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Consiglio | 27.11.2019 | 11:57

Lavori Consiglio: bilinguismo nella sanità, competenza sugli aiuti alla disoccupazione

Discusse questa mattina proposte di Team K e Gruppo Verde.

Con la mozione n. 163/19: Misure per il conseguimento del bilinguismo da parte dei medici e del personale di assistenza all’interno dell’Azienda sanitaria, Franz Ploner (Team K), sottolineava oggi in Consiglio provinciale che la medicina e la psicologia si caratterizzano principalmente come “scienze della parola”, motivo per cui la lingua svolge un ruolo centrale nella comunicazione con i pazienti e i loro familiari, e che la comunicazione nella madrelingua dei pazienti è essenziale ed è richiesta in tutti i sistemi sanitari europei per l'assunzione di personale proveniente dall'estero; per raggiungere tale competenza, i datori di lavoro offrono corsi di lingua della durata di diversi mesi prima di destinare tale personale alla cura dei pazienti. In molti Paesi europei, per l'iscrizione agli Ordini dei medici, è già richiesto un attestato di conoscenza della lingua locale di livello B2. Inoltre in un secondo momento gli ordini professionali richiedono un esame linguistico supplementare di livello C1. Nella nostra provincia le problematiche connesse all’apprendimento delle lingue sono al centro dell'attenzione a causa della mancanza di medici di base e specialisti, che rende necessaria l'assunzione di personale specializzato proveniente dal resto d'Italia o dall'estero e che conosce una sola delle lingue ufficiali della nostra provincia. Ciò richiede un approccio radicale all’apprendimento della lingua mancante attraverso corsi intensivi di lingua da frequentare nell’ambito dell’aggiornamento professionale o – meglio ancora – prima dell'inserimento nella routine lavorativa, ma già nel contesto di un rapporto di lavoro. A questo scopo, è necessario adempiere agli obblighi di legge previsti dallo Statuto di autonomia, che impone il bilinguismo (tedesco e italiano) ai laureati che lavorano in Alto Adige (esame di bilinguismo A corrispondente al livello C1) e garantisce ai pazienti il diritto alle cure nella loro lingua madre.Le esperienze fatte all'estero dimostrano che i corsi di lingua pensati appositamente per i medici, tenuti da insegnanti di lingua competenti, consentono di acquisire conoscenze linguistiche di livello B2 in brevissimo tempo (tra i 4 e i 6 mesi). Il consigliere chiedeva quindi di impegnare la Giunta (1) ad obbligare il personale medico e infermieristico che non ha padronanza delle lingue ufficiali della nostra provincia a frequentare un corso di lingua a tempo pieno per i primi due mesi del rapporto di lavoro, (2) a impegnare il personale beneficiario di questa misura a rimanere in servizio presso l’Azienda sanitaria per almeno cinque anni, pena la restituzione dello stipendio percepito nei due mesi in questione, (3) a modulare i corsi di lingua a tempo pieno in base alle esigenze del settore medico (corsi intensivi interni), (4) a prevedere che i corsi di lingua a tempo pieno si concludano con un esame.
Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) ha condiviso le premesse della mozione, ma non la previsione di un “obbligo” previsto nella parte dispositiva, in quanto il bilinguismo non è un obbligo ma un diritto. Ha più senso obbligare l’amministrazione a fornire corsi, in modo da evidenziare che si tratta di un’opportunità per chi vi accede.
Annunciando una mozione sullo stesso tema, Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha sostenuto il documento,  proponendo inoltre che le ore di apprendimento corrispondessero a quelle previste nel contratto di lavoro. Prima del contatto con il paziente, inoltre, ci dovrebbe essere un corso obbligatorio sulle nozioni base delle due lingue della provincia. Importanti sono corsi intensivi lingua orientati ai temi medici. 
