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Consiglio | 28.11.2019 | 12:28

Lavori Consiglio: Ippodromo di Merano, sicurezza, corridoio umanitario

Proposte di Partito Democratico - Liste civiche, Die Freiheitlichen, Gruppo Verde. Il tempo riservato all’opposizione è terminato.

La seduta di oggi del Consiglio provinciale è iniziata con la prosecuzione della discussione della la mozione 204/19, Ippodromo di Merano, avviata ieri, con cui Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) chiedeva che la struttura dell´Ippodromo di Merano fosse posta sotto tutela della Sovintendenza delle Belle Arti, che fossero stanziati finanziamenti per il restauro e la salvaguardia e che fosse previsto un progetto di rilancio del settore ippico. Un emendamento era stato presentato da Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) al fine di sostenere una scuola dei mestieri ippici. 

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha rilevato il cattivo stato di conservazione dell’Ippodromo di Merano, e pur condividendo il senso della proposta si è chiesto se una messa sotto tutela fosse davvero necessaria: si tratta di un tipo di architettura non invitante né adeguata ai campionati internazionali. Più opportuna sarebbe una ristrutturazione con un’architettura più adatta, pertanto il suo gruppo avrebbe votato contro. Ci sono altri edifici sotto tutela eppure in stato di degrado: il sistema di tutela andrebbe quindi rivisto.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha riferito che l’Ippodromo di Merano è un biglietto da visita e il polmone verde della città, nonché uno dei più grandi d’Europa, attualmente non sfruttato a pieno. Dovrebbe essere aperto a iniziative che attirino turisti e locali, ma la tutela dell’edificio va vista in maniera critica: un ippodromo a Merano c’era già alla fine del 19mo secolo, ma con l’arrivo del fascismo la struttura attuale fu battezzata col nome di “Ippodromo 28 ottobre” a ricordo della marcia fascista, espropriando a prezzi miseri i terreni. Queste circostanze non vanno dimenticate: una rivalutazione è opportuna, ma non una messa sotto tutela.
Anche Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha rilevato che la struttura richiama un passato doloroso per molti sudtirolesi. ha poi ritenuto necessaria anche una discussione di tipo tecnico, con il parere degli esperti quale prerequisito di base su avviare una discussione politica. Probabilmente la Giunta ha già discusso il piano di attività con il Comune di merano, considerando la rilevanza della superficie e l’importanza della struttura per Merano.
Jasmin Ladurner (SVP) ha evidenziato che il tema è già in trattazione a livello provinciale, sia la SVP che la Provincia hanno fatto proposte, tra cui un trasferimento della proprietà per il 60% alla Provincia, l’impegno per la ristrutturazione e il recupero e un piano pluriennale di ammodernamento, più opportuno di una ristrutturazione. I giovani SVP hanno già sensibilizzato sulle scritte fasciste sulla struttura.
Il vicepres. Arnold Schuler ha rilevato che oltre Kurhaus, Terme, Giardini Trauttmansdorff e Ippodromo sono strutture importanti per Merano. Negli ultimi anni ci sono stati molti cambiamenti: oltre alle gare ippiche sono state inseriti in calendario le gare degli aveglinesi e anche concerti, che hanno avuto un certo successo. La struttura è quasi fatiscente, e una ristrutturazione è importante, per farla tornare all’antico splendore. In quanto alla messa sotto tutela, come detto da Staffler è necessaria una valutazione tecnica: la Sovrintendenza procederà. A livello del PUC, la struttura rientra già nella tutela paesaggistica e degli insiemi, la zona è anche sotto tutela idrica. La Provincia si è giá incontrata con il Comune, e intende realizzare una partecipazione del 60% alla società, un investimento per la ristrutturazione con un investimento di 25 milioni, una collaborazione con la Città di merano per un Piano pluriennale di sviluppo: il pres. Kompatscher ha raccolto le proposte in uno scritto al Comune dello scorso ottobre. Il Comune di Merano avrà un ruolo determinante anche per le decisioni future: è prevista una maggioranza ordinaria per le decisioni correnti, ma per quelle straordinarie è richiesta l’unanimità. In attesa di una reazione della città di Merano, non