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Consiglio | 09.10.2019 | 11:46

Lavori Consiglio: Osservatorio culturale, tempi d’attesa, parchi gioco non contaminati

Mozioni di Partito Democratico - Liste civiche, L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia, Gruppo Verde.

È ripresa questa mattina in Consiglio provinciale la trattazione della mozione n. 123/19: Osservatorio culturale provinciale, già avviata ieri, con cui Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) chiedeva di impegnare la Giunta a costituire e attivare  l’Osservatorio culturale provinciale, quale appuntamento annuale per valutare le attività proprie dello spettacolo dal vivo e dei progetti ad esso annessi, spunto per prendere decisioni per investimenti, avviare e consolidare le politiche culturali del territorio e diffondere la consapevolezza che uno studio annuale trasparente permette alla cultura di essere interpretata come motore di crescita economica, occupazionale e turistica, richiamo di forme di investimento degli operatori economici locali a favore della cultura.
Il vicepresidente della Provincia Giuliano Vettorato ha fatto riferimento alle funzioni giá svolte dall’ASTAT, che sta elaborando un’analisi del consumo culturale, dalla Consulta culturale provinciale, che aiuta a elaborare sia i dati dell’ASTAT che le relazioni delle associazioni, e dalle rappresentanze politiche nei vari direttivi. Quanto dovrebbe essere svolto dall’Osservatorio culturale proposto è, pertanto, già svolto da questi organi. Repetto ha replicato che l’Osservatorio avrebbe un carattere permanente e sarebbe privo del carattere autoreferenziale di certe commissioni. Si è augurato che, in prospettiva, si possa arrivare alla creazione di un soggetto di questo tipo. La mozione è però stata respinta con 10 sì e 20 no.

