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Consiglio | 23.07.2018 | 15:36

Lavori Consiglio: Democrazia diretta -2

Ulteriori interventi nella discussione generale dei 6 disegni di legge. La replica del pres. Kompatscher.

È ripreso nel pomeriggio di oggi l’esame dei 6 disegni di legge sulla democrazia diretta, tra i quali due d’iniziativa popolare - dlp 140/17, Democrazia diretta, partecipazione e formazione politica (presentato da Erwin Demichiel, Roberto Pompermaier, Maria Larcher, Franzjosef Roner, Andreas Riedl e Werner Steiner) e dlp 141/17, Democrazia diretta, partecipazione e formazione politica - versione migliorativa (presentato da Maria Larcher, Erwin Demichiel, Roberto Pompermaier, Franzjosef Roner, Andreas Riedl e Werner Steiner), uno presentato dal gruppo di lavoro della I commissione legislativa - dlp 134/17, Democrazia diretta, partecipazione e formazione politica (conss. M. Amhof, B. Foppa, J. Noggler), tre di iniziativa consiliare: dlp 4/14, Il referendum propositivo, abrogativo, consultivo o confermativo, l'iniziativa popolare, referendum sulle grandi opere (cons. A. Pöder), dlp 65/15, Democrazia diretta - poteri di indirizzo, potere consultivo, poteri deliberativi (cons. R. Dello Sbarba, P. Köllensperger, A. Pöder), dlp 100/16, Modifica alla legge provinciale 18 novembre 2005, n. 11, "Iniziativa popolare e referendum" (ex cons. P. Leitner, conss. U. Mair, R. Tinkhauser, S. Stocker, W. Blaas, T. Oberhofer).

Andreas Pöder (BürgerUnion-Südtirol-Ladinien) ha ripreso la discussione generale domandando ai vertici SVP di esprimere la posizione del partito in merito alla democrazia diretta. Finora erano state espresse posizioni diverse da diversi rappresentanti SVP, ma l’impressione è che ci si voglia nascondere, per non dare troppo nell’occhio: “Quali sono le direttive che la SVP dà ai suoi consiglieri?”. Nell’ambito di una discussione, è opportuno conoscere le diverse posizioni. L’iniziativa popolare per un partito di governo è certamente una cosa difficile, perché un partito al governo non vuole farsi limitare, ma creando opportunità di partecipazione popolare si possono trasformare i cittadini da elettori a partner. Anche gli elettori non sono tutti favorevoli alla democrazia diretta estesa al massimo, perché non hanno voglia di votare ogni 5 minuti.

Josef Noggler (SVP) ha rinfacciato a Pöder di volere una posizione chiara dalla SVP per poter prepararsi a ribattere, ed evidenziato che in un partito composito possono esserci posizioni diverse. Ha quindi ricordato l’approfondimento del tema, anche tramite una trasferta di studio in Isvizzera, nonché la bocciatura della legge sulla democrazia diretta, da cui era nato il processo di rielaborazione di una proposta legislativa, e la collaborazione con Foppa e Amhof, nonché l’abbandono del gruppo di lavoro da parte degli altri due colleghi. Si è riusciti a trovare un compromesso, che per qualcuno è troppo generoso, per altri troppo poco, ma è una possibile soluzione. Egli avrebbe preferito continuare ad approfondire la legge del 2005, che non è certo una delle peggiori e di cui basterebbe cambiare alcuni articoli, ma i colleghi del gruppo di lavoro avevano un’idea diversa, “e l’ho accettato”. Il fatto che l’ex componente del gruppo di lavoro Atz Tammerle abbia annunciato 20 emendamenti significa che vuole rinnovare completamente la proposta di legge, “quindi posso immaginare che non voterà a favore”, così come i Freiheitlichen, con 17-20 emendamenti. Tutti avrebbero potuto collaborare prima: “Se la proposta verrà cambiata nei contenuti, io non potrò votarla”.

Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha evidenziato che anche lei era a favore della norma nell’attuale forma, frutto di discussione e compromesso, nonostante proposte di miglioria ci sarebbero. I Verdi presenteranno solo un emendamento per una correzione tecnica. Ha poi fatto riferimento alle “provocazioni di Urzì”, in particolare l’accusa di voler mettersi in mostra: “Gran parte del lavoro è stato di ascolto, incontro e scrivania, moltissima scrivania: quindi non certo sotto i riflettori”, I promotori sono quindi andati in giro ad ascoltare e prendere nota, “un ribaltamento di quanto normalmente facciamo, perché noi politici abbiamo piuttosto quella che io chiamo la malattia della risposta”. Nel processo si è invece privilegiato l’ascolto, il lavoro e lo studio, “che di marketing ha pochissimo, anche se il tema meriterebbe un buon marketing”. L’obiettivo è il rafforzamento della politica, evadendo dalla polarizzazione, anche da quella tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta, in maniera pioneristica. La democrazia rappresentativa dà certamente molte più possibilità di contrattare, mentre scegliere tra un sì e un no è una scelta radicale, per questo è necessaria la formazione politica, prevista nel disegno di legge: è importante avere anche dei quesiti buoni e chiari, come non era quello del referendum sull’aeroporto. Entrambe queste democrazie hanno vantaggi e svantaggi, entrambe devono collaborare, rafforzandosi e limitandosi a vicenda. In merito a quali temi sono troppo sensibili decide, secondo la proposta, una commissione, “ed è normale consultare gli esperti”. Foppa ha quindi respinto l’ipotesi di discorsi da campagna elettorale, pur non trovandolo eventualmente deprecabile, “piuttosto ho sentito discorsi d’addio e da fine legislatura, ed è positivo che alla fine di una legislatura parliamo di democrazia”.

