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Consiglio | 24.07.2018 | 13:07

Lavori Consiglio: Democrazia diretta - 3

Avviata la discussione articolata del dlp 134/17. Esaminati i primi 3 articoli: respinto l’articolo 3 (Iniziativa).

Nell’ambito dell’esame dei 6 disegni di legge sulla democrazia diretta - dlp 140/17, dlp 141/17, dlp 134/17, dlp 4/14, dlp 65/15 e dlp 100/16, Oswald Schiefer (SVP) ha chiesto oggi che fosse anticipata la discussione del 134, Democrazia diretta, partecipazione e formazione politica (Amhof-Foppa-Noggler).
Andreas Pöder (BU) si è opposto, sottolineando che si doveva al fatto che il 140, di iniziativa popolare era uguale al 134, ma la SVP non voleva che fosse votato il primo, ovvero quello dei cittadini. Tuttavia, nel caso in cui il 140 fosse stato esaminato per primo e respinto, il 134 sarebbe decaduto, “ma bisogna pensare a votare i contenuti”.
Il pres. Arno Kompatscher ha sottolineato che il 140 era stato depositato quasi come garanzia per la futura discussione, e che il 134 era il risultato di un impegnativo lavoro svolto da Amhof e altri.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore) ha evidenziato che il dlp di Amhof-Foppa-Noggler era effettivamente stato presentato temporalmente prima. Tuttavia, se si vuole raggiungere l’obiettivo del massimo coinvolgimento, un disegno di legge presentato non dalla commissione ma da consiglieri può essere superato da una proposta di uguale contenuto, però terza, espressione di un processo veramente partecipato e non elettoralistico. Ha quindi condiviso l’esortazione di Pöder a votare sui contenuti, e invitato Amhof, Foppa e Noggler a ritirare il dlp 134/17, per discutere lo stesso, di medesimo contenuto, di iniziativa popolare.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) si è espresso invece a favore dell’anticipazione: arrivati a un filo dalla soluzione, dopo anni di lavoro, va applicata l’etica della responsabilità. Ci sono colleghi che continuano a intervenire mettendo granelli nell’ingranaggio, cosa comprensibile in una situazione normale: ma qui c’è stato un percorso di commissione completamente diverso, un’iniziativa popolare costruita su due disegni di legge, di cui quello uguale al 134 era stato fatto a sostegno dell’iniziativa della commissione, in modo che il Consiglio non potesse archiviarla. Va privilegiato il senso di responsabilità considerando l’obiettivo di portare a casa una legge migliorativa dell’attuale sulla democrazia diretta.
La richiesta di anticipazione del dlp 134/17 è quindi stata approvata dall’aula con 17 sì, 2 no e 8 astensioni. Approvato quindi (29 sì, 1 ast.) anche il passaggio alla discussione articolata dello stesso.