è possibile accogliere la mozione. Repetto ha commentato che il Consiglio provinciale potrebbe comunque dare un indirizzo di carattere politico relativamente alla messa sotto tutela, che sarebbe requisito per tutti gli altri progetti, e ricordato analoghi interventi all’Eurac, a quello degli uffici giudiziari, all’impianto di carburante di piazza Verdi a Bolzano, ma anche quello al muro del Lager. Rilevando la volontà di partecipazione e intervento espressa nella lettera citata da Schuler, e la collaborazione con il Comune di Merano, che comprende un rilancio, ha chiesto comunque di votare per parti separate la mozione. Essa è stata respinta: le premesse con 12 sì, 17 no e 2 astensioni, il punto (a) con 12 sì e 19 no, il (b) con 12 sì, 17 no e 2 astensioni, il (c) con 14 sì e 17 no, il (d) (emendamento Urzì) con 12 sì, 16 no e 1 astensione.
È quindi ripresa la trattazione della mozione n. 192/19: Conferenza sulla sicurezza con il coinvolgimento del Consiglio, già avviata il 6 novembre scorso, con cui Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) chiedeva di incaricare la Giunta (1) di convocare quanto prima e d’intesa con il Commissariato del Governo una conferenza sulla sicurezza in cui vengano coinvolti i rappresentanti dei diversi organi di sicurezza e delle autorità giudiziarie, i rappresentanti della società, delle categorie professionali e del Consorzio dei comuni, la Giunta provinciale e i capigruppo dei partiti rappresentati in Consiglio provinciale; (2) di definire, sulla base delle conoscenze e nozioni acquisite, strategie e misure al fine di migliorare la sicurezza nei luoghi pubblici a livello comunale e provinciale; (3) di coinvolgere i gruppi politici rappresentati in Consiglio provinciale nell’organizzazione e nella preparazione della conferenza sulla sicurezza. La situazione, ha detto Leiter Reber, è molto cambiata rispetto a 20 anni fa: per esempio, si registra un aumento del 10% degli scassi e del 40% di rapine. La percezione di minore sicurezza è confermata da evidenti cifre, e questo impone di prendere sul serio il problema, con una conferenza di tutte le forze dell’ordine e di tutti gli interessati. Attualmente ci sono donne e uomini costretti a riflettere due volte se percorrere certe strade o vie: un senso di insicurezza che riduce la qualità della vita. Per questo tutti se ne devono occupare, anche quei partiti che finora hanno negato problemi di sicurezza; dal canto loro, i rappresentanti della Lega si dovrebbero dare da fare affinché la Provincia ottenga la competenza in materia. Nei pressi della stazione la Polizia continua a intervenire, confinanti ed esercenti sono stufi di over chiamare ogni due giorni le forze dell’ordine per disordini, ma basta anche vedere lo sporco che c’è in giro per capire che le cose non vanno. Forse la conferenza sulla sicurezza dirà che tante cose non corrispondono alla percezione, ma forse invece dimostrerà che è necessario intervenire
Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha evidenziato che la sicurezza è una tematica che riguarda tutti, tuttavia rende scettici il rilevamento di certi aspetti. Il posto meno sicuro non è la stazione di Bolzano né il Brennero, ma le camere da letto private: è questo che risulta dalla relazione sulla violenza sulle donne, esercitata nel 64% dei casi dal partner. L’esistenza di alcune problematiche tuttavia non va negata, lei stessa ha a volte chiamato la polizia, ma l’insicurezza è frutto soprattutto del cambiamento: se cambia il percorso per andare a casa, questo preoccupa, così come se sul percorso si trova una persona che non si conosce. Bisogna capire come gestire i cambiamenti.
Dal banco dei consiglieri, Giuliano Vettorato (Lega Alto Adige - Südtirol) si è detto d’accordo con Foppa sulla necessità di lavorare sulla prevenzione, e ha illustrato un’attività congiunta dei tre assessori alla scuola con le Forze dell’Ordine per sensibilizzare e fare prevenzione. Obiettivo è il ritorno della legalità: gestito dal Commissario del Governo, partirà nelle scuole un piano di prevenzione e sensibilizzazione per far capire che “le divise sono amiche” e le segnalazioni sono possibili, senza per questo arrivare a denunce ma solo per tornare alla legalità. Si è augurato quindi alta partecipazione anche da parte delle famiglie.

