, predisposizione di tutti i regolamenti di esecuzione entro marzo 2020, fase di sperimentazione entro aprile/maggio 2020, offerta e svolgimento di iniziative di aggiornamento continuativo sull'applicazione della legge "Territorio e paesaggio” rivolte all'amministrazione e alle/agli utenti (personale tecnico comunale, libere/i professioniste/i, rappresentanti politiche/i, ecc.); e infine di quello con cui, allo scopo di favorire l’individuazione di donne esperte da inserire nelle commissioni tecniche comunali, dimostrando che in Alto Adige non mancano le donne competenti nel settore, Magdalena Amhof, Waltraud Deeg, Jasmin Ladurner (SVP)  e Rita Mattei (Lega Alto Adige - Südtirol) chiedevano che la Giunta assegnasse alla Commissione per le pari opportunità l’incarico di stilare una lista delle esperte tecniche, disponibile in formato digitale, alla quale i Comuni possano attingere per scegliere le donne da nominare nelle commissioni comunali e potersi così avvalere della loro competente collaborazione.

Approvato il passaggio alla discussione articolata, è stato discusso l’articolo 01, relativo alla Commissione comunale per il territorio e paesaggio.
Sottolineando che le donne hanno uno sguardo diverso anche sull’urbanistica, e che nella norma approvata nel 2018 non era stata più prevista una rappresentanza dei due generi nella commissione, Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha chiesto con emendamento che alla prevista rappresentanza di entrambi i generi nella commissione, inserita in commissione legislativa grazie alla sua iniziativa, fossero aggiunte le parole “in modo equilibrato”: esse in commissione legislativa erano state respinte; “in modo equilibrato” ha spiegato la consigliera, non significa metà, ma almeno un terzo. Magdalena Amhof (SVP) ha sottolineato che la definizione corrisponde a quella inserita nella legge sulla parificazione del 2010, e condiviso l’emendamento. Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha specificato che “un terzo” significa che, se ci sono 8 componenti, almeno 2 devono essere dell’altro genere. L’emendamento è stato approvato con 27 sì, 3 no e 2 astensioni, e l’articolo con 27 sì, 2 no e 4 astensioni.

Approvato senza discussione l’articolo 1.

L’articolo 2 riguarda la tutela del suolo, delle superfici naturali e agricole.
Paul Köllensperger (Team K) ha proposto di inserire nella legge 9/2018 un comma per sancire che il suolo è tutelato per esigenze paesaggistiche per la salvaguardia della salute, l’equilibrio ambientale e la tutela degli ecosistemi naturali, “e non in prima linea per la produzione”. Respinto l’emendamento, l’articolo è stato approvato con 26 sì e 6 astensioni.