Alessandro Urzì (L’alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha quindi presentato la mozione n. 70/19: Azzeramento del ticket per visite prenotate con tempo di attesa superiore a 45 giorni, con cui, ricordando che con l’approvazione della legge di stabilità 2018 il Consiglio provinciale aveva introdotto delle sanzioni amministrative a carico di coloro che non si presentano ad una visita prenotata nel servizio pubblico senza aver disdetto l’appuntamento nei termini idonei, e definendo questo provvedimento condivisibile se andasse di pari passo con l’offerta di prestazioni sanitarie in tempi accettabili, mentre attualmente in Alto Adige per certe tipologie di prestazione considerate “non urgenti” vi sono liste di attesa troppo lunghe (ad esempio 187 giorni per una visita oculistica all’ospedale di Brunico o 217 per una visita neurologica e 128 per una visita dermatologica all’ospedale di Bolzano), chiedeva di evitare di trattare i cittadini da sudditi che devono solo pagare le gabelle, e portava l’esempio di quanto avviene in altre regioni, dove sono stati introdotti dei bonus quando i tempi di attesa superano determinati standard: “In Toscana, ad esempio la Giunta regionale riconosce un risarcimento economico di 25 euro per i cittadini che devono attendere oltre 15 giorni le visite specialistiche e 30 giorni per alcuni esami di diagnostica”. Premesso questo, invitava a impegnare la Giunta provinciale a garantire l'azzeramento automatico del ticket, se dovuto, per tutte le prestazioni sanitarie (anche non urgenti) per le quali al momento della prenotazione sia previsto un tempo di attesa superiore a 45 giorni.
In merito, Maria Elisabeth RIeder (Team Köllensperger) ha sostenuto che l’abolizione del ticket non risolve il problema dei tempi d’attesa, e creerebbe una disuguaglianza tra chi deve aspettare “solo” 44 giorni e gli altri. Introdurre bonus o esenzioni non è una soluzione: chi ha bisogno di una visita deve potervi accedere entro un tempo accettabile. L’assessore Widmann ha accolto delle proposte del TK in questo senso, per esempio acquistando prestazioni aggiuntive in dermatologia e oftalmologia, ma va detto che esse vengono messe a disposizione solo a Bolzano, la periferia è esclusa. Questo è solo un primo passo, e in ambito fisiatrico la situazione è ben peggiore.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde), facendo riferimento alla sua recente esperienza personale in ambito sanitario, ha detto di constatare quotidianamente che lo spazio per un servizio privato nell’ambito sanitario si fa sempre più ampio. Funzioni che il pubblico dovrebbe garantire vengono oggi delegate al privato, ed è questo il problema di fondo, cui hanno contribuito lunghe liste d’attesa: “È in corso una parziale privatizzazione del sistema sanitario”. La mozione non risolve il problema, ma è una sorta di provocazione, di messa fuoco della condizione del sistema pubblico: “Decideremo in base alla risposta dlel’assesore se astenerci o votare a favore”.
Franz Ploner (Team Köllensperger) ha evidenziato che i lunghi tempi d’attesa sono sintomo di un sistema sanitario malato, qualcosa non funziona nel management, nella gestione delle risorse,in sistemi  non adeguati, cui si aggiunge la carenza dei medici. Il paziente che ha contribuito con le sue tasse a finanziare il sistema sanitario si aspetta prestazioni adeguate; nonostante i tanti annunciati miglioramenti, però, i risultati lasciano a desiderare. La proposta di Urzì non può risolvere il problema, e porta il rischio di indurre i pazienti ad aspettare, con conseguenti problemi per patologie croniche. I pazienti con più di 65 anni e i bambini, tra il resto, sono già esentati dal ticket.
Gerhard Lanz (SVP) ha condiviso la posizione di Ploner relativamente alla positivitá di un aumento dell’offerta. Allo stesso modo, si può aumentare l’efficienza, proponendo qualche visita in più. Non va dimenticato però che il sistema sanitario funziona e ha un buon livello, e che ci vuole un po’ di tempo per adeguarlo alle esigenze attuali. la mozione non consente di raggiungere una soluzione.
L’ass. Thomas Widmann ha sottolineato l’esigenza di ridurre i tempi d’attesa, evidenziando però che ci sono già altre misure che rendono inutile la proposta di Urzì: già ora sono previsti 50 € per chi deve aspettare più di 60 giorni, e ⅔ dei cittadini sono esentati dal ticket. La Giunta è a favore di un sistema pubblico: “Il nostro sistema ha una quota pubblica del 90%, mentre nel resto d’Italia è del 70% e i in Lombardia addirittura del 58%”. Se però non basta quanto offerto dal pubblico, bisogna aggiungere prestazioni aggiuntive. Il sistema non è malato, per migliaia di persone ci sono quotidianamente ottime prestazioni, grazie all’impegno di personale sanitario e amministrativo. Con l’obbligo di disdire la visita sono già stati liberati migliaia di appuntamenti, resi disponibili per altri pazienti. Ci sono ovviamente margini di miglioramento: per questo si comprano servizi privati, in modo da ridurre le attese, entro il 2020, in settori come quello della risonanza magnetica l’oftalmologia. Urzì ha replicato che la sua iniziativa aveva un valore morale, non sostanziale, perché non poteva risolvere il problema dei tempi d’attesa, e la sanità pubblica non si regge certo sui ticket. La mozione è stata però respinta con 4 sì, 17 no e 10 astensioni.

Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha poi illustrato la mozione n. 109/19: I bambini devono poter giocare in luoghi non contaminati. Con essa, sottolineava che i pesticidi usati nei frutteti nn rimangono lì confinati, ma per via del fenomeno della deriva , come dimostra anche il recente studio inglese "Pesticide contamination and associated risk factors at public playgrounds near intensively managed apple and wine orchards", pubblicato a maggio 2019 sulla rivista "Environmental Sciences Europe", si diffonde nei terreni vicini: per lo studio sono stati selezionati in modo casuale 71 parchi giochi pubblici in quattro aree dell'Alto Adige (val Venosta, valle Isarco, val d'Adige e Bassa Atesina), e sui campioni d'erba prelevati è stata analizzata l'eventuale presenza di 315 pesticidi. Il tossicologo e coautore Peter Clausing sostiene che il 92% dei pesticidi riscontrati agisce infatti a livello ormonale e può interferire con il sistema endocrino delle persone e creare disturbi, cosa problematica soprattutto nei bambini; questo può contribuire all'insorgere di malattie croniche come obesità, diabete o anche tumori. Dallo studio risulta che i parchi giochi in Val Venosta sono quelli più frequentemente contaminati da pesticidi, mentre quelli in Bassa Atesina registrano la concentrazione più alta: secondo l'autrice dello studio i risultati dimostrano che i parchi giochi analizzati dovrebbero avere una distanza minima di 100 metri dai terreni agricoli: Anche la direttiva n. 2009/128 del Parlamento europeo e la "Risoluzione del Parlamento europeo del 12 febbraio 2019 sull'applicazione della direttiva 2009/128/CE concernente l'utilizzo sostenibile dei pesticidi" esortano all’attenzione in quest’ambito ed esortano gli Stati membri a vietare l'utilizzo dei PPP nelle aree frequentate dal grande pubblico o da gruppi vulnerabili". Con la mozione, si invitava quindi (1) a incaricare la Giunta di svolgere regolari controlli sulla presenza di pesticidi nei cortili scolastici e nei parchi giochi dell'Alto Adige, e a prevedere (2) che i controlli siano vincolanti per tutti i cortili scolastici e i parchi giochi che confinano con terreni coltivati in modo intensivo o che non rispettano la distanza minima di 100 metri raccomandata dallo studio.
“Lo studio è il minimo che possiamo chiedere”, ha detto al proposito Brigitte Foppa (Gruppo Verde), ribadendo i dati relativi a Val venosta e Bassa Atesina; la Giunta ha promesso per anni uno studio, e quando nel 2017 questo è arrivato, sembrava che ci fossero più problemi laddove non sono usati pesticidi. È giusto introdurre un controllo periodico per vedere come si sviluppa la situazione.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha sostenuto la mozione, invitando però a non limitarsi agli asili e parchi frequentati da bambini ma a estenderla anche agli adulti, perché il problema della diffusione di sostanze utilizzate nelle campagne riguarda tutti. ha poi fatto riferimento alla contaminazione di aree private che, a Bolzano e Merano, si trovano a ridosso delle campagna. I residenti devono avere chiarezza riguardo ai trattamenti effettuati nelle campagne.
Franz Ploner (Team Köllensperger) ha sostenuto al mozione, sottolineando l’importanza del monitoraggio dell’uso dei pesticidi ed evidenziando anche che in caso di utilizzo su grandi superfici la deriva è un fenomeno importante. Ha quindi invitato ad applicare il principio della prevenzione, tutelando anche con la trasparenza la salute della cittadinanza. Gli effetti dell’uso dei pesticidi e la relativa contaminazione sono documentati dalla scienza; un lavoro regolare sulla contaminazione permette di trovare risposte anche sulla pianificazione futura in agricoltura.
Paul Köllensperger (TK) ha sostenuto di seguire da tempo il tema, e di aver partecipato alla presentazione dei risultati dello studio citato. C’è anche uno studio analogo dell’Azienda sanitaria su rilevamenti in 25 parchi gioco, tuttavia alle sue domande sui relativi esiti non è stata data risposta. Come Foppa, anch’egli ha ribadito che “il controllo è il minimo che si possa richiedere”, aggiungendo però che la Giunta non ascolta argomenti concreti.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha evidenziato che nello studio citato non c’è alcun collegamento tra i dati misurati e gli effetti di queste sostanze; meno della metà dei parchi risulta contaminata e manca un rilevamento sugli effetti sulla salute. Anche in alta montagna sono state trovate sostanze dannose. nella mozione non si dice che nello stesso rapporto sull’attuazione della direttiva il Consiglio europeo si dichiara a favore della coltivazione integrata. La mozione dei Verdi riguarderebbe anche la produzione lattiero-casearia, che è intensiva.