Approvato l’articolo 1 (Finalità), sono stati valutati gli emendamenti all’articolo 2 contenente le definizioni degli strumenti di democrazia diretta. Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiesto con emendamento che per tutti questi fossero ammessi al voto anche i 16enni, come già accade in Austria, con ripercussioni positive. I referenda riguardano spesso temi che condizionano lo sviluppo della propria terra, e quindi il futuro dei giovani, pertanto a loro va dato il diritto di voto. Paul Köllensperger (5 Stelle) ha proposto di sostituire “Volksbefragung” con “Volksabstimmung”. Tamara Oberhofer (Die Freiheitlichen) ha invece chiesto di stralciare la possibilità di voto ai 16enni, considerando che il diritto al voto attivo si raggiunge con la maggiore età. Ha suggerito inoltre di sostenere la formazione politica a scuola. Ha proposto poi che sia prevista la collaborazione di almeno due gruppi consiliari, di escludere dalla possibilità di abrogazione leggi approvate con maggioranza di ⅔, di escludere il referendum confermativo, per motivi di costi, e, per lo stesso motivo, di stralciare l’istituzione dell’ufficio per la partecipazione e formazione politica. Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha ricordato che L’obiettivo del gruppo di lavoro era abbassare l’età del voto il più possibile, idea condivisa dallo Jugendring, tuttavia gli esperti giuridici avevano segnalato che questo era possibile solo per i referenda non vincolanti. Ha difeso quindi il termine “Volksbefragung”, che dà proprio il senso di consultare la cittadinanza, nonché l’Ufficio per la formazione politica: avrà costi limitati perché sarà una struttura piccola e super partes, e migliorerà la vita democratica. Otto von Dellemann (SVP) ha quindi ritirato i suoi emendamenti, cosa di cui si è stupito Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore), il quale ha esortato a un “sano realismo”: in realtà non c’è un partito più refrattario alla democrazia diretta della SVP, perché la democrazia diretta è un fortissimo elemento di disturbo rispetto al potere incontrastato, in una terra dove non c’è mai stata alternanza ma una stabilità integrale, seppur esito di un voto, e quindi di una volontà popolare. Quindi ci si trova a discutere un dlp sulla democrazia diretta firmato da due consiglieri della SVP perché “il” partito ha deciso di governare e controllare questo cambiamento, per non lasciarlo a cittadini e opposizione. Una parte dell’opposizione è stata coinvolta per far finta che la proposta fosse condivisa. Per via di questa situazione egli avrebbe votato tutti gli emendamenti che estremizzavano gli strumenti di democrazia diretta, l’opposto di quello che il partito vorrebbe. Ci vuole un cambiamento del modo di pensare dei cittadini, che non possono rinchiudersi in schemi che appaiono eterni, magari rafforzare i contenuti di questa legge potrebbe mettere in moto un meccanismo virtuoso. Per esempio, si potrebbe introdurre la possibilità di fare referenda su tutte le leggi, intervenire su ogni decisione della democrazia rappresentativa, il che sottoporrebbe “il” partito  ogni minuto a un vaglio di legittimità del proprio operato. Urzì ha comunque quindi condiviso l’esigenza espressa da Tommasini di introdurre una clausola di garanzia per evitare che ogni forma di partecipazione popolare possa riguardare temi sensibili sul piano dei rapporti etnici. A parte questo distinguo, tutto il resto dovrebbe essere sindacabile. Hannes Zingerle (Die Freiheitlichen) ha apprezzato l’introduzione del voto ai 16enni in caso di referendum consultivo, rammaricandosi che ciò non fosse possibile anche per quelli vincolanti. Proprio a ridosso di elezioni provinciali è importante dare ai giovani il segnale che si vogliono prendere sul serio, come dimostrato anche con il buon progetto del Consiglio provinciale dei bambini, che ha dato risultati interessanti: per esempio, i bambini avevano detto che non era giusto che agli immigrati appena arrivati si desse subito un alloggio ma questo non accadesse per chi si trova da tempo per strada. Tra qualche anno si potrà verificare qual è il risultato del coinvolgimento dei 16enni: uno studio realizzato a Vienna, dove questo è già possibile, ha dimostrato che l’interesse dei giovani è aumentato, che essi sono informati sulla politica, che la qualità delle loro decisioni è comparabile a quella degli adulti. Walter Blaas (Die Freiheitlichen) ha fatto propri due degli emendamenti ritirati da von Dellemann: essi intendevano stralciare il carattere vincolante di referendum abrogativo e propositivo. Andreas Pöder (BürgerUnion-Südtirol-Ladinien) ha contestato l’affermazione secondo cui il voto ai 16enni è possibile solo in alcuni casi: lo stesso professore e ed ex sen. Francesco Palermo aveva confermato che questo era possibile nei processi partecipativi, quindi anche per i referenda vincolanti, e questo anche grazie all’Autonomia. Per le elezioni invece questo sarebbe problematico. Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) ha difeso la partecipazione dei sedicenni, ritenendoli responsabili e informati. Se i giovani sono in grado di guidare un motorino, e quindi di assumersi una certa responsabilità, lo sono anche in campo elettorale. Uno studio europeo dimostra l’aumento considerevole dell’interesse per la politica da parte dei giovani tra i 16 e i 20 anni dal 2013 (25%) al 2017 (60%). Farli partecipare solo ai referenda consultivi è una presa in giro, una denigrazione dei 16enni. Sigmar Stocker (Die Freiheitlichen) ha ritenuto che se il voto ai 16enni andava introdotto, allora per tutte le elezioni, altrimenti lui era favorevole al mantenimento dei 18 anni: secondo il legislatore, fino ai 18 anni non si ha lo stesso status dei maggiorenni, che comporta responsabilità totale e regole diverse, ed è giusto così. Il voto ai 16enni viene per lo più proposto perché i più grandi non vanno più a votare, ma se così è, allora le scuole diverranno terreno interessante