L’articolo 2bis riguarda il principio del contenimento del consumo di suolo. Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ne ha proposto la soppressione: esso istituisce la figura ibrida delle abitazioni riservate ai residenti ampliabili da 300 a 1.000 metri cubi, ma affittabili come appartamenti o camere per ferie, in deroga all’art. 39: “Riteniamo che queste due categorie debbano restare ben distinte”. Il vincolo per residenti va introdotto solo quanto viene interrotta l’attività per ferie, tantopiù che non c’è ancora la nuova legge sull’edilizia abitativa agevolata. Peter Faistnauer (Team K), rammaricandosi del ritiro di un emendamento sul dell’assessora Hochgruber Kuenzer che avrebbe portato chiarezza, ha proposto con due emendamenti di sostituire nella norma le parole “aree già urbanizzate e aree previste nel piano comunale per il territorio e paesaggio, da destinare allo sviluppo degli insediamenti”, con la definizione riassuntiva “il centro edificato”. Manfred Vallazza (SVP) ha proposto un emendamento al fine di equiparare gli edifici agricoli all’esterno delle aree edificabili all’interno dell’area insediabile e quelli all’esterno dell’area insediabile, aggiungendo che se la cubatura non viene utilizzata a fini di agriturismo il vincolo rimane. Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha approvato la proposta del Team K e criticato la definizione di “appartamenti ammobiliati per turisti”, che permetteva di affittare a turisti per un anno, invece che a residenti. Di fatto, ha condiviso Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen), ci sono operatori turistici che abitano in questi appartamenti tutto l’anno, e se si vuole trattare gli edifici allo stesso modo dentro e fuori le aree insediabili allora bisogna rivedere tutta la legge. “Se applicassimo il principio Vallazza”, ha chiarito Brigitte Foppa (Gruppo Verde), “sarebbe molto comodo: si pone un limite nelle aree insediabili e al di fuori di essi vale tutto: Non è un approccio serio”. Di “chirurgia del Bauernbund” ha parlato Riccardo Dello sbarba (Gruppo Verde), che però ha criticato la proposta di Faistnauer di riferirsi praticamente alle aree già insediate, senza definire ex novo le aree insediabili: questo era infatti il fondamento delle leggi, allo scopo di limitare il consumo del suolo. Ha quindi appoggiato l’emendamento del TK sulla riserva ai residenti di edifici all’esterno dell’area insediabile che si possono ingrandire da 300 a 1.000 metri cubi, e respinto la proposta di Vallazza, che peggiora ulteriormente l’articolo 2 bis. Franz Locher (SVP) ha evidenziato che quanto previsto dall’emendamento Vallazza è già attiva, ma solo con Piano d’attuazione: l’emendamento ha l’obiettivo di rendere possibile l’utilizzo di cubatura anche dentro l’area insediabile. L’ass. Maria Hochgruber Kuenzer ha chiarito che il vincolo rimane a tutela dei residenti, e che il riferimento alle aree insediabili è più opportuno di quello ai centri abitati. Respinti gli emendamenti di Dello Sbarba e Faistnauer, è stato accolto quello di Vallazza (17 sì, 12 no, 3 ast), sostitutivo dell’articolo.

L’articolo 2-ter definisce il plusvalore di pianificazione.
L’ass. Maria Hochgruber Kuenzer ha proposto di stralciare il termine “edilizia sociale”, già compreso nella definizione “edilizia residenziale agevolata”, allo scopo di compattare il testo, nonché che l’obbligo generale di imposizione del vincolo per residenti non fosse superabile attraverso accordi urbanistici. in direzione opposta rispetto a quella proposta dall’assessora era l’emendamento con cui Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) intendeva citare esplicitamente l’edilizia sociale, cioè la costruzione di case IPES, per non far sorgere equivoci sul fatto che anch’essa era prevista in queste aree acquisite dal Comune. Questo tanto più che la materia ora, in attesa di una nuova legge, non è definita. Magdalena Amhof (SVP) si è detta contraria al termine “edilizia sociale”, “che nella legge del 2018 abbiamo sempre compreso nella definizione ‘edilizia abitativa agevolata’”. Peter Faistnauer (Team K), riferendosi all’emendamento dell’ass. Hochgruber Kuenzer, ne ha criticato la scarsa chiarezza e si è detto contrario agli accordi urbanistici, che nei comuni hanno portato conseguenze negative. Approvati gli emendamenti assessorili, decaduto quello di Dello Sbarba, l’articolo è risultato approvato.

L’articolo 3 contiene norme regolamentari in materia urbanistica e in materia edilizia. Peter Faistnauer (Team K) ha proposto di prevedere che la regolamentazione per l’attività edilizia e il calcolo di superfici, volumi e distanze accadesse “in modo uniforme in tutto l’Alto Adige”. L’ass. Maria Hochgruber Kuenzer ha introdotto una precisazione in coerenza con il testo unico in materia di edilizia al fine di consentire il mantenimento delle distanze urbanistiche preesistenti. Si è opposta alla proposta di Faistnauer in quanto nel capoluogo ci sono altri presupposti, chiarendo però che si intende diffondere un regolamento edilizio modello per tutti i comuni. Si richiesta di Peter Faistnauer (Team K) relativa alla distanza di 30 metri previste per le zone di rispetto, l’assessora ha chiarito che se si demolisce e ricostruisce con le stesse dimensioni è possibile che la costruzione resti dov’era. Respinto l’emendamento di Faistnauer, approvato quello di Hochgruber Kuenzer, l’articolo è stato approvato con 23 sì e 10 astensioni.

