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Consiglio | 01.07.2021 | 13:11

Lavori Consiglio: trasformazione digitale, anagrafe vaccini, contributo ECM, maschile generico

Mozioni di Team K/SVP/Lega Salvini Alto Adige Südtirol, Partito democratico - Liste civiche, Enzian, Die Freiheitlichen.

Paul Köllensperger (Team K) ha presentato oggi la mozione n. 437/21: Audizione: trasformazione digitale, blockchain, intelligenza artificiale, big data – Dove stiamo andando? Quale futuro attende le persone e le imprese? La politica deve migliorare le proprie competenze digitali, con la quale spiegava che “trasformazione digitale, tecnologia blockchain, valute digitali, cognitive computing, self learning machines” non solo avrebbero rivoluzionato alcuni settori dell’ambiente di lavoro, sia esso privato o pubblico, ma avrebbero anche cambiato definitivamente le vite dei cittadini, il tessuto sociale e l’economia sociale di mercato, l’odierno modello del welfare state occidentale. Come ogni cambiamento, anche questo processo avrebbe comportato opportunità e rischi, e poiché la trasformazione sarebbe stata dirompente, richiedeva  di definire già oggi le basi per il futuro-. Sorprendeva quindi non solo quanto poco se ne discutesse a livello politico, ma anche quanto poco questo fenomeno sembrava essere avvertito dalla società e dalle imprese altoatesine. Si trattava di una grande tendenza globale che non poteva essere controllata dall’Alto Adige, ma che avrebbe comunque interessato la provincia: l’era delle macchine intelligenti sarebbe stata il cambiamento più dirompente nella storia dell’informatica, anche più di quanto lo era stato Internet. Tecnologie rivoluzionarie come l’interazione con le macchine tramite il linguaggio naturale o il pensiero autonomo e l’apprendimento di algoritmi avrebbero dato vita a una nuova generazione di computer in grado di apprendere, pensare e interagire con gli esseri umani in modo naturale, e le aziende più lungimiranti stavano già puntando sulle enormi opportunità che offre il cognitive computing, perché riconoscevano che adottare tempestivamente queste tecnologie poteva renderle leader nei loro mercati. Le tecnologie di cognitive computing erano già in grado di supportare i processi decisionali e aiutare le persone a risolvere problemi complessi, e questo sia nell’economia, sia nella sanità; anche la tecnologia blockchain rappresentava una rivoluzione che avrebbe cambiato profondamente le tecnologie oggi consolidate in termini di gestione dei processi complessi e di archiviazione delle informazioni. era quindi necessario che i decisori – nelle aziende e nella politica – fossero adeguatamente informati sullo sviluppo delle possibilità tecnologiche e sulle opportunità e i rischi ad esse associati, affinché la politica potesse dirigere e accompagnare questo sviluppo per non restare indietro domani. La politica era chiamata ad avere una visione d’insieme della tematica, perseguire obiettivi chiari e creare presupposti legislativi per realizzarli , garantire la certezza del diritto, promuovere l’alfabetizzazione digitale dei cittadini. Per questo, nella parte dispositiva emendata e cofirmata da Gerhard Lanz (SVP) e Rita Mattei (Lega Salvini Alto Adige Südtirol) Köllensperger chiedeva di incaricare la 3a commissione legislativa a organizzare, in quanto commissione competente per la ricerca scientifica e tecnologica, un’audizione in Consiglio provinciale con esperte ed esperti di future studies, mettendo l’accento sulle nuove tecnologie e sulla trasformazione digitale.
Rilevando che l’Europa era stata superata velocemente, dal punto di vista tecnologico, da altre realtà, Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha sostenuto che anche in provincia le spese per la ricerca erano sempre state basse, e che proprio una regione come l’Alto Adige, priva di materie prima, avrebbe dovuto puntare intensamente sulle nuove tecnologie. Una commissione legislativa doveva però agire di propria iniziativa, senza essere obbligata.
I Parlamenti stavano cercando di recuperare il tempo perduto, nell’ambito delle tematiche digitali, ha chiarito Hanspeter Staffler (Gruppo Verde), evidenziando che la trasformazione digitale, ovvero l’industria 4.0 avrebbe avuto degli impatti inimmaginabili: era richiesta la creazione di competenze politiche, altrimenti i soggetti internazionali avrebbero agito indisturbati. era necessario acquisire apposito know how, e quanto proposto era un buon esempio, purché riguardasse tutto il Consiglio provinciale. Al centro dell'attenzione dovevano essere anche la sostenibilità digitale e gli impatti della trasformazione digitale su lavoro, vita privata e privacy.
