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Consiglio | 24.07.2018 | 18:11

Lavori Consiglio: Democrazia diretta - 5

Dlp 134/17, esaminati gli articoli da 9 a 20; stralciato l’articolo 14 sul referendum su delibere della Giunta. La seduta di oggi è conclusa.

L’articolo 9 del dlp 134/17, Democrazia diretta, partecipazione e formazione politica (conss. M. Amhof, B. Foppa, J. Noggler). riguarda la raccolta e presentazione delle firme.
Walter Blaas (Die Freiheitlichen) ha definito una mossa mirata l’emendamento con cui von Dellemann voleva reintrodurre le 13.000 firme al posto delle 8.000 previste nel testo. Ha rilevato poi che al rilascio delle firme non viene registrato un numero di documento e sostenuto così un emendamento di Oberhofer a questo scopo. Paul Köllensperger (5 Stelle) ha chiesto che la raccolta delle firme potesse avvenire in 6 mesi, come prevedeva anche l’emendamento von Dellemann, e in maniera digitale, come avvenuto per il Minority safe pack. Ha quindi criticato l’aumento del numero di firme. Andreas Pöder (BürgerUnion-Südtirol-Ladinien) ha sottolineato che reintrodurre le 13.000 firme avrebbe lasciato le cose come stanno, e criticato le modalità con cui questo avveniva, ovvero un subemendamento di von Dellemann, che era di fatto un articolo aggiuntivo, non ammesso dal regolamento interno, che si appoggiava su un emendamento di Köllensperger di tema completamente diversa: “Se viene ammesso, vuol dire che il regolamento viene piegato discrezionalmente”. Se così sarà, “la SVP si è procurata una ghigliottina e ha chiesto a von Dellemann di decapitare la democrazia diretta”. L’accesso alla democrazia diretta rimarrebbe infatti prerogativa di gruppi organizzati e consiglieri, e i cittadini sarebbero presi in giro: la SVP avrebbe allora dovuto dire che non voleva questa legge, ma solo un po’ di cosmesi. IN merito all’ammissibilità, il pres. Roberto Bizzo ha chiarito che il subemendamento si riferiva chiaramente al titolo dell’articolo, e poteva essere ritenuto quale un comma in più. Myriam Atz Tammerle (STF) ha chiesto la soppressione della previsione al comma c) secondo cui le firme si potranno autenticare solo nel Comune alla cui lista elettorali si è iscritti, e criticato le modifiche sostanziali che la SVP voleva portare con emendamento: prevedendo ora 13.000 firme si prendono in giro ipocritamente gli elettori. Tamara Oberhofer (F) ha chiesto di prevedere la registrazione del numero di un documento, per evitare imbrogli, rilevando che normalmente i cittadini non si oppongono, se interessati. Ha quindi criticato il subemendamento di von Dellemann perché, oltre a reintrodurre le 13.000 firme, farebbe cade il suo emendamento.  Brigitte Foppa (Gruppo verde) si è stupita rilevando che Oberhofer aveva sempre detto di voler facilitare la democrazia diretta, e aggiunto che è poco collegiale abusare di emendamenti dei colleghi per presentare subemendamenti. In quanto al numero di firme, ha ricordato che era stato concordato quale obiettivo l’ampliamento della democrazia diretta, e quindi stabilito il numero di 8.000, sul quale c’era un ampio consenso: “La AVP crede davvero che qualcuno rinuncerà a presentare un referendum perché la soglia è stata inasprita? No, dovranno solo lavorare di più”. Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha rilevato che si trattava dell’ennesimo emendamento di von Dellemann che non veniva illustrato, “e questo non mi sembra corretto, tanto più se si tratta di emendamenti cruciali”. Bisogna assumersi la responsabilità di ciò che si propone.  Ha quindi contestato l’ammissibilità del subemendamento e le motivazioni date in merito da Bizzo, che valevano se mai per un emendamento. Durante la discussione della legge urbanistica il presidente aveva respinto due subemendamenti del Gruppo Verde proprio con la motivazione che questo deve lavorare esclusivamente sul testo dell’emendamento. Il problema è anche che era stato respinto il precedente articolo sulle firme. L’aumento a 13.000 firme è evidentemente il risultato di un accordo interno alla SVP: questo sarebbe accettabile solo se venisse approvato l’emendamento con cui Köllensperger chiede di introdurre la raccolta digitale. Analoga proposta, pur con un numero di firme maggiore, era stata inserita nel suo dlp da Schuler. Magdalena Amhof (SVP) ha affermato che lei stessa avrebbe preferito le 8.000 firme, ma una democrazia è fatta di ricerca di compromessi e maggioranze, “quindi preferisco accettare queste 13.000 firme per non rinunciare a tutto il resto, ovvero una legge sulla democrazia diretta più efficiente e applicabile”. Il compromesso è forse tardivo e non dovrebbe essere prassi agganciarsi a emendamenti di altri colleghi, ma era l’unico modo possibile, non avendo potuto modificare il comma 1 dell’articolo 3. In quanto alla raccolta digitale delle firme, se ne è discusso nel gruppo con atteggiamento favorevole, “ma mancano gli strumenti pratici, creare appositi presupposti”. Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha rilevato che sarebbe stato più semplice dire “non lo vogliamo”, perché la volontà è di mettere ostacoli ai cittadini. Dire che non è possibile la raccolta digitale è ridicolo. Egli si è espresso anche contro la richiesta di registrare un documento, e ha ribadito poi l’inammissibilità del subemendamento von Dellemann, che riguardava la stessa materia del respinto articolo 3: “La Presidenza fa dei piaceri alla maggioranza”. Ha chiesto quindi una presa di posizione scritta dell’Ufficio di Presidenza. Guardando la prassi portata avanti, “ci si conferma che abbiamo fatto bene a uscire dal processo”. Sigmar Stocker (Die Freiheitlichen) ha difeso la richiesta di registrare un documento d’identità, perché a volte le persone vorrebbero firmare anche per altri. Il pres. Roberto Bizzo ha ribadito che il titolo dell’articolo è “Raccolta e presentazione di firme”, quindi quanto previsto dall’emendamento è tema proprio dell’articolo, mentre non lo era dell’articolo 3, Knoll e Dello Sbarba hanno di nuovo contestato questa posizione. Approvato il subemendamento di von Dellemann (17 sì, 14 no), respinti gli emendamenti di Köllensperger, decaduti gli altri, l’articolo è stato approvato con 15 sì, 10 no e 4 astensioni.