Ulli Mair (Die Freiheitlichen) ha rilevato che effettivamente la violenza avviene anche in casa, ma le vittime hanno qui altra certezza del diritto, mentre chi vive questa situazione sulla strada è in balia dell’insicurezza, perché manca certezza del diritto. Questo è frustrante anche per gli agenti, che devono farsi anche mediatori e psicologi nonostante lo svolgersi di chiari reati. Nei pressi della stazione si verificano smercio di droga, pestaggi, e tanti imprenditori o esercenti se ne sono andati, o hanno dovuto aumentare le spese per una sicurezza privata: per questo sarebbe importante che proprio tutti partecipassero a una conferenza sulla sicurezza, per sentire bene di cosa si tratta.
Carlo Vettori (Lega Alto Adige - Südtirol) ha ritenuto importante la tematica, ma evidenziato che i tavoli in prefettura con provincia, forze dell’ordine e sindaci esistono giá, e da anni. Più utile sarebbe un’audizione sulla conferenza all’interno dell’aula consiliare, per avere un canovaccio su cui strutturare un confronto con gli altri attori chiamati in causa, una sorta di una road map da indicazioni del Consiglio provinciale.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha sostenuto che la proposta aveva buone intenzioni ma non era utile: le leggi già ci sono, non serve un tavolo di lavoro, ma un biglietto aereo per chi causa problemi. Le persone espulse non vengono mai realmente mandate via. Chi non accetta il modo di vivere locale  non può stare qui, e non ha senso ridiscutere mille volte delle stesse cose, anche se la mozione sarà sostenuta.

Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha ribadito con forza il principio della legalità: vanno fatte rispettare le leggi, e garantita una pena certa per chi viola principi di legge a garanzia della democrazia e della convivenza. Negli ultimi mesi il nuovo Governo ha allentato le politiche sulla sicurezza, come d’abitudine della sinistra, ma “c’è bisogno di far rispettare le leggi”. Ha quindi respinto il ragionamento di Vettori in base al quale le istituzioni provinciali si sostituiscono a quelle delegate a mantenere sicurezza e ordine, e apprezzato l’indirizzo del vicepres. Vettorato sulle iniziative di prevenzione in atto.  Il Consiglio provinciale non ha titolo per convocare le forze dell’ordine per audizioni o conferenze: la mozione per questo sarebbe inammissibile. IL ruolo del Commissariato del Governo è un riferimento imprescindibile.

Pure dai banchi dei consiglieri, Massimo Bessone (Lega Alto Adige Südtirol) ha rilevato che la sicurezza è diminuita, e che le pene poco severe sono causa del calo della denuncia di reati, perché la gente è stufa di non ottenere nulla, dato che manca la certezza della pena: chi sbaglia deve pagare caro, dall’ultimo arrivato al politico. È vero anche che l’immigrazione negli ultimi decenni ha contribuito all’insicurezza: non si possono far arrivare qui le persone, sfruttarle e poi abbandonarle.
Secondo Gerhard Lanz (SVP) c’è l’esigenza di maggiore sicurezza, e la tematica è importante per tutti. Come dimostrano gli interventi per il maltempo, è importante agire all’unisono, ed è importante il lavoro preventivo. Ci sono colloqui in atto, ma la vera domanda è perché non vengono applicate le norme esistenti. Ha quindi proposto di modificare la mozione avanzando la richiesta di un’audizione sul tema in Consiglio provinciale.
Il vicepres. Arnold Schuler ha condiviso l’importanza della tematica, evidenziando che quello della sicurezza è un tema molto sentita e che la situazione è cambiata negli anni, oggi non ci si limita più alle scazzottate, ma si tirano fuori coltelli e altre armi. La politica se ne deve occupare. Ci sono già molte iniziative, incontri con le forze dell’ordine, il comitato per la sicurezza con il Commissario del Governo, con una seduta aggiuntiva convocata in seguito ai casi di Merano, durante la quale è stato deciso di intensificare le misure di sicurezza pensando anche a iniziative di prevenzione: è stata ampliata la videosorveglianza anche nei comprensori. È comprensibile che il Consiglio provinciale si interessi al tema, e la forma più opportuna è un’audizione, sulla base non di una convocazione, ma di un invito degli attori coinvolti: i rappresentanti dei partiti potranno quindi porre domandi e informarsi. Leiter Reber ha evidenziato che lo stesso Schuler aveva rilevato un aumento di brutalità. A Foppa ha risposto che non si tratta di affrontare un tema piuttosto che un altro, la violenza in famiglia è un’altra questione. La politica ha responsabilità di garantire la sicurezza sul territorio: in Friuli Venezia Giulia una conferenza come quella proposta è stata effettivamente convocata. Sulla base delle delle relative conclusioni, si adottano poi le misure necessarie. Egli ha comunque accolto la proposta di un’audizione, purché decidano sui contenuti tutti i gruppi consiliari, per raccogliere informazioni necessarie per adottare misure concrete a livello comunale, provinciale e in relazione con Roma. Ha quindi modificato la parte dispositiva: nel nuovo testo, concordato con l’ass. Schuler, si chiedeva di convocare un’audizione sulla sicurezza pubblica, coinvolgendo nell’organizzazione e preparazione i partiti rappresentati in Consiglio e definendo sulla base delle conoscenze acquisite misure e strategie in materia di sicurezza nei luoghi pubblici. Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha rilevato che mancava l’indicazione dei soggetti da convocare, Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha ricordato che ci si era ripromessi si limitare le audizioni alle commissioni legislative; il pres. Josef Noggler ha ricordato che l’impegno era rivolta alla Giunta, e il vicepres. Arnold Schuler ha invitato a correggere nel senso di affidare l’iniziativa il collegio dei capigruppo. La mozione è stata votata senza quest’ultima modifica: respinte le premesse, la parte impegnativa (emendata) è stata approvata con 18 sì, 4 no e 10 astensioni.