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha ringraziato il proponente per aver evidenziato l’importanza della comunicazione nella medicina, anche se oggi ai medici manca il tempo per il dialogo. La parte dispositiva è condivisibile, ma un corso obbligatorio di due mesi è molto breve, ci vorrebbero almeno 4 mesi. Inoltre, il vincolo di 5 anni è troppo elevato, in altri ambiti lavorativi esso è di 3: chi se ne va prima deve pagarsi il corso. 
Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha annunciato voto a favore, aggiungendo che il sistema proporzionale, che è stato vantaggioso, ha portato anche rigidità. In alcuni casi infermieri e personale ausiliario soccorrono i medici monolingui traducendo i dialoghi, ma questo non è sensato. La tematica va approfondita.
Maria Elisabeth Rieder (Team K), co-firmataria, ha ricordato che nei prossimi anni 450 infermieri e infermiere andranno in pensione, e che essendo il settore per lo più femminile si verificano spesso assenze per maternità e periodi di cura dei figli. Per sopperire alla carenza, in futuro ci si troverà davanti ad afflusso di personale da fuori. La proposta è quindi un primo passo per affrontare la situazione, anche aumentando l’attrattivitá del posto di lavoro. 
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha evidenziato, che in caso di bisogno di cure importanti, una persona con risorse economiche va anche da uno specialista in Sudafrica, negli USA o in India indipendentemente dalla lingua da questi parlata. Ha quindi richiamato a concentrarsi sull’essenza del rapporto paziente-medico, pur riconoscendo il valore della comunicazione. Pensare che la proposta di corsi di lingua sia un’attrazione per i medici che vengono da fuori, tuttavia, è dubbio. Urzí ha infine evidenziato che i pazienti di lingua tedesca nelle valli parlano per lo più dialetto, non lo hochdeutsch che i medici imparerebbero nei corsi.
Magdalena Amhof (SVP) ha evidenziato i grandi sforzi comunicativi del personale sanitario e amministrativo della sanità, nonché che l’Azienda sanitaria sta facendo grandi sforzi in questo senso: per esempio, vengono offerti corsi per medici e personale infermieristico. Si fa già molto in questo settore, quindi la mozione non è necessaria.
Gerhard Lanz (SVP) ha sottolineato a sua volta che ci sono giá delle misure nella direzione indicata dalla mozione, in particolare in termini di formazione e lingua. Il tutto richiede tempo, e non ha senso aggiungere un tassello diverso ogni mese: bisogna piuttosto rafforzare le misure giá in atto.
L’ass. Thomas Widmann ha detto di comprendere i diversi punti di vista, evidenziando che ogni gruppo linguistico attribuisce alla propria lingua un certo valore: pertanto almeno nelle istituzioni pubbliche ci deve essere l’obbligo di parlarle. Essendoci carenza di medici, bisogna attrarre moltissimo personale: nei prossimi anni ci sarà bisogno di 1400 infermieri e  800 medici, per via dei pensionamenti: c’è quindi bisogno di un po’ di flessibilità, perché non si possono chiudere i reparti. È importante che ognuno possa comunicare nella sua madrelingua, per questo si concede un certo periodo di tempo per imparare un’altra lingua; ora si offre anche un corso intensivo prima dell’inizio del lavoro, ed esiste un gruppo di lavoro che si occupa della questione. nei contratti di lavoro è chiaramente citato l’obbligo dell’offerta di corsi di lingua, e vengono messi a disposizione anche tutori ed esami intermedi. Per questo la mozione non può essere accolta. Franz Ploner ha replicato che i medici che vanno in Inghilterra o in Isvezia devono imparare la lingua, se no non vengono assunti, e che i pazienti che vanno all’estero per farsi curare da specialisti rinomati sono una piccolissima parte. Inhouse significa che nell’Azienda sanitaria vengano assunti pedagoghi linguistici e che i corsi non vengano affidati, come ora, agli infermieri. Il consigliere ha quindi invitato Widmann a sostenere una mozione che va nella stessa direzione di quanto lo stesso assessore intende fare. L’aula ha però respinto la proposta, votata per punti separati: le premesse con 14 sì, 19 no e 1 ast., il punto (1) e (2) con 13 sì, 20 no e 1 ast., il punto (3) con 14 sì, 19 no e 1 ast., il punto (4) con 12 sì, 20 no 1 ast.

Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha quindi presentato la mozione n. 159/19: Alla Provincia la competenza per gli aiuti alla disoccupazione. Sottolineando che gli aiuti statali alla disoccupazione costituiscono un importante sostegno finanziario per le persone prive di reddito, e che sarebbe quindi opportuno gestirli contestualmente alle prestazioni economiche sociali come il reddito minimo di inserimento, il reddito di cittadinanza, le pensioni di invalidità civile nonché le pensioni sociali, in modo che le persone in situazioni di difficoltà possano contare su una gestione unificata e una semplificazione delle procedure amministrative, la consigliera chiedeva di incaricare la Giunta di attuare il decreto legislativo 5 marzo 2013, n. 28, ai fini di attribuire alla Provincia di Bolzano la competenza necessaria per gestire autonomamente le prestazioni statali a sostegno dei disoccupati. La mozione, ha spiegato la consigliera, fa parte di un gruppo di proposte per interventi migliorativi a miglioramento e semplificazione del sistema sociale. Ha quindi ricordato la proposta di un reddito minimo di inserimento egli obiettivi a esso connessi, sottolineando il vantaggio di amministrare i contributi a livello provinciale: sarebbe più facile per il Patronato, e ai cittadini arriverebbe una somma maggiore.
Maria Elisabeth Rieder (Team K) si è detta d’accordo sull’adozione delle competenze in merito, anche sull’assegno di disoccupazione. Attualmente le cose non vanno male, la liquidazione di quest’assegno funziona bene, ma un progetto complessivo per l’assistenza sociale sarebbe importante, ma l’obiettivo deve essere di semlipificare e migliorare, e non tutto quello che offre la Provincia funziona meglio. C’è inoltre un rischio di conflitto di procedure con l’INPS: bisogna raccordarsi bene con l’Istituto.
“Cercare di centralizzare tutto è fondamentale”, ha detto Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche), rilevando che la situazione sul mercato del lavoro non è chiaro: da un lato ci sono aziende in crisi e dall’altro l’ente pubblico che non trova personale. Il reddito minimo di inserimento, dalla sua esperienza a livello municipale, induceva molte persone ad accontentarsi di esso senza cercare altre soluzioni. Bisogna uscire da questo status che spinge a rimanere nell’ambito dell’assistenza, positiva è l’esperienza dell’IPES al fine di individuare le entrate sulla base delle quali definire il canone: si può prendere esempio da lì.
Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) ha evidenziato che le politiche attive sono competenza primaria della Provincia, che può già migliorare l’attività attualmente poco efficace dei Centri per l’impiego. La mozione dovrebbe invece dire come gestire le politiche passive del lavoro, che sono suddivise tra diversi attori.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha sostenuto la proposta:l’indennità di disoccupazione sarebbe gestita meglio se liquidata dalla Provincia.
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde), cofirmatario, ha evidenziato che la proposta è migliorativa della situazione attuale, guardando al futuro.  Bisogna essere lungimiranti, mantenendo ciò che è positivo nell’affrontare le nuove sfide, come la mancanza di lavoratori specializzati.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha evidenziato un “approccio bulimico” rispetto al tema delle competenze, senza che vengano specificati gli obiettivi e le modalità di gestione delle nuove competenze richieste. La proposta potrebbe essere intitolata “I Verdi vogliono il reddito di cittadinanza provinciale”, perché semplificando si tratta di questo.
Andreas Leiter Reber (Die Freihietlichen) ha ricordato che il suo gruppo è sempre a favore di maggiori competenze provinciali, ma in questo caso si tratta di farsi carico di distribuire contributi previsti da regole statali, e non di gestire tali regole in proprio: ci vorrebbe una previdenza sociale sudtirolese. Il consigliere ha poi criticato che tanti lavoratori stagionali percepiscano l’indennità di disoccupazione nel loro Paese e anche in Italia.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha ammesso che, seppur tirato, il titolo proposto da Urzì è calzante. In provincia di Bolzano ci sono prestazioni sociali provinciali date in maniera separata, regionali e statali: questo danneggia la politica sociale, rendendola difficile da gestire, ma anche i cittadini. Il concetto è quello di andare verso un reddito di cittadinanza, una prestazione unica che sostituisca tutte le altre. Se questo è possibile tramite il trasferimento di competenze, non c’è motivo di non farlo, passo dopo passo. A Leiter Reber, Dello Sbarba ha fatto presente che la provincia già distribuisce l’assegno famigliare della regione, distribuito in base alle regole di quest’altro ente, e che nella distribuzione si influisce anche sulla gestione.
Gerhard Lanz (SVP) ha evidenziato che il sistema funziona molto bene e non ha bisogno di modifiche. Se si intervenisse, le modifiche dovrebbero essere sostanziali, quindi è più opportuno lasciare il sistema così.
Philipp Achammer ha premesso che il trasferimento di nuove competenze vede la maggioranza sempre a favore, tuttavia qui si tratta anche di come organizzare il lavoro; il decreto legislativo citato è del 2013, non è una base che permette di lavorare, in questa forma non sono possibili modifiche: esso prevede la trasmissione alla provincia di compiti amministrativi che poi vanno nuovamente trasferiti all’INPS. Le procedure statali al momento sono così dettagliate e informatizzate da non lasciare spazio di manovra. Forse è meglio concentrarsi sulle misure del mercato del lavoro che su quelle della disoccupazione, che è molto bassa.Se una norma d’attuazione porterà modifiche, si fará un’ulteriore riflessione in merito. L’ass. Waltraud Deeg ha sottolineato che si tratta della vecchia richiesta dei Verdi di un reddito di base senza condizioni. In provincia di Bolzano sono state sviluppate delle misure sociali molto più efficaci di quelle nazionali, ispirandosi in termini di politica delle famiglie ai Paesi del Nordeuropa: un adattamento ai criteri nazionali sarebbe un passo indietro; bisogna combattere la tendenza che vuole che sia lo stato a dire alla provincia cosa fare.  Brigitte Foppa ha replicato che il reddito minimo di inserimento è un progetto visionario che fa parte del DNA dei Verdi, che va ben oltre quanto previsto dalla mozione, la quale ha un atteggiamento più realista: ci sono misure sociali che vengono pagate da più enti - Comprensori, Provincia, INPS ecc - e sarebbe opportuno fare dell’ordine, prevedendo una singola misura amministrata dalla Provincia. Il decreto legislativo cui si fa riferimento è una norma d’attuazione, quindi lasciano perplessi i dubbi di natura autonomistica. La mozione è stata respinta con 19 no, 11 sì e 3 astensioni.

(continua)

(MC)