per i partiti. In quanto all’Ufficio per la partecipazione, i cui compiti sono riassunti all’art. 26, è chiaro che in caso di referendum ci deve essere un organo consultivo, ma un organo permanente mina i compiti della scuola, che dovrebbe essere la vera sede di formazione politica. Magdalena Amhof (SVP) ha respinto l’affermazione che il dlp fosse una proposta della maggioranza, ribadendo che esso era frutto di un processo partecipativo. In quanto ai 16enni, i giovani sono senz’altro maturi, ma la loro partecipazione non è possibile per i processi vincolanti: lo studio di Palermo per lo Jugendring si riferiva chiaramente a processi partecipativi non hanno carattere vincolante, lo stesso Jugendring era d’accordo con questa versione. La formazione politica è importante non solo per questi 16enni, ma per tutti coloro che parteciperanno alle votazioni: essa riguarda impegno, informazione, attivismo. Per questo ci vuole un apposito ufficio. A scuola una volta c’era educazione civica, che ora non c’è più, ma l’Intendenza si sta occupando della formazione politica a scuola, come già accade in Germania. Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha voluto precisare che il dlp non è supportato da tutta l’opposizione. La STF non condivide questa forma “adattata” della democrazia diretta; i giovani possono certamente essere consapevoli fin da piccoli, anzi a volte sono più responsabili degli adulti: hanno quindi il diritto di prendere decisioni politiche, e la politica non deve essere tenuta lontana dalla scuola. Il suo movimento, per esempio, realizza ogni anno un diario scolastico di contenuto patriottico. Andreas Pöder (BürgerUnion-Südtirol-Ladinien) ha citato espressamente il parere di Palermo, che non faceva riferimento esclusivamente ai referenda consultivi, e sottolineato che a livello comunale questo è già possibile, e non è stato impugnato dallo Stato. Ha ribadito la sua contrarietà all’anticipazione del dlp 134, voluta proprio per consentire alla maggioranza di mantenere il controllo: bisogna dire chiaramente che questa è una legge della maggioranza, non è vero che c’è un consenso più ampio. Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha evidenziato che per la prima volta si verificava un vero parlamentarismo, una cosa inusuale. Quindi anche il solito gioco tra maggioranza e opposizione, espresso per esempio da Pöder che dice che la legge è solo della maggioranza, non va più bene: nessuno sa quale parte della proposta è stata scritta da Amhof, Noggler o dai Verdi, o da altre persone che hanno collaborato. Ulli Mair (Die Freiheitlichen) ha evidenziato che nei Freiheitlichen su questo tema il mandato è libero, non c’è disciplina di partito, e sottolineato che il processo di elaborazione della legge nella commissione è stato giudicato positivamente da tutti. Non si tratta quindi di una legge della maggioranza, in quanto contiene anche proposte dei cittadini. La SVP si è mossa in modo un po’ dilettantistico, perché certe cose si sarebbero potute chiarire prima della seduta. Il voto ai 16enni è positivo, e i politici devono poter entrare nelle scuole per presentare il loro partito. Mair ha riferito di un incontro avuto con una classe di tredicenni, rilevando grande interesse, preparazione e partecipazione, aggiungendo che la partecipazione a un referendum non vincolante va senz’altro bene, se si pensa a quello che fanno oggi i 16enni. In quanto all’ufficio per formazione e partecipazione, è problematico discuterne ora, non sapendo cosa sarà del relativo articolo, che magari verrà modificato. Josef Noggler (SVP) è intervenuto “per fatto personale”, ritenendo che le affermazioni di Urzì che intendeva quasi ridicolizzare la proposta di legge. Lo stesso Urzì faceva parte della 1ma commissione legislativa ed era testimone della volontà di coinvolgere ogni gruppo politico; la rappresentante STF era uscita dal gruppo di lavoro per problemi di tempo, non per disaccordi, come da lei stessa affermato. Urzì avrebbe avuto la possibilità di dare un contributo concreto, se avesse voluto. Respinti gli emendamenti, in merito all’articolo 2 Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore) ha chiesto la votazione separata dei commi 6 e 7, riguardanti il Consiglio delle cittadine e dei cittadini, “una sovrastruttura pleonastica e senza alcun potere immediato, che mette in discussione la credibilità stessa delle istituzioni”, e l’ufficio per la partecipazione la formazione politica. Ha quindi ribadito il suo impegno morale a far sì che tutto sia sottoponibile a referendum, e invitato tutte le forze politiche ad accordarsi, a inizio della nuova legislatura, proprio in questo senso. Questo sarà un banco di prova anche per coloro che credono nella democrazia diretta. Ha di nuovo contestato il Consiglio dei cittadini, che costerebbe 1,5 mi. €, e l’ufficio per la partecipazione e formazione politica, che gli ricordava il Minculpop. 
Andreas Pöder (BürgerUnion-Südtirol-Ladinien) si è rammaricato della volontà di non coinvolgere i 16enni nelle decisioni, e chiesto che l’ufficio si occupasse solo di partecipazione, e non di formazione politica, che pone dubbi di oggettività.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha fatto riferimento al comma riguardante l’iniziativa popolare, che prevede che i cittadini elaborino un disegno di legge: come sarà garantito che persone non esperte riescano in questo compito molto difficile, sarà garantita un’assistenza, e in che forma?, ha chiesto.
L’articolo è stato votato per parti separate e approvato senza modifiche: i commi da 1 a 5 con 22 sì, 1 no e 7 astensioni, il comma 6 con 19 sì, 2 no e 9 astensioni, il comma 7, a sua volta votato per frasi separate, comunque a maggioranza. Su rinnovata richiesta di Knoll, Magdalena Amhof (SVP) ha segnalato che le proposte dei cittadini vengono presentate senza sostegno di un ufficio legale, come avviene già ora: “Esempi passati hanno dimostrato che i cittadini sono in grado di farlo".