Christian Tschurtschenthaler (SVP) ha quindi fatto riferimento ai lavori della Convenzione (di cui era presidente, NdA), evidenziando che secondo Dello Sbarba i relativi risultati lasciavano a desiderare: “Ma il risultato è stato molto buono, e anche noi abbiamo lavorato in sordina. Anche questo processo è stato interessante, prezioso ma difficile, e ha prodotto un documento che comprende anche le relazioni di minoranza”. Se non si è andati avanti, è per attendere il Trentino e lavorare parallelamente. In quanto all’iniziativa popolare, spesso il popolo non ha ben chiare tutte le situazioni, come dimostra il fatto che chi non è andato al referendum sull’aeroporto di fatto non si è espresso; nel caso del referendum della Pusteria si è visto che molti non avevano chiaro il quesito.

Dai banchi dei consiglieri, l’ass. Christian Tommasini (PD) ha fatto riferimento alle affermazioni odierne di Davide Casaleggio, secondo cui il Parlamento in futuro forse non sarà più necessario, grazie a strumenti tecnologici più moderni e democratici, rilevando che questo dimostra la contemporaneità del tema in discussione. È un tema complicato ma fondamentale, che riguarda non solo la forma, ma anche la qualità della democrazia, gli strumenti che consentono ai cittadini di sentirsi parte di un processo decisionale. Un rapporto biunivoco è importante, e la democrazia rappresentativa è la forma di governo migliore delle società, ma va sempre virtuosamente adeguata introducendo meccanismi partecipativi dei cittadini. L’adeguamento dei sistemi è un processo che va sempre rinegoziato, quindi non si sta certamente perdendo tempo, ma ridiscutendo il patto di cittadinanza. Tommasini ha aggiunto che gli strumenti vanno calibrati e considerati nel quadro complessivo, e che non tutti i cittadini sono consapevoli, il che fa pensare che non tutto è delegabile alla democrazia diretta; va inoltre considerato che questa provincia è una terra speciale: il tema dei rapporti tra i gruppi linguistici è ancora sensibile. Ci sono questioni che possono implicare la decisione di un gruppo su un altro, di una maggioranza su un’altra: dsi tratta quindi di temi che vanno mediati e considerati anche alla luce della concertazione tra i diversi gruppi, perché ne va della qualità della democrazia, che richiede capacità reciproca di rispetto e tutela. Su questo ci vuole la massima condivisione: dove ci sono questioni che riguardano i gruppi linguistici, come anche la toponomastica e questioni linguistiche, queste devono essere lasciate fuori da una decisione a maggioranza; bisogna inoltre stare attenti alla composizione delle commissioni che in merito decideranno. Tommasini ha quindi invitato alla massima chiarezza, confronto e condivisione.

In replica, il pres. Arno Kompatscher ha respinto l’impressione che qualcuno avesse lavorato per i cittadini e la trasparenza e qualcuno contro, e rivendicato il rispetto delle sue promesse di programma, sottolineando di aver partecipato a più di 100 incontri, incontrando oltre 20.000 cittadini e rispondendo alle successive mail: chi nega che questo sia successo è scorretto, così come è una favola che quanto deciso con il referendum sull’aeroporto non sia stato attuato, perché già una settimana dopo il referendum è stato abbandonato in Giunta il relativo progetto, nonché annunciato l’abbandono della società, che è ben oltre quanto chiedeva il referendum. La legge in vigore ha dei deficit, ma non è certo oggettivo dire che la Giunta è cattiva e l’opposizione vuole solo il bene della popolazione. Lo stesso vale per la Convenzione: alcuni avranno apprezzato alcune cose, altri cose diverse, ma non è giusto dire che non è stato fatto niente solo perché le cose non sono andate come si desiderava: manca solo l’ultimo passo. Se si segue il principio del consenso, il risultato è che il principio dell’Autonomia va conservato e bisogna continuare su questa strada. I disegni di legge in esame vanno in direzioni diverse, e ci sono emendamenti, e non si è ancora trovata una posizione comune, ma è legittimo discuterne, e così si farà. La SVP è un partito di raccolta e ha un dibattito con diverse posizioni anche all’interno della coalizione (“mentre Pöder non deve certo cercare il consenso con se stesso”): questo è legittimo ed è democrazia vissuta.

La seduta è quindi stata interrotta per una mezz’ora per un confronto interno al gruppo SVP su richiesta del capogruppo Schiefer.

 

 

(MC)