Con la mozione n. 13/18: Sostenere il primo corridoio umanitario d'Europa, Riccardo Dello Sbarba ha quindi evidenziato che nel vicino Trentino il pres. Fugatti ha ridimensionato una serie di iniziative d’accoglienza, ma che l’unica che non ha toccato è quella del corridoio umanitario, che proprio recentemente ha portato a Trento 6 profughi siriani scelti dall’UNHCR, l'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, in un campo al confine con il Libano, i quali si sono aggiunti ad altri 26 giá presenti: questa iniziativa consiste nella creazione di un ponte verso i campi profughi, appoggiandosi ad organizzazioni com l’UNHCR, per dare accoglienza a chi davvero puó essere titolare di diritto d’asilo, senza aspettare che le persone arrivino da sé. Il consigliere ha fatto riferimento aII’accordo sottoscritto nel dicembre 2015 tra il Governo italiano e i soggetti promotori, cioè la Comunità di Sant'Egidio, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, l'associazione Papa Giovanni XXIII, la Tavola valdese e i corpi 2 Johannes XXIII. civili di Pace dell'Operazione Colomba al fine di di aprire un canale umanitario straordinario, il primo in assoluto in Europa, e mettere in protezione immediata famiglie di profughi che si trovano in campi profughi assistiti dalle Nazioni Unite in Libano, a poca distanza dal confine siriano, persone registrate e conosciute dall'UNHCR, selezionate in base a diversi criteri, come la durata della loro fuga e la loro particolare vulnerabilità (bambini, persone in gravi condizioni di salute, persone che hanno subito violenze ecc...). Questa iniziativa di corridoio umanitario aperto dall'Italia prevede in prima fase di applicazione l'arrivo di 2000 persone non solo dal Libano, ma anche da Marocco ed Etiopia. Al dicembre 2018 già 1.400 persone scelte tra quelle che hanno diritto all'asilo sono arrivate in Italia e sono state ospitate in diverse province, tra cui Trento, Reggio Emilia, Torino, Aprilia, Bologna. L’esperienza trentina dimostra che il progetto funziona: finora il Trentino ha accolto diverse famiglie siriane (60 persone circa) che hanno ottenuto un visto umanitario a territorialità limitata rilasciato dall'ambasciata italiana in Libano. I costi, sono a carico dei soggetti promotori, nel caso del Trentino della Diocesi, ma dal secondo anno li copre lo Stato, ma la Provincia di Trento si è detta disponibile a coprire i costi del primo anno. Il consigliere ha quindi (1) esortato il Consiglio provinciale a giudicare l'iniziativa del "corridoio umanitario" previsto nell'intesa sottoscritta il 15 dicembre 2015 tra il Governo italiano e la Comunità di Sant'Egidio, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, l'associazione Papa Giovanni XXIII, la Tavola valdese e i corpi civili di Pace dell'Operazione Colomba come una buona pratica nell'affrontare in modo positivo il tema dell'accoglienza delle persone richiedenti asilo e auspica la sua prosecuzione oltre il biennio previsto, e (2) invitato a impegnare la Giunta a  verificare se esistano in Alto Adige/Südtirol soggetti interessati a inserirsi in questa iniziativa, prendendo  contatto con la Provincia di Trento e i citati soggetti promotori dell'iniziativa per conoscere i dettagli e le modalità del progetto nonché, in caso di riscontro positivo a mettere a disposizione la copertura finanziaria, per il periodo in cui non interviene lo Stato a copertura dei costi.
Intervenendo sull’ordine die lavori, Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore) ha rilevato che mentre nel testo italiano era citato “Alto Adige/Südtirol”, in quella tedesca c’era solo “Südtirol”, e segnalato che aveva chiesto sulla questione, che si ripete, una convocazione dei capigruppo. Il bilinguismo va garantito in entrambe le versioni. Il pres. Josef Noggler ha risposto che il tema è stato inserito all’ordine del giorno della prossima seduta dei capigruppo, il 23 dicembre.