Secondo Helmut Tauber (SVP) , si trattava di un tema importante che riguardava tutti gli ambiti. La trasformazione digitale aveva visto giganteschi passi in avanti negli ultimi due anni, anche da parte delle aziende; era giusto riflettere in merito su tutti i piani, compreso quello del commercio online che veniva tassato poco e soffocava le aziende tradizionali. Si trattava di tematiche reali e vissute, che andavano regolamentate in modo chiaro. Eurac e altri istituti offrivano professionisti molto competenti in merito.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher si è detto a favore della mozione, manifestando l’interesse per il tema da parte della Giunta, che già se ne occupava.
Helmuth Renzler (SVP), presidente della 3a commissione legislativa, ha accolto questo incarico, sostenendo che si era in ritardo ed era assolutamente urgente attivarsi per raccogliere idee e raccomandazioni su come affrontare la questione. Digitalizzazione e nuove tecnologie del mondo del lavoro avranno un impatto dirompente anche sull’istruzione del futuro, e bisognerà provvedere affinché non ci siano stati di popolazione esclusi dal mondo del lavoro. L’audizione dovrà essere organizzata in modo da coprire tutti i settori.
Rita Mattei (Lega Salvini Alto Adige Südtirol) ha chiarito che soprattutto con l’emergenza covid ci si era accorti di quanto fosse importante essere aggiornati in termini di digitalizzazione. Il tema era quindi di grande importanza. La presidente ha chiarito comunque che ogni commissione poteva organizzare le sue audizioni senza che fosse necessaria una decisione del Consiglio.
Ringraziando per il sostegno, Paul Köllensperger ha rilevato che era interessante come la trasformazione digitale fosse vista dagli americani più come opportunità, dagli europei invece  come un rischio. La politica doveva lavorare con un approccio globale per garantire le prime ed evitare i secondi, limitando anche il margine d’azione indisturbato dei grandi gruppi internazionali. La mozione è stata approvata all’unanimità (34 sì).

Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha quindi presentato la mozione n. 446/21: Accesso all'anagrafe nazionale vaccini ed ai referti da parte dei Medici di Medicina Generale - MMG e dei Pediatri di Libera Scelta - PLS, con la quale evidenziava che da anni medici di medicina generale e pediatri chiedevano di poter avere accesso per i loro assistiti all’anagrafe nazionale vaccini; la richiesta era stata rinnovata anche recentemente, rimanendo non solo nuovamente inevasa, ma senza dare modo ai richiedenti di conoscere le motivazioni della mancata autorizzazione all’accesso. Le prospettive concrete di realizzazione, stando a quanto comunicato recentemente dalla responsabile del Dipartimento prevenzione, riguardavano solamente l’accesso all’anagrafe nazionale vaccini, la quale veniva alimentata giornalmente dalle Regioni e Province autonome con i dati relativi alle somministrazioni di massa dei vaccini anti COVID-19, che sarebbe stato consentito solo ai medici che vaccinavano contro il Sars CoV 2. Si era altresì appreso che i MMG di Brunico e Bressanone erano collegati al sistema informativo ospedaliero tramite un programma gestionale “iKis”,  che consentiva loro di visualizzare referti di visite specialistiche, di laboratorio e immagini radiologiche, direttamente dai computer in dotazione nei propri ambulatori, opportunità che costituiva un grande vantaggio per loro e per i loro pazienti. ma questa possibilità non era garantita ai medici operanti nei comprensori di Bolzano e Merano (a differenza di quanto avviene anche a Trento da almeno una decina di anni). Questa discrepanza di servizio tra comprensori non era accettabile e doveva essere necessariamente colmata dando a ciascun MMG e PLS la possibilità di accedere in tempo reale i referti in digitale dei propri assistiti, a maggior ragione data l'attuale situazione pandemica. In merito a ciò, il consigliere chiedeva di impegnare la Giunta Provinciale (1) a rendere operativo, per tutti i MMG e PLS, l’accesso al registro vaccinale in tempi rapidi e certi, accertandosi e motivando le ragioni per cui nella nostra Provincia non fosse ancora stato realizzato tale processo (2) a  disporre, come già adoperato per i MMG di Brunico e Bressanone, che entro tempi certi e rapidi tutti i medici potessero accedere per via telematica al fascicolo sanitario di ogni paziente, comprensivo di tutti quei dati sanitari che un moderno sistema informatizzato deve garantire come standard minimo di qualità, (3) a mettere in atto tutte le iniziative volte a consentire alla Provincia di migliorare il sistema di informatizzazione della Sanità, vista l’occupazione delle ultime posizioni (nonostante gli ingenti investimenti effettuati dalla Giunta provinciale in questo settore) nella speciale graduatoria nazionale sulla digitalizzazione sanitaria.
