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Consiglio | 26.11.2019 | 15:31

Lavori Consiglio: Interrogazioni su temi d’attualità -1

Presentate da consigliere e consiglieri alla Giunta provinciale, riguardavano la legge urbanistica, le borse di studio a cittadini non UE, rispetto della madrelingua nell’Azienda sanitaria, contratto collettivo nel privato, bonifica discarica Castel Firmiano, assegno al nucleo famigliare +. (continua)

La seconda sessione di lavori di novembre del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano è iniziata, come di consueto, con la presentazione delle interrogazioni su temi d’attualità da parte di consigliere e consiglieri alla Giunta provinciale. 

Per primo, Peter Faistnauer (Team K) ha segnalato che l’ass. Kuenzer suggeriva di far entrare in vigore la nuova legge urbanistica solo dal primo luglio prossimo. Evidenziando che molte associazioni d’interessi si erano espresse contro questo rinvio, egli domandavain quanti comuni il direttore dell’ufficio tecnico aveva seguito il corso abilitativo per il front office per le pratiche edilizie e paesaggistiche, quali Comuni erano rimasti inattivi in questo senso e se sarebbero stati a provvedere, quanto costava il corso, che senso aveva proporlo ancora prima che fosse predisposto il regolamento d’attuazione della legge, com’era la situazione nei comuni pilota, come sarebbe stato gestito il verde agricolo all’interno delle aree inesidabili e se un agricoltore poteva essere obbligato ad alienare il proprio terreno . L’ass. Maria Hochgruber Kuenzer ha risposto che i corsi ha 123 partecipanti da 90 Comuni, che non si sono attivati 26 Comuni, che il corso ha comportato costi pari a 34.000 €, di cui 22.000 a carico del Consorzio e 6.800 a carico dell’amministrazione provinciale. Ha senso fare i corsi giá ora, perché il Front office deve essere attivo già all’entrata in vigore della norma. Quando ci sarà il prossimo corso dipende dalla collaborazione con il Consiglio dei Comuni; l’accorpamento dei Comuni prevede anche l’accorpamento degli uffici tecnici, quindi forse un obbligo non è sensato. I 7 Comuni pilota, guidati da un gruppo di regia, si sono incontrati: ognuno di loro, avendo una realtà diversa, si trova a un momento di attuazione diverso. La possibilità dell’esproprio rimane, ma viene applicato in casi rari. L’area insediabile comprende anche terreni non edificati, la legge tutela i terreni agricoli.

Dal sito dell’Università di Bolzano risulta che i cittadini non-UE residenti all'estero non possono richiedere subito le borse di studio della Provincia Autonoma di Bolzano, ma potranno richiederla solamente dopo un anno di residenza regolare registrata in Alto Adige: lo ha riferito Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) domandando quanti cittadini/e non UE si sono iscritti alla LUB negli ultimi 5 anni, quante borse di studio sono previste ogni anno per cittadini non UE, quante di queste sono state assegnate negli ultimi 5 anni e con quale motivazione si permette ai cittadini non UE di fare richiesta di borsa di studio solo dopo un anno di residenza regolare in Alto Adige. L’ass. Philipp Achammer ha promesso l’invio dei dati in forma scritta, segnalando che fino al 2019/20 c’erano fino a 89 studenti iscritti, e che si doveva distinguere tra chi aveva residenza o meno, chi frequentava in provincia o fuori: non si differenziava quindi tra cittadini UE e non UE, ma tra residenti o meno, considerando anche lo status di rifugiato e chi aveva la residenza da almeno un anno. CHi chiede borse di studio per la frequenta fuori provincia deve essere residente da almeno due anni, come risulta dalla l.p. 9/2004. Dello Sbarba ha replicato che, se si vogliono attirare le menti migliori, non ha senso che chi viene dall’estero debba aspettare per un anno prima di avere una borsa di studio. 