All’articolo 4 sulla destinazione d’uso delle costruzioni l’ass. Hochgruber Kuenzer aveva posto un emendamento. Su richiesta di Sven Knoll (STF), ella ha spiegato che si trattava dell’inserimento di un comma a correzione di riferimenti sbagliati. Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha chiarito che si tratta della destinazione d’uso degli edifici per artigiani, e chiesto se si aggiunge o si toglie il commercio al dettaglio; l’assessora ha risposto che è previsto anche il commercio al dettaglio. Accolto l’emendamento dell’assessora, l’articolo è stato approvato con 17 sì e 16 astensioni.

L’articolo 5 riguarda la zona mista.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha chiesto eliminare, all’ultima riga, la lettera d), che avrebbe inserito, tra gli interventi possibili nelle zone miste in assenza di piano d’attuazione, anche “demolizione e ricostruzione”. Peter Faistnauer (Team K) ha chiesto che le abitazioni realizzate sulle aree dell’edilizia agevolata fossero soggette all’annotazione del vincolo nel libro fondiario. L’ass. Maria Hochgruber Kuenzer ha chiarito che l’assenza di piano d’attuazione per la zona produttiva era già prevista dalla legge del 2018, e che la destinazione d’uso richiesta dal team K è già prevista nell’articolo 2ter. Respinti gli emendamenti dei due consiglieri, l’articolo è stato approvato con 17 sì e 16 astensioni.

L’articolo 6 riguarda la zona produttiva.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha proposto la soppressione del comma che permette di demolire e ricostruire in assenza di piano d’attuazione e che si recepisse la richiesta del Consiglio dei Comuni di eliminare la frase che ammetteva i diritti di garanzia per finanziamenti assunti per la costruzione degli alloggi di servizio, al fine di ribadire l’inalienabilità dell’alloggio di servizio. Gerhard Lanz (SVP) ha chiesto che non fossero stabiliti “eventuali ulteriori atti di assenso” quali presupposti per l’alloggio di servizio, nonché attenuato il divieto relativo al “separato godimento”, le cui modalità saranno stabilite nel regolamento d’attuazione, nonché soppressa la possibilità di rendere ammissibili separati diritti di garanzia per finanziamenti assunti per la costruzione degli alloggi di servizio. L’ass. Hochgruber Kuenzer ha chiarito che l’alloggio di servizio è inseparabile dall’azienda, e sono stati approvati solo gli emendamenti di Lanz. L’articolo è stato approvato con 17 sì, 3 no e 13 astensioni.