In quanto a digitalizzazione, nel settore sanitario si era alla preistoria, ha detto Franz Ploner (Team K), facendo riferimento a sistemi informativi diversi in uso nella parte orientale e in quella occidentale della provincia, il che impediva l’accesso al fascicolo sanitario. al contrario in Trentino da 10 anni ogni medico di medicina generale e ogni pediatra poteva accedere al fascicolo sanitario dei suoi assistiti. la digitalizzazione sanitaria era prevista nella dichiarazione programmatica del presidente Kompatscher, ma non era ancora stata attuata. il suo gruppo avrebbe sostenuto la mozione.
L’ass. Thomas Widmann ha replicato che si era affrontato il tema in Giunta giá nella prima seduta del 2003, ma ancora non si era riusciti ad intervenire. C’erano stati però dei miglioramenti, avviati già dalla collega Stocker; la crisi da coronavirus aveva rallentato la tempistica, ma si era su una buona strada, e si sperava di concludere in questa legislatura garantendo l'accesso al sistema informativo vaccinale provinciale. Da tempo era stato creato lo Spid, ma non tutti i cittadini lo avevano attivato: un’ampia attivazione sarebbe stata peró il presupposto per il funzionamento del sistema. Sandro Repetto ha ringraziato l’assessore per il pragmatismo, ritenendo che la sua mozione potesse servire da ulteriore stimolo.
Messa in votazione per parti separate, la mozione è stata respinta: le premesse con 10 sì, 17 no e 6 astensioni, il punto (1) con 11 sì, 18 no e 5 astensioni, il punto (2) con 15 sì, 18 no e 1 astensione, il (3) con 15 sì, 18 no e 1 astensione.

Josef Unterholzner (Enzian) ha quindi presentato la mozione n. 456/21: Le associazioni e il contributo ECM, con cui, evidenziando che le associazioni accreditate come cosiddetti "provider" per l'assegnazione di crediti ECM, cioè crediti di formazione continua per alcuni gruppi professionali, in particolare nel campo delle professioni sanitarie, dovevano pagare un contributo spese annuo di 2.500 euro, e che per chi organizzava meno di sei eventi la quota era ridotta a 800 euro l'anno, segnalava che considerando che queste associazioni alleggerivano il lavoro dell'Azienda sanitaria e degli uffici della sanità, sembrava strano che esse dovessero comunque versare quest'obolo, ma ancora più bizzarro era il fatto che si chiedesse a queste associazioni di pagare 800 euro anche in tempi di Covid, quando non veniva organizzato alcun evento perché vietato. Ogni primavera andava versato un acconto di 800 euro, mentre l'eventuale saldo avveniva a novembre. Nel 2021, a causa della pandemia, il pagamento degli 800 euro era stato prorogato a novembre. Il consigliere chiedeva quindi di impegnare la Giunta a non richiedere il pagamento del contributo di 800 euro se non erano stati organizzati eventi, dato che questi "provider" alleggerivano il carico di lavoro dell'Azienda sanitaria. 
Hanspeter Staffler (Gruppo verde) ha ritenuto che la mozione non chiarisse sufficientemente di che associazioni si trattava e da chi venissero gestite, anche se la logica era chiara, ed era strano che le associazioni dovessero pagare anche in caso di attivitá ferme.
L’ass. Thomas Widmann ha chiarito che il pagamento degli 800 € era stato rinviato per via della pandemia, e si è detto disponibile a confrontarsi con le associazioni, chiarendo però che i 2.500 € rappresentavano il contributo massimo, che solo alcune associazioni pagavano. Josef Unterholzner ha chiarito che la mozione era stata formulata in collaborazione e su richiesta delle associazioni stesse, e che rinviare i pagamenti, invece che sospenderli definitivamente, non risolveva i problemi di liquidità. Era necessario aiutare questa categoria. Messa in votazione, la mozione è stata respinta con 19 no, 11 sì e 3 astensioni.