Florian Zerzer, direttore generale dell’Azienda sanitaria, ha sostenuto in diverse interviste che non esiste un problema linguistico nell’azienda sanitaria: di questo si è stupito Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) riferendo che secondo i dati più recenti del barometro linguistico ASTAT quasi il 32% della popolazione di lingua tedesca ha dichiarato che presso gli enti sanitari e negli ospedali della provincia il diritto all’uso della madrelingua non è stato rispettato almeno una volta all’anno, e ricordando che  in quasi tutte le sessioni del Consiglio provinciale i consiglieri della STF segnalano casi di mancato rispetto del diritto all’uso della madrelingua. Egli ha quindi chiesto come valuta la Giunta provinciale il fatto che il direttore generale faccia dichiarazioni false riguardo alla situazione linguistica nell’azienda sanitaria, se tali affermazioni sono riconducibili ad un’insufficiente conoscenza della situazione reale e se questo è accettabile, se la Giunta provinciale intende garantire che in futuro la persona che veste la carica più alta dell’azienda sanitaria venga a conoscenza delle violazioni del diritto all’uso della madrelingua. L’ass. Thomas Widmann ha riferito la risposta del dott. Zerzer, secondo cui i reclami vengono fatti dall’1-2% dei pazienti, e riguardano poco la lingua di comunicazione ma il fatto che un referto o documento non venga tradotto. Egli non è a conoscenza di problematiche mediche dovute a difficoltá linguistiche. Il fatto che manchino medici è riconosciuto, ci sono 37 medici che non sanno l’italiano e oltre 170 che non sanno il tedesco, ed è stato aumentato a 5 anni il periodo concesso per recuperare le conoscenze linguistiche richieste. I corsi dovevano essere frequentati al di fuori dell’orario di lavoro, e questo era problematico, ora si è ideato un nuovo sistema che prevede l’insegnamento delle lingue durante l’orario di lavoro, e un corso intensivo prima dell’inizio dell’impiego per comunicare con i pazienti. Si è consapevoli della necessità di miglioramento. Knoll ha replicato che ci sono notti in cui presso l’ospedale di Bolzano non c’è nemmeno un medico di lingua tedesca, e che gli apparecchi disponibili nello stesso ospedale sono solo in italiano: “Non è corretto ignorare la problematica”.

Per i dipendenti del servizio pubblico arriverà tra poche settimane un nuovo contratto collettivo con un significativo aumento di stipendio, a soddisfare le tanto attese richieste dei dipendenti: lo ha segnalato Magdalena Amhof (SVP), aggiungendo tuttavia che anche dall’economia privata si alza la voce dei dipendenti che pure desiderano nuovi contratti collettivi, e chiedendo quindi quanti di tali contratti sono stati trattati, negli ultimi 10 anni, da sindacati e imprenditori e in che modo al loro interno si tiene conto della conciliazione famiglia-lavoro. L’ass. Philipp Achammer ha fatto detto che il numero di contratti collettivi negli ultimi dieci anni è difficilmente rilevabili, per via di un primo livello di contrattazione, cui corrispondono circa 1.260 contratti collettivi, e di un secondo livello, territoriale. L’AFI-IPL ha fatto un rilevamento nel 2017, e i dati sarebbero stati forniti. La conciliazione riveste un ruolo importante: a livello statale si parla di welfare aziendale, a compensazione delle carenze del sistema pubblico,  che nel 2017 ha cercato di fare un rilevamento; anche gli enti bilaterali hanno un ruolo importante. Amhof ha rilevato le grandi differenze tra pubblico e privato in termini di conciliazione.

Da recenti notizie di cronaca si apprende che nonostante la Giunta comunale di Bolzano, lo scorso agosto, abbia approvato il progetto esecutivo di bonifica e messa in sicurezza permanente del sito contaminato della vecchia discarica di Castel Firmiano per una spesa complessiva di quasi 8 milioni,  la Giunta provinciale avrebbe negato il contributo per la realizzazione: lo ha segnalato Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle), aggiungendo che la Provincia autonoma di Bolzano, a legislazione vigente, potrebbe sostenere i costi e coprire l’investimento fino all’80% del suo totale e che il Comune aveva già impegnato le somme nel bilancio triennale per la realizzazione dell’opera e chiedendo quindi quali motivazioni hanno indotto la Giunta provinciale a non procedere con il contributo all’opera e quali intenzioni ha l’esecutivo in relazione a quella che molti definiscono "la discarica non bonificata più antica d’Europa". L’ass. Giuliano Vettorato ha risposto che il 19 febbraio scorso la GIunta ha disposto con delibera un finanziamento fino al 50% dei costi ammissibili per tali opere; il finanziamento di quest’opera potrá avvenire solo dopo l’approvazione da parte degli uffici competenti. La Giunta considera positivamente questa come tutte le opere di bonifica sul territorio.