L’articolo 10 riguarda l’esame di procedibilità. Respinti due emendamenti non illustrati, è stato approvato con 19 sì e 10 astensioni. Approvati senza discussione anche l’articolo 11 sull’indizione del referendum e scadenza (20 sì, 10 ast.) e l’articolo 12 sulla validità del referendum (29 sì, 1 ast.).

L’articolo 13 definisce lo svolgimento del referendum confermativo su leggi provinciali.
Paul Köllensperger (5 Stelle) ha proposto di introdurre un termine di 30 giorni, invece che 20, dall’approvazione della legge per presentare la richiesta di referendum, che fossero previsti 30 promotori e non 3000 e che l’Ufficio di presidenza verificasse entro 2 giorni la veridicità delle firme, dopodiché inviasse direttamente la richiesta al presidente della Provincia. Myriam Atz Tammerle (STF) ha chiesto di poter sopprimere a referendum anche le leggi approvate con maggioranza superiore ai ⅔, che i giorni a disposizione fossero 30, Tamara Oberhofer (F) ha chiesto la soppressione dell’articolo. Respinti gli emendamenti, l’articolo è stato votato per parti separate su richiesta di Oswald Schiefer (SVP): l’articolo senza comma 2 è stato approvato con 19 sì, 3 no e 6 astensioni, il comma 2 respinto (2 sì, 15 no, 9 astensioni).

