Contenuto principale

Alle News

Consiglio | 16.09.2021 | 11:40

Lavori Consiglio: riconoscimento di “Sudtirolo”, cambio di destinazione d’uso - CON FOTO e VIDEO

Mozioni di Süd-Tiroler Freiheit e Partito Democratico - Liste civiche.

Link foto (Consiglio/Werth): https://www.flickr.com/photos/landtagconsigliocunsei/

Link video (GNews): https://we.tl/t-dqgsHQe6cm

La seduta di oggi del plenum del Consiglio provinciale è iniziata con la trattazione della  mozione n. 476/21: Riconoscimento ufficiale di “Sudtirolo”, con la quale Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), evidenziando che secondo un recente sondaggio (luglio 2021- Demetra) il 60% degli italiani approverebbe l’uso ufficiale del termine “Sudtirolo, e che negli ultimi anni e decenni, “Sudtirolo” gode di sempre maggiore popolarità, ed è ormai usato in modo del tutto spontaneo come denominazione italiana della provincia di Bolzano, come dimostrano gli esempi di della modifica della legge provinciale 5 novembre 2001, n. 13, “Interventi a favore delle emigrate e degli emigrati sudtirolesi all’estero”, e della modifica della legge provinciale 30 marzo 1988, n. 12 (1, e): “da un rappresentante designato dalle associazioni dei maestri cantinieri sudtirolesi”, evidenziava che tuttavia il termine “Sudtirolo” non è ancora stato ufficialmente riconosciuto, per cui il suo uso è controverso sul piano giuridico. Ritenendo che fosse giunto il momento di tener conto dell’atteggiamento favorevole che la maggioranza degli italiani ha verso “Sudtirolo” – secondo il sondaggio, soprattutto i giovani e le persone istruite – e di riconoscere ufficialmente tale denominazione italiana in aggiunta a quelle già esistenti, e che così facendo non si toglierebbe né imporrebbe nulla ad alcun gruppo linguistico, nonché che la denominazione “Sudtirolo” non è affatto recente, dato che per la parte meridionale del Tirolo si trova inizialmente la denominazione “Tirolo meridionale” (dalla prima metà del XVIII sec.), poi “Tirolo del Sud” (dalla prima metà del XIX sec.) e infine “Sudtirolo” (dalla seconda metà del XIX sec.), il consigliere chiedeva che il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano si dichiarasse favorevole al riconoscimento ufficiale del termine “Sudtirolo” in aggiunta alle denominazioni della provincia già esistenti in lingua italiana, e invitasse la Giunta provinciale a prendere le misure necessarie a tal fine. “Non si tratta di abrogare il termine Alto Adige”, ha chiarito Knoll, ribadendo che in base a un sondaggio più del 60% degli italiani sarebbe disponibile a usare il termine Sudtirolo, il quale tuttavia non ha valore ufficiale. Anche i parlamentari SVP, quando intervengono in Parlamento, definiscono se stessi “rappresentanti sudtirolesi” e parlano di “Sudtirolo”, ha rilevato Knoll elogiando la SVP per questo e aggiungendo che non se lo sarebbe aspettato. Bisognerebbe lasciare la libertà di usare questa denominazione, che in Consiglio viene usata da decenni dai Verdi, sulla scia di Alexander Langer.
Gerhard Lanz (SVP) ha chiarito che trovava punti favorevoli nel contenuto della mozione, ma la SVP non condivideva il fatto che tematiche così sensibili fossero regolamentate con una semplice decisione di maggioranza: serviva un’adesione più ampia. Per questo il suo gruppo non avrebbe sostenuto la mozione.
Paul Köllensperger (Team K) ha chiarito che in linea di principio “Sudtirolo” è la definizione più corretta, migliore di “Alto Adige”. Essa non è nuova, era utilizzata anche da Langer, fautore della convivenza e non provocatore, così come da Romano Prodi nella Giornata dell'autonomia. Il termine veniva già usato nel Tirolo storico. Si sa però che queste tematiche dividono ancora oggi, anche se si tratta solo di aggiungere una definizione, pertanto egli condivideva la posizione di Lanz. Ci vuole una certa attesa e discussione, altrimenti si va incontro a un esito come quello del referendum di piazza Vittoria a Bolzano. Bisognerebbe anche chiarire quale sarebbe poi la denominazione ufficiale: solo Sudtirolo o Sudtirolo insieme ad Alto Adige? Ci sono ancora troppi punti di domanda.
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha chiarito che sul piano giuridico il nome ufficiale è Provincia autonoma di Bolzano, come detto da Kompatscher, e un riconoscimento ufficiale del nome Sudtirolo dovrebbe passare per legge costituzionale. Non è opportuno mescolare l’aggettivo sudtirolese con il nome Sudtirolo, sono cose diverse. Nel linguaggio comune si usa “sudtirolesi” e “altoatesini” per indicare persone rispettivamente del gruppo linguistico tedesco e del gruppo linguistico italiano, “ma a me non piace; si potrebbe utilizzare sud-tirolesi, come piacerebbe ai proponenti”. Se proprio si vuole aggiungere qualcosa, si può chiedere ai cittadini quanti vogliono una scuola plurilingue aggiuntiva a quelle esistenti. In italiano esistono due denominazioni ufficiali, Provincia autonoma di Bolzano e Alto Adige, “il territorio non è così grande da avere bisogno di ulteriori nomi”.