L’articolo 7 riguarda l’ampliamento degli esercizi pubblici.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha chiesto di reintrodurre il limite di 229.088 letti della legge del 1997, eliminato dalla legge del 2018, ritenendo che i concetti turistici dei singoli Comuni non fossero in grado di frenare la bolla turistica: ogni Comune massimizzava la propria richiesta, al fine di arrivare a un discreto risultato in seguito a trattativa, il che aveva portato a un boom di ampliamento e costruzioni turistiche. A questo si aggiungeva l’area grigia di affittacamere e piattaforme internet. Reintrodurre il limite significava dare certezza del diritto. Il consigliere ha inoltre proposto un emendamento affinché in caso di ampliamento di alberghi non bastasse il nulla osta dell’assessorato al Turismo, ma ci volesse anche quello dell’Assessorato competente per Territorio e Paesaggio. Sembra infatti che a volte l’Assessorato all’urbanistica sia soggetto a una sottrazione di competenze da parte di altri assessorati. Franz Locher (SVP) si è espresso contro un limite preciso; in alcune zone, infatti, il limite è raggiunto, con troppo traffico e troppe persone, ma in altri comuni ci sono oggi meno posti letto che nel passato, e quindi altre possibilità di sviluppo; il turismo non si può limitare solo alle aree insediabili, perché così in queste potranno restare i residenti, non va dimenticato che “i turisti portano benessere”, nonché posti di lavoro per i residenti. Peter Faistnauer (Team K) ha chiesto chi stabilisce chi è il numero massimo dei letti, se la Giunta provinciale o i Comuni che esprimono i desiderata. Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) si è detto contrario a un limite generalizzato, anche se in certi comuni ad alta vocazione turistica bisognerebbe effettivamente porre un freno, per esempio con il convenzionamento al 100%. In comuni già eccessivamente turistiche si cercano scappatoie come la messa a disposizione di cubature originariamente agricole, e questo non va bene. Egli ha invece accolto la proposta di coinvolgere nelle decisioni il responsabile del settore Turismo e paesaggio. Dai banchi dei consiglieri, l’ass. Arnold Schuler ha chiarito che il calcolo dei posti letto è fatto sulla base dei dati trasmessi dai Comuni all’ASTAT, e che si sta cercando di chiarire lo sviluppo nei singoli comuni e nei comprensori, dove ci sono disomogeneità. Il tetto massimo non risolve il problema di per sé, bisogna pensare ad altri approcci. È il singolo comune che deve essere interessato a uno sviluppo adeguato del proprio territorio. Siamo a 33 milioni di pernottamenti, con durata dei soggiorni diminuita, il che comporta un aumento dei flussi; congelare il numero di posti letto però avrebbe ripercussioni fatali, perché toccherebbe anche i comuni deboli. Si sta lavorando a un progetto insieme alle organizzazioni turistiche per elaborare una strategia di sviluppo. Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha sottolineato che a fronte di una riduzione della durata dei soggiorni aumentano anche gli arrivi giornalieri, senza pernottamenti, e che tutto ha causato un aumento del traffico. Considerando anche le varie iniziative per il clima e il limite sulle emissioni., bisogna riconsiderare l’inserimento di un tetto, nell’ambito del quale si deciderà quale comune può aumentare e quale no, altrimenti gli effetti secondari saranno gravi; ci vuole un equilibrio tra residenti e ospiti. In quanto ai posti di lavoro forniti dal turismo, va chiarito che ormai il personale nel settore è solo straniero. CI sono esercizi che più stelle hanno, più impatto ambientale causano anche per il consumo energetico; essi alimentano anche il dumping dei prezzi. È ora di dire basta. Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiesto di non vedere il tetto massimo come un limite, ma come uno strumento per garantire l’alta qualità: non si vuole essere una destinazione di massa. Va anche considerata la differenza tra comune e comune. Il consigliere ha poi segnalato il caso di alberghi grandi che acquistano alberghi più piccoli per farne poi alloggi di servizio per il personale, sottraendoli ai residenti e a tutti i giovani che potrebbero lavorare nel settore alberghiero. Un tetto massimo sarebbe sensato, e quindi accolto il relativo emendamento del Gruppo Verde. Paul Köllensperger (Team K) ha ritenuto che fosse necessaria una strategia complessiva: tuttavia è necessario fermarsi un attimo per affrontare la problematica tirando il freno d’emergenza, e quindi al momento un tetto massimo è opportuno. Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha ricordato che la competenza è dell’Assessora all’Urbanistica, non di quello al Turismo, e ribadito che soggiorni sempre più brevi aumentano il traffico, e l’unico strumento per gestire la situazione è proprio il tetto massimo: bisogna avere il coraggio di definire i limiti C’è bisogno di garantire spazi limite, anche per permettere di muoversi. Il consigliere ha invitato l’assessora a non esternalizzare le competenze amministrative verso il turismo. L’ass. Maria Hochgruber Kuenzer ha chiarito che anche il turismo è interessato a elaborare un progetto complessivo che riguardi criteri di qualità e sostenibilità, e che il numero massimo di posti letto sarà previsto dal concetto elaborato a ogni Comune, perché definirlo a livello provinciale è riduttivo. Se un’azienda cambia la destinazione d’uso, le organizzazioni turistiche esprimono un parere, oro hanno la competenza per valutare. Il Dipartimento territorio e paesaggio mantiene ovviamente la competenza sull’assegnazione delle aree. Gli emendamenti del Gruppo Verde sono stati respinti.

La discussione dell’articolo - e della legge - riprenderà nel pomeriggio.  

(MC)