Secondo Myriam Atz-Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit), non bisogna sempre puntare il dito contro l’agricoltura cercando un capro espiatorio, vanno considerati per esempio anche gli orti privati, dove ciascuno usa i prodotti che vuole, senza limitazioni. I monitoraggi sono opportuni per evitare situazioni problematiche, quindi il punto (1) è condivisibile, anche perché i rilevamenti hanno permesso in passato risanamenti scolastici.
Gerhard Lanz (SVP) ha sostenuto che la maggioranza prende sul serio le proposte. naturalmente i parchi gioco devono essere sicuri, la mozione però non considera che, sebbene non sia previsto dalla legge, dei controlli ci sono già.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha chiarito che i controlli effettuati sono sporadici, mentre la mozione ne chiede di regolari. Studi del passato sono stati contestati dalla Giunta in quanto non affidabili, “se invece introduciamo un controllo regolare e fisso da qui emergerá un quadro affidabile e confrontabile”. L’Alto Adige appare sempre in Italia, spesso nella pubblicitá, come terra della salute e della tutela della natura, “pensate se sapessero che ci si oppone a una proposta di semplici rilevamenti regolari”.
“La Giunta ha già introdotto regole e interventi per limitare il fenomeno della deriva, che permettono di ridurla a 3 metri”, ha risposto l’ass. Arnold Schuler. In quanto all’ammissibilità di una sostanza, non si considera solo salute e ambiente ma si fa anche un  focus sui gruppi a rischio, inoltre il principio della prudenza citato da Ploner è considerato. Lo studio citato è stato contestato da altri scienziati,  in quanto non considera il fattore di incertezza: se fosse stato considerato, gran parte dei parchi gioco sarebbe stata considerata non contaminata. inoltre si mescolano pesticidi da coltivazioni intensive e pesticidi con altra origine, per esempio quelli contro la zanzara tigre, dando sempre e comunque colpa all’agricoltura. In quanto agli effetti sul sistema endocrino, questo è un motivo di esclusione dei pesticidi. Lo studio dell’Azienda sanitaria è arrivato alla conclusione che le quantità rinvenute non sono dannose per i bambini. Inq uanto al controllo periodico, quali sostanze dovrebbe considerare? Solo alcune o tutte? Anche le diossine che provengono da case private? Su queste sostanze, a volte molto tossiche, non si chiedono controlli. Dello Sbarba ha replicato che la risposta non sarebbe dovuta essere data dall’assesore all’agricoltura, ma da quello all’ambiente, perché non si trattava di agricoltura, bensì di impatto ambientale. Doveva quindi rispondere l’assesore all’ambiente, o forse qulelo alla sanità, non certo quello all’agricoltura. Il pres. Josef Noggler ha replicato che si trattava della presa di posizione della Giunta provinciale, non dell’assessore che l’aveva presentata in quanto vicepresidente della Provincia.  Era la Giunta a decidere chi avrebbe risposto. Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha presentato un emendamento per precisare che ci si riferiva a frutti- e viticoltura, e ha precisato che la mozione non incolpava l’agricoltura: questo era stato fatto dall’assessore stesso, che non doveva criticare una concezione del mondo dei Verdi, ma valutare proposte oggettive. Staffler ha chiarito che Schuler non si doveva sentire attaccato, e ribadito che avrebbe dovuto rispondere l’assessore all’ambiente o quello alla sanità. Lo studio citato è stato effettuato secondo criteri scientifici, che non possono essere contestati da politici. Ha ribadito che non rendere pubblico i risultati dello studio dell’Azienda su 25 parchi pubblici non è trasparenza.Nella UE le zone residenziali e quelle agricole non sono sovrapposte come in provincia di Bolzano, dove c’è una situazione unica, che le direttive quindi non considerano. Tuttavia, la UE invita a rispettare il principio della prevenzione e a tutelare i gruppi sensibili. La Giunta ha introdotto delle misure, ma non basta. La mozione è stata sottoposta a votazione e respinta con 11 sì, 17 no e 4 astensioni. (continua)

 

 

(MC)