Sottolineando che egli usa “Sudtirolo” anche negli atti ufficiali, Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) ha chiarito che il punto non è l'uso dei singoli, ma il riconoscimento ufficiale di tale nome. La mozione ha in realtà come obiettivo anche l'abolizione del termine “Alto Adige”, dato che dice che esso non esiste. Questo in effetti va chiarito, rilevando però che sul gonfalone ufficiale della Provincia autonoma di Bolzano c’è scritto sia Autonome Provinz Bozen - Südtirol che Provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige, e che anche nelle delibere della Giunta provinciale c’è scritto “Provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige”. Aggiungere e non togliere è giusto, così come per i nomi usare il criterio d’uso, e “Alto Adige” è sicuramente il nome più usato, come dimostra il giornale di Athesia, che non ha mai pensato di modificarne il nome. Egli ama il nome Sudtirolo, ma non va usato per dare contro a qualcun altro.
Carlo Vettori (Forza Italia Alto Adige Südtirol) ha dato ragione a Repetto: se si torna a queste mozioni, si riattiva il polverone di inizio legislatura. Quello che si chiede qui è un cambiamento della Costituzione, che richiede una trafila lunghissima. Anch’egli è legato alla denominazione Sudtirolo, ma la base da cui parte la mozione è da criticare, perché prende il via da un sondaggio che fa riferimento a una presunta maggioranza del 60% di lingua italiana favorevoli a questo termine, quando agli italiani che non vivono qui questo non importa. Ha quindi apprezzato la denominazione presente sul gonfalone, che ingloba sud e nord, e invitato chi desidera cambiarlo a raccogliere le firme per una riforma costituzionale, che però “non arriverà da nessuna parte”.
Fratelli d’Italia ha proposto un ragionamento sul metodo: non si tratta qui di stabilire il diritto all’uso della madrelingua, che è sacro, ma di un’iniziativa politica promossa da una parte linguistica ben riconoscibile che mira a introdurre un principio di regolamentazione nella lingua degli altri. Questo è un metodo simile a quello di Mussolini che voleva imporre l’uso della lingua italiana ai cittadini di lingua tedesca. Cosa accadrebbe se egli presentasse una mozione per legittimare l’uso di Oberetsch, o Hochetsch? Gli esempi portati da Knoll, tra il resto, riportando tutti denominazioni diverse. Anche il riferimento alla posizione degli italiani che non vivono qui non è opportuno.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha chiarito che ci sono due possibilità di rafforzare la lingua, o accompagnando lo sviluppo linguistico fino al livello ufficiale, o introdurre denominazioni ufficiali e poi attendere lo sviluppo della lingua. L’oratore precedente ha ragione, e non accade spesso: qui si vuole decidere come gli altri devono usare la loro lingua, e questo non è accettabile, così come stupisce che si faccia riferimento al parere di chi non vive qui, anche se “sudtirolese” come aggettivo è usato - non condivisibile però è l’attribuzione di “sudtirolesi” o “altoatesini” a persone delle due lingue.
Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit), co-firmataria, ha rilevato che effettivamente il desiderio viene dalla popolazione, dal gruppo di lingua tedesca che abita a sud del Brennero: portare questa richiesta in Consiglio è un atto democratico, al contrario dell’uso ufficiale di “Alto Adige”, deciso dall’alto, mentre prima si usava solo “Provincia autonoma di Bolzano”.  Si chiede di non mettere in discussione la convivenza, ma è necessario superare questa cosa, anche perché pure in Consiglio il termine Sudtirolo viene utilizzato. Inoltre, cosa si fa al contrario per la convivenza pacifica con la popolazione di lingua tedesca in provincia? Che ne è, per esempio, del monumento alla Vittoria? Bisogna andare incontro anche ai Tirolesi del sud.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha criticato che Repetto avesse ritenuto il tema non di attualità, di fronte alla pandemia, e condiviso con i proponenti l’opinione che “Sudtirolo” fosse la denominazione più appropriata. La mozione sarebbe stata sicuramente respinta, o per voto negativo o per astensioni, e questo lo sapevano anche i presentatori; i sondaggi tra italiani che non vivono qua hanno valore, ma si sarebbe dovuto rilevare l’opinione degli italiani locali, riflettendo congiuntamente. Procedendo invece come era stato fatto, alla fine sarebbe uscito il messaggio che “il Consiglio è contro il termine Sudtirolo”, e questo era irresponsabile. Bisognava sensibilizzare gli italiani in Sudtirolo.
Non essendoci una replica della Giunta, Sven Knoll ha ribadito che l’argomentazione di Leiter Reber sarebbe stata giusta se si fosse chiesto di sostituire “Alto Adige” con “Sudtirolo”, si chiedeva invece di utilizzare anche a livello ufficiale un termine già usato nel linguaggio comune. Era stato lo stesso Kompatscher, alla sua domanda in merito, a rispondere che si trattava di una zona grigia e che esisteva solo “Provincia autonoma di Bolzano”. I consiglieri sono rappresentanti del popolo, se tale questione sta a cuore sono legittimati a prendere una decisione. Anche nella popolazione di lingua italiana la maggioranza non sarebbe contraria. Votata nominalmente, la mozione è stata respinta con 3 sì, 23 no e 7 astensioni.

Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha quindi presentato la mozione n. 477/21: Problemi nel cambio di destinazione d'uso con la nuova legge urbanistica, con la quale evidenziava che l’art. 36 della legge provinciale 9/2018 dedicato alla “trasformazione della volumetria abitativa all’interno dell’area insediabile” e la circolare esplicativa della PAB (Ripartizione Natura e Paesaggio e sviluppo del territorio) nr. 1/2021 stavano bloccando la quasi totalità dei cambi di destinazione d‘uso nei centri abitati più densamente popolati della Provincia, come ad esempio Bolzano. Infatti, la circolare (nr. 1/2021), riguardo alle cubature esistenti, al punto 5, afferma che: “non è ammessa una modifica della destinazione d’ uso della volumetria esistente che risulti eccedente rispetto alla densità della zona interessata, in quanto ai sensi dell’ art. 36 comma 1 della LPTP la trasformazione della volumetria esistente all’interno dell’area insediabile in volumetria con altre destinazioni d’uso è ammessa, dopo la cancellazione degli eventuali vincoli, soltanto ove compatibile con i vigenti strumenti di pianificazione”. Ad un’attenta lettura emerge chiaramente che la volontà legislativa, ovvero l’art. 36 della L.P. 9/2018, è opposta da quella indicata nella circolare. Infatti, l’articolo parla di un cambio di destinazione di VOLUMETRIA ESISTENTE nella zona insediabile, ossia si è in presenza di una zona mista: il consigliere ha chiarito che è molto difficile stabilire oggi, in concreto, la cubatura fisicamente eccedente rispetto alla densità di zona, e domandato se si pensa agli edifici degli anni ‘50, ’60, ’70, a quelli più recenti oppure a tutti. Se le zone miste, ha aggiunto, hanno una prevalenza alla residenza (60% minimo) e possono essere anche destinate al 100% alla residenza; se il cambio di destinazione d’uso è considerato un intervento conservativo all’esistente; se il carico urbanistico può essere rilevante solo in termini contributivi e non in nuova cubatura (non va ad ingombrare spazi prima vuoti), questo comporta che la circolare non deve essere applicata dai Comuni che potrebbero incorrere in contenziosi futuri. “Questa situazione sta creando danni economici enormi alla gente che è disposta a investire sulla modifica delle destinazioni d’uso, con tutte le limitazioni che ci possono legittimamente essere: al momento è tutto bloccato”, ha detto Repetto, rilevando anche le difficoltà per gli amministratori comunali che devono applicare le norme, chiedendo di impegnare la Giunta a (1) verificare di modificare la norma di cui all’Art.36 punto 1 della legge 9/2018 inserendo dopo “i vigenti strumenti di pianificazione” la seguente integrazione: “a tali fini non viene considerata la cubatura giuridicamente esistente, realizzata ai sensi della normativa per il risanamento energetico e per il superamento delle barriere architettoniche” e (2) a verificare di modificare la norma di cui all’Art.36 punto 2 della legge 9/2018 inserendo dopo le parole “puntualmente motivati” la seguente integrazione: “e in ogni caso nell’ipotesi in cui la densità edilizia di zona sia stata ridotta rispetto alle pianificazioni urbanistiche originarie”. Tutto questo, pari a una situazione sanatoria anche transitoria, era stato suggerito da addetti ai lavori competenti. 