L’articolo 3 definisce l’iniziativa e prevede che gli strumenti di democrazia diretta possano essere avviati con 8.000 firme. Paul Köllensperger (Movimento 5 Stelle) ha chiesto lo stralcio del comma 2 riguardante l’iniziativa di un terzo dei componenti del Consiglio provinciale, ritenendo che questo non avesse a che fare con la democrazia diretta, che offriva strumenti alla popolazione, non all’organo elettivo. Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha rilevato che del tema si era discusso, ritenendo opportuno introdurre questa possibilità, positiva soprattutto per l’opposizione, stupendosi che proprio questa si opponesse, nel caso di tempi ristretti. Alessandro Urzì (L’alto Adige nel cuore) ha sottolineato che questa possibilità potrebbe portare, nel caso di volontà politica, a un’inflazione di iniziative referendarie, “e io auspico che questo accada”. Si è chiesto se i colleghi promotori ne avessero piena consapevolezza. Andreas Pöder (BürgerUnion-Südtirol-Ladinien) ha segnalato che ciò riguarda anche il referendum confermativo, considerato dall’articolo 47 dello Statuto per determinate leggi: l’articolo 3 potrebbe essere in contrasto con lo Statuto, originando un conflitto legislativo. Walter Blaas (F) si è detto favorevole alla soppressione del comma 2, perché altrimenti con un minimo di organizzazione un terzo di consiglieri potrebbero essere mobilitati in un processo di lunghi anni, di portata così importante. Accolto con 20 sì l’emendamento di Köllensperger, sull’articolo 3 è intervenuto Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore) ha criticato la soglia delle 8.000 firme: chi ritiene di poterle raccogliere, può candidarsi direttamente in Consiglio. L’articolo è quindi stato posto in votazione e respinto con 11 sì, 14 no e 4 astensioni.

(I lavori riprendono alle 14.30)

 

(MC)