Franz Ploner (Team K) ha segnalato che 65 milioni di persone al mondo sono in fuga, secondo l’UNHCR, il che vuol e una persona su 113: in Alto Adige sarebbero 4.800 persone. il Mediterraneo è ormai un mare di morti, e le generazioni attuali saranno accusate dalle prossime di questa tragedia. Il progetto di corridoio umanitario riguarda per lo più persone anziane, malate o genitori con bambini piccoli, riconosciute dall’UNHCR che verifica anche la necessità di accoglienza umanitaria, le quali  arrivano in Italia con un regolare volo e visto umanitario. Anche il Governo Cinque Stelle-Lega aveva valutato positivamente questo progetto, compreso l’ex ministro dell’Interno Salvini. Il Team K avrebbe sostenuto la proposta.
Carlo Vettori (Lega Alto Adige Südtirol) ha confermato il favore dell’ex Governo, e fatto riferimento a un incontro promosso dall’ex consigliere trentino Mattia civico per sensibilizzare sul tema. La mozione è da sostenere perché non evidenzia la solita tematica di opposizione tra favorevoli e contrari  ma riconosce il sacrosanto diritto alla protezione internazionale dei rifugiati politici.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha innanzitutto criticato che Urzì volesse correggere la mozione di un collega, che era di sua esclusiva proprietà, e ha poi chiesto come vengono selezionate le persone da accogliere tramite il corridoio umanitario, sottolineando che riceverebbero il diritto d’asilo senza le tradizionali richieste e procedure, che avrebbero libertà di movimento in tutta Europa.
Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha fatto riferimento a un documentario che raccontava la fuga dal Camerun di una coppia lesbica, arrivata poi in Nigeria e avviatesi attraverso il Mediterraneo per arrivare in Europa, ma rinviate indietro. Da una violenza di uno scafista una delle donne aveva avuto un bambino, ma ciononostante non erano state inserite in alcun programma di aiuto: a volte non si tratta di fuggire da situazioni di guerra, ma anche da situazioni senza futuro. Un corridoio umanitario permette di intervenire anche in questi casi.
L’ass. Waltraud Deeg ha evidenziato che attualmente il modo in cui si parla dei diritti di immigrazione non è la migliore possibile, e la nuova presidente della Commissione Europea ha proprio il compito di gestire al meglio questo problema insieme agli Stati interessati e per le persone che si trovano nei campi profughi. Il modello di Trento è ottimo ma non è sistemico, è un modello piccolo che cerca di dare una risposta parziale, tutte le persone che non hanno accesso al progetto rimangono in preda degli scafisti. Per questo, l’assessora ha chiesto di ritirare la mozione per presentare una congiunta di tutti i gruppi a favore dei corridori umanitari in Europa, con un voto a Governo italiano e Commissione europea a provvedere in questo senso. Oggi la situazione è diversa dal 2014-2016, quando la maggior parte dei profughi arrivavano dal Mediterraneo: ora stanno tornando persone da altri Stati europei, per esempio dagli Stati del Nord Europa dove non hanno ottenuto diritto d’asilo. Per questo c’è una stretta collaborazione con il Commissariato del governo per gestire la situazione: come prima si distribuivano i profughi che arrivavano a Sud, ora bisogna ridistribuire quelli che arrivano da Nord. La città di Bolzano non deve gestire da sola questa situazione. Dello Sbarba ha chiesto di votare comunque la mozione, che chiede di verificare la presenza di associazioni disposte ad avviare questa esperienza, si è detto comunque disponibile a elaborare anche un voto.  È vero che il tema è complesso e riguarda un piccolo numero di persone, ma non si può rinunciare a salvarle perché il problema è più grande, o demandare all’Europa quando la Provincia di Trento dimostra che si può fare qualcosa anche a livello locale. Tali profughi rientrano nella quota che spetta al Trentino, non rappresentano un sovraccarico. L’ex consigliere Civico ha chiarito che la prima selezione spetta all’UNHCR in collaborazione con le associazioni coinvolte che hanno nei campi profughi i presidi, mentre la scelta finale è del Ministero degli interni in seguito a una verifica della sicurezza, infine il Ministero degli Esteri emette un visto della durata di 20 giorni, entro i quali va avviata la domanda di asilo politico: su 3.000 domande fatte in seguito ad arrivo via corridoio umanitario, 3.000 sono state accolte. Gerhard Lanz (SVP), rilevando che il consigliere non aveva accolto la proposta dell’assessora, ha annunciato voto contrario. La mozione è stata quindi respinta con 15 sí, 16 no e 2 astensioni.

 

 

(MC)