Paul Köllensperger (Team K) ha sostenuto la mozione, rilevando che il problema toccava molte categorie, dagli architetti agli artigiani, e riguardava non solo Bolzano ma anche Merano e altre città, bloccate dal combinato delle disposizioni, anche nel caso di cambi di destinazione sensati, come trasformare un negozio in studio medico - tanti sono i negozi sfitti. La proposta di Repetto creerebbe certezza, importante è che il cambio di destinazione avvenga nell'ambito della cubatura realizzata legalmente. “Tutta la legge urbanistica andrebbe buttata nel cestino”, ha concluso il consigliere.
Anche Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) ha annunciato sostegno, ribadendo la necessità di utilizzare il costruito: ci sono cubature e strutture che dovrebbero essere utilizzate formalmente per uno scopo ma non lo sono perché il tessuto sociale e urbanistico si è trasformato, questo richiede elementi di flessibilità per l’uso del patrimonio esistente. altrimenti, il rischio è di creare nuova cubatura, lasciando inutilizzata quella esistente, e non per motivi di speculazione come accade per alcuni costruttori. Da vent’anni, a Bolzano ci sono cubature per uffici che non trovano utilizzo, e che potrebbero essere riconvertite in cubature abitative; questo soprattutto in centro, dove sarebbe ragionevole riportare la popolazione. A fronte delle difficoltà della legge urbanistica, c’è un’amministrazione che ha paura di muoversi. La proposta di Repetto, basata su una valutazione tecnica, è seria e va sostenuta.
Franz Locher (SVP) ha difeso la legge urbanistica, su cui si era lavorato a lungo. L’attuazione non aveva funzionato soprattutto con gli atti digitali, e questo era un peccato, per via delle disposizioni attuative: è questo che va migliorato, mentre la vecchia legge permetteva tutto. In quanto alla mozione, ogni Comune è chiamato a disciplinare con il suo Piano di attuazione: bisogna lasciare ai Municipi il proprio margine d’azione, sostenendoli.
Gerhard Lanz (SVP) ha chiarito che la mozione era formulata in modo da essere una modifica della legge provinciale, e questo non era appropriato. Ha aggiunto che il tema era molto complesso, e che l’obiettivo era appunto che il Comune stesso decidesse con il piano di attuazione in merito alle volumetrie. In tanti Comuni questo strumento ancora non c’era, e ci vorrà ancora un po’ di tempo. Stupisce che sia stato proprio Dello Sbarba a chiedere più flessibilità: chi decide in merito? Il proprietario o l’interesse pubblico? Se l’avesse detto la SVP sarebbe stata criticata, ma lui stesso era favorevole al fatto che i Comuni potessero esercitare una certa flessibilità nelle loro decisioni.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha messo in guardia dal fatto che la mozione potesse aprire la strada a sanatorie.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) ha proposto di convocare una riunione della commissione legislativa competente, con l’assessora Hochgruber Kuenzer e i tecnici, per approfondire l’argomento, e intanto sospendere la mozione. Il presentatore Sandro Repetto ha accolto la proposta, dicendosi pienamente d’accordo.
La vicepresidente della Provincia Waltraud Deeg ha chiarito che molti problemi c’erano prima dalla legge ed erano da risolvere a livello comunale. Ha riferito che l’ass. Hochgruber Kuenzer (assente giustificata) era disponibile al dialogo in commissione, ma ribadiva che la situazione segnalata era specifica del comune di Bolzano, e andava da esso risolta, senza farne tema di campagna elettorale in aula. Repetto ha quindi sospeso la mozione, per discutere del tema in commissione.
(continua)

(Nel comunicato si tiene conto delle disposizioni sulla par condicio relativamente alle prossime elezioni comunali di Merano).

 

(MC)