L’articolo 14 riguarda i referenda su delibere della Giunta provinciale.
Otto von Dellemann (SVP) ne ha chiesto lo stralcio, Paul Köllensperger (5 Stelle) che fosse possibile un referendum anche sui decreti degli assessori e i provvedimenti amministrativi dell’amministrazione con investimenti pari almeno allo 0,5% del bilancio, la riduzione delle firme da 8.000 a 5.000, richiesta fatta anche da Myriam Atz Tammerle. (STF). Brigitte Foppa (Gruppo Verde) si è rammaricata che la maggioranza volesse affossare l’articolo, a cui il gruppo di  lavoro aveva lavorato a lungo, e sottolineato che nessuno aveva intenzione di affossare il lavoro della Giunta o l’amministrazione pubblica. La Giunta stessa avrebbe potuto sollevare un quesito per conoscere la posizione di cittadini. Approvato l’emendamento von Dellemann (15 sì, 7 no, 3 ast.), l’articolo è risultato stralciato.

L’articolo 15 riguarda i presupposti per l’iniziativa popolare, e precede la richiesta di 8.000 elettori, che Paul Köllensperger (5 Stelle) ha chiesto senza successo di abbassare a 2500. L’articolo è stato approvato a maggioranza.

Anche all’articolo 16 sulla richiesta di iniziativa popolare Paul Köllensperger (5 Stelle) ha chiesto che fosse possibile nella raccolta firme apporre solo un riferimento alla legge di pertinenza, ma l’emendamento è stato respinto e l’articolo approvato con 19 sì, 2 no e 8 astensioni.

L’articolo 17 riguarda la raccolta e presentazione firme.
Paul Köllensperger (5 Stelle) ha proposto anche qui una semplificazione, Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) che fosse possibile anche l’autenticazione delle firme di elettori iscritti ad altri comuni, Tamara Oberhofer (Die Freiheitlichen) l’inserimento accanto alla firma del numero di un documento di identità. Respinti gli emendamenti, l’articolo è stato approvato con 21 sì e 6 astensioni.

L’articolo 18 riguarda la verifica dell’ammissibilità.
Paul Köllensperger (5 Stelle) ha proposto con emendamento che la verifica dell’Ufficio di Presidenza avvenisse entro 30 giorni e che la proposta venisse dichiarata inammissibile se le firme non vengono presentate entro 6 mesi. Myriam Atz Tammerle (STF) ha condiviso la proposta e presentato un emendamento analogo relativo ai 6 mesi. Respinti gli emendamenti, l’articolo è stato approvato con 18 sì e 9 astensioni.

L’articolo 19 introduce il Consiglio delle cittadine e dei cittadini e ne definisce le finalità.
Paul Köllensperger (5 Stelle) ha chiesto con emendamento una definizione più specifica delle relative procedure, e di considerare un parere la decisione di tale Consiglio, ma il suo emendamento è stato respinto, e l’articolo approvato con 22 sì, 2 no e 4 astensioni.

L’articolo 20 definisce lo svolgimento del Consiglio delle cittadine e dei cittadini, la cui durata Paul Köllensperger (5 Stelle) ha chiesto di limitare a 6 mesi, ma senza successo. Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore), facendo riferimento al “fallimento del processo della Convenzione per l’Autonomia”, ha ritenuto che si ricadesse nei medesimi errori. Ha quindi contestato la formulazione dell’articolo, che richiamava pesantemente, secondo lui, modelli storici non positivi, come quello della DDR con la Stasi, e contestato che si potesse garantire il rispetto del “principio dell’obiettività”, così come l’intervento di moderatori. Si è detto contrario a un organismo “che non serve a nulla, non produce nulla, ma comporterà dei costi”, ed è un ulteriore ostacolo all’esercizio semplice e puro della democrazia diretta. I promotori della democrazia diretta sono i primi che dovrebbero indignarsi per questo, “per essere affidati a dei badanti”.

L’esame dell’articolo 20 e dei successivi articoli del dlp 134/17 proseguirà domani mattina a partire dalle ore 10.00. La seduta di oggi è terminata. 

(MC)