Ulli Mair (Die Freiheitlichen) ha presentato quindi la mozione n. 457/21: Il maschile generico come linea generale nell’istruzione e nella pubblica amministrazione (EMENDATA), rilevando innanzitutto che l’aveva stupita come ancora prima della discussione della mozione i media l’avevano ripresa, e qualcuno aveva detto che “le donne erano contro Mair”, mentre lei aveva ricevuto grande sostegno. Il tema del linguaggio non sessista era in discussione da anni nell’area germanofona, e anche in Consiglio se ne era parlato più volte. Con l'obiettivo di esprimere nella lingua scritta e parlata l'uguaglianza di donne e uomini e inoltre di tutti gli altri generi "non binari", il maschile generico, finora generalmente riconosciuto, veniva ora soppiantato da forti interventi nella lingua parlata e scritta, come ad esempio con la I maiuscola intermedia o l'asterisco di genere. I "testi di genere" con asterischi di genere, sottolineature di genere e costruzioni passive rendevano però i testi più lenti, incomprensibili e difficili da leggere, e l'impiego di espedienti grafici per contraddistinguere il genere conduceva costantemente a forme grammaticalmente scorrette (ad esempio, in tedesco: Ärzt*in, Bauer*in, ein*e gute*r Schüler*in). Inoltre, l'utilizzo di un "linguaggio non sessista" enfatizzava ed evidenziava il genere in molti contesti in cui in realtà non aveva alcun ruolo, e questa eccessiva rilevanza del genere metteva maggiormente in evidenza le differenze tra uomini e donne, cosa controproducente rispetto all'effettivo intento degli ideologi di genere di eliminare le disparità di genere attraverso il linguaggio. Per le persone con difficoltà di lettura, inoltre, gli asterischi di genere e simili espedienti costituivano un ostacolo aggiuntivo. Una delle "soluzioni" proposte era quella di usare solo la forma femminile, cioè il femminile generico, un'altra variante, invece, prevedeva la completa rinuncia ad attribuire il genere aggiungendo una qualsiasi estensione alla radice dei sostantivi, ad esempio la "x" ovvero "-xs" al plurale (in tedesco). Queste “varianti assurde” non venivano discusse e praticate solo nei circoli degli ideologi linguistici femministi, ma erano sempre più utilizzate anche ufficialmente, ma il consiglio per l'ortografia tedesco si era ripetutamente e fermamente opposto all'uso di asterischi di genere e simili espedienti, evidenziando che sebbene ci si dovesse approcciare a tutte le persone con un linguaggio non sessista e affrontarle in modo sensibile, si trattava di una questione sociale e sociopolitica che non poteva essere risolta solo con regole ortografiche e modifiche all’ortografia Nella comunità scientifica erano di recente aumentate le resistenze contro gli interventi di origine ideologica nella lingua tedesca, e i più importanti linguisti mettevano sempre più apertamente in discussione il significato della distinzione di genere: Mair ha citato alcuni interventi scientifici al proposito. Secondo la consigliera, si riteneva che il linguaggio tradizionale fosse discriminante, ma così non era, anzi era piuttosto il linguaggio di genere che tendeva a evidenziare le differenze, alimentando la discriminazione di chi non accettava questo tipo di proposte, che non ave va piú il coraggio di dire ciò che pensava. Il dibattito sul "linguaggio non sessista e di genere” assumeva una connotazione sempre più moralistica grazie ai suoi sostenitori, che si collocavano prevalentemente nell'ambiente accademico di sinistra e femminista, con l'appoggio dei media e di parti della politica: questo comportava che un numero crescente di persone nell’ambito dell'amministrazione, delle autorità e delle istituzioni educative si sentiva sempre più costretto a utilizzare il linguaggio di genere, anche se un'ampia maggioranza della popolazione rifiutava questi interventi sulla lingua. Nel frattempo, il "linguaggio non sessista" si era fatto strada anche nel settore dell'istruzione: oltre alla comunicazione interna alle istituzioni educative, anche nei libri di testo e nei materiali didattici esso era sempre più diffuso, anche nelle università. Questo succedeva anche nella pubblica amministrazione, compresa la provincia di Bolzano, dove dal 2012 erano in vigore “Direttive per il rispetto del genere nei testi dell’Amministrazione provinciale”: il malcontento della popolazione e di gran parte dei linguisti per gli interventi ideologicamente motivati della sinistra sul linguaggio stava però crescendo a livello internazionale e trovava sempre più eco presso i responsabili delle decisioni politiche, tanto che il governo francese del presidente Emanuel Macron aveva vietato l'uso del "linguaggio rispettoso dell'identità di genere" nelle scuole, e sempre in Francia era stato presentato un disegno di legge per vietare l'uso del linguaggio di genere da parte dei dipendenti statali. La consigliera proponeva quindi che il Consiglio provinciale sollecitasse la Giunta provinciale (1) a provvedere a quanto necessario dal punto di vista amministrativo affinché in tutti i testi e nella comunicazione della pubblica amministrazione in provincia di Bolzano il maschile generico continui a valere come linea generale da seguire e sia vietato l’uso di qualsiasi espediente grafico riconducibile al linguaggio di genere (asterisco di genere, I maiuscola intermedia, underscore di genere, barra di genere, due punti di genere ecc.); (2) a tutela della lingua tedesca in provincia di Bolzano e dei diritti delle minoranze a essa collegati, di raccomandare agli altri enti pubblici e società pubbliche l’utilizzo del maschile generico e a rinunciare all’uso di espedienti grafici riconducibili al linguaggio di genere; (3) ad abrogare l'articolo 8, comma 1 della “Legge della Provincia Autonoma di Bolzano sulla parificazione e sulla promozione delle donne e modifiche a disposizioni vigenti”, approvata l’8 marzo 2010, nonché le “Direttive per il rispetto del genere nei testi dell’Amministrazione provinciale” ad esso collegate; e (4) chiedesse la revoca della mozione approvata n. 637/16 del 15/9/2016, “Vademecum per un linguaggio rispettoso dell’identità di genere”, (5) sollecitasse la Giunta provinciale a garantire che l'ambito didattico e di competenze stabilito nelle linee guida della Provincia per le scuole dell’infanzia e gli istituti scolastici fosse privo di contenuti legati all'ideologia di genere e a vietare l'uso di libri di testo e materiali didattici nei quali si fa uso di espedienti grafici riconducibili al linguaggio di genere (asterisco di genere, I maiuscola intermedia, underscore di genere, barra di genere, due punti di genere ecc.). Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha chiesto di inserire nella mozione anche formulazioni in lingua italiana, Ulli Mair si è detta disponibile.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha ricordato che le misure richiamate nella mozione prevedevano misure pragmatiche di facile attuazione, che non avevano portato a difficoltá di comprensione dei testi: Era peccato ora discutere di un passo indietro così come era un peccato  banalizzare il tema. Il mondo è più complesso di come lo si vuole presentare, ci sono persone che non si identificano come uomini o donne, e scegliere certe formulazioni è un modo corretto per rivolgersi a esse. La consigliera ha ricordato un seminario con Jacopo Fo, il quale aveva parlato di una “sfida creativa”, invitando ad accoglierla, al fine di descrivere tutti gli esseri umani, anche nei testi legislativi e amministrativi.
Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha sottolineato che le parole hanno un grande potere, e la lingua crea la realtà. è quindi importante come esse si scelgono, si tratta di una decisione che ognuno assume quando si esprime, ponendosi a favore o contro le donne o le persone non binarie. Il tema è discusso in maniera controversa anche dai linguisti, ma è noto che se certe definizioni vengono poste solo al maschile, influenzano anche le aspettative. Al contrario, gira una barzelletta in Germania secondo la quale i bambini si chiedono se si può dire anche “cancelliere”, dato che sono sempre vissuti in presenza di una Cancelliera. Il linguaggio forse non crea un mondo più giusto, ma utilizzando un linguaggio giusto si dimostra che si vuole un mondo più giusto.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) è intervenuto utilizzando le regole del linguaggio di genere, evidenziando che non si trattava di un disturbo del collegamento web, e aggiungendo che in Germania si era già oltre: risultava discriminante se la donna veniva resa visibile tramite la desinenza “I” o l’asterisco, perché questo evidenziava la relativa situazione di svantaggio, si suggeriva quindi una soluzione neutrale come “ens”. Molte persone con diverso orientamento sessuale non aderivano alle richieste portate in aula, perché volevano essere trattate come tutti, non in maniera speciale. Ci si trovava davanti a una forma di imperialismo linguistico, a fronte di una lingua sviluppatasi nei secoli in cui le donne erano sempre state comprese.
La discussione della proposta proseguirà nel pomeriggio, a partire dalle 14.30.

(MC)