Sul sentiero 22 sopra Lagundo, nella frazione di Velloi (Sentiero delle Rocce di Velloi), è stato apposto un cartello solo in tedesco che avverte che esso è adatto “solo a chi non soffre di vertigini”, e sulla relativa pagina del sito www.meranerland.org una foto mostra un'altra coppia di cartelli di cui il primo indica il maso Hochmuth, punto di ristoro per gli escursionisti, mentre il secondo recita di nuovo "Nur für Schwindelfreie”: solo la didascalia delle foto avverte anche in italiano che il sentiero è adatto solo a chi non soffre di vertigini. Lo ha segnalato Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore – Fratelli d’Italia) riferendo che dallo stesso sito risulta che "distraendosi si corre il rischio di urtare le pareti rocciose oppure di cadere nel dirupo" e domandando quindi come si giustifichi che un cartello di tale importanza sia solo in lingua tedesca, chi lo ha installato e se per tale intervento ha ottenuto finanziamenti pubblici, se e come si intende installare analogo cartello in lingua italiana e possibilmente anche in lingua inglese e ripristinare il bilinguismo corretto nella dizione toponomastica (Sentiero delle Rocce di Velloi), se non si ritenga che tutti i cartelli e le indicazioni di pericolo in montagna e in ogni altro contesto debbano essere almeno bilingui e come ci si intenda attivare per evitare che tragedie come quella accaduto lo scorso gennaio sul Corno del Renon si ripetano. L’ass.  Arnold Schuler ha chiarito che in Alto Adige esistono migliaia di cartelli, e che quindi la Giunta non può conoscerli tutti: quando ci sono segnalazioni, si valuta caso per caso. La Giunta non è a conoscenza del caso segnalato, ma verificherà perché cartelli d i questo tipo devono essere necessariamente bilingui, mentre quando si tratta di microtoponimi si rispetta l’accordo Fitto-Durnwalder. Il cartello probabilmente è stato esposto dal gestore del sentiero. Il caso in questione riguarda un contesto diverso da quello della tragedia del Corno del Renon. Urzì ha replicato che le due situazione mettevano parimenti a rischio di vita, in mancanza di indicazioni chiare, e ha aggiunto che l’Accordo Fitto-Durnwalder non ha valore di legge.

È risaputo che solo pochi padri usufruiscono del cosiddetto “Assegno provinciale al nucleo famigliare +”,anche perché in gran parte dei casi, tra i due genitori il padre guadagna di più; inoltre, essi non hanno diritto all’assegno quando il figlio sta frequentando una microstruttura, e questo nonostante la fase di inserimento, che prevede la permanenza del bambino nella struttura per pochissimo tempo, possa durare anche 3 settimane: lo ha segnalato Maria Elisabeth Rieder (Team K), domandando se è vero che lo “assegno provinciale al nucleo familiare +” non viene erogato durante la fase di inserimento, se tale è considerata come ordinaria frequenza del nido e perché, e come viene messo in conto il periodo di inserimento. L’ass. Waltraud Deeg ha riferito che questo assegno ha lo scopo di dare maggiore sostegno ai padri che lavorano nel settore privato e vogliono usufruire di un periodo di paternità, e che il sistema prevede oltre all’assegno anche una consulenza. In caso di inserimento al nido, è necessario un vero congedo di paternità. Il senso dell’assegno aggiuntivo è infatti che il padre si occupi del bambino. Le varie strutture gestiscono diversamente l’inserimento, che varia anche da bambino a bambino: è in programma l’elaborazione di un programma quadro per rendere omogeneo questo approccio. Rieder ha sottolineato la delicatezza della fase di inserimento, e il fatto che anche in quella fase il padre si occupa del bambino, come la struttura di assistenza può certificare.